Sabato 20 Gennaio 2018 - 18:26

Biblioteca nazionale, è Mercurio il nuovo direttore

Francesco Mercurio è il nuovo direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli, laureato in Filosofia presso l'Università di Salerno, storico di formazione, autore di numerosi saggi di carattere storico, politico e sociale, dal 1999 fino ad oggi è stato direttore di una importante realtà meridionale: la Biblioteca provinciale di Foggia, l'Archivio Storico provinciale e il Sistema Museale Provinciale. "La Biblioteca Nazionale di Napoli è uno scrigno inesauribile di cultura e conoscenza ma anche di bellezza per le espressioni d'arte custodite - commenta Francesco Mercurio - preziosi autografi dei maggiori autori della letteratura italiana da Tasso a Leopardi ad Ungaretti, manoscritti di raro valore da Tolomeo a Vico, una collezione come quella dei Papiri di Ercolano unica al mondo, sale affrescate di armoniosa eleganza: si tratta di un patrimonio inimmaginabile, spesso noto solo agli addetti ai lavori, tutto da scoprire e sul quale voglio accendere il focus della città e del paese"

Domenica al museo: Reggia di Caserta, Archeologico di Napoli e Scavi di Pompei nei primi 10 siti più visitati

CASERTA. Hanno perso le prime posizioni ma restano nel top ten i musei campani dopo l' edizione di marzo della #domenicalmuseo, la promozione introdotta nel luglio del 2014 dal Ministro Franceschini che prevede l'ingresso gratuito nei musei e nei luoghi della cultura statali ogni prima domenica del mese e l'8 marzo le donne potranno entrare gratis in tutti i musei statali. Boom di visitatori in tutta Italia, e fin dalle prime ore del mattino, è stata registrata una grande affluenza nei musei e nelle aree archeologiche statali e nei tanti musei civici che aderiscono alla promozione. Medaglia d'oro per il Colosseo e Area Archeologica Centrale, con 23.382, la Reggia di Caserta, ottiene un bel quinto posto con 7.470. Nono si assesta il museo archeologico nazionale di Napoli, con 6.300 e decimo posto per gli scavi archeologici di Pompei, con 6.180. 

Pozzuoli, Storie dal Rione Terra raccontate da Gemma Russo

POZZUOLI. Domenica 5 marzo, con inizio alle ore 10,30, presso la sala consiliare di Palazzo Migliaresi al Rione Terra di Pozzuoli, ci sarà la presentazione del libro Storie dal Rione Terra di Gemma Russo. La pubblicazione, patrocinata dal Comune di Pozzuoli, è frutto di un anno di impegno della giornalista flegrea puteolana, volontaria della Pro Loco Pozzuoli, al Percorso Archeologico del Rione Terra. Quest’ultimo è stato, nel corso dei secoli, cuore pulsante della più grande delle cittadine flegree. Ruolo mai perso, pur se la rocca tufacea è inabitata da 47 anni, e la popolazione sottoposta ad evacuazione forzata il 2 marzo 1970.

Durante i fine settimana e i festivi, in un anno di permanenza al Sedile dei Nobili, hanno attraversato la seicentesca costruzione 40.472 volti, alcuni dei quali hanno dato voce ad un luogo mai silente, perché storie antiche si percepiscono ancora tra i vicoli. L’incontro con chi ha vissuto direttamente o indirettamente la rocca tufacea ha dato vita a ventotto storie che dipingono la natura bradisismica della terra, l’importanza archeologica e storica, la quotidianità che non c’è più, fatta di usi e i costumi, anche gastronomici. Capitoli stratificati di storia che hanno conservato intatta, sotto il velo silente del tempo, l’identità, pronta ad essere spinta propulsiva al futuro.

All'incontro, che sarà moderato dal giornalista Massimo Calenda, interverranno Susy Cassinese, Presidente Pro Loco Pozzuoli, Costanza Gialanella, funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Città Metropolitana di Napoli, Responsabile dell’Ufficio Scavi di Pozzuoli, Tiziana Vanorio, professoressa di Geofisica alla Stanford University, il sindaco Vincenzo Figliolia, Angelo Di Costanzo e tutte le Storie dal Rione Terra.

