Giovedì 21 Febbraio 2019 - 2:31

Arte e cucina a Palazzo Zevallos

Dipinti e buona cucina vanno a braccetto a palazzo Zevallos Stigliano con "Sapori in cornice". L'appuntamento è per sabato in via Toledo 185, dove è è di scena l'ultima degustazione narrata con  Pietro Parisi, il cuoco campano protagonista della trasmissione televisiva "Mi Manda Rai Tre". Alle 11,30 la visita guidata tra le opere d'arte custodite nello splendido edificio seicentesco: fra tutte, primeggia l'eccezionale "Martirio di Sant'Orsola", del Caravaggio. Alle 12,30 l'incontro con lo chef che, partendo dall’opera di Giovanni Battista Ruoppolo “Natura morta con pani, frutta, selvaggina e pesci” (nella foto),  si fa portavoce della cucina campana del recupero e senza sprechi, in linea con le tematiche di Expo e racconta le tradizioni della sua terra: dalle conserve alle marmellate, dalle mostardeai legumi in fiasco. Protagonisti della degustazione i suoi celebri "boccaccielli": piatti iconici cotti al vapore in barattoli di vetro: monoporzioni di parmigiana di melanzane e una moderna rivisitazione della pizza di scarole dove pane, mozzarella e verdura si presentano stratificate in barattolo. In vetro anche la polpetta di carne con ragù di pomodoro San Marzano. La frutta dipinta nell’opera di Ruoppolo è rappresentata dalla mela annurca, riproposta in marmellata naturale in una crostata. In abbinamento i vini dell'azienda Casa Setaro i cui vigneti crescono tutti all'interno del Parco Nazionale del Vesuvio (Per partecipare telefonare al numero verde 800 454229).

 

L’Ottocento napoletano per l’Expo 2015, si parte con "Sguardi su Francesco Jerace"

Sguardi su Francesco Jerace è il titolo della prima personale del fotografo napoletano Silvio Russino che inaugurerà il prossimo giovedì 12 marzo, alle 17.30, il ciclo di mostre ed eventi per la riscoperta dell’800 napoletano: la proposta di Databenc (Distretto ad Alta TecnologiA per i BENi Culturali) che offrirà fino al 31 maggio un ricco calendario di appuntamenti presso il Complesso di San Domenico Maggiore grazie alla collaborazione con l'Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli.

Ad essere esposte una selezione di oltre quaranta fotografie dedicate all’opera jeraciana, in una mostra che offre la possibilità di riflettere sul piacere della scoperta: non solo la scoperta dell’opera scultoria, di un’epoca passata e di volti realmente esistiti o del tutto immaginati, ma anche e soprattutto la scoperta della personalità di un artista scultore di due secoli fa e di un artista fotografo di oggi.

Francesco Jerace è tra i più importanti e celebrati scultori italiani della fine del secolo decimonono e del primo trentennio del successivo, divenendo in breve tempo uno degli artisti più noti e richiesti nei circoli intellettuali e nell’alto collezionismo italiano e internazionale. Riesce a coniugare, in un rapporto di grande equilibrio, il realismo appreso a Napoli con echi della scultura classica di memoria michelangiolesca e con la forma dinamica dell’opera berniniana, giungendo a formulare un’idea compositiva e una linea stilistica del tutto originali.

 “Le quarantadue fotografie che Silvio ha selezionato per la sua prima mostra sono il risultato di una sperimentazione condotta in molti più scatti. La sua scelta è condizionata non soltanto dalla sua sensibilità di artista, ma anche dalla sua capacità di lettura dell’opera, sviluppata grazie alla formazione universitaria e agli studi compiuti sull’arte. I dettagli dei volti che lo hanno particolarmente colpito sono chiaro/scuri, sono pieni/vuoti. Silvio gioca con le luci e con la forma. Del resto che cos’è la scultura se non forma, luce e materia?” - spiega la storica dell’arte Isabella Valente nel testo introduttivo del catalogo della mostra - “Come ci si pone davanti a una scultura? La scultura è un’opera viva, parlante. Bisogna comprendere innanzitutto cosa l’artista aveva voluto sottolineare di quel dato ritratto, quale carattere aveva voluto rendere evidente, ma soprattutto individuare con l’occhio del conoscitore il punto di vista privilegiato dallo scultore. Poi, dopo che la si è conosciuta, lasciarsi condurre dall’opera, lasciarsi andare a ciò che di essa ci colpisce. Silvio è riuscito col suo occhio fotografico a fare tutto questo, offrendo una rosa di immagini di grande fascino, rigorosamente in bianco e nero.”

