Sabato 19 Gennaio 2019 - 11:20

Il sindaco de Magistris tra gli scatti degli studenti di Caivano

NAPOLI. Il sindaco De Magistris tra gli scatti degli studenti di Caivano per la Mostra “Ri-Scatta l’obiettivo”, un reportage fotografico dalla terra dei fuochi al Pan di Napoli fino al 20 gennaio 2019. In esposizione le foto più belle dei giovani allievi dell’Istituto “Morano", in località Parco Verde a Caivano, in una sezione dedicata al loro quartiere, nell’ambito della mostra personale di Antonio Gibotta, il fotografo vincitore del World Press Photo nonché Canon Ambassador del 2018, che li ha guidati in un reportage di frontiera e alla scoperta dell’arte della fotografia. 

Il progetto è frutto dell’iniziativa di responsabilità sociale “Scatta la notizia” organizzata dall’associazione non profit Neapolis Art e Photolux con il sostegno di Canon Italia.

Gli studenti hanno imbracciato le macchine fotografiche, messe a disposizione da Canon, e hanno documentato il loro territorio difficile e complesso, ma con l’obiettivo di coglierne gli aspetti positivi. Si sono, infatti, dovuti attenere ai 17 obiettivi dello Sviluppo Sostenibile che le Nazioni Unite hanno messo in agenda per il 2030,  documentando storie e realtà del territorio, a pochi conosciute. La missione di questo percorso educativo racchiude essa stessa due degli Obiettivi salienti dello Sviluppo SostenibileIstruzione di Qualità e Ridurre le Disuguaglianze.

L’esperienza operativa, già sperimentata con successo in una scuola di Napoli est, si era concentrata nei mesi estivi, sulla scia di altre iniziative di “Scuola viva”, cui l’Istituto aderisce al fine di accogliere anche nei periodi di pausa scolastica gli studenti e offrire loro una possibilità diversa dalla strada. L’Istituto, che offre percorsi  per periti  tecnici o per il settore turistico-alberghiero, è ben noto alla cronaca per le numerose iniziative della preside Carfora a favore del recupero scolastico e formativo dei ragazzi con maggior difficoltà di frequenza.

Ne è venuto fuori una raccolta di immagini forti ma, soprattutto, la partecipazione dei ragazzi che li ha visti presenti, con entusiasmo, in tutte le giornate del programma è stato  un momento di gioia e fermento in un territorio depresso e disagiato.

«Abbiamo partecipato a questo progetto – dichiara lo studente Carmine Fusco - con l'intento di fare un'azione buona che potesse salvare il mondo da questa agonia definita da tanti come "progresso", lo abbiamo fatto con la fotografia, lo abbiamo fatto mostrando che nel nostro territorio non c'è solo quel senso di agonia che ci opprime, ma anche un forte senso di speranza che non muore mai e che di tanto in tanto permette a persone come noi di poter fare qualcosa per tutti».

«Qui c’è un tesoro inestimabile,- così la preside Eugenia Carfora -germogli preziosi, con menti curiose, con occhi belli, con mani magiche, con piedi per esplorare il mondo. Qui c’è la speranza del presente e del futuro: i miei e i vostri ragazzi, piccoli e grandi. Doniamo amore senza se e senza ma».

 

Parco archeologico dei Campi Flegrei, tutti i progetti del 2019

Più 30 percento di visitatori ed oltre 23milioni da investire in 14 progetti per la valorizzazione dei siti archeologici e per le aree di collegamento, grazie alla firma del disciplinare FSC con il Ministero dei Beni Culturali, che consente l'inizio di una nuova fase per il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, dove gli spazi saranno trasformati in luoghi di vita, cultura e di fruizione aperti al pubblico. Sono questi i principali obiettivi raggiunti dal direttore Paolo Giulierini al termine dei primi nove mesi di mandato al vertice del PaFleg.

«Abbiamo messo in campo dei passi importanti con una squadra attiva e professionale, che con tenacia ha consentito di raggiungere questi risultati – ha affermato Giulierini - È partito un progetto di rinnovamento culturale per un sito come quello dei Campi Flegrei davvero straordinario nella sua grandezza, storica e territoriale. Siamo impegnati in nuovi cantieri e in nuovi percorsi di rilancio, dai singoli siti alla Città Sommersa, che oggi gode di un regolamento. Al personale, che in questi nove mesi di mia direzione si è dedicato con abnegazione, va tutta la mia gratitudine».

