Mercoledì 20 Febbraio 2019 - 6:01

"Un Gioco Pericoloso" per Giovanni Canestrelli

Martedì 27 novembre 2018, alle ore 18:30, alla Libreria Raffaello Books & Coffee di via Kerbaker (Na), lo scrittore partenpeo, di origini meneghine, Giovanni Canestrelli presenterà il suo nuovo libro "Un Gioco Pericoloso"  (Apeiron Edizioni), un giallo ... "Quasi nascosto dalla nebbia del primo mattino, il corpo senza vita di una ragazza giace sull'asfalto di una strada nella periferia di Ferrara. Chiamata per effettuare i rilievi di quello che appare un tragico incidente stradale, il capitano dei carabinieri Elena Pari non tarda a comprendere che si tratta, invece, del brutale assassinio di Eleonora Trevisa, unica erede di un impero industriale di notevoli proporzioni. Le indagini sulla vita della giovane vittima svelano ben presto oscuri retroscena che coinvolgono personaggi altolocati della borghesia cittadina, ma Elena va diretta per la sua strada e, con l'aiuto della sua squadra, mette in gioco tutta se stessa pur di fare giustizia" (dalla quarta di copertina); "Dopo aver dato un contributo fondamentale in una importante operazione anti camorra, Elena Parri, promossa capitano dei Carabinieri, lascia Napoli per trasferirsi a Ferrara, dove assume il comando della Compagnia. È proprio a Ferrara che, in seguito all'uccisione di una ragazza, esperienze drammatiche e momenti d'intimità si alterneranno fra loro nello scenario ovattato della provincia dove, sotto una calma apparente, nascono legami forti e passioni distruttive. Per Elena è solo l'inizio di una indagine difficile, che la porterà a incrociare la strada di tante persone e a prendere decisioni che cambieranno, forse per sempre, il corso della sua esistenza" (dal comunicato stampa).  

Canestrelli, vincitore con "Una Casa in Costiera" (Tullio Pironti Editore) del Premio Giovanni Bovio, del Premio Città Cava dei Tirreni e del Premio Bonino, e approdato all'Apeiron Edizioni con il precedente "Suave y Bajito", con "Un Gioco Pericoloso" dà alle stampe un romanzo che, con esperienza, alterna la tensione all'azione, così come una scrittura diretta e asciutta a una "giurisprudenziale" poetica: " ... a Ferrara, l'alba era solo un riferimento temporale, un concetto astratto privo di qualsiasi riscontro visivo ...".     

Con l’autore, il 27 saranno presenti la storica dell'arte Giovanna Cassese, la giornalista Anna Copertino e lo scrittore di gialli Giuseppe Petrarca.
 

Palazzo reale, riapre lo splendido giardino pensile sul mare

NAPOLI. Giovedì 22 novembre, alle ore 11.30, a conclusione del lungo e complesso restauro, riapre il Giardino pensile del Palazzo Reale di Napoli e si riscopre attraversando un percorso ‘disegnato’ dall’ installazione site specific del maestro giapponese Uemon Ikeda. La manifestazione è organizzata dal Polo museale della Campania, diretto da Anna Imponente, curatrice della mostra, con la collaborazione dell’Accademia di Belle Arti di Napoli diretta da Giuseppe Gaeta. Con il Patrocinio della Fondazione Italia Giappone e dell’Istituto Giapponese di Cultura.

Il restauro del Giardino è stato realizzato dal Segretariato Regionale per la Campania del MIBAC diretto da Mariella Utili, dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli diretta da Luciano Garella, RUP dell’intervento e dal Polo museale. Con il sostegno di: Amici di Capodimonte, SIEN S.r.l., Giovanni Scaturchio, Consorzio stabile Glossa.

Il romantico spazio all’aperto, con la splendida vista sul Golfo di Napoli, riacquista l’originario incanto nell’attenta ricostruzione filologica con la quale sono state selezionate anche le piante e le essenze antiche, come citate nelle carte e nei volumi su Palazzo Reale.

Il dialogo tra Arte, Natura e Architettura, un punto nodale nel progetto ottocentesco del Giardino, è riproposto da Uemon Ikeda con il filo di lana e seta che accompagna il visitatore in un percorso nel Palazzo, che unisce interno ed esterno. L’artista intesse con il monumento un intenso colloquio che fonde Oriente e Occidente, passato e presente con squisita sensibilità, arte e leggerezza orientali.

Il suo Filo rosso, una struttura aerea dalla trama sottile,  come una  lieve architettura effimera  incontra e contrasta l’austera struttura monumentale  e, pur nella sua fragilità, esprime un senso di forza e resistenza.

