Sabato 19 Gennaio 2019 - 12:22

Starnone è la Ferrante: il professor Galella ha scoperto il caso

di Luigi Galella

Nel tempo in cui ogni esistenza sembra farsi trasparente, esposta all’occhio vorace e invasivo di una telecamera, il corpo di una scrittrice schiva, tanto riservata da voler scomparire ancor prima di apparire, è un seducente enigma che ci chiama ad attribuirgli una voce e un tono, una cadenza, un'espressione. 
Elena Ferrante è un caso letterario, ma anche qualcosa di più. È la creazione di un autore che conferisce al “sé” un valore di intangibilità - così dichiara - ponendosi in antitesi con la rumorosità del mondo contemporaneo, la cialtroneria dell’apparire, il narcisismo che si appaga di una facile e fugace popolarità.
Esistono nella storia letteraria casi simili, ma nessuno identico al suo. Nulla a che vedere con la vicenda esemplare dello scrittore americano Jeremy D. Salinger, autore de Il giovane Holden, che dopo lo straordinario successo del suo romanzo si ritirò dal mondo e si nascose alla stampa e alle telecamere. 
La “scomparsa” della Ferrante, invece, precede la sua esistenza. È un sottrarsi preventivo all’abbraccio e al clamore della fama. Una forma di compiacimento sublime del non esserci. Sembra quasi che osservi il mondo, e i tanti che si affannano a cercarla, con l’occhio divertito di chi, fuggendo, ci invita a starle dietro. Rivelando, così, l’intenzione di sfidarci al gioco dello svelamento. Come se, da quelle labbra che possiamo solo immaginare, ci sussurrasse: provate a prendermi. Un gioco ambivalente al quale, anni fa, non riuscii a sottrarmi.
Era il 2005. Mi muoveva la suggestione che l'autore avesse disseminato sul sentiero di fuga degli indizi, che ne rivelavano senza ombra di dubbio l’identità. Che lo avesse fatto deliberatamente, come in un thriller. Pensai di ritrovare tali indizi in due romanzi: L'amore molesto, con cui nel 1992 esordì, e Via Gemito, di Domenico Starnone, del 2000.
Chiunque legga le due opere, chiunque le legga sul serio, non può non rendersene conto. Sono tanti e tali le coincidenze testuali, al di là della chiara affinità stilistica, da costituire di per sé elementi di prova. Per me, almeno, sufficienti a stabilire l'identità dei due autori. Lo scrissi in un lungo articolo su La Stampa. Starnone smentì, non benevolmente.
Ne L’amore molesto si racconta della morte per annegamento di Amalia. La voce narrante è di sua figlia Delia. Da molti anni il padre e la madre vivevano divisi. Lui era stato un marito geloso e violento. Inseguiva la moglie per casa, la raggiungeva e la colpiva al viso, prima col dorso e poi col palmo della mano. Un’insofferenza e una litigiosità estese anche ai parenti di lei. Per il resto, passava la giornata a dipingere, mentre la moglie pedalava sulla macchina da cucire: “un uomo insoddisfatto… perché la gente non lo stimava come doveva”. Un mitomane, che “si immaginava chissà quale destino”. La moglie “aveva avuto una bella fortuna a sposarlo. Lei, così nera, non si sapeva da quale sangue venisse”.
I particolari scelti, fra molti altri, non sono casuali. Rivelano sovrapposizioni di caratteri, oggetti e descrizioni che ritroviamo nell'autobiografico Via Gemito di Starnone. Dove campeggia il ritratto di Federì, padre amato e odiato, pittore di vocazione ma ferroviere di professione: violento, geloso, perso nelle fantasticherie sulla propria, non riconosciuta grandezza di artista.
