Mercoledì 22 Agosto 2018 - 3:28

Addio a Maria Colonnese, signora dei libri

 

NAPOLI. È morta questa mattina a 71 anni Maria Colonnese. Esperta di libri antichi, aveva fondato con il marito Gaetano l'omonima libreria e casa editrice in piazza Luigi Miraglia, nel cuore antico di Napoli. Domani, sabato 7, alle 12 sarà ricordata con un corteo che partirà da piazza Miraglia e procederà verso via Santa Maria di Costantinopoli. «Ciao Mamma. Non ho molte parole per il pudore e la riservatezza che ti ha sempre contraddistinto. Ti vogliamo bene e sappiamo quante persone te ne vogliono», scrive il figlio Edgar sulla sua pagina Facebook. Unanime il cordoglio degli scrittori e artisti napoletani. Ma anche di tanti che l'hanno conosciuta, frequentando la storica libreria.

La Scapiliata di Leonardo a Palazzo Zevallos

NAPOLI. È stata presentata oggi alle Gallerie d'Italia - Palazzo Zevallos Stigliano, sede museale di Intesa Sanpaolo a Napoli, l'esposizione della celebre opera di Leonardo da Vinci 'La Scapiliata', proveniente dal Complesso Monumentale della Pilotta di Parma, anticipando le celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Leonardo previste per il prossimo anno. L'esposizione, curata da Marco Carminati, sarà aperta al pubblico dal 6 luglio al 2 settembre 2018. L'arrivo dell'opera di Leonardo da Vinci a Napoli segna la settima edizione della rassegna 'Ospite Illustre' che propone, nelle sedi espositive di Intesa Sanpaolo - le Gallerie d'Italia e il 36° piano del Grattacielo di Torino -, un'opera di rilievo in prestito temporaneo da prestigiosi musei italiani e stranieri. Nelle precedenti edizioni della rassegna Ospite Illustre, si sono susseguiti alle Gallerie di Palazzo Zevallos Stigliano di Napoli tre capolavori: il Ritratto d'uomo di Antonello da Messina da Palazzo Madama di Torino (2015-2016), l'Arlecchino con specchio di Picasso dal Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid (2016) e i Musici di Caravaggio dal Metropolitan di New York (2017), mentre alle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari di Vicenza è stata esposta la Trasfigurazione di Bellini dal Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli (2016). In occasione delle ultime due edizioni sono stati presentati al Grattacielo Intesa Sanpaolo di Torino il Ritratto del conte Antonio da Porcia di Tiziano dalla Pinacoteca di Brera di Milano (2017) e, da Capodimonte, la Madonna con il Bambino di Bronzino (2017-2018). 

LA SCAPILIATA. Il celebre dipinto di Leonardo, La testa di fanciulla, detta La Scapiliata, è una tavoletta in legno di 27 centimetri per 21, dipinta con terra d'ombra, ambra inverdita e biacca, nota sin dal 1627 per la citazione, negli inventari di Federico Gonzaga, di ''un quadro dipintovi la testa di una donna scapigliata bozzata…, opera di Leonardo da Vinci''. La sua datazione è tutt'ora incerta e oggetto di studio, così come la sua effettiva natura (dipinto non finito, abbozzo, studio preparatorio), la provenienza e la sua destinazione. A distanza di oltre trent'anni dalla grande mostra Leonardo e il leonardismo a Napoli e a Roma tenutasi al Museo di Capodimonte, il ritorno del dipinto in città consentirà di riprendere i temi affrontati in quella circostanza, aggiornandoli con i più recenti interventi critici. La raffinata Testa di fanciulla - forse ''incompiuta'' ed avvolta nel mistero, sarà infatti messa a confronto, nel corso di una visita guidata in programma per il 7 luglio e il 21 luglio, con il volto di Sant'Orsola del Martirio di Caravaggio, consentendo di approfondire le tecniche e il linguaggio di questi due maestri dell'arte italiana. Altre visite, in programma fino al 2 settembre e destinate ad adulti, gruppi e studenti, sveleranno i segreti dell'affascinante capolavoro di Leonardo, mettendolo a confronto con altre donne della galleria, lungo un arco cronologico che va dal XVII ai primi anni del XX secolo. 

ACCANTO ALL'OPERA. Accanto alla Scapiliata di Leonardo da Vinci sarà esposta una riproduzione digitale di Erodiade porta la testa di San Giovanni Battista a Salomè di Bernardino Luini. L'opera originale, datata tra il 1527 circa e conservata agli Uffizi dal 1793, è di straordinaria importanza storica: la sorprendente somiglianza tra la ''Testa di fanciulla'' di Leonardo e la protagonista femminile del dipinto olio su tavola del pittore lombardo contribuisce a collocare a Milano il prototipo leonardesco almeno fino al 1530, sottolineando la fortissima influenza che il maestro toscano continuava a esercitare sui più giovani artisti che si erano formati o perfezionati alla sua bottega. Il dialogo tra i volti del capolavoro di Leonardo e quello di Luini è qui reso possibile grazie all'esposizione di quest'ultimo sotto forma di DAW- Digital Art Work, copia digitale riprodotta in serie limitata, numerata e certificata, in scala 1:1 in tutto e per tutto fedele all'originale, realizzata dall'azienda Cinello in accordo con le Gallerie degli Uffizi utilizzando un'innovativa tecnologia brevettata. L'iniziativa è promossa da Save the Artistic Heritage. Il catalogo della mostra Leonardo da Vinci. La Scapiliata è edito da Marsilio e contiene un saggio critico del curatore Marco Carminati. 