L’ingresso è aperto a tutti. Il libro sarà distribuito gratuitamente nel corso della presentazione. Per informazioni, Pro Loco Pozzuoli 081 303 2275.

 

Addio a Mario Guida, storico editore napoletano

Si è spento a Napoli Mario Guida, fondatore dell'omonima casa editrice partenopea, con la storica sede di Port'Alba chiusa nel 2014. Nella 'Saletta Rossa' della sua libreria, unica in Italia ad essere stata dichiarata patrimonio nazionale, Mario Guida per decenni ha promosso e ospitato incontri con esponenti della cultura nazionale e internazionale, da Umberto Eco a Jack Kerouac.

È scomparso lo storico stabiese, prof Pippo D'Angelo

CASTELLAMMARE DI STABIA. Colto, elegante, gentile e dalla battuta sempre acuta, ironica e sfumatamente malinconica. Il prof Giuseppe D'Angelo, per tutti Pippo D'Angelo, ci ha lasciato. Lo ha fatto con passo felpato, così come entrava e usciva dalla storia di Castellammare di Stabia, per raccontare con aneddoti e similitudini moderne la gloria e il declino della sua amata città.
Aveva 74 anni, troppo giovane per lasciarci. Ora gli stabiesi sono veramente più poveri. Da anni, la città ha perso gran parte delle risorse sulle quali aveva costruito la sua fama di perla del Golfo di Napoli. Ma Pippo D'Angelo era un faro che illuminava i ricordi degli stabiesi, anche e soprattutto dei più giovani, che non hanno avuto la fortuna di vivere la dolcezza delle estati affollate di turisti, sulle spiagge dell'arenile in un mare pulito, a passeggio sotto l'ombra dei platani e tra le aiuole fiorite di una Villa Comunale che era un rispettato giardino pubblico, accompagnati dalle note delle orchestre che si esibivano nel padiglione della musica, la Cassarmonica in stile liberty.
Pippo D'Angelo ci ha raccontato tutto questo e della città regale frequentata dalla nobiltà napoletana all'epoca dei Borboni, della qualità e quantità delle sorgenti termali, dei fasti sportivi del Circolo Nautico, del quale è stato presidente dal 1989 al 1992. Ha rigirato le fonti letterarie romane per spiegare agli stabiesi quando e come nacque l'antica Stabia, chi e come ne ha portato alla luce le splendide ville sepolte dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C., quella che distrusse anche Pompei ed Ercolano. Ma D'Angelo ha anche scritto storie per ricordare gli stabiesi della Grande Guerra.  Ha approfondito ogni aspetto dell'architettura e dello sviluppo economico e urbano di Castellammare di Stabia, lasciando ai posteri le risposte a ogni perché, persino sui nomi assegnati alle strade della città, affinché non si perdesse la memoria né alcuna traccia del bello e del buono che la sua città ha saputo esprimere.
La sua generosità è stata pari o persino superiore alla sua cultura, si percepisce nei dettagli dei suoi lavori, che ha voluto pubblicare integralmente sulla sua pagina web. Il sito www.gdangelo.it rappresenta un pozzo di tesori dal quale attingere vicende inedite, scoperte personali dell'amatissimo professore, per percorrere con Pippo D'Angelo il cammino nella storia di Castellammare di Stabia.
È stato un sognatore, perché ha sognato di riuscire a risvegliare negli stabiesi un moto di orgoglio con cui rivendicare la grandezza delle proprie origini. Ha sognato di poter ritornare ai tempi in cui le Terme, il fiume Sarno, il mare di Stabia, il monte Faito, il Centro Antico, la Villa Comunale, gli opifici industriali e l'arte artigiana (che, come egli stesso scoprì, fece nascere l'antica carrozzella) poi ogni strada, ogni dimora nobiliare venissero restituiti alla bellezza che un uomo della sua età ha conosciuto e descritto con amore. 
Dobbiamo ricordare di lui, però, che non è stato solo un sognatore, perché con questi ideali ha anche lottato entrando personalmente in politica. 
Pippo D'Angelo è stato, infatti, assessore esterno alla Trasparenza e al Bilancio del Comune di Castellammare di Stabia dal 29 gennaio del 1993 al febbraio del 1994. Ma la ricerca di concretezza che scaturiva dai suoi studi non è stata appagata dagli intrighi politici e, già iscritto all'Albo degli Avvocati del Tribunale di Torre Annunziata, con Decreto del Ministro della Giustizia del 12 luglio 2001, ha perseguito e applicato le leggi e la giustizia, nominato Giudice di Pace.
Tuttavia va ricordato che il suo maggior contributo è quello che ha dato alla tutela del patrimonio storico e culturale locale. Ha infatti il merito di aver costituito e poi avviato il riordino dell'Archivio Storico "Catello Salvati" del Comune di Castellammare di Stabia di cui è stato Soprintendente Archivistico Onorario dal 1979.
Iscritto da vent'anni alla Società Napoletana di Storia Patria, socio dell'Archeoclub Stabiese e del Comitato "Libero D'Orsi" per gli Scavi di Stabiae, è stato tra i fondatori della rivista Cultura e Territorio, rivista del Distretto Scolastico 38, presidente dell'Associazione Stabiana di Storia Arte e Cultura, Socio del Centro di Cultura e Storia Amalfitana e Caporedattore della neonata rivista Cultura & Società.
Le esequie, come si devono a un grande uomo di cultura e impegno nella vita, si svolgeranno nella Concattedrale di Castellammare-Sorrento, domani, alle ore 15,30, con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, della cultura e del SOM Costantiniano di San Giorgio. Alla moglie Michela e alle sue due amate figlie e ai tre nipotini Emanuela, Alessandro e Bruno, vanno le più sentite e commosse condoglianze della redazione tutta del quotidiano ROMA-Giornale di Napoli, per la perdita del Cavaliere del Sacro Ordine Militare Costantiniano di San Giorgio, professor Pippo D'Angelo. 