Proposte scientifiche e di ricerca di alta qualità, attività didattiche e convenzioni internazionali hanno arricchito l'ampio panorama di offerte del Parco. Non ultime le grandi scoperte a Cuma, dove gli atenei campani e il Centre Jean Berard con dedizione portano avanti importanti campagne di scavo. 

Fondamentale il dialogo con gli enti locali, con le associazioni e con gli operatori dell'accoglienza per trovare insieme una forma unica per un sistema turistico dalle connotazioni culturali flegree, attivando le energie migliori sul territorio. 

Oltre 100 gli eventi che si sono tenuti dalla primavera ad oggi, per promuovere una nuova idea di contatto con la comunità flegrea e i suoi spazi. Luoghi che vedranno, grazie anche alla nuova fase di avanzamento dei finanziamenti, la progettazione di spazi di contatto con i comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e Giugliano. 

Le linee strategiche del progetto culturale del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, caratterizzato ora da un logo che ne definisce l'identità visiva unica, sono state lanciate anche attraverso eventi espositivi finalizzati alla promozione dei Beni del Parco, nonché promossi accordi, convenzioni e protocolli di intesa con Università, Istituzioni culturali locali, nazionali e straniere e di ricerca, scuole di ogni ordine e grado. 

«Il 2019 sarà un anno di svolta ulteriore: a settembre, grazie alla firma del disciplinare FSC con il ministero dei Beni Culturali, prenderanno vita i lavori di riqualificazione dell'Anfiteatro Flavio, degli Scavi di Cuma e del Castello di Baia – ha annunciato il direttore Giulierini – Immaginiamo un'arena per gli spettacoli, percorsi fruibili per tutti e luoghi vivi dove cultura e innovazione andranno in parallelo con la quotidianità della comunità locale e l'apertura alle esigenze dei turisti. Ma le prime novità del nuovo anno saranno tangibili già dalla primavera – ha aggiunto il direttore - quando presenteremo il sito internet, oggi in fase di lavoro avanzato. Avremo una nuova segnaletica stradale, e il rinnovamento dei pannelli e delle didascalie nei siti e nel museo. Da marzo, infine, arriverà il MyFleg, un abbonamento annuale che consentirà l'ingresso illimitato per  365 giorni, in tutte le aree del Parco, nonché l'accesso libero per gli eventi che rientrano nel costo del biglietto ordinario e sconti sui biglietti di eventi in programma»

Nel 2019 saranno portati a compimento anche alcuni dei lavori avviati nel 2018: a fine maggio riaprirà a Baia la Sala del Ninfeo ed il Castello con il Museo Archeologico saranno dotati di un nuovo impianto di illuminazione, sarà programmato un nuovo orario per visite ed eventi. Da fine primavera, così come annunciato nei mesi scorsi, sarà accessibile infine la Grotta di Cocceio. 

Nel primo anno trascorso alla guida del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, il direttore Giulierini ha anche voluto che il sito uscisse dai propri confini, portando alle fiere del turismo la propria presenza. Un percorso che continuerà anche nel 2019 e che traccia le linee del futuro, racchiuse nel piano strategico e nel piano gestionale che saranno presentati a giugno.

Racconti Introspettivi

Venerdì 21 dicembre, presso il Palazzo Municipale di Cercola, a partire dalle 19:00, sarà presentato il libro delle Psicologhe Antonella D’Andrea, Ida Esposito e Amelia Ferrara  “Racconti Introspettivi” (letture terapeutiche), con le illustrazioni di Elisabetta Pedata ed edito per Spring Edizioni.

Alla presentazione prenderanno parte oltre alle autrici e alla Pedata, l'avv. Vincenzo Fiengo, Sindaco di Cercola, Antonella Ferraro, Assessore alla Cultura del Comune di Cercola, l'avvocata Rossella Calabritto, il giornalista Gennaro Piccolo e l'attore Carlo Musella

Il pensiero, il sentire, il visto ma anche il non detto, il taciuto, l’incapacità di intraprendere un’anabasi verso le proprie pure emozioni, le proprie paure, i propri traumi. In una contemporaneità liquida che ha sciolto le solide basi date dai (seppur pochi) momenti di introspettiva e di concreta e palpabile vita, connettendoci a una virtuale e sfuggente realtà che di fatto ci ha “disconnesso” dal nostro mondo interiore e da una sana capacità relazionale, alterando non solo il senso del sociale ma soprattutto il confronto con noi stessi, a l’uomo occorre una guida, un novello Virgilio che lo accompagni nella personale discesa agli inferi dell’“Io”, per così riconoscere e affrontare i propri demoni e compiere un processo di catarsi.