L’arte “Dalla Parte dei Bambini”

L’avvento dell’estate è stato salutato dalla splendida mostra che gli scolari delle classi prime della scuola “Dalla Parte dei Bambini” hanno realizzato e allestito nelle sale dell’Accademia di Belle Arti di Napoli.

Un’opera collettiva maturata nel corso dell’anno scolastico 2017/2018 e incentrata attorno al binomio Arte ed Educazione.

Così, le forme, i colori, le immagini e i pensieri dei giovanissimi artisti hanno abbandonato la loro dimensione onirica, astratta, pensata per comporre una suggestiva pinacoteca di piccole opere d’arte, cariche di quella sincerità che solo la spontaneità dei bambini sa dare.

Senza filtri, senza artefatte costruzioni, ma ricchi unicamente di forza espressiva, i visi, i luoghi, gli animali e le “visioni” dei piccoli alunni sono emersi dalla loro infanzia, per ricordare a noi adulti che in ogni opera  si incontra l’essenza di un artista (“ho incontrato gli artisti nei loro quadri” ha affermato uno dei piccoli autori) e che, difronte a un’opera d’arte, occorre andare con lo sguardo in profondità, per poter vedere l’orizzonte immenso che si apre oltre la linea di superfice. 

"Noi adulti troppo spesso preferiamo semplificare e ricondurre a una sola risposta la moltitudine di domande che l'infanzia ci pone – racconta Rachele Furfaro, direttrice e docente dell’istituto - In un mondo ricco di immagini, educare allo sguardo significa dare senso e ampliare orizzonti, sollecitare visioni e punti di vista altri che rappresentano esperienze emotivamente significative che per essere raccontate hanno bisogno di un nuovo vocabolario che i nostri bambini hanno cominciato a scrivere".

Ebbene, se l’essere umano, per sua natura, ha esigenza di concretizzare l’astrazione del proprio pensiero attraverso rappresentazioni, oggi, in un mondo segnato da una “modernità liquida” (per dirla alla Zygmunt Bauman), capire sin da bambini l’importanza che un’immagine non debba essere solo fine a se stessa, quale effimera copertina di un istante d’apparenza, ma che debba contenere l’espressione vitale dell’essenza di ciò che rappresenta, è quanto mai necessario. È, quindi, meritorio l’impegno profuso da chi, come la scuola “Dalla Parte dei Bambini”, opera in tale direzione nella ferma convinzione che ai nostri figli occorre dare un “nuovo vocabolario” da scrivere e con il quale poter poi (de)scrivere le loro emozioni.