Fotografo napoletano laureato in Beni Culturali, Silvio Russino trasforma la sua passione in vera professione nel 2006. Oggi si dedica alla fotografia di paesaggio, ritrattistica, still-life e in particolare fotografia di opere d’arte come quadri e sculture, collaborando con alcune gallerie partenopee, musei e università.

La mostra di fotografie di Russino, esposte fino al 31 maggio, apre il calendario di eventi che condurrà alla riscoperta del valore del contesto innovativo della Napoli otto-novecentesca, all’avanguardia nel settore artistico-scultoreo di quel periodo, ricco di fermenti che hanno portato all’unità d’Italia. Cuore delle manifestazioni è la mostra Il Bello o il Vero, curata dalla professoressa Isabella Valente dell’Università di Napoli Federico II, che si rinnova e continua il suo percorso di successo proponendo un programma di iniziative che animeranno il centro storico di Napoli.

Un’opportunità per la città di Napoli e la Campania per proporre, in occasione di Expo 2015, una prestigiosa offerta culturale e turistica, sostenuta da modelli innovativi di fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale basati su un moderno utilizzo delle tecnologie.

Il programma degli eventi su www.ilbellooilvero.it.

Su www.ilbellooilvero.it è possibile inoltre collegarsi per visitare la mostra Il Bello o il Vero attraverso il Virtual Tour per passeggiare nelle sale godendosi in anteprima il piacere della visita da fare dal vivo.

"The lack", la forza delle donne

Un’ora e poco più. Questo il tempo esterno, oggettivo, di “The lack” (nella foto, un frame), ultimo lungometraggio dei Masbedo, che domani alle 18 sarà proiettato alla presenza degli autori al Madre, preceduto da un’introduzione di Laura Cherubini, vicepresidente della Fondazione Donnaregina, e di Alessandro Rabottini, curator at large in via Settembrini. Un duo, quello formato nel 1999 da Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni, che sembra sfatare l’adagio del profeta in patria, avendo incassato – per restare al 2014 - la buona accoglienza per “The lack” alla Mostra del Cinema di Venezia e un’apprezzata mostra alla Fondazione Merz di Torino. Tale seguito si potrebbe, semplificando, motivare così: i Masbedo hanno qualcosa da dire, e la dicono bene.

Al “V&V drink art” la mostra pittorica di Agnese Claudia Masucci

Si inaugura sabato 14 marzo, alle ore 20.30,  la personale pittorica di Agnese Claudia Masucci, la mostra a cura di Valeria Viscione sarà visitabile fino al 13 aprile negli spazi espositivi del V&V drink art di via Merliani 51 a Napoli.

Agnese Claudia Masucci è una pittrice, performer e restauratrice d'arte di origini napoletane.  Figlia di un musicista e pittore, respira arte ed espressione creativa sin dai suoi primi anni di vita. Si avvicina alla danza da giovanissima e prosegue gli studi laureandosi all'Accademia di Belle Arti di Napoli. Nel corso degli anni incontra e lavora per molti artisti, tra cui i Maestri G. De Tora, B. Starita, Pio Della Volpe, ma la sua maggiore influenza artistica arriva dal Maestro Mario Tatafiore. Il percorso artistico di Agnese è fortemente influenzato da altri grandi artisti come Antonioni, Pasolini, Pupi Avati e Alejandro Jodorowsky che la portano e la ispirano alla creazione di performance dal vivo, “filosofia artistica” che ritroviamo sia nei lavori su tela che nelle performance.

In questa personale l’artista predilige la pittura, il suo primo amore artistico, e per l’occasione esporrà una selezione di 15 opere su tela che ruotano attorno al rapporto che Agnese ha con se stessa e con il mondo circostante. Sono principalmente autoritratti, e laddove la Masucci inizia dipingendo un soggetto diverso, ecco che inizia a somigliarle. Attraverso la tecnica pittorica utilizzata con tratti molto forti, contorni scuri ed evidenti, l’artista esprime non solo un momento temporale della sua vita, ma nei tratti c’è tutto il trasporto e il conflitto del suo mondo interiore.