Ed una guida in tal senso può essere certamente la Psicologia, come sostenuto dalle dott.sse Antonella D’Andrea, Ida Esposito e Amelia Ferrara nel loro libro “Racconti Introspettivi” (letture terapeutiche).

In un’epoca di grandi cambiamenti - spiegano le autrici - dove il mondo della comunicazione ha subito enormi evoluzioni, e le relazioni spesso sono state sostituite dalle “connessioni”, la Psicologia entra nella vita quotidiana non più come esclusivo strumento di “guarigione” dalla sofferenza psichica, ma come canale di riflessione e promozione al benessere della persona, in tutti gli ambiti della vita.  Lo scopo di diffondere la cultura della Psicologia, passa attraverso una riflessione profonda degli addetti ai lavori, consapevoli che non è più possibile negare la dimensione psicologica sulla qualità della vita. La Psicologia entra nell’immaginario collettivo non solo come strumento di diagnosi e cura, ma di conoscenza personale e delle relazioni umane. In un’epoca sempre più veloce, dove la celerità spesso demolisce la riflessione personale e lo spazio di crescita evolutiva, gli psicologi sostengono nuovi strumenti di consapevolezza e crescita personale. Siamo tre psicologhe, tre amiche, che condividono un percorso di vita fatto di legami profondi; la passione per il nostro lavoro, pomeriggi trascorsi a riflettere sulle sofferenza dei pazienti, la voglia di trovare nuove chiavi di lettura per permettere a questi ultimi, di raggiungere nuove cognizioni, il desiderio di scoprire quelle stanze buie che si celano negli abissi più profondi delle loro sofferenze, dove poter trovare nuova linfa. Questo libro è una nostra ricerca, e attraverso i racconti terapeutici abbiamo provato a scorgere nuovi strumenti per entrare in connessione con la sofferenza, per non negarla, ma viverla come un passaggio evolutivo importante, quasi obbligato per giungere a quell’adultità fatta di consapevolezze e nuovi significati dell’esistenza.   “Racconti introspettivi; letture terapeutiche” non è un semplice volume, ma un viaggio introspettivo, affascinante, profondo, a tratti straziante ma pur sempre catartico. Il libro è composto da nove racconti che toccano temi profondi ed attuali come “la depressione”, “il lutto”, “l’ansia”, in cui abbiamo accompagnato i nostri pazienti nei meandri più profondi delle loro fragilità, questi racconti vogliono auspicare di arrivare ai segreti più oscuri della nostra anima, perché solo a livelli di condivisione così profondi possono accadere le più interessanti metamorfosi”.

A completare il libro e a integrare la scrittura, le significative e belle illustrazioni di Elisabetta Pedata. Ventisette, tre per ognuno dei nove racconti.

Ed è un fondamentale contributo quello apportato dalle illustrazioni, che assolvono la perfetta e necessaria funzione di fornire quell’immaginario visivo che da sempre l’essere umano ricerca per la propria sopravvivenza nel rapporto tra la realtà e l’immaginazione. Senza un’immagine che faccia da ponte tra il desiderato, l’immaginato (appunto) e il vissuto, che dia a suo modo certezza a ciò che è e a ciò che si vuole, si perde non solo un punto di riferimento ma soprattutto la possibilità di far vivere i sogni senza staccarsi totalmente dalla realtà. Un bisogno questo che è dell’uomo da sempre.