"Gli artisti vivono in un’altra maniera, attraverso i quadri", titola la bella introduzione di  Rachele Furfaro a "Immginare l'arte", presentazione della mostra e "catalogo" contenente tutte le opere esposte realizzate dagli scolari; introduzione da leggere e da apprezzare per il messaggio in essa contenuto, nonché perfetta sintesi esplicativa del valore e del significato della mostra:  "Quando le lettere di Kandinskij e di Klee sono state recapitate nelle nostre classi, non sapevamo bene dove questo lavoro ci avrebbe condotto. Come insegnanti avevamo l’obiettivo di avvicinare i bambini al mondo dell’arte, di radicare dentro ciascuno il piacere di stupirsi, di emozionarsi di fronte a un’opera d’arte. Sapevamo che solo un’ esperienza estetica più duratura, meno superficiale del semplice guardare un’opera una volta ogni tanto o dell’andare occasionalmente in un museo, potesse far nascere nei bambini il piacere di incontrare l’arte nelle sue diverse forme. Siamo partiti ponendoli a diretto contatto con l’opera: con le opere che abbiamo incontrato nei musei e nelle mostre che abbiamo scelto di visitare in giro per l’Italia, cercando, di città in città, le esposizioni dedicate agli artisti che volevamo accompagnassero questa meravigliosa esperienza. Kandiskij e Klee all’inizio, poi Rauschemberg, Monet e infine Pistoletto e Ernesto Tatafiore, che abbiamo avuto la fortuna di incontrare personalmente, hanno scritto delle lettere individuali a ognuno dei nostri bambini. Ogni lettera conteneva un’opera. Questo dialogo, realistico per quanto immaginario, ha permesso a ogni bambino di entrare in contatto con il mondo dell’artista che a lui si rivolgeva. Attraverso quelle lettere i bambini si sono avvicinati progressivamente all’immaginario degli artisti stessi e hanno consentito a noi insegnanti di entrare a nostra volta nel loro immaginario infantile. Abbiamo osservato, ascoltato, con cautela, in punta di piedi, come si muoverebbe un equilibrista sul filo, rimanendo in attesa, in bilico tra due mondi: il visibile, composto di cose e fatti e l’invisibile, costituito dai sogni e dai desideri dei nostri bambini. Su quel filo, in una tensione sempre viva e in continuo movimento, abbiamo tessuto la tela del gioco dell’arte, facendo incontrare in un rimando tra reale e immaginario, tra gioco, arte e piacere, i bambini, gli artisti e i loro mondi. Gli artisti vivono in un’altra maniera, attraverso i quadri. L’opera che ognuno di loro ha ricevuto e che ha di fronte, così come le richieste che si rincorrono nelle lettere che continuano a partire e ad arrivare alimentando la loro curiosità, pone i bambini in una nuova condizione. Si chiedono e ci chiedono chi sono questi signori, perché scrivono, cosa vogliono da loro… Si convincono che qualcosa di vero e profondo si sta compiendo nelle aule della loro scuola solo quando ricevono da Kandinskij l’invito a recarsi a Reggio Emilia, per incontrarli nella mostra dedicata alle sue opere e a quelle dei suoi amici Paul, Robert e John Cage. Per preparare l’incontro con gli artisti, abbiamo giocato con le forme, i colori e la musica, abbiamo messo in moto le energie necessarie a elaborare pensieri, suggestioni anche molto diverse e distanti tra loro e abbiamo insieme cercato di dare al tutto una coerenza, che ha trovato una sintesi nel lavoro prodotto dai bambini a partire da un dettaglio che ognuno di loro ha scelto, guardando l’opera ricevuta in dono dall’artista. Abbiamo lavorato sullo stupore e lo spiazzamento prodotto nei bambini da questo gioco inconsueto e abbiamo creato un corto circuito nella comunità delle classi prime. Facendo concentrare la loro attenzione sull’osservazione delle opere, e in particolare su un dettaglio da cui ogni bambino aveva scelto di partire per dare vita alla sua opera, cercando di coltivare e far crescere in ciascuno di loro l’azione creativa che avevano iniziato. Giorno dopo giorno, abbiamo seminato e nutrito il loro percorso di nuove immagini e nuovi pensieri, in modo da promuovere, quell’affezione verso l’arte in grado di radicarsi e generare i suoi frutti non solo nell’immediato, ma nel tempo lungo dell’incontro. Ad avere interessato noi educatori e insegnanti sono stati i processi, o meglio le strategie che ciascuno di loro ha attivato in modo del tutto naturale per inseguire e dare forma al proprio mondo e rendere vivide le proprie immagini. In classe, il confronto tra il proprio lavoro e quello dell’artista, tra i lavori di ognuno e quelli degli altri è vivo, dinamico, diretto. E’ vero e coinvolgente, non ha bisogno di strutture grammaticali o ortografiche per essere espresso, né tantomeno di schemi sintattici complessi per essere raccontato. E’ un parlare spontaneo che nasce e dà vita a un dialogo collettivo, che si alimenta degli interessi del gruppo e si esprime nel suo svolgersi in modo naturale, con competenza e coerenza, con disinvoltura. La stessa disinvoltura con cui abbiamo trattato temi filosofici che mai avremmo immaginato di poter presentare a bambini di scuola primaria. Alle loro domande, noi adulti abbiamo risposto con altre domande: “Ma secondo voi avete incontrato oppure no Kandinskij, Klee, Rauschemberg…?”. Il dialogo collettivo che si è alimentato delle risposte di ciascuno, ha fatto nascere ancora nuove domande. Il flusso che si è generato appena fuori da palazzo Magnani a Reggio Emilia, dove i più si aspettavano di incontrare effettivamente Kandinskij in persona, sembrava non avere fine! Le loro risposte sono state stupefacenti: “Ma non c’erano i pittori!!! Si vede il loro modo di pensare e il modo di fare nei suoi quadri” “Io penso che li ho incontrati” “Non li abbiamo incontrati proprio perché vivono in un’altra maniera, attraverso i quadri.” E’ un dialogo coerente, competente, disinvolto, a cui tutti hanno partecipato attivamente, con passione! Noi adulti troppo spesso preferiamo semplificare e ridurre le richieste dei bambini e le loro argomentazioni a strutture logiche già conosciute, rinunciando a seguire la provocazione che ci fanno e a entrare appieno nel loro mondo ricco di immagini inedite e sorprendenti. Preferiamo abdicare all’avventura che il mondo dell’infanzia ci propone e con la scusa di indicare la strada giusta condurre a un denominatore comune, ad una sola e unica risposta, più comoda e rassicurante per noi, le diverse domande che potrebbero arrivare dai tanti bambini che incontriamo lungo il nostro percorso. Educare vuol dire, tirare fuori dalle persone ciò che in esse è già, almeno in nuce. I bambini hanno bisogno più di ogni altra cosa di cominciare a parlare a partire dalla lingua delle immagini, delle forme, delle figure, dei colori prima ancora di usare il codice linguistico. Questo d’altra parte si alimenta delle scoperte e delle esperienze emotivamente pregnanti che, per essere raccontate, hanno bisogno di un nuovo vocabolario, quello che i “nostri bambini” hanno cominciato a scrivere!".