"I Miserabili" al Pan: torna la mostra evento sul femminicidio

Torna (fino al 12 marzo) nel nuovo allestimento al Museo Pan-Palazzo delle Arti in Via dei Mille,  la mostra - evento 'I Miserabili' prodotta dal  Museo Madre e dall'Associazione Culturale “Periferie del Mondo – Periferia Immaginaria” sul tema del femminicidio. Il format ideato  da Désirée Klain, già  adottato dal Consiglio Regionale  della Campania (miglior 'campagna' antiviolenza 2014 per Artribune), nasce da un' idea forte: accendere i riflettori non più sul corpo delle vittime della violenza  ma sulla miseria umana dei carnefici attraverso autentiche foto di cronaca e installazioni artistiche coinvolgenti.  

Novità di questa edizione, con il patrocinio della Regione Campania, dell'Unicef e in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, è  il coinvolgimento  di 12 uomini come testimonial, uno ogni giorno della mostra: si parte con Patrizio Rispo, attesi tra gli altri anche Gino Rivieccio, Enzo Gragnaniello, Maurizio Braucci, Sandro Cuomo, Francesco Nardella, Ottavio Lucarelli e Nino Daniele. Denuncia e riflessione sono alla base delle istallazioni delle tre artiste scelte per l'edizione 2015. Le lenzuola, che simbolicamente rappresentano il luogo dove le violenze vengono consumate, sono il supporto delle opere di  Federica Rispoli:  “Non sto nei miei panni”; gioco duplice e metaforico, che rimanda alla  gioia che prova la sposa nel giorno del si, ma anche, in senso letterale, alla bambina  costretta a vestire abiti non adatti alla propria età. “La sposa bambina” è  un simbolo, che rappresenta tutte le giovanissime che subiscono violenze senza distinzione di razza, cultura o religione. Sempre della Rispoli il quadro “Crime” che sarà esposto nello spazio “Penitenza”  dove i visitatori potranno riflettere sulla violenza nel mondo. 

Sono interventi pittorici su lamiere d’alluminio le opere di Daniela Pergreffi, che, tutte insieme,  propongono una sequenza dinamica come quella di un film, e  singolarmente, come in un fermo immagine, offrono la sintesi di un’azione in corso. Azioni di violenza, compiuta e/o subita, cristallizzata dai nomi del mito per rendere universali e senza tempo atteggiamenti umani che purtroppo sfuggono spesso al controllo della ragione. Si chiama Jnjures il progetto di Nicca Iovinella,  cuore trafitto in più parti, che restituisce la percezione di un’anima spezzata e ricomposta. 

Di grande impatto emotivo il concept curato dal fotoreporter Stefano Renna, che riunisce vere immagini di cronaca, è stato tratto un video della durata 12 minuti, volutamente disturbante e provocatorio, con l’alternarsi delle fotografie dei reporter Renato Esposito, Fabio Cosma Colombo, Stefano Renna, Ciro De Luca e dell’agenzia “Newsfotosud”che raffigurano i reali “carnefici” nel momento dell’arresto, accompagnate da una musica dissonante. Momento significativo della manifestazione  si annuncia l’intervento di Maurizio De Giovanni, che l’anno scorso ha scritto in esclusiva per “I Miserabili”, l'emozionante racconto “Io non ho fatto niente”, tratto da fatti di cronaca, dove il punto di vista è quello dell’assassino. Lo scrittore interverrà al Museo Pan sabato 7 marzo alle 17,00 con una lettura del testo. Nel corso dell’incontro, alla vigilia del classico appuntamento della 'Giornata' dell'8 marzo, è previsto l’intervento dell’Assessore regionale Bianca D’Angelo tra le prime sostenitrici della campagna d sensibilizzazione adottata  dal Consiglio Regionale della Campania in collaborazione con l'Assessorato alle Politiche sociali e  ''La Campania è  all’avanguardia nazionale nel contrasto della violenza sulle donne grazie alla legge regionale contro la violenza di genere che comprende percorsi di assistenza,  servizi territoriali integrati, l'istituzione dell'Osservatorio regionale e il sostegno al mondo dell'associazionismo in una rete socio-sanitaria di assistenza e tutela” ricorda D'Angelo. 'I Miserabili', è stato presentato per la prima volta il 29 marzo 2014 al “Museo Madre” . 