Vedo “Racconti introspettivi”, di cui ho curato la parte illustrativa - racconta Elisabetta Pedata - come un libro che prende per mano: Le immagini hanno sempre avuto un posto di primo piano nella comunicazione universale. Sono state per secoli, e lo sono ancora, intrattenimento privato, ma il loro scopo è anche universale, una forma di identità, come la lingua. E come la lingua comunicano, ma in maniera più diretta, più immediata. Anche oggi, se sfogliamo un libro, se guardiamo la TV, se camminiamo per strada, il canale visivo è il primo ad essere stimolato, perché le immagini sono le prime a colpire la nostra attenzione. Se andiamo in libreria, a meno che non cerchiamo un libro specifico, quello che ci colpisce è la copertina, poi sfogliamo il libro e soddisfiamo la nostra emozione tattile, ma anche la curiosità di sapere dentro com’è fatto, se ci sono figure. Ecco, in questo senso vedo “Racconti Introspettivi” come un libro che prende per mano, perché è costituito da una consistente parte figurativa con cui il lettore può connettersi con immediatezza e dalla quale riceve una prima interpretazione del testo; poi si viaggia nei racconti, per approfondire infine, nelle schede tecniche conclusive, le tematiche psicologiche trattate. Ci accompagna dunque gradualmente, in maniera prima leggera, poi via via più profonda, nella lettura del libro prima e di se stessi dopo... Dopo vari esperimenti tecnici e stilistici ho scelto come tecnica l’acquerello, perché la freschezza della pennellata si sposa meglio col fluire delle emozioni, e allo stesso tempo utilizzata in bianco e nero rende più drammatiche le immagini. Lo stile parte dal realismo ma lo supera grazie a una traduzione più concettuale delle scene, così da permettere al lettore di dare una lettura personale ad ogni illustrazione, di diventare anch’egli protagonista, di sentire suo il libro, perché la sua traduzione dell’immagine sarà personale e dettata dal proprio vissuto. Questo renderà il libro unico per ciascuno. E un legame con un libro è sempre una porta aperta, è segno che il contatto che doveva avvenire c’è stato”.

Racconti e immagini, quindi, quali validi e (forse) necessari compagni di uno o più percorsi “introspettivi” che ognuno di noi dovrebbe avere il coraggio (purtroppo spesso si ha paura di dover scoprire e “certificare” i propri limiti) di intraprendere o almeno di provare a conoscere.  

Marco Sica

Domani giornata per Titina De Filippo, una strada porterà il suo nome

NAPOLI. Prima l'intitolazione di una strada del centro cittadino, poi una serie di appuntamenti nel Teatro Mercadante e al Maschio Angioino. Così la città di Napoli ricorderà Titina De Filippo, tra le principali attrici del teatro italiano, sorella maggiore di Eduardo e Peppino De Filippo, morta a 65 anni il 26 dicembre 1963. La giornata a lei dedicata è quella di domani, venerdì 21 dicembre, e si aprirà con la cerimonia di intitolazione dell'attuale via Nuovo Teatro San Ferdinando. La nascita di via Titina De Filippo "completa" così il tributo della toponomastica cittadina ai tre fratelli, dopo le adiacenti piazza Eduardo De Filippo e via Peppino De Filippo sempre a ridosso del Teatro San Ferdinando.  Alla cerimonia, che avrà inizio alle ore 10 all'altezza del civico 37, interverranno il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, l'assessore alla Cultura e al Turismo Nino Daniele, l'assessore alla Toponomastica Alessandra Clemente, il presidente della IV Municipalità Giampiero Perrella e gli eredi di Titina De Filippo.  Nel corso della mattinata, nel foyer del teatro, Lara Sansone leggerà alcune pagine di "Attori si Nasce" di Francesco Canessa e "La preghiera alla Vergine" recitata da Titina in "Filumena Marturano". Agli ospiti verrà offerto il dolce dedicato a Titina dai maestri pasticcieri Marco e Vincenzo Napolitano. Alle 16. nella Biblioteca della Società napoletana di storia patria al Maschio Angioino, sarà presentato il Fondo Carloni - Archivio di Titina De Filippo, con Claudio Novelli, curatore del Fondo, Giuseppina Scognamiglio, docente di Letteratura teatrale italiana all'Università Federico II, e il professor Nicola de Blasi. Inoltre, per tutta la giornata sarà possibile vista la mostra "I De Filippo - Il mestiere in scena", in corso a Castel dell'Ovo fino al 24 marzo 2019, eccezionalmente fino alle ore 21 usufruendo dell'offerta promozionale di due ingressi al costo di uno.