Marco Sica

Premio San Gennaro, domani la cerimonia

NAPOLI. Al via la XIII edizione del Premio San Gennaro. Domani alle ore 18 la cerimonia presso il Seminario Arcivescovile di Capodimonte. Il premio, presieduto dal cardinale Crescenzio Sepe, viene organizzato dal Comitato Diocesano San Gennaro “Guardia d’Onore alla Cripta, che è presieduto dal magistrato Carminantonio Esposito. Quest’anno il Premio verrà assegnato a Luisa Franzese, direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale della Campania; Edoardo Cosenza, docente universitario presso l’Università Federico II e presidente dell’Ordine degli Ingegneri e a Gianluca Guida, direttore dell’Istituto di pena per minorenni di Nisida.

Premio Napoli, annunciati i finalisti

NAPOLI. Torna il Premio Napoli, lo storico riconoscimento alla letteratura italiana, che per la sua 64esima edizione ritrova uno spirito colto e al contempo popolare. Sarà il pubblico, infatti, a decretare i vincitori nelle categorie “Narrativa”, “Poesia” e “Saggistica”, a partire dalle terne finaliste selezionate da una giuria tecnica presieduta da Domenico Ciruzzi, presidente della Fondazione Premio Napoli. I nomi dei candidati sono stati annunciati dallo stesso presidente, presente anche il vicepresidente Alfredo Contieri, questa mattina nella sede della Fondazione, all’interno di Palazzo Reale. I riconoscimenti saranno consegnati nel corso della cerimonia che si svolgerà il 18 dicembre 2018 al Teatro Mercadante.

Ecco i finalisti. Sezione “Narrativa”: “Mio padre la rivoluzione” (Minimum Fax) di Davide Orecchio; “Ipotesi di una sconfitta” (Einaudi) di Giorgio Falco; “Leggenda privata” (Einaudi) di Michele Mari. Sezione “Poesia”: “Prova d’inchiostro e altri sonetti” (Aragno) di Mariano Baino; “La pura superficie” (Donzelli) di Guido Mazzoni; “Rifrazioni” (Mondadori) di Elio Pecora. Sezione “Saggistica”: “L’invenzione del globo” (Einaudi) di Matteo Vegetti; “Stranieri residenti” (Bollati Boringhieri) di Donatella Di Cesare; “Sillabario dei malintesi” (Marsilio) di Francesco Merlo. 

Per l’edizione 2018 sono state effettuate 1.324 iscrizioni sul sito del premio per diventare “giudice lettore” e avere così la possibilità di votare i finalisti della 64esima edizione del Premio Napoli. È stato possibile registrarsi fino al 15 giugno scorso sia come giudice lettore singolo, sia come parte di un comitato, guidato da un coordinatore. Ogni giudice lettore ha avuto la facoltà di iscriversi per una sola sezione: “Narrativa”, “Poesia” o “Saggistica”.

Tra le 1.324 iscrizioni rientrano 80 comitati, creati soprattutto dagli allievi di diverse scuole di Napoli e della provincia: dai licei scientifici Labriola Mercalli al liceo classico Umberto, dal liceo musicale Boccioni-Palizzi alla scuola militare Nunziatella, dal liceo scientifico Brunelleschi di Afragola all’istituto comprensivo 7° Pergolesi di Pozzuoli. Anche quest’anno si conferma la presenza dei comitati di giudici lettori nelle carceri di Poggioreale e Secondigliano, dove la Fondazione Premio Napoli da tempo è impegnata nella realizzazione e nella diffusione di percorsi culturali inediti. A rimarcare il carattere popolare e territoriale del Premio Napoli sono anche i comitati di lettura nati nelle periferie, tra i quali risultano l’associazione dei Maestri di Strada, il Centro Mamu di Ponticelli, la libreria “La Scugnizzeria” curata da Rosario Esposito La Rossa.

«Il nostro lavoro – spiega Domenico Ciruzzi, presidente della Fondazione Premio Napoli – è anche finalizzato alla promozione della cultura letteraria come strumento di costante dialogo tra Palazzo Reale e periferie e viceversa. La Fondazione è nata come un presidio di cultura sul territorio e deve sempre più rappresentare un laboratorio di idee e di attività che metta in relazione armonica realtà distanti».

 

Campetto di calcio a Capodimonte, raccolti 22mila euro con il party nel Cellaio

NAPOLI. Ben 22.100 euro raccolti per un unico scopo: dotare il Real Bosco di Capodimonte del primo campetto di calcio in erba sintetica e destinarlo all’uso gratuito dei frequentatori del parco, ragazzi del quartiere e non solo. Si è realizzato pienamente l’obiettivo della prima edizione della “Festa dell’Estate, ballando al chiaro di luna nell’antico Cellaio”, iniziativa di fundraising che ha visto operare assieme il Museo e Real Bosco di Capodimonte, l’Associazione Premio GreenCare Ets e l’Associazione Amici di Capodimonte onlus.