Scrive Starnone: “Un giorno trovai nell’armadio della camera da letto, in mezzo a tante altre cianfrusaglie, una scatola. L’aprii, c’erano delle foto… di donne nude… sorridevano mostrando i loro luoghi più segreti senza alcuna timidezza”.
Scrive la Ferrante: “Spesso le pose della zingara erano malamente ricopiate da certe foto di donne che mio padre nascondeva in una scatola dentro l’armadio e che io andavo a sbirciare di nascosto”.
Un romanzo del 1992 (della Ferrante), e uno autobiografico del 2000, di Starnone. Se fossero entrambi racconti di finzione penseremmo alla casualità o al plagio. Ma come si può, narrando la propria vita, aderire perfettamente a una storia di fantasia di otto anni prima? Il tenente Colombo non avrebbe avuto dubbi.
Visto che il mistero tuttavia restava aperto, perché Starnone negava risolutamente, nel 2006 per l'Unità mi rivolsi al team del Prof. Vittorio Loreto della Sapienza di Roma per un'indagine oggettiva, che utilizzava un algoritmo basato sulla teoria dell'informazione. Nell'albero filogenetico ricostruito al computer, che comprendeva vari autori, sussurrati in forma bislacca da qualche vocina interessata: Goffredo Fofi, Erri De Luca, Fabrizia Ramondino, perfino Umberto Eco, gli unici a condividere lo stesso ramo, avvinti come Paolo e Francesca, erano Starnone e Ferrante. 
C'era forse da avere altri dubbi? Non so perché, invece, dopo i miei pezzi, si iniziò a parlare della stravagante ipotesi di Anita Raja, moglie di Starnone. Del tutto incomprensibile. Se fosse la Raja, infatti, come giustificheremmo le affinità fra i  romanzi citati? E come potremmo dar conto della sovrapposizione degli autori? 
Se fosse lei, dovremmo incresciosamente desumere che oltre a scrivere i romanzi a firma Ferrante si diletti a redigere anche quelli a nome di Starnone. Diabolica penna: cadrebbe perfino il mito della scrittura “femminile”, che in questo caso feconderebbe quella maschile. 
Il recente articolo di Claudio Gatti del Sole 24ore, che propone il suo nome sulla base dei compensi a lei elargiti dalle Edizioni e/o negli ultimi anni, ha suscitato clamore internazionale. Ma il sito Dagospia da tempo batteva su quel tasto, sostenendo che a Roma anche i sassi lo sanno. Temo tuttavia che al buon Dago, e di conseguenza allo stesso Gatti, i sassi li abbiano imbeccati ad arte. 
Quando quest'ultimo osserva che Starnone ha acquistato un appartamento del possibile valore di 2 milioni, utilizza il dato come ulteriore prova a conferma della tesi, perché se una coppia vive in regime di separazione dei beni conviene non intestarsi una seconda proprietà. Ma il ragionamento è usato a senso unico. Ciò che vale per Starnone, marito della Raja, non vale per la Raja, moglie di Starnone. Considerato quanto dimostrato finora, logica vorrebbe il contrario.
Ma per chi ancora rifiutasse di credere ciò che a me è apparso da subito evidente, giunsero due nuovi e separati studi stilometrici a confermare la tesi del 2005: uno dell'università di Padova, l'altro dalla svizzera OrphAnalytics. A Padova i libri setacciati sono stati un centinaio. Quelli sovrapponibili? Sempre e solo Starnone e Ferrante, che si confondono l'uno sull'altro. Identico risultato dalla start-up di Martigny. Analisi scientifiche dall'altissimo grado di attendibilità. Di che cos'altro dunque abbiamo bisogno? Che si mobilitino matematici, statistici e informatici dell'intero pianeta? O forse semplicemente che Starnone prenda coraggio? Forse è giunto il momento di celebrare il Pessoa italiano. Non certo un disonore, per lo scrittore di Via Gemito.