Paladino festeggia 70 anni: «Napoli nelle feste di Natale è una città vivissima, divertente»

NAPOLI. «Gli artisti si devono divertire», lo dice e sorride Mimmo Paladino, alle prese con gli ultimi ritocchi a “Storyboard", la mostra con cui da domani festeggia i suoi 70 anni, di fatto frammenti di quanto coagulerà nel suo prossimo, e secondo, film, che spera di portare a termine entro il 2019. «Mi festeggio con una mostra, per me ormai è una tradizione, come è tradizione farla a Napoli che durante le feste di Natale è una città vivissima, divertente. Gli artisti si devono divertire», dice all'Adnkronos il pittore, scultore, incisore e regista, napoletano nella percezione comune ma nato nel beneventano, a Paduli, il 18 dicembre del 1948. La sovrapposta napoletanità si colloca comunque in un più ampio riferimento identitario per Paladino: «L'importante per gli artisti è la radice creativa, nel mio caso la mediterraneità che io conservo con forza nel mio “cassettone" di memorie artistiche e popolari, elementi che fanno parte del crogiolo, che riemergono quando si realizza un'opera». Il “cassettone" di Paladino contiene anche, con pari rilevanza, le sue esperienze americane, nel nord e nel sud del “nuovo" continente: nella prima parte degli anni '80 l'artista si reca più volte negli States e in Sudamerica: «All'epoca il palcoscenico mondiale dell'arte era quello di New York, e per me rimane New York, il luogo dove è nata l'avanguardia, l'informale, l'action painting... Negli anni '80 in America c'era grande attenzione per quel piccolo gruppo di artisti italiani che formava la Transavanguardia (con Paladino protagonisti fin dalla fase iniziale Sandro Chia, Enzo Cucchi, Francesco Clemente, Nicola De Maria, ndr). Io ero un giovane pittore e tutto questo mi gratificava. In Sudamerica poi, dove si incrociavano influenze europee, locali e nordamericane, trovai e feci tesoro delle mescolanze, quelle che oggi si chiamano contaminazioni». 

TRANSAVANGUARDIA. Il concetto di Transavanguardia, e la parola stessa, portatori di riconoscibilità e successo internazionali per Paladino e i suoi “colleghi", ha nel critico d'arte Achille Bonito Oliva il suo creatore: «Achille è un piè veloce - dice con affettuosa ironia Paladino - veloce in questo caso a capire che in quel momento in Italia c'era qualcosa di nuovo; veloce a formalizzare quella dimensione, comunque rimasta diversa da quella di altre “correnti" o “movimenti", senza un manifesto ideologico, senza un condiviso quotidiano». Pari o forse ancora maggior peso di quello di Bonito Oliva, nella “carriera" di Paladino l'ha avuto Lucio Amelio (Napoli1931 - Napoli 1994) uno dei protagonisti del mercato dell'arte contemporanea dalla metà degli anni sessanta alla metà degli anni novanta. Amelio era titolare della galleria in Piazza dei Martiri a Napoli che portava il suo nome, aperta nel 1969 e dove hanno esposto, fra gli altri Robert Rauschenberg, Mario Merz, Jannis Kounellis, Keith Haring, Cy Twombly, Antonio Del Donno, Dieter Hacker. Il gallerista fu anche artefice del sodalizio che portò alla mostra “Beuys by Warhol". Oggi quegli stessi spazi, in Palazzo Partanna, ospitano la galleria CasaMadre e non a caso è proprio lì che Paladino inaugura domani sera “Mimmo Paladino Storyboard": «Sono esattamente nello stesso luogo dove venivo da ragazzo ad ammirare quanto di più avanzato si potesse vedere allora a Napoli nel campo dell'arte. Napoli era alla periferia di quel mondo e Amelio portava a Napoli quello che contava, che cambiava. Io andavo a vedere le mostre e facevo vedere ad Amelio i miei lavori, lui li guardava e mi diceva 'torna, portane altri', finché un giorno decise di espormi. Vendere era importante ma erano anni disinvolti e disinteressati: se si vendeva un disegnino era festa grande, sia per l'artista sia per il gallerista. Gli artisti sopravvivevano, c'era un'enorme passione in tutti». 