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Il dresscode della serata è stato un omaggio alla natura riassunta in un giardino: e dunque spazio a fiori, foglie, ninfe, divinità silvestri, con gli ospiti pienamente immersi nell’atmosfera. In prima fila il direttore del Museo e del Real Bosco di Capodimonte, Sylvain Bellenger, vestito da Re Borbone: «Grazie alla generosità dei napoletani. Abbiamo provato ad attivare un meccanismo virtuoso e la risposta è stata spettacolare, tantissime persone si sono mosse per dotare il Bosco di un campo di calcio in erba sintetica destinato ai giovanissimi. Significa che a Napoli c’è una società civile pronta non a chiedere ma a dare, non ad aspettare ma a partecipare».

Benedetta de Falco, presidente dell’Associazione Premio GreenCare, afferma: «Il Bosco si è presentato nella sua forma più smagliante ai suoi ospiti, abbiamo toccato le corde giuste riuscendo a centrare l’obiettivo, un campo di calcio per i ragazzi che frequentano un luogo che confina con tanti quartieri fragili». Presente alla serata il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris: «Sono sempre di più le persone che vogliono lasciare un segno positivo in città. In questo parco si sta facendo un grande lavoro con il contributo di tanti. Questa serata ce lo testimonia pienamente».

Accanto all’impegno dell’Associazione Amici di Capodimonte onlus, presente la segretaria Generale Stefania Albinni, tanti imprenditori, liberi professionisti, manager, cultori dell’arte, cittadini con una spiccata attitudine per il sociale: tra questi, Federica Brancaccio, Sergio Cappelli, Giovanni Diana con la moglie Gabriela, Generoso Di Meo, Anton Emilio Krogh, Fabrizio Pascucci con la moglie Valentina, Laura Trisorio con l’imprenditore Gianfranco D’Amato. Tra i numerosi ospiti l’ambasciatore Andres Cardenas con la moglie Monica, il cavaliere del lavoro Gianni Russo con Delfina, Gianpietro e Maria Francesca Sanseverino di Marcellinana, Carlo de Gregorio Cattaneo, Maurizio Paternò, Roberto e Raffaella Paterno, Linda Martino, Laura Giusti, Michele Fortunato, Giovanni Lombardi, Giorgio Nocerino, Mimmo Tuccillo con Rosita Puca, Carmine e Nunzia Guarino, Mariella Pandolfi, Angela Casale, Svevo ed Erika de Martino, Giuliano e Roberta Buccino Grimaldi, Sveva Focas, Marta Garzone, Daniela Fossataro, Vincenzo Ferrara, Biagio e Maria Vittoria Orlando, Mino Cucciniello, Michele Valiante con Ornella Iannone, Grazia Leonetti, Piera Leonetti. E ancora, l’imprenditrice Nunzia Petrecca con il prof. Carmine Guarino e le curatrici di Capodimonte Linda Martino e Paola Giusti.

In tanti si sono lasciati immortalare sul Green Throne sotto lo sguardo del cavaliere del lavoro Annamaria Alois, la cui azienda lo ha realizzato per il Salone del Mobile 2018. E l’omaggio alla natura della Compagnia di danza di Claudia Sales ha avvinto il pubblico. La Festa dell’Estate si è realizzata con il sostegno di Ferrarelle Spa.

 

Pompei, scavi Regio V: emerge il cranio del fuggiasco

POMPEI. Ritrovato il cranio del fuggiasco, la prima delle vittime emerse nel cantiere dei nuovi scavi della Regio V, di cui finora era stata rinvenuta solo una parte dello scheletro. In una prima fase dello scavo sembrava che la porzione superiore del torace e il cranio, non ancora identificati, fossero stati tranciati e trascinati verso il basso da un blocco di pietra che aveva travolto la vittima: tale ipotesi preliminare nasceva dall’osservazione della posizione del masso rispetto al vuoto del corpo impresso nella cinerite. Il prosieguo delle indagini all’incrocio tra il vicolo delle Nozze d’Argento e il vicolo dei Balconi, laddove erano emersi i primi resti scheletrici, ha portato alla luce la parte superiore del corpo, ubicata a quote decisamente più basse rispetto agli arti inferiori. La ragione di tale anomalia stratigrafica va ricercata nella presenza, al di sotto del piano di giacitura del corpo, di un cunicolo, presumibilmente di epoca borbonica, il cui cedimento ha portato al collasso e allo scivolamento di parte della stratigrafia superiore, ma non del blocco litico, ancora inserito nella stratigrafia originaria.
La morte non è stata quindi presumibilmente dovuta all’impatto del blocco litico, come ipotizzato in un primo momento, ma da probabile asfissia dovuta al flusso piroclastico.
I resti scheletrici individuati consistono nella parte superiore del torace, arti superiori, cranio e mandibola. Attualmente in corso di analisi, presentano alcune fratture la cui natura sarà verificata, in modo da poter ricostruire con maggiore accuratezza gli ultimi attimi di vita dell’uomo.