Prossima tappa dal  20 marzo al 5 maggio 2015 alla Casa della Memoria e della Storia di Roma, evento realizzato in collaborazione con F.I.A.P. e I.R.S.I.F.A.R.

Arte, cultura food ed eventi a Furore: ecco la Balconata Furitana

FURORE. Prende il via il prossimo 7 marzo e durerà fino al mese di novembre La Balconata Furitana: speciale e unica kermesse che unisce nel borgo incantevole di Furore (cuore della  costiera amalfitana) arte, cultura, spettacoli, enogastronomia e solidarietà. 
Il progetto, a cui si può partecipare sottoscrivendo una card che dà diritto alla partecipazione a tutti gli spettacoli e a tutti gli eventi, anche quelli enogastronomici, unisce la volontà di valorizzare le bellezze artistiche e culturali di Furore, accompagnandole alla ricercatezza di percorsi turistici ed enogastronomici di altissima qualità. 
L’iniziativa è stata presentata al caffè Gambrinus a Napoli alla presenza dell’ideatore del progetto Simone Pedrelli Carpi, amministratore unico di Furoré, società di promozione e sviluppo del turismo culturale e dei beni culturali, del sindaco di Furore, Raffaele Ferraioli, i produttori che hanno aderito al progetto e gli artisti che parteciperanno a La Balconata Furitana. Saranno presenti anche i consulenti Nicola Muccillo, Gino Aveta ed Elio Lupi e tutto lo staff de La Balconata Furitana.
Cultura e artigianato. La Balconata Furitana è un viaggio alla scoperta di tesori culturali e artistici sconosciuti, visite guidate gratuite alla Chiesa di San Giacomo o Santo Jaco, con il suo ciclo di affreschi che la rendono la più interessante e forse la più antica costruzione sacrale di Furore. 
Altro luogo da visitare sarà la Chiesa di Santa Maria della Pietà (che sarà il centro di tutti gli eventi), sede di un'antica confraternita fra le più importanti e prestigiose di Furore, la Chiesa comprende anche il cimitero pre-napoleonico e l’Oratorio dell’Immacolata. Altri punti sono la chiesa di San Michele Arcangelo e la Chiesa rupestre di Sant’Elia. Sarà, inoltre, possibile visitare un museo della ceramica realizzato grazie alle donazioni dei più importanti artisti italiani ed una splendida collezione che annovera oltre 3000 rosari. 
Spettacoli ed enogastronomia. Un lungo elenco di eventi e spettacoli: 26 appuntamenti che da marzo a novembre accompagneranno coloro che sceglieranno La Balconata Furitana in un crescendo di musica, teatro, recital e kermesse. Jazz, musica popolare, recital faranno da colonna sonora ai week end con la presenza di artisti quali Antonio Onorato accompagnato da Enzo De Caro, o il maestro Peppe Barra in recital d’autore. Eventi ai quali si potrà partecipare acquistando la card che dà accesso a tutte le manifestazioni de La Balconata Furitana. 
Eventi che saranno accompagnati da momenti di degustazione ed appuntamenti enogastronomici: cento aziende, tra le più note e qualificate per storia e tradizione mettono a disposizione percorsi di degustazione, serate a tema e incontri per l’estate furitana. Quasi cento marchi di eccellenti aziende campane sosterranno le iniziative de La Balconata Furitana.
Solidarietà. La Balconata Furitana è anche solidarietà: la collaborazione con la onlus “Need You”, associazione no profit nata dall’idea dell’imprenditore Adriano Assandri per sostenere i bambini bisognosi delle comunità della fondazione “Don Orione” in tutto il mondo, trova casa anche a Furore. 
L’ideatore. L’intervento di Simone Pedrelli Carpi, imprenditore ed ideatore del progetto:
“Il progetto nasce dopo aver ascoltato una serie di lezioni del sindaco di Furore sul tema del turismo integrato. Abbiamo, così voluto presentare un’offerta turistica integrata a Furore. Abbiamo pensato alla Balconata perché è un’unica strada che contiene arte, spettacolo, musica, cultura ed enogastronomia. 
Chi viene alla Balconata Furitana potrà visitare il museo della ceramica, degli affreschi del ‘200, un trittico del ‘500, siti rupestri e siti dell’anno mille: un contesto integrato dove tutto è cultura. La chiave d’accesso è un itinerario turistico culturale gratuito: per sostenere le iniziative, per vedere gli spettacoli, per aiutare gli artisti del Museo della Ceramica e  appoggiare le iniziative della onlus “Need You” quest’anno si deve acquistare una card del costo di 36,50 euro”. 
L’intervento del sindaco di Furore, Raffaele Ferraioli, coautore del progetto: 
“Stiamo lottando da anni per mettere insieme un esempio di offerta turistica integrata. La Balconata Furitana è la concreta realizzazione di un sogno. Possiamo dire di aver ispirato l’iniziativa, ma poi dobbiamo dire grazie ai privati che l’hanno realizzata con fatti concreti. Il turista intelligente sa che la Costa d’Amalfi non è soltanto mare: ma un gran tour fatto di arte, cultura, food e eventi”.