LA NON MOSTRA. Dal passato al futuro, «“Storyboard" nasce come una non mostra, visto che non esibisco la mia ultima serie di quadri, le mie opere, ma frammenti, appunti, del mio progetto cinematografico, che perseguo da una dozzina d'anni, da quando feci il mio primo lungometraggio, “Quijote", che ebbe una bella accoglienza a Venezia. È da allora che desidero continuare a raccontare per immagini», spiega Paladino. «Ho già girato qualcosa, coinvolgendo amici come Alessandro Haber che si è sempre prestato, e nell'allestimento porto dei frammenti di questo lavoro in atto, che in quanto frammenti ciascuno per ora può ricomporre come vuole. Nella sala c'è una figura arcaica, alle sue spalle uno schermo che offre un frammento del film e poi una parte di miei appunti, di vero e proprio storyboard con pagine presentate come opere compiute». Una passione per il percorso che può pregiudicare la volontà di compierlo? «No! Assolutamente no! - scandisce Paladino - Il film voglio finirlo davvero, anzi una parte è già girata, tutto ruota intono ai numeri, declinati nella matematica, nella cabalistica, in modo immaginifico, come mezzo per creare arte, la musica ad esempio. Una parte delle idee sono già compiute, le altre arriveranno ad esserlo. Produzione permettendo, spero di riuscire a realizzarlo entro il prossimo anno».

Coro di Voci Bianche del San Carlo a Poggiomarino

POGGIOMARINO. Il Coro di Voci Bianche del Teatro di San Carlo di Napoli si esibisce questa sera a Poggiomarino, alle 20 pressola chiesa di San Antonio di Padova in piazza de Marinis, ingresso libero. Ieri si è esibito a Palazzo Zavallos, in via Roma a Napoli (vedi foto e video) . I prossimi concerti  si terranno il 22 dicembre alle ore 10,00 presso il Liceo Vico a Napoli. Sempre il prossimo 22 dicembre si esibisce a Quarto, a Napoli, alle ore 20  nella Chiesa Gesù Divin Maestro; domenica 23 dicembre al Teatro dei Rinnovati, alle ore 20 a  Portici; giovedi  27 dicembre presso il Museo di Archeologia di Eboli.  Il coro sarà poi impegnato con gli spettacoli in programma al Teatro San Carlo. Si comincia con il doppio spettacolo (alle 17,00 e alle 21,00) dello Schiaccianoci -Cajkovskij il prossimo 29 dicembre.  Il coro è nato nel marzo del 2004 ed ha tra i suoi obiettivi quello di sviluppare il ruolo di referente culturale del Teatro nei confronti del tessuto cittadino attraverso un coinvolgimento diretto dei giovani, ai quali offrire l’opportunità di trasformarsi da fruitori di spettacoli, in veri e propri protagonisti. Non solo i coristi ma anche le loro famiglie, hanno modo di avvicinarsi ad un'istituzione, il Teatro lirico, talvolta, sconosciuta. Crescere con la musica è dunque per i cantori del Coro delle Voci Bianche del teatro di San Carlo una realtà quotidiana: nel corso di questi anni, centinaia di ragazze e ragazzi di varie età, hanno avuto l’opportunità di approfondire le proprie competenze musicali, di scoprire in se il talento, di vivere l’esperienza di montare un allestimento lirico-sinfonico, di esibirsi al fianco di famosi interpreti, suscitando l’interesse della città, della critica e del pubblico. Il coro partecipa attivamente non solo alla Stagione Operistica, a quella Sinfonica e a quella giovanile ma ha anche ad una propria intensa attività concertistica legata alle attività sociali, di promozione e beneficenza, organizzate dal teatro nonché una funzione di talent scout che consente ai giovani promettenti di trovare un percorso di studio e di lavoro vicini alla propria sensibilità artistica. La direzione del Coro e del Laboratorio é affidato sin dalla sua fondazione a Stefania Rinaldi.

"Totò con i quattro"

Mercoledì 19 dicembre, alle ore 18,00, alla Libreria Raffaello (in via Kerbaker 35 a Napoli), sarà presentato il libro scritto da Ciro Borrelli e Domenico LivigniTotò con i quattro” (Apeiron edizioni Serie Oro). 

Prenderanno parte alla presentazione, con gli autori, la Professoressa di Letteratura Teatrale Italiana, Università Federico II e Presidente dell’Osservatorio Cinematografico Vesuviano (OCV) Giuseppina Scognamiglio, l’attore Lucio Allocca e l’attore Giulio Adinolfi; il tutto tra le letture e la recitazione dell’attore e regista Umberto Del Prete e dello scrittore e giornalista Andrea Jelardi.

Con le introduzioni di Borrelli, Mauro Macario, Andrea Jelardi e Ennio Bìspuri, il libro, corredato di foto inedite appartenenti alla collezione privata di Livigni, ci racconta il personaggio Totò in un modo nuovo e trasversalmente “diretto”.