Conto alla rovescia per il Premio Biagio Agnes

SORRENTO. Conto alla rovescia per la decima edizione del “Premio Biagio Agnes” che si svolgerà a Sorrento venerdì 22 e sabato 23 giugno prossimi. Tra gli ospiti della cerimonia conclusiva, che sarà trasmessa in differita su Rai1, mercoledì 27 giugno, in seconda serata, ci saranno Il Volo, Ermal Meta, i ballerini di “Ballando con le Stelle” e Dodi Battaglia. A ricevere il riconoscimento, sul palco di Marina Grande, Jèrome Fenoglio, direttore di Le Monde (Premio Internazionale), Paolo Mieli ed Ezio Mauro (Premio per il Decennale), Adriana Cerretelli de Il Sole 24 Ore (Premio Giornalista per l’Europa), Antonio Tajani, Presidente del Parlamento Ue (Premio Giornalista nelle Istituzioni), Barbara Stefanelli, vicedirettore del Corriere della Sera (Premio per la Carta Stampata), “Il ruggito del coniglio” storica trasmissione di Rai Radio Due condotta da Antonello Dose e Marco Presta (Premio per la Radio), Alberto Brambilla de Il Foglio (Premio Under 35), Antonio Monda (Premio Giornalista Scrittore) e Gloria Satta (Premio per Cinema e Fiction). Il Premio per la televisione sarà assegnato a Fabrizio Frizzi, il popolare conduttore scomparso prematuramente lo scorso marzo.

Tre i premi speciali conferiti in questa edizione, quelli a Milly Carlucci, per la sua carriera televisiva, a Michelle Hunziker, per il successo ottenuto nell’ultima edizione del Festival di Sanremo e a Luca Zingaretti per il record di ascolti de Il Commissario Montalbano, la fiction più seguita in Italia.

Il programma del premio prevede anche due giornate di incontri e dibattiti, che si terranno alle 17.30 nella sala Tasso del Comune di Sorrento. Venerdì 22 giugno si parte con “Innocenti” - Il dramma ed il riscatto di uomini e donne accusati ingiustamente". Interverranno Filippo La Mantia finito in carcere nel 1986 per favoreggiamento dell’omicidio Cassarà, l’ingegnere Vito Gamberale arrestato nel 1993 con l’accusa di abuso di ufficio e concussione, Stefano Messore accusato di sciacallaggio dopo essere intervenuto a favore dei terremotati di Amatrice nel 2016, Maria Andò arrestata nel 2008 con l’accusa di rapina e tentato omicidio, Gabriele Magno Presidente dell’Associazione Nazionale Vittime Errori Giudiziari, Simonetta Matone Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Roma. Modera Tiberio Timperi, giornalista e conduttore Rai.

L'indomani sarà la volta di “Nord e Sud. Imprenditori a confronto per lo sviluppo dell’economia italiana”, una delle questioni italiane più antiche di cui si dibatte sin dalla costituzione dello Stato Unitario. Nell’ambito di uno scenario di evidente difficoltà ci sono però elementi che possono portare a nutrire una speranza in vista del prossimo futuro. In particolare la Regione Campania sta mettendo in atto dei provvedimenti volti a sostenere le imprese locali, consentendone un reale rilancio. Iniziative lodevoli che da sole non bastano, è infatti necessario l’abbattimento di tutti i fattori che impediscono un reale sviluppo del Sud, come la corruzione, la burocrazia e la pubblica amministrazione che finiscono per strozzare chi fa impresa e l’influenza della criminalità organizzata sul tessuto economico-produttivo. Modera Barbara Capponi, giornalista del Tg1.

«Con l'edizione 2018 del Premio Biagio Agnes, Sorrento e la Fondazione intitolata al celebre ed indimenticato giornalista, rinnovano la loro sinergia  - commenta il sindaco di Sorrento, Giuseppe Cuomo - Anche quest'anno, due giorni dedicati all'attualità, con i convegni organizzati nella sede del Palazzo Municipale e una serata conclusiva di cultura e grande spettacolo. Ospitare sul nostro territorio un evento di questo spessore è motivo di sincero e motivato orgoglio».

 

Al via il primo Festival della Musica popolare del Sud Italia

NAPOLI. Le tradizioni, i suoni e le danze del Mezzogiorno d'Italia saranno i protagonisti del primo Festival della Musica popolare del Sud Italia organizzato dal Museo e Real Bosco di Capodimonte, con la direzione artistica di Peppe Barra in collaborazione con Antonio Acocella e Maria Varriale del Centro di Cultura popolare del Mediterraneo, il coordinamento di Aurora Giglio, presidente dell'associazione  MusiCapodimonte e il sostegno della Regione Campania nell'ambito delle iniziative Carta Bianca nel Bosco.

Una grande festa della musica, quattro giorni nel Real Bosco di Capodimonte da giovedì 21 a domenica 24 giugno 2018, per ascoltare i suoni del Sud eseguiti dal vivo dalle principali compagnie di canto popolare della Campania, della Calabria e della Puglia (area concerti, ore 20), per imparare a ballare le danze la tarantella calabrese, la pizzica tarantata e le tammurriate campane (Cellaio, ore 17), ma anche seminari  e workshop per approfondire l'ampio mondo delle tradizioni popolari del Sud Italia con le voci più autorevoli del settore (Cellaio, ore 16 e sabato 23 e domenica 24, ore 11), una vera e propria indagine etnomusicologa per una piena consapevolezza dell'immenso patrimonio immateriale rappresentato dalla musica popolare nel Sud Italia.