Giornalisti, Premio Landolfo 2018: nel segno della memoria consegnati i riconoscimenti

NAPOLI. Con un minuto di silenzio in ricordo di Gianpaolo Necco, consigliere nazionale Fnsi, Unaga e Arga Campania scomparso due mesi fa, si è aperta la settima edizione del Premio di giornalismo “Francesco Landolfo”, dedicato alla memoria del vicedirettore del “Roma” e segretario dell’Ordine dei giornalisti venuto a mancare 12 anni fa. Gremita la splendida sala di Palazzo Arlotta, sede dell’Istituto di Cultura Meridionale. Ad accogliere gli ospiti il padrone di casa, l’avvocato Gennaro Famiglietti, presidente del’Istituto e console onorario di Bulgaria. Il direttore del Roma, Antonio Sasso, ha poi ricordato la figura di Landolfo e la sua esperienza professionale iniziata nel Roma di Achille Lauro. Pasquale Clemente, direttore responsabile del giornale, ha sottolineato la valenza del premio come momento vitale e di sentimento dedicato a un uomo e un giornalista che ha lasciato un solco in chiunque lo abbia conosciuto. Sul momento difficile che sta attraversando la professione, si è soffermato il presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Ottavio Lucarelli. Claudio Silvestri, segretario regionale del Sindacato dei giornalisti (Sugc), ha sottolineato la necessità di avere persone capaci di impegnarsi e schierarsi come faceva Franco Landolfo. E poi tanti i ricordi dei colleghi di un tempo, tra cui Umberto Belpedio, e di quelli di oggi. Gerardo Ausiello, consigliere nazionale della Fnsi, ha incentrato il suo intervento sull’importanza di avere colleghi d’esperienza in grado di parlare ai più giovani. Geppina Landolfo, figlia di Franco e presidente dell’Arga Campania, ha raccontato dell’impegno di Gianpaolo Necco per l’Arga e annunciato che l’esperienza del premio sarà presto raccolta in un sito web. Presente il professor Antonio Limone, direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, che ha posto l’accento sull’importanza di una informazione corretta sui temi ambientali.

Undici i premi assegnati nelle diverse categorie. Carta stampata (ex aequo): “Il fiume Calore è una fogna. Caccia agli scarichi” di Barbara Ciarcia (Il Mattino), “Valentina, dalla Bocconi alle radici” di Antonino Siniscalchi (Il Mattino); menzione speciale a “Vigne che resistono in mezzo alla città. Un fronte di legalità, sapere e piacere da Posillipo al Vesuvio” di Marta Cattaneo (Terra e vita). Radio-televisione (ex aequo): “La lunga notte dei datterari” di Claudio Ciccarone (TGR Campania/Rainews24), “Economia circolare, la carta vincente di 100% Campania” di Valentina Trifiletti (Ricicla Tv); menzione speciale a “Legambiente, la nuova presidente” di Lorenzo Peluso e Antonella D’Alto (Radio Alfa). Web (ex aequo): “Claudio Miccoli, ucciso in volo dai fascisti” di Ferruccio Fabrizio (Articolo 21), “Resit, la relazione choc sul disastro ambientale” di Antonio Mangione (Internapoli.it); menzione speciale a “Basta droga, babygang e camorra. Questa è la nuova Scampia” di Andrea Ruberto (Il Mattino online) e “Mac: l’europa crede in Pozzuoli” di Valentina Soria (Voce Flegrea, L’Iniziativa). Targa Gianpaolo Necco a Giuseppe Mazzella per la campagna stampa a favore dell’isola d’Ischia dopo il sisma dello scorso anno. Quest’ultimo premio è stato consegnato da Enrico Necco, figlio di Gianpaolo.