 

Svelato “Il Segreto della Felicità”

Il segreto della felicità è nelle piccole cose, nella capacità di sapersi ritagliare spazi di tempo e di luogo e di assaporarne il valore, di sentirne e carpirne il senso, intimo, segreto, soggettivo; è anche trascorrere un pomeriggio nella sala di una libreria ad ascoltare e ad assistere alla presentazione di un libro: “Il Segreto della Felicità”, appunto, di Caterina Arciprete edito per l’Apeiron Edizioni.

È così, tra le mura della Libreria Raffaello di via Kerbaker di Napoli, la felicità ha svelato il suo segreto con la guida delle voci dell’autrice, dell’editore Gianni Di Costanzo, della responsabile grafica Michela Brosca (la grafica come vedremo è un elemento distintivo e fondamentale del libro), della lettrice Nunzia Guerrizio e di Vincenzo Andreoli, ospite d’eccezione, psicoterapeuta che ha fornito, con i suoi interventi, spunti di riflessione mai banali e dal profondo contenuto.

La presentazione è stata aperta dal direttore editoriale dell’Apeiron Edizioni Gianni Di Costanzo che, dopo aver sottolineato l’importanza della lettura come fonte non solo di svago ma anche di cultura e ricerca, una convinzione che lo ha spinto non solo a diventare editore ma ad aprire, in un momento storico non facile per il libro, una libreria nel cuore del vomero che fosse anche un centro di aggregazione per eventi culturali, ha immediatamente evidenziato come la genesi del “Il Segreto della Felicità” sia partita dagli splendidi disegni dell’Arciprete, che da subito l’hanno colpito e affascinato al punto tale da suggerire, proprio ispirato da quelle tavole, la realizzazione di un libro illustrato.

E infatti, già tenendo in mano “Il Segreto della Felicità”, si capisce che si sta entrando in contatto con un oggetto speciale, ci si sta immergendo in un mondo fantastico, intraprendendo un viaggio fatto d’immagini e di parole, di visioni e di significati; il libro si scopre un piccolo grande scrigno di disegni e di illustrazioni, forti di una poetica che colpisce oltre lo scritto. 

Non a caso Caterina Arciprete nasce illustratrice e scrittrice di libri d’arte per bambini con finalità ludiche ma principalmente educative.

 “A un certo punto della mia vita mi sono focalizzata più sulle arti visive – racconta l’Arciprete – fin quando non ho sentito interiormente una necessità personale e creativa di dare forma al concetto di felicità”.

E quale modo migliore se non scrivere un libro illustrato, che sebbene possa apparire a un occhio distratto un testo per ragazzi, è invece un libro che offre, in ragione della tematica affrontata, diversi e più articolati piani di lettura; la felicità, infondo, la cerchiamo tutti, a qualsiasi età.

La mia storia - continua l’Arciprete - racconta di un principe che malgrado il suo ruolo e la sua politica illuminata non riesce a comprendere il perché della sua tristezza e perché, diversamente da lui, i suoi concittadini sono felici. Così inizia una ricerca che lo porta a scoprire come in ogni piccolo oggetto ci sia un mondo immenso, carico di magnificenza e di bellezza e che basta solo saperlo apprezzare per trovare la felicità. Sono, nel tempo, giunta alla convinzione che felicità si scelga e non vada ricercata”.

La felicità, quindi, si sceglie. È una morale, questa, da favola d’altri tempi e con le favole “si è tramandata la saggezza del mondo”. Uno spunto importante su cui riflettere e come giustamente osservato nel suo lucido intervento dal Dott. Andreoli: “I messaggi importati hanno in opere del genere dei veicoli semplici che tutti possono leggere, le immagini possono parlare … qual è uno dei messaggi che esce dal libro di Caterina? È l’accorgersi finalmente delle piccole cose … delle cose che accadono in quel momento, qui e ora, come Hic et Nunc che sono due personaggi del libro …”.  

Credi che la felicità sia nelle piume? ... prendine una, è unica. Come i fiocchi di neve non ce ne sono due identiche. È questa la tua risposta ...”, ha letto dal libro Nunzia Guerrizio, ed ancora: “Asciuga le tue lacrime! Non sono di certo di gioia … prendi questa … sono parte della mia eredità … sono lacrime di gioia, ovviamente, quelle di una giornata importate. È lì dentro la risposta alla tua domanda”.  