Maternità segreta? Convegno all'Istituto Studi Filosofici

NAPOLI. Maternità segreta? è il tema del confronto in programma sabato (ore 10.30) all'Istituto Studi
Filosofici, organizzato dal Cif (Centro italiano femminile) della provincia di Napoli con la collaborazione delle sezioni cittadina e
regionale.
 Il tema in discussione è la possibilità di conciliare due diritti apparentemente in contrasto: quello della donna a partorire in
anonimato (come garantito dalla legge) e quello del figlio di conoscere le proprie origini biologiche, diritto riconosciuto da una
sentenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo.
 Ecco spiegato il punto interrogativo che campeggia sul titolo dell'incontro, che sarà moderato dalla giornalista de 'Il Mattino'
Marilicia Salvia e al quale parteciperanno Roberto Paludetto, docente di pediatria alla Federico II e presidente dell'Onlus
Soccorso Rosa-Azzurro; Antonio Palma, docente al Dipartimento di Giurisprudenza e la deputata Luisa Bossa.
Introduce Rosa Russo Gargiulo, presidente del Cif provinciale.
 

"I cambi d'abito del vesuvio"

Dopo il Pan di Napoli ed il Mav di Ercolano, la mostra fotografica “I cambi d’abito del Vesuvio” della fotogiornalista Roberta De Maddi verrà esposta nel liceo artistico statale Giorgio de Chirico di Torre Annunziata. Diciannove scatti della giovane fotoreporter napoletana ci presentano diciannove diverse immagini del Vesuvio, realizzando un ossimoro logico inconciliabile con le strategie della pura didascalia, ma reso possibile dall’inganno alchemico che la fotografia consente. Il Vesuvio è stato osservato, studiato e fotografato per più di un anno e mezzo, ogni giorno ed in più orari della giornata. Così diventa mutevole l’immutabile per antonomasia, la “Montagna”, la ripida bolla di terra fusa che, dal passato più remoto delle ere geologiche, si erge verso il cielo. Che cambia, continuamente, come l’umore e il senso della vita, estremo eppure necessario come il vertice di un cono reciso. Che muta, continuamente, nei colori, nel raggrumarsi dell’aria, nella flebile concrezione delle nuvole, nell’ora che la luce destina. Che cambia, nei momenti di trattenuta divinità di chi ne avverte sempre la presenza, anche senza vederlo, il vulcano; ne sente l’immanenza persino nell’opaca densità della notte, quando a scrutarli, i contorni sono un’immagine restituita dalla memoria.

Il “corpo nudo” della Montagna è quello registrato da Napoli, la capitale alla quale spetta il privilegio di cogliere del Vulcano gli aspetti scenografici, quelli che ne fanno una quinta teatrale, un fondale di posa da fissare in una cartolina nota in tutto il mondo e quasi invariata nei secoli. Una visuale ben diversa di quella che incombe sui “vesuviani”, i “cafoni”, come pure, ancora, vengono definiti con un po’ di supponenza. I vesuviani, inconsapevoli sciamani, eredi di chi, in un rituale agreste, rigoroso nella sua pagana intransigenza, offriva al Gigante doni a scongiurare una terribile teofania, per quanto sempre attesa e rispettata. Ma anche a ringraziarlo per la fertilità della terra, per l’energia che alimenta le loro anime. Perché continui a dormire e a conservare nel sogno del suo sonno un eterno destino di vita. Prima che il risveglio lo renda terribile eppure incessante creatore nella cenere pronta a riaccogliere semi. Come pure è successo. Tante volte, nell’immagine apparentemente immutabile.

 

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