Pompei, 800 reperti in mostra agli Scavi svelano “Etruria campana"

POMPEI. Circa 800 reperti provenienti da musei italiani e europei raccontano l'influenza degli Etruschi in Campania e a Pompei. Materiali che svelano la questione della cosiddetta “Etruria Campana", frutto dei rapporti e delle contaminazioni tra le élite campane, etrusche, greche e indigene al cui centro c'era appunto Pompei. Materiali in bronzo, argento, terracotte, ceramiche recuperati da tombe, santuari e da centri abitati che arricchiranno la mostra “Pompei e gli Etruschi", in programma nella Palestra Grande del sito archeologico campano da domani al 2 maggio 2019. L'esposizione promossa dal Parco Archeologico di Pompei, presentata oggi dal direttore generale del sito Massimo Osanna che la cura insieme a Stéphane Verger, directeur d'études à l'École Pratique des Hautes Etudes di Parigi, arriva dopo quella dedicata, nel 2016 all'Egitto e quella riservata alla Grecia nel 2017. Materiali “in arrivo" da tombe, santuari e da abitati che consentono quindi di analizzare e mettere a confronto più elementi per affrontare le controverse dinamiche della presenza etrusca in Campania. Fulcro della mostra sono i ritovamenti venuti alla luce dai recenti scavi nel santuario extraurbano del Fondo Iozzino, tra i principali santuari (oltre a quello di Apollo e di Atena) fondati a Pompei alla fine del VII secolo a.C, che hanno restituito una grande quantità di materiale di epoca arcaica, quali armi e servizi per le libagioni rituali con iscrizioni in lingua etrusca. Questi materiali si affiancano, in mostra, a quelli provenienti dalle altre città etrusche della Campania - Pontecagnano in primis e Capua - dove sono noti luoghi di culto importanti, con caratteristiche simili a quello del Fondo Iozzino. Testimonianze di sfarzose tombe principesche in cui venivano sepolti i membri più importanti di grandi famiglie aristocratiche sono, invece, i corredi funerari dalla tomba Artiaco 104 di Cuma di un principe cosmopolita (i resti del defunto incinerati vennero deposti in un calderone in argento, alla maniera degli eroi descritti nell'Iliade di Omero: 'mangiava e beveva come un greco, ma portava abiti e armi etruschi e si comportava come un re orientale'); quello di una principessa di Montevetrano, vicino a Pontecagnano; e quello della lussuosa tomba di un principe orientalizzante dal Lazio (la tomba Barberini di Palestrina). L'esposizione pompeiana si integra con le manifestazioni promosse dal museo archeologico di Napoli dedicate alla riscoperta della civiltà Etrusca attraverso il gusto antiquario e collezionistico, in programma dal 31 maggio 2019. 

Giornalisti, domani a Napoli il Premio Francesco Landolfo

NAPOLI. Domani, 11 dicembre, alle ore 11 si terrà a Napoli la cerimonia di consegna del Premio di giornalismo “Francesco Landolfo”, presso la sede dell'Istituto di cultura meridionale in via Chiatamone 63 (Palazzo Arlotta). Il Premio, giunto alla settima edizione, ricorda e valorizza l’impegno nella professione e per l'ambiente di Landolfo, segretario dell'Ordine dei giornalisti della Campania, già vicedirettore del quotidiano “Roma”, fondatore e presidente dell'Arga Campania.

Da quest'anno, nell’ambito del premio, sarà assegnata una targa in ricordo di Gianpaolo Necco, consigliere nazionale Fnsi e Unaga, importante punto di riferimento per i colleghi dell’Arga Campania, scomparso due mesi fa.

Di seguito i premi assegnati dalla giuria. Carta stampata (ex aequo): “Il fiume Calore è una fogna. Caccia agli scarichi” di Barbara Ciarcia (Il Mattino), “Valentina, dalla Bocconi alle radici” di Antonino Siniscalchi (Il Mattino); menzione speciale a “Vigne che resistono in mezzo alla città. Un fronte di legalità, sapere e piacere da Posillipo al Vesuvio” di Marta Cattaneo (Terra e vita). Radio-televisione (ex aequo): “La lunga notte dei datterari” di Claudio Ciccarone (TGR Campania/Rainews24), “Economia circolare, la carta vincente di 100% Campania” di Valentina Trifiletti (Ricicla Tv); menzione speciale a “Legambiente, la nuova presidente” di Lorenzo Peluso e Antonella D’Alto (Radio Alfa). Web (ex aequo): “Claudio Miccoli, ucciso in volo dai fascisti” di Ferruccio Fabrizio (Articolo 21), “Resit, la relazione choc sul disastro ambientale” di Antonio Mangione (Internapoli.it); menzione speciale a “Basta droga, babygang e camorra. Questa è la nuova Scampia” di Andrea Ruberto (Il Mattino online) e “Mac: l’europa crede in Pozzuoli” di Valentina Soria (Voce Flegrea, L’Iniziativa). Targa Gianpaolo Necco a Giuseppe Mazzella per la campagna stampa a favore dell’isola d’Ischia dopo il sisma dello scorso anno.
 