Alla conferenza stampa hanno partecipato il direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte Sylvain Bellenger, il direttore artistico Peppe Barra, Rosanna Romano, direttore generale per le Politiche Culturali e il Turismo della Regione Campania, Patrizia Boldoni alla guida del Coordinamento scientifico regionale delle Arti e della Cultura, Aurora Giglio presidente di MusiCapodimonte, Antonio Acocella e Maria Varriale del Centro di Cultura popolare del Mediterraneo. Erano presenti alcuni degli artisti protagonisti del Festival.

«La  musica popolare é una musica colta. Era il 1980, molto tardi dunque, quando ho scoperto a Napoli la musica popolare del Sud Italia. - così il direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte, Sylvain Bellenger - Alcuni amici mi avevano fatto ascoltare le registrazioni di Roberto Murolo e subito dopo della Gatta Cenerentola, scritta da Roberto De Simone nel 1976 e tratta dal racconto di Basile, la quale ha conquistato il mondo prima di conquistare il cinema. Creare un festival significa creare una tradizione, nel nostro caso, una tradizione della tradizione musicale. Questo è anche il modo più allegro e vivace di dare visibilità alla cultura popolare, una cultura che non si è interrotta davanti alla legittimità culturale e che è voluta e si trasmette soprattutto a Napoli e nell’Italia del Sud dove la vitalità della lingua napoletana ha conservato il legame storico fondamentale dell'identità culturale. Lunga vita dunque al Festival della musica popolare dell’Italia del Sud, con l'augurio che animi e incanti il Real Bosco di Capodimonte fino a confondersi con esso. Napoli ha ancora il lusso di avere una cultura popolare particolarmente viva. È un grande onore per me, dopo la creazione con Elsa Evangelista di Musica alla Reggia e la rinascita del Luglio Musicale, aver creato a Capodimonte, grazie alla competenza di Aurora Giglio, la prima associazione di musica popolare napoletana, Musicapodimonte. Capodimonte è una Reggia e non c'è un Re se non c'è un popolo. È un grande privilegio poter beneficiare dell’indiscusso talento di Peppe Barra alla Direzione artistica del Festival. La nostra politica è sempre stata basata sull’apertura a tutte le forme artistiche, soprattutto per ricordare che il senso dell’arte è sempre stato quello dell’esigenza e della libertà».

«Sono trascorsi più di cinquant'anni da quando ho imparato ad amare il mondo popolare; sono stati anni di studio, approfondimento, ricerche. In questo viaggio “misterico” sono stato accompagnato da personaggi come Diego Carpitella, Annabella Rossi, Roberto De Simone, Alan Lomax e altri che hanno illuminato ancora di più la strada che avevo intrapreso. Quando ho lasciato la Nuova Compagnia di Canto Popolare, e ho iniziato a percorrere una nuova strada, quella della World Music, ho capito ancora di più l'importanza delle mie origini; tutto questo è potuto accadere poiché ho avuto la fortuna di avere come madre, compagna e maestra una persona luminosa come Concetta Barra. Oggi sono orgoglioso e onorato di dirigere artisticamente la prima edizione del Festival della Musica Popolare del Sud Italia che si terrà al Museo di Capodimonte di Napoli. Il mio pensiero è soprattutto per i giovani. Nel mio cuore c'è la certezza che possano imparare ad amare, come me, sempre di più le proprie radici, con rispetto, passione e attenzione: perché chi non sa da dove viene non saprà mai dove andare» ha affermato il direttore artistico Peppe Barra.

Per il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca: «La musica popolare è stata, per secoli, uno dei pochi mezzi a disposizione dei meno abbienti per esprimersi e comunicare. Canti e balli venivano considerati e rappresentavano i pochi momenti di divertimento e di svago di vite, che sin dalla prima infanzia, erano dedite solo al lavoro per la sopravvivenza. Ogni occasione era buona per ballare e cantare: la nascita di un figlio, un matrimonio, la vendemmia, la mietitura, la trebbiatura, le feste religiose, le ricorrenze e persino il decesso di persone care. La tradizione popolare è rintracciabile in diverse etnie e popolazioni di tutto il mondo ma nel nostro meridione ha avuto un ruolo sicuramente più marcato e profondo. Forse per la prevalenza di zone montuose e boschive, forse per la disastrosa carenza di comunicazioni che ha tenuto gli abitanti separati per secoli dal resto del mondo, queste tradizioni si sono radicate e diffuse a livello capillare tanto da divenire un modo di essere identificativo della cultura del nostro territorio. È questa la ragione per cui abbiamo deciso di sostenere la prima edizione del Festival della Musica Popolare del Sud Italia: non bisogna disperdere quella fonte culturale che, insieme ai proverbi e all’idioma dialettale, rappresentano gli indizi essenziali, le radici della cultura del nostro popolo. Grazie a questa iniziativa, alcune delle esperienze più interessanti della poesia e musica popolare meridionale svilupperanno degli spettacoli originali su questi temi, che saranno rappresentati negli scenari suggestivi del Museo e Real Bosco di Capodimonte. Sarà uno straordinario momento di confronto e aggregazione sociale e al contempo un'occasione per fortificare il senso di appartenenza alle nostre radici».