 

A Capodimonte i capolavori di Van Gogh

Van Gogh, i capolavori ritrovati. Questo il titolo della mostra che dal 7 febbraio e per soli 20 giorni vedrà esposti , al Museo di Capodimonte, due dipinti di Van Gogh (Spiaggia di Scheveningen prima di una tempesta Una congregazione lascia la chiesa riformata di Nuenn) e rubati 14 anni fa dal museo di Amsterdam. Le due opere d'arte vennero trafugate il 7 dicembre del 2002 da due uomini che si introdussero nel van Gogh Museum attraverso una finestra e fuggirono calandosi con una corda, ma vennero arrestati qualche tempo dopo. Condannati al carcere e al risarcimento del danno i due malfattori negaono le loro colpe senza collaborare per il ritrovamento dei dipinti. È stato 14 anni dopo, nel settembre 2016 che i quadri sono stati i e recuperat i dalla Guardia di Finanza nel corso di un'operazione contro una banda di narcotrafficanti internazionali. Le tele sono finite in pratica nelle mani della camorra nascostae in un panno vicino alla cucina di una casa di Castellammare di Stabia riconducibile ad un latitante del clan . La Guardia di Finanza ha identificato il patrimonio della banda e ha sequestrato i beni. I militari coordinati dal colonnello Giovanni Salerno si sono imbattuti nei quadri rubati proprio nel corso di un sequestro di beni per decine di milioni di euro. La mostra è promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del turismo, dal museo e Real bosco di Capodimonte è finanziata dalla Regione Campania il progetto è attuato dalla Scabec spa l'esposizione dei quadri prima del loro rientro in Olanda è stata accolta con entusiasmo anche dal direttore del Museo di Van Gogh di Amsterdam Axel Ruger.

Musei gratis, record per l'Archeologico di Napoli: 7.773 visitatori

NAPOLI. Grande affluenza ai musei e siti archeologici nella domenica ad ingresso gratuito. Giornata record per il Museo Archeologico Nazionale di Napoli: con 7773 presenze è stato il sito più visitato della Campania, davanti a Pompei ed alla Reggia di Caserta e secondo in Italia solo al Colosseo e all'area archeologica di Roma. «Essere il primo museo italiano in questa bellissima giornata è risultato eccezionale che premia il grande lavoro del personale del Museo, a partire dai custodi, e che ci è di stimolo a continuare su questa strada», ha detto soddisfatto il direttore Paolo Giulierini. Un successo costante del Museo Archeologico che lo scorso anno ha registrato un aumento del 30% dei visitatori rispetto al 2015. 