Totò protagonista. Totò spalla. Totò interprete e comparsa. L’istrionica capacità di una delle maschere più note e nobili del teatro e del cinema, partenopeo prima e italiano poi, riesce, infatti, nel libro di Ciro Borrelli e Domenico Livigni, ad essere al contempo soggetto diretto e indiretto di una meta-biografia che, come nella vita di tutti i più grandi artisti, è tanto forte della propria identità quanto della precipua capacità di nobilitare e di mettere in risalto chi ha condiviso parti importanti della sua “arte” pubblica e privata.

Stavolta Totò fa da collante, un collante nobile e di primissimo ordine all'intera narrazione del testo - commenta Livigniintorno a cui ruota la vita artistica e privata di altri primatisti delle scene teatrali e cinematografiche: Peppino De Filippo, Aldo Fabrizi, Nino Taranto ed Erminio Macario. Queste quattro "primedonne" sono state esaminate, ricostruite, narrate e avvolte strettamente con un Totò catalizzatore di sentimenti e di emozioni, al fine di allontanare qualsiasi etichetta impropria attribuita alla loro carriera artistica, come quella di “spalla o di ruolo “secondario". 

In questo volume, insolito per struttura, frutto di uno studio accurato e di una ricerca meticolosa, il tutto condito con una bella manciata di fantasia, abbiamo cercato di delineare la figura del Principe de Curtis attraverso il ricordo di quattro amici e colleghi, Peppino De Filippo, Erminio Macario, Nino Taranto ed Aldo Fabrizi, anch’essi meravigliosi interpreti - aggiunge a Livigni, Borrelli A guidarci, soprattutto la voce del cuore, ossia la sconfinata ammirazione che proviamo per questi immensi artisti…”.

In “Totò con i quattro” gli autori, entrambi napoletani per origine e per passione, parafrasando il celebre film diretto da Steno nel 1963 “Totò contro i quattro” e interpretato oltre che da Totò proprio da Peppino De FilippoNino Taranto, Aldo Fabrizi e Erminio Macario, fanno emergere, con un “libera” mossa letteraria, la figura e la vita, soprattutto privata, di Totò dai ricordi dei suoi quattro suoi amici e colleghi.

E così, mentre Borrelli la racconta attraverso un’intervista a Peppino De Filippo, rilasciata a conclusione di uno spettacolo teatrale e mediante un colloquio tra Nino Taranto e un bambino ambientato nello scenario del Bosco di Capodimonte a Napoli, Livigni la cala in una commossa rievocazione del principe ad opera di Macario, colto nel momento in cui riceve la notizia della scomparsa dell’amico e attraverso le parole di Aldo Fabrizi, i cui emozionati ricordi riaffiorano in occasione di una passeggiata romana.

Un racconto, dunque, che solleva il “consueto” sipario del palcoscenico e della “finzione artistica”, per posare le parole nel più intimo e nascosto copione della vita personale di chi, troppo spesso, è ricordato e riconosciuto solo per il ruolo scenico che ha interpretato e non per “l’uomo” che in fondo realmente è stato.

Ma “Totò con i quattro” reca in sé anche un ulteriore pregio sotto il profilo della valorizzazione del territorio campano e del rilancio del suo patrimonio socio - culturale. È, infatti, il primo volume della collana dedicata al Cinema, e secondo (il precedente ha per titolo: “È accaduto a Twin Peaks” di Antonio Tedesco, per Kairòs Edizioni) della “speciale” e “dedicata” linea Serie Oro ideata e diretta dalla giornalista Anita Curci.

Questa pubblicazione - commenta Anita Curcisi inserisce nel programma di valorizzazione di memoria e tradizioni campane della Serie Oro, una linea editoriale che ho inaugurato nel 2015 con il libro su Annibale Ruccello di Andrea Jelardi e con “Lacarmen” di Enzo Moscato. La Serie Oro è una linea particolare, non si può definire una casa editrice, ma si fa accogliere dagli editori interessati ai progetti editoriali che propongo. Così avviene una sorta di gemellaggio culturale molto proficuo. L’idea è quella di continuare a mettere in risalto la memoria della nostra terra, dando anche spazio alle giovani generazioni di autori che ad essa si ispirano per rinnovarla. Finora la linea ha pubblicato una quindicina di libri di successo e auspico collaborazioni importanti con nuovi editori e scrittori”.