Alla cerimonia parteciperà anche il direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, Antonio Limone.

Il premio è indetto dall’Ordine dei Giornalisti della Campania, dal Sindacato Unitario Giornalisti della Campania, dal quotidiano “Roma” e dall'Arga Campania. La giuria è composta da Ottavio Lucarelli, presidente dell'Ordine dei giornalisti; Claudio Silvestri, segretario del Sugc; Antonio Sasso e Pasquale Clemente, direttori del quotidiano “Roma”; Geppina Landolfo e Antonella Monaco, vertici Arga Campania; Gennaro Famiglietti, presidente dell’Istituto di Cultura Meridionale; Francesco Fimmanò, docente universitario e vicepresidente del Consiglio di Presidenza della Corte dei conti.

Il Museo del Tesoro di San Gennaro compie 15 anni

NAPOLI. Il Museo del Tesoro di San Gennaro festeggia domani, domenica 9 dicembre, il suo 15esimo compleanno di vita, offrendo visite guidate gratuite comprese nel biglietto a partire dalle ore 10 sino alle 17. 15 anni di apertura che hanno rappresentato un vero e proprio evento culturale per la Città di Napoli perché ha finalmente mostrato ai napoletani e ai turisti, provenienti da tutto il mondo, straordinari capolavori e gioielli di inestimabile valore che per secoli sono stati chiusi nei caveau. Frutto di donazioni di regnanti, uomini illustri, provenienti da ogni parte di Italia e di Europa e dallo stesso popolo partenopeo, i capolavori sono stati custoditi per secoli dalla Deputazione, l’ente laico che governa la Cappella del tesoro di San Gennaro. Con le visite guidate gratuite di domani sarà possibile fare un itinerario emozionante tra le radici, l’arte e la storia di Napoli, raccontato da guide specializzate che faranno comprendere l’essenza di una storia unica al mondo: San Gennaro e il suo tesoro. 

Faito Secret Experience

Nell'ambito del progetto culturale dedicato al Monte Faito e agli amanti della natura e delle sue segrete suggestioni, l'8 dicembre la Faito Secret Experience ospiterà Music in the Sky, il secret concert del cantautore Gnut.

L'evento partirà alle h.20.00, con una cena dedicata, per poi proseguire con Gnut in concerto accompagnato da Arcangelo Michele Caso.

La Faito Secret Experience rappresenta un ulteriore passo importante per la valorizzaione e la riscoperta del nostro patrimonio naturale e culturale.

Al Museo di Roma una mostra sul legame di Papa Paolo VI con l’arte contemporanea

ROMA. Dall’8 dicembre 2018 apre al pubblico al Museo di Roma la mostra “Paolo VI. Il Papa degli artisti” dedicata al grande Pontefice canonizzato da Papa Francesco lo scorso 14 ottobre.

La mostra, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è ideata e organizzata dal Centro Europeo per il Turismo e la Cultura presieduto da Giuseppe Lepore. Il Comitato Promotore è presieduto dal Cardinale Angelo Comastri, Vicario Generale di Sua Santità, Arciprete della Basilica Papale di San Pietro e Presidente della Fabbrica di San Pietro e il Comitato Scientifico è presieduto dal Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto Emerito della Congregazione per i Vescovi.