Ecco dati definitivi della domenica ad ingresso gratuito: 22.297 Colosseo e Area Archeologica Centrale, 7.773 Museo Archeologico Nazionale di Napoli, 7.005 Museo Nazionale Romano, 6.185 Pompei, 6.110 Gallerie degli Uffizi, 5.858 Museo di Capodimonte, 5.763 Reggia di Caserta, 5.533 Galleria Palatina di Firenze, 5.381 Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma, 5.130 Galleria dell'Accademia di Firenze, 5.101 Musei reali di Torino, 4.691 Museo delle civiltà di Roma, 4.513 Giardino di Boboli, 4.161 Gallerie nazionali di arte antica di Roma, 3.775 Pinacoteca di Brera, 2.320 Gallerie dell'Accademia di Venezia, 2.013 Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, 2.001 Museo nazionale etrusco di Villa Giulia, 1.730 Museo archeologico nazionale di Taranto, 1.638 Palazzo ducale di Mantova, 1.360 Cappelle Medicee, 1.340 Villa d'Este, 1.305 Cenacolo Vinciano, 1.222 Museo del Bargello, 1.198 Ercolano, 1.040 Appia 872 Paestum 813 Complesso monumentale della Pilotta 787 Villa Adriana 727 scavi di Ostia antica 668 Castello di Miramare di Trieste 649 Galleria nazionale delle Marche 617 galleria nazionale dell'Umbria 493 Museo archeologico di Venezia, 419 Galleria Nazionale di Palazzo Spinola , 331 Museo di Palazzo Reale di Genova.

Pietro Golia, una vita in difesa del Sud

di Vincenzo Nardiello

 

Chi lotta non muore. Mai. La cultura napoletana e meridionale piange uno dei suoi figli migliori. Pietro Golia ha intrapreso il viaggio verso la luce alla sua maniera: mentre era intento a lavorare al suo posto di combattimento. Era alla scrivania nell’ufficio della sua creatura più bella, la casa editrice Controcorrente, quando un malore lo ha sottratto all’affetto della famiglia e dei tantissimi amici che con lui hanno condiviso una vita di battaglie culturali e politiche in difesa del Sud.

Uomo d’incredibile generosità, cattolico impavido animato da un’incrollabile fede, impegnato da sempre sul fronte del meridionalismo e della Tradizione, Pietro Golia, 66 anni vissuti arditamente e senza risparmio alcuno, non ebbe mai paura di dispiacere al mondo, prendendo sempre posizioni coraggiose, culturalmente e politicamente scorrette. Spesso sfidando lo spirito del tempo.

Vicino alla destra, ma nemico mortale della dittatura del pensiero unico relativista e di tutti i conformismi, uomo di cultura poliedrica, meridionalista appassionato e appassionante, a chi gli chiedeva da quanto tempo esistesse la sua casa editrice Golia amava rispondere che «Controcorrente esiste da sempre. È lo spirito della tradizione, il paese ribelle, è la grande cultura del Sud». Prima, molto prima che la grande stampa si accorgesse delle tante pagine nere del Risorgimento, Golia fu il primo a scoperchiare il pentolone puzzolente dei lager dei Savoia dove furono deportati i soldati borbonici, dell’invasione del Sud spacciata per lotta di liberazione, dei massacri che ne seguirono e del ruolo assunto dai cosiddetti briganti e brigantesse. Profondo conoscitore della sua terra, era convinto che la sfida globalista si dovesse combattere al tempo stesso con la controrivoluzione locale e con un’opposizione su vasta scala alla turbofinanza, quella che nega l’economia reale e il lavoro produttivo, il sudore della fronte con il quale gli uomini costruiscono e realizzano se stessi. È stato proprio un uomo d’altri tempi Golia, l’alfiere di una cultura del sacrificio e della conoscenza, contrapposta allo svuotamento valoriale del potere del denaro e della tecnica.

Fiero avversario dell’intellettualismo illuminista e dell’egemonia anglosassone, l’editore di Controcorrente era innanzitutto un giornalista. Sempre attento alla realtà che lo circondava, pronto a coglierne i mutamenti e a criticarne senza sconti gli aspetti che non lo convincevano.