Totò con i quattro” è, quindi, una duplice occasione, non solo per scoprire il volto autentico di una delle più celebri “maschere” napoletane, ma per trovare, ai piedi di un campano arcobaleno, la pentola d’“Oro” ricca della storia, dalla cultura e dalle tradizioni della nostra terra, che troppo spesso per distrazione, dimenticanza, ignoranza o, finanche, con ingiustificato autolesionismo tralasciamo, in una perdita così di coscienza collettiva che non fa altro che svilire, a danno di tutti, il nostro immenso e millenario patrimonio culturale. 
Marco Sica

 

 

 

 

Egitto, scoperta tomba di 4.400 anni fa

L'Egitto annuncia la scoperta di una tomba "straordinariamente ben conservata", appartenente a un sacerdote del periodo della V dinastia, risalente quindi a a oltre 4.400 anni fa. La tomba è stata scoperta nella necropoli di Saqqara, a ovest del Cairo, come ha confermato il ministro egiziano per le Antichità, Khaled El-Enany. Citato dal portale del giornale governativo Al Ahram, il ministro ha spiegato che la tomba apparteneva a un sacerdote chiamato "Wahtye", vissuto all'epoca del faraone Neferirkare Kakai. Si tratta di un edificio di dieci metri per tre, alto circa tre metri. 

Con la scoperta sono venute alla luce incisioni, antiche pitture che ritraggono la famiglia del proprietario della tomba e decine statue di diverse dimensioni, dipinte e inserite in nicchie. Immagini diffuse dai media ufficiali mostrano incisioni e statue che sembrano intatte.

Centro studi intitolato all'editore Pietro Golia

NAPOLI. Domenica 16 dicembre 2018, alle ore 11, in Via Renovella 11 (nei pressi di Piazza Nicola Amore ) sarà inaugurato il “Centro Studi Pietro Golia", dedicato all'editore napoletano, fondatore della casa editrice Controcorrente e straordinario animatore culturale, scomparso a Napoli due anni fa. Il Centro Studi è un'associazione culturale aperta, formata prevalentemente da liberi professionisti, imprenditori, artigiani, giornalisti, scrittori e persone libere, nata con lo scopo di svolgere attività culturale e fornire strumenti di studio e di analisi al mondo politico, sociale, imprenditoriale ed economico. Il Centro Studi darà grande spazio ai giovani, soprattutto agli universitari, tant'è che all'interno della sede vi sarà uno “Spazio Giovani" per organizzare serate a tema per pubblici dibattiti, musica e cabaret per far crescere i tantissimi giovani artisti meridionali. Una corposa e qualificata libreria farà da cornice ai circa duecento metri quadri della prestigiosa sede.
Tra le prime iniziative previste per gennaio 2019 la presentazione del nuovo libro, postumo, del giornalista Emiddio Novi in uscita per i tipi di Controcorrente, e il Premio “Pietro Golia", a febbraio 2019 , riservato a dieci personalità meridionali del mondo della cultura, della medicina, della scienza, della ricerca, dell'economia, dell'impresa, dello spettacolo, del giornalismo, della letteratura e dello sport. «Organizzeremo un evento di caratura nazionale ogni mese - annunciano motivati i soci fondatori del Centro Studi - per far decollare dal Centro Storico di Napoli progetti di spessore e qualità, soprattutto in ambito culturale».
Nella settimana successiva all'inaugurazione si insedierà un Comitato scientifico, oltre ad una giuria qualificata che si occuperà del Premio “Pietro Golia".
 

Start per i bambini del Santobono evento al Teatro Posillipo

Start Srl per i bambini del Santobono. L’azienda napoletana leader in Italia nella commercializzazione del settore energia e telecomunicazioni, per il  Natale 2018 decide di sostenere con un grande evento al Teatro Posillipo i piccoli pazienti del nel nosocomio partenopeo. La Cena spettacolo organizzata dall’azienda napoletana, rientra nelle tante attività messe in campo a sostegno della città. Il Presidente Andrea Diffido e Simona Amoroso – Assistant President, da sempre si sono fatti portavoce di iniziative in favore del sociale. Dopo l’evento della scorsa estate per Carla Caiazzo, la giovane data alle fiamme dal suo ex la cui storia ha sconvolto l’Italia, e per la sua associazione “Io Rido Ancora”, Start decide, per fine anno di devolvere il ricavato di un evento esclusivo in favore dell’Ospedale Pediatrico più importante del Sud Italia attraverso la Fondazione Santobono Pausillipon Onlus.

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