Realizzata grazie al sostegno dell’Università San Raffaele Roma, la mostra presenta un percorso con opere che arrivano dalla Reverenda Fabbrica di San Pietro in Vaticano, dalla Collezione Paolo VIarte contemporanea di Concesio (BS) e da alcune collezioni private.

L’intenzione di Paolo VI è quella di “avviare una nuova stagione dell’arte”, come precisa un altro grande pontefice, Giovanni Paolo II, e dunque questa esposizione al Museo di Roma sottolinea il legame indissolubile auspicato da Montini tra la Chiesa e l’arte, una precisa volontà di riavvicinamento annunciata con determinazione nella lettera agli artisti che il papa pronuncia nella Cappella Sistina il 7 maggio 1964.

È di Montini, poi, la conferma papale della Costituzione Conciliare Sacrosanctum Concilium del 4 dicembre 1963 che ha siglato precise disposizioni sull’arte e l’ampliamento conseguente della collezione d’arte sacra contemporanea dei Musei Vaticani in cui vengono accolte anche le esperienze artistiche del Novecento, dunque non solo l’iperrealismo ma anche il concettuale e l’astrattismo. È questo prezioso rapporto tra Giovanni Battista Montini, oggi santo, e gli artisti del suo tempo che la mostra indaga e lo fa proponendo al grande pubblico una parte della ricca collezione d’arte che dopo la morte del pontefice, il suo segretario personale, don Pasquale Macchi, ha donato all’Istituto Paolo VI di Concesio nel bresciano, città natale di Montini, dove tutt’ora si trova, affidata dal 1987 alle cure dell’associazione “Arte e Spiritualità”.

La collezione consta di oltre settemila opere tra dipinti, disegni, incisioni, stampe, sculture e medaglie custodite nella sede di Concesio di fianco alla Casa natale di Paolo VI.

Adesso approda al Museo di Roma una parte di questa vasta collezione che costituisce il nucleo centrale della mostra, con l’obiettivo di far conoscere un tesoro poco noto che comprende, tra gli altri, artisti quali Aldo Carpi, Emilio Greco, Fausto Pirandello, Angelo Biancini, Floriano Bodini, Trento Longaretti, Ennio Morlotti, Salvatore Fiume e Renato Guttuso, senza dimenticare l’intenso ritratto in bronzo di Pio XII modellato dal grande Francesco Messina.

Nei suoi scritti, il pontefice rammenta l’importanza dell’atto creativo che è proprio degli artisti, ai quali è affidata una evangelizzazione per immagini dell’Annuncio di Cristo, con la prerogativa di conservare “a tale mondo la sua ineffabilità, il senso della sua trascendenza, il suo alone di mistero”. Paolo VI si sofferma sull’aspetto spirituale della creazione, in quanto per un artista dipingere, scolpire o realizzare un manufatto d’arte applicata vuol dire entrare “nella cella interiore di se stessi e dare al momento religioso, artisticamente vissuto, ciò che qui si esprime: una personalità, una voce cavata proprio dal profondo dell’animo, una forma che si distingue da ogni travestimento di palcoscenico, di rappresentazione puramente esteriore; e l’io che si trova nella sua sintesi più piena e più faticosa, se volete, ma anche più gioiosa”. Le parole di Paolo VI sembrano abbracciare tutte le forme d’arte, infatti, qualsiasi sia il linguaggio artistico, l’arte ha il compito di rendere il messaggio evangelico esplicitamente più vicino agli uomini e più comprensibile.

Paolo VI succede a Giovanni XXIII, figura cara alla contemporaneità che aveva voluto un nuovo concilio ecumenico, e questa successione è il punto di partenza della mostra con i ritratti dei due pontefici, custoditi presso i depositi della Fabbrica di San Pietro in Vaticano ed eseguiti da due differenti artisti per la Basilica di San Paolo fuori le mura, utilizzati come base da cui sono stati realizzati i mosaici nella navata centrale, in seguito all’incendio del 1823. Artista che ha espresso bene il pontificato di Giovanni XXIII è Giacomo Manzù che accoglierà il pubblico con un suo celebre Cardinale di bronzo, che in mostra costituisce una sorta di viatico per poi trovarsi al cospetto degli artisti di Paolo VI.