Pietro era così, sempre avanti; consapevole che nessuna innovazione è possibile se non all’interno della tradizione, ovvero di ciò che è permanente in una società.

Assieme alla sua casa editrice è stato la punta di diamante di un fronte del rifiuto del dominio turbofinanziario e dei comitati d’affari nazionali e internazionali che alimentano e moltiplicano le crisi, spappolando le Nazioni e rendendo i popoli ostaggio dell’affarismo e della speculazione internazionale.

Indipendenza e sovranità del Sud erano i concetti fondamentali attorno ai quali ruotava la sua concezione di alternativa sociale ed etica radicale - quasi antropologica - al caos della società dei consumi e al potere della tecnocrazia, alleata di una sinistra cosmopolita e mondialista che ha da tempo rinnegato se stessa.

Pietro Golia era questo e molto, moltissimo altro. Ha camminato tanto. E ora la luce dei suoi passi illuminerà la strada di chi verrà dopo di lui.

Addio a Pietro Golia:
il Sud perde il suo patriota

NAPOLI. Lutto nella cultura napoletana e meridionale: è morto Pietro Golia, aveva 66 anni. Giornalista ed editore di Controcorrente, la casa editrice che aveva fondato, Golia è stato un instancabile animatore di battaglie culturali e politiche in difesa del Sud e del ristabilimento della verità storica sul Regno delle Due Sicilie, rappresentando per circa 40 anni un ancoraggio sicuro per tutti coloro che hanno a cuore le sorti del Mezzogiorno. Impossibile contare le riviste, gli eventi e le iniziative culturali, i convegni e i dibattiti organizzati e animati da Golia in tutta Italia. A cominciare dall’annuale Convegno Tradizionalista di Gaeta, di cui Golia era l’anima organizzativa assieme a tanti altri. Figura carismatica, personaggio dalla cultura poliedrica e uomo di grande generosità, Pietro Golia lascia un vuoto incolmabile in chi l'ha conosciuto. Un uomo libero in lotta per la sua terra.

Così lo ricorda Controcorrente: "PIETRO GOLIA ha lasciato questa terra e vive nella gloria del Signore. Onore a un grande figlio di Napoli appassionato paladino del Sud e del suo popolo. Grande meridionalista e inimitabile operatore culturale. Profondo conoscitore e difensore della tradizione delle Due Sicilie. Combattente instancabile per la verità storica contro le menzogne di una società che è nata dalla violenza coloniale e vegeta nella decadenza morale, nella corruzione e nell¹ingiustizia. Pietro Golia vivrà per sempre nel nostro cuore e soprattutto nell¹azione di quanti continueranno la sua battaglia".

I funerali di Pietro Golia si terranno a Napoli domani alle ore 15 nella chiesa di San Ferdinando, in piazza Trieste e Trento.

Addio a Gerardo Marotta, una vita per la cultura. Fondò l'Istituto italiano studi filosofici

NAPOLI. Addio all'avvocato napoletano Gerardo Marotta, fondatore e presidente dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, considerato "l'ultimo giacobino", perchè si riconosceva erede di quella Repubblica giacobina nel 1799, sorta a Napoli ad imitazione della Repubblica francese e soffocata nel sangue dai sanfedisti. Marotta, morto ieri all'età di 89 anni nella clinica Hermitage di Capodimonte, era nato a Napoli il 26 aprile 1927. Gerardo Marotta ha compiuto gli studi di giurisprudenza all'Università di Napoli, dove conseguì la laurea con il massimo dei voti e la lode, discutendo una tesi di filosofia del diritto sulla concezione dello Stato nella filosofia classica tedesca ed in particolare nella sinistra hegeliana. Ha sempre coltivato, accanto allo studio del diritto, un vivo e profondo interesse per la filosofia, la storia, la letteratura e tutte le espressioni dell'arte. Fu tra i giovani studiosi che si raccolsero attorno all'Istituto Italiano per gli Studi Storici fondato da Benedetto Croce e al Gruppo di Studi "Antonio Gramsci", fondando l'associazione Cultura Nuova che diresse dal 1946 al 1953, organizzando manifestazioni e conferenze rivolte ai giovani che richiamarono tutte le più grandi personalità della cultura italiana. Nel 1975, incoraggiato dagli auspici dell'allora presidente dell'Accademia Nazionale dei Lincei, Enrico Cerulli, di Elena Croce, figlia del celebre filosofo, e dei professori Pietro Piovani e Giovanni Pugliese Carratelli. Marotta fondò a Napoli l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, di cui venne nominato presidente a vita nell'atto di costituzione. 