«L'elemento che qualifica questo Festival e lo rende unico rispetto agli altri, è il suo alto valore scientifico: non solo solo musica, ma seminari, workshop, dibattiti e incontri tra i maggiori esperti del settore per approfondire il grande patrimonio immateriale che è la musica popolare, bene prezioso da conoscere, custodire e tramandare» sostiene Aurora Giglio presidente di MusiCapodimonte.

«Il Centro di Cultura Popolare nasce a Napoli alla fine degli anni ‘90 con un preciso intento: la salvaguardia, la rivalutazione e la diffusione della musica popolare del sud Italia e del Mediterraneo. In questi anni grazie alla collaborazione con musicisti e studiosi di diversi paesi, il Centro di Cultura Popolare ha creato una rete di scambi culturali attraverso l'organizzazione di festival, concerti, seminari, laboratori musicali, stage di danze popolari. Appuntamenti che ogni anno si rinnovano in Italia, Grecia, Marocco, Spagna, e che affondano le radici in antiche tradizioni. La musica popolare è un patrimonio di tutti i popoli che si affacciano a sud del Mar Mediterraneo. Tammurriate pizziche e tarantelle sono da secoli la colonna sonora che sottende la quotidianità di uomini e donne nei momenti di lavoro nei campi, nei momenti di riposo e durante le feste religiose. È un patrimonio da trasmettere e condividere con le nuove generazioni prima che si estingua. Raccogliamo quindi l’invito del direttore Bellenger con cui condividiamo lo spirito e le finalità del Festival della musica popolare del sud Italia» affermano Antonio Acocella e Maria Varriale del Centro di Cultura popolare del Mediterraneo.

Villa delle Ginestre, ricordando Leopardi

di Armida Parisi

TORRE DEL GRECO. Le celebrazioni leopardiane giungono alla tredicesima edizione con l’inaugurazione, domani alle 12, della mostra “Storia di una casa di campagna, tra oralità e scrittura” aTorre del Greco, in quella che fu l’ultima dimora del poeta, Villa delle ginestre (nella foto a destra). Arredi d’epoca, provenienti da collezioni private, saranno ricollocati nelle sale d’appartenenza della dimora per un percorso espositivo che ricostruisce quotidianità e identità storica della villa ai tempi di Giacomo Leopardi, della famiglia Ferrigni e dei successivi proprietari.
Nella stanza del poeta, dove già sono custoditi arredi e suppellettili originali (nella foto a sinistra), saranno sistemati un candelabro e una lucerna in ottone presenti ai tempi di Leopardi assieme a biancheria d’epoca in canapa e cotone. 
In altri ambienti saranno esposti un’alzatina da salotto di fine ‘800, uno scrittoio da viaggio del 1851 e un portagioie in legno appartenuti a Eleonora Ferrigni Carafa D’Andria, più vari oggetti in tartaruga (uno specchio, un fermaglio e un pettine) per rimarcare la centralità all’epoca della figura femminile in casa. In cucina si troveranno piatti e ceramiche napoletane di fine ’800  (in collaborazione con l’Antica Manifattura Stingo), nella sala del sismografo riproduzioni di cartografie, fotografie e cartoline d’epoca. Lungo il percorso saranno allestiti gli abiti che richiamano il Vesuvio e la sua campagna realizzati dall’Istituto Degni. 
La mostra è in programma fino al 29 giugno ed è realizzata in collaborazione con il Museo del Corallo, dell’Ifs Degni di Torre del Greco e con la Proloco di Torre del Greco.
Nei giorni seguenti, teatro, musica e cultura animeranno come di consueto le “Celebrazioni leopardiane”, che proporranno il 23, 26 e 30 giugno alle ore 19,30 la rassegna corale a cura dell’Associazione Cori Campani, il 28 giugno alle ore 18,30 la presentazione del volume “Infinito Leopardi” di Agostino Ingenito (Media Leader) a cura dell’Associazione culturale “Leopardi e Napoli” con il patrocinio della Fondazione Ente Ville Vesuviane, e il 29 giugno alle ore 19, giorno del 220esimo genetliaco di Leopardi (1798), lo spettacolo teatrale “Dueottobremilleottocentotrentatre, Leopardi a Napoli - Idee per uno spettacolo” del magistrato Lucio Nardi, interprete con Laura Valente (già voce dei Matia Bazar), Gino Monteleone, Luigi Palombi e Shanna Rossi, coreografie di Sabrina Pedrazzini. La rappresentazione ricostruisce la vita del poeta nella residenza vesuviana attraverso le sue liriche, le memorie dell’amico Antonio Ranieri, alcune canzoni napoletane classiche e brani di Beethoven e Lucio Dalla, partendo dalle suggestioni di Nardi, originario di Portici, delle letture del poeta e delle visite da adolescente negli anni ’70 alla Villa delle Ginestre durante le quali fantasticava sulle giornate qui trascorse dal poeta di Recanati.

 

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