Accompagna la mostra un catalogo edito da Gangemi Editore, in cui compaiono i contributi autorevoli dell'Arcivescovo Agostino Marchetto, Nunzio Apostolico e storico dei concili, del Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto Emerito della Congregazione per i Vescovi, di Paolo Bolpagni, ex Direttore della Collezione Paolo VI, di Paolo Sacchini, Direttore della Collezione Paolo VI, e di Antonio D’Amico, curatore della mostra.

Premio Francesco Landolfo: ecco i vincitori della settima edizione

NAPOLI. Martedì 11 dicembre alle ore 11 si terrà a Napoli la cerimonia di consegna del Premio di giornalismo “Francesco Landolfo”, presso la sede dell'Istituto di cultura meridionale in via Chiatamone 63 (Palazzo Arlotta). Il Premio, giunto alla settima edizione, ricorda e valorizza l’impegno nella professione e per l'ambiente di Landolfo, segretario dell'Ordine dei giornalisti della Campania, già vicedirettore del quotidiano “Roma”, fondatore e presidente dell'Arga Campania.

Da quest'anno, nell’ambito del premio, sarà assegnata una targa in ricordo di Gianpaolo Necco, consigliere nazionale Fnsi e Unaga, importante punto di riferimento per i colleghi dell’Arga Campania, scomparso due mesi fa.

Di seguito i premi assegnati dalla giuria. Carta stampata (ex aequo): “Il fiume Calore è una fogna. Caccia agli scarichi” di Barbara Ciarcia (Il Mattino), “Valentina, dalla Bocconi alle radici” di Antonino Siniscalchi (Il Mattino); menzione speciale a “Vigne che resistono in mezzo alla città. Un fronte di legalità, sapere e piacere da Posillipo al Vesuvio” di Marta Cattaneo (Terra e vita). Radio-televisione (ex aequo): “La lunga notte dei datterari” di Claudio Ciccarone (TGR Campania/Rainews24), “Economia circolare, la carta vincente di 100% Campania” di Valentina Trifiletti (Ricicla Tv); menzione speciale a “Legambiente, la nuova presidente” di Lorenzo Peluso e Antonella D’Alto (Radio Alfa). Web (ex aequo): “Claudio Miccoli, ucciso in volo dai fascisti” di Ferruccio Fabrizio (Articolo 21), “Resit, la relazione choc sul disastro ambientale” di Antonio Mangione (Internapoli.it); menzione speciale a “Basta droga, babygang e camorra. Questa è la nuova Scampia” di Andrea Ruberto (Il Mattino online) e “Mac: l’europa crede in Pozzuoli” di Valentina Soria (Voce Flegrea, L’Iniziativa). Targa Gianpaolo Necco a Giuseppe Mazzella per la campagna stampa a favore dell’isola d’Ischia dopo il sisma dello scorso anno.
 
Alla cerimonia parteciperà anche il direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, Antonio Limone.

Il premio è indetto dall’Ordine dei Giornalisti della Campania, dal Sindacato Unitario Giornalisti della Campania, dal quotidiano “Roma” e dall'Arga Campania. La giuria è composta da Ottavio Lucarelli, presidente dell'Ordine dei giornalisti; Claudio Silvestri, segretario del Sugc; Antonio Sasso e Pasquale Clemente, direttori del quotidiano “Roma”; Geppina Landolfo e Antonella Monaco, vertici Arga Campania; Gennaro Famiglietti, presidente dell’Istituto di Cultura Meridionale; Francesco Fimmanò, docente universitario e vicepresidente del Consiglio di Presidenza della Corte dei conti.