I funerali, come annunciato dal figlio Massimiliano, si terranno sabato 28 in forma laica alle ore 12 proprio nella sede dell'Istituto, a Palazzo Serra di Cassano. Da questa mattina è allestita la camera ardente nella clinica Hermitage. Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha proclamato il lutto cittadino in occasione dei funerali, inoltre, le bandiere di Palazzo San Giacomo e del consiglio comunale saranno a mezz'asta.

Marotta ha regalato all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici la sua biblioteca personale che vanta oltre 300.000 volumi frutto di trent'anni di appassionata ricerca. Per i suoi importanti apporti al mondo della filosofia e della cultura in generale Marotta ha avuto numerosi riconoscimenti da centri di ricerca e di formazione di rilievo internazionale. Gerardo Marotta ha ricevuto la laurea ad honorem in filosofia dalle Università di Bielefeld, Erasmus di Rotterdam, Sorbona di Parigi, Napoli, Pavia e Bucarest e la laurea ad honorem in pedagogia dall'Università di Urbino. E' stato insignito del Diploma d'onore del Parlamento Europeo per l'opera svolta in favore della cultura europea, del Prix International pour la paix "Jacques Mulhethaler" per l'attività svolta a favore della pace tra individui e popoli, del Premio Artigiani della Pace, del Premio Capo Circeo della Vereinigung für Deutsch-Italienische Freundschaft, del Premio Mecenate dell'Associazione Amici della Scala di Milano, della Medaglia Pietro il Grande del Presidium dell'Accademia Russa delle Scienze Naturali, della Medaglia Goethe. Nel 1988 Marotta ha ricevuto la Medaglia d'oro per i benemeriti della cultura dal presidente della Repubblica Francesco Cossiga e la presidenza del Consiglio dei Ministri conferì il premio per la cultura all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. Nel 2003 fu nominato cavaliere della Légion d'Honneur della Repubblica Francese. Nel 1994 ottenne il Premio Napoletani Illustri della Fondazione Premio Napoli.

All'esperienza raccolta negli anni dell'associazione Cultura Nuova'' e dei seminari universitari e gruppi di studi universitari, Gerardo Marotta ha fatto costante riferimento dal 1975 quando, mettendo a disposizione tutte le sue personali risorse di libero professionista, ha dato vita all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, che ha dotato di una importante biblioteca. Superando enormi difficoltà pratiche, l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, attraverso oltre 40 anni di impegno febbrile, si è imposto all'attenzione del mondo, diventando sede di manifestazioni culturali e di iniziative di studio e ricerca fra le più prestigiose d'Europa e punto di riferimento permanente per la cultura internazionale. Nel 1980 Gerardo Marotta, traendo ispirazione dalla tradizione delle scuole e delle accademie napoletane e rifacendosi allo spirito dell'Illuminismo napoletano e delle riforme di Francesco De Sanctis, fondò la Scuola di Studi Superiori a Napoli. Nel 1981 creò la rivista "Nouvelles de la République des Lettres", affidandone la direzione a Paul Dibon e Tullio Gregory.

L'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici è, fin dagli inizi della sua attività, al centro di una fitta trama di relazioni con le sedi più importanti della ricerca scientifica internazionale, dal Warburg Institute di Londra alla École Pratique des Hautes Études di Parigi, dallo Hegel-Archiv di Bochum alle più prestigiose università europee e americane. Ai seminari dell'Istituto, molti dei quali organizzati all'estero, partecipano ogni volta giovani studiosi e ricercatori provenienti da tutta l'Italia e da molti Paesi europei. I riconoscimenti internazionali, amava spiegare Marotta, "intervengono numerosi e accreditati a incoraggiare lo sforzo gravoso che l'Istituto conduce per rinnovare la cultura moderna e per la rinascita della vita civile di Napoli e del Mezzogiorno d'Italia". 

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