«Archivio permanente dei fotoreporter napoletani»

NAPOLI. Venerdì 7 dicembre al Sindacato Unitario Giornalisti della Campania alle ore 15 si terrà l'inaugurazione di “Scatti della memoria”, una mostra fotografica che racconta la storia della città di Napoli, documentata con passione e professionalità da grandi fotoreporter campani: Mario Siano, Antonio Troncone, Franco Esse, Gaetano e Franco Castanò, Giacomo Di Laurenzio (Peppino), Guglielmo Esposito. La mostra, curata da Stefano Renna e Sergio Siano, è stata prodotta dal Festival Internazionale "Imbavagliati", ideato e diretto da Désirée Klain, ed ospitata in anteprima nel corso della quarta edizione della manifestazione, che si è svolta lo scorso settembre al Pan Palazzo delle Arti di Napoli. Sarà esposta in maniera permanente al Sindacato unitario dei giornalisti della Campania nella sala conferenze intitolata a Santo della Volpe. La direttrice artistica di “Imbavagliati”, Désirée Klain, sarà presente per il passaggio di consegne. «L’intenzione è di promuovere il fondamentale lavoro dei fotoreporter che sono sempre in prima linea per documentare fatti e cronaca del quotidiano e che necessitano di sempre maggiori tutele. - spiega il segretario del Sugc, Claudio Silvestri - Gli archivi fotografici napoletani sono documenti importanti che rappresentano la memoria della città. Questo è solo un primo passo, con la FNSI abbiamo proposto l’istituzione di un archivio permanente della fotografia dove poter raccogliere gli archivi fotografici di modo che diventino un prezioso documento, fruibile per la città». 
A seguire, alle ore 17:30 si terrà al PAN un incontro sulla fotografia organizzato dal World Press Photo in collaborazione con il Sindacato unitario dei giornalisti della Campania. Protagonista sarà Stefano Renna (nella foto), fotoreporter campano che presenterà in anteprima a Napoli una proiezione che racchiude i suoi trent’anni di carriera: “Camorra: Le voci di dentro”. Saranno presenti oltre all’autore, anche Claudio Silvestri, segretario del SUGC, Beppe Giulietti, presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana. L’incontro sarà moderato da Roberta De Maddi, giornalista professionista e fotoreporter, consigliere del Direttivo del SUGC.

Museo accessibile, "festa dell'inclusione" al Mann

NAPOLI. Declinare il concetto di inclusione secondo diverse accezioni: sarà il fil rouge di alcuni degli eventi in programma questa settimana al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Nell’ambito delle iniziative realizzate per la “Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità”, mercoledì 5 dicembre (ore 9.30) sarà in calendario al MANN la “Festa dell’inclusione”, organizzata in collaborazione con Federconsumatori Campania. All’evento, che prevedrà la realizzazione di laboratori creativi e visite in collezione, parteciperanno Paolo Giulierini (Direttore dell’Archeologico), Rosario Stornaiuolo (Presidente Federconsumatori Area Metropolitana di Napoli), Roberta Gaeta (Assessore alle politiche sociali del Comune di Napoli) e Toni Nocchetti (Associazione “Tutti a scuola”): il MANN, inoltre, riceverà il marchio di “Museo accessibile”. Durante l’iniziativa, sarà presentato un video di Davide Tartaglia ed i partecipanti avranno modo di assistere alla perfomance di Mauro Maurizio Palumbo dedicata alla “RiGenerazione”; infine, Alessandra Pagliano, curatrice della mostra “Le ore del sole”, effettuerà un laboratorio tattile di scoperta degli antichi orologi solari in esposizione. Eppure, anche in occasione delle festività natalizie, la parola “inclusione” assumerà, nel dizionario dell’attività museale, i contorni di integrazione con le arti tipiche del territorio campano: venerdì 7 dicembre, alle 12, sarà inaugurato il “Presepe continuum”, che i maestri dell’Associazione Presepistica Napoletana hanno progettato nell’atrio del Museo, forgiando alcuni splendidi pastori ispirati alle grandi sculture del MANN. 

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