Ogni nostra giornata può, quindi, essere importante e custodire il segreto della felicità, basta capirlo e avere la pazienza di fermarsi un attimo ad apprezzarne i valori, i sentimenti, le emozioni, per riempire così le pagine bianche della nostra vita, bianco che non a caso è dominate nella grafica del libro, nel quale è presente, appositamente, un’intera pagina (appunto) bianca, quale spazio dedicato e da riempire con ciò che ci sta a più a cuore, che ci rende felici e che dobbiamo solo imparare a vedere perché è già esistente.

Marco Sica

 

“Gil Scott Heron - Il Bob Dylan Nero”

Carica di una suggestione ideologica e culturale d’altri tempi è stata la presentazione del libro “Gil Scott Heron - Il Bob Dylan Nero” (Vololibero Edizioni) di Antonio Bacciocchi che si è tenuta alla Fonoteca di Napoli.

Ciò che è, infatti, emerso nel corso dell’incontro di presentazione del libro è andato ben oltre l’accurata biografia dell’artista, marcando quel confine dialettico che separa il mondo dell’impegno nella musica dalla musica di consumo, con il canto e le parole di un artista che è riuscito a rendere i propri sentimenti e le proprie idee un bene comune, consegnando così un’eredità di denuncia e lotta a un’umanità che, malgrado le conquiste ottenute, è ancora lontana dalla vera uguaglianza sociale ed è sempre più orfana di liberi pensatori capaci, come Heron, d’influenzare e cambiare una generazione. 

Gil Scott Heron è stato, infatti, un artista seminale e precursore di tutta una poetica “nera” che oggi trova, nei giovani, ascoltatori purtroppo spesso inconsapevoli delle “radici” culturali, sociali e di pensiero nelle quali affonda il contemporaneo (e degli ultimi decenni) canto di denuncia degli artisti da ghetto di colore; giovani ascoltatori che, distratti e attratti dalle movenze e da lustrate patine di tendenza, tralasciano la portata rivoluzionaria di chi, mezzo secolo fa, iniziava la propria lotta personale spinto da una sincera fede in una rivoluzione socioculturale e razziale.    

E così, se l’autore Antonio Bacciocchi ha narrato la vita di Gil Scott Heron, Rita Lilith Oberti, con il perfetto trasporto emotivo, contemperato dalla compostezza di chi sa di star rappresentando la voce di un uomo, poeta e pensatore, ha letto (in italiano) stralci di alcuni dei testi più significativi della poetica resa in musica di Heron (di cui se ne riportano in calce due nel testo in inglese completo: “Whitey on the moon” e “The Revolution Will Not Be Televised”). La presentazione è stata, inoltre, accompagnata, in funzione sia dei racconti di Bacciocchi che delle letture della Oberti, dall’ascolto di brani scelti e tratti dalla discografia di Gil Scott Heron.

La forza di Heron è stata però il suo "limite". In un'America (intesa come U.S.A.) e per l'occidente tutto, un pensatore e poeta afroamericano era forse ancora troppo "oltre", anche per la controcultura degli anni sessanta e settanta e, come suggerisce il titolo del libro, la voce di un artista rivoluzionario, di un "Bob Dylan", non ha avuto l'eco e la risonanza che meritava probabilmente perché "macchiata" da troppo "colore".       

Si legge nella quarta di copertina: “Poeta, musicista, autore, scrittore, è stato cantore del Vietnam, dei diritti negati ai neri e delle loro lotte, ma anche dei meandri scuri e maledetti dell'animo umano, quello minato da disperazione, da povertà, alcolismo, droga, emarginazione. Lo ha sempre saputo fare con estrema lucidità, linguaggio crudo ma sempre ironico e pungente, accompagnato da una miscela musicale originale che ha saputo pescare dalle radici della black music, rinnovandola e modernizzandola, rimettendosi costantemente in gioco, conto ogni ostacolo, anche quelli più alti”. 

Indubbiamente, il lavoro di Bacciocchi non va ad inserirsi nel catalogo di libri di musica d’altri tempi, dedicati ai ricordi di una nostalgica generazione oramai vecchia o alla celebrazione (fine a se stessa) di una dato artista, ma vuole rimarcare, con rinnovato impeto, lo spirito di un uomo che ha saputo esprimere un linguaggio universalmente valido al di là dei tempi e dei costumi.    

Marco Sica

 

Whitey on the moon

"A rat done bit my sister Nell.

(with Whitey on the moon)

Her face and arms began to swell.

(and Whitey's on the moon)

I can't pay no doctor bill.

(but Whitey's on the moon)

Ten years from now I'll be payin' still.

(while Whitey's on the moon)

The man jus' upped my rent las' night.

('cause Whitey's on the moon)

No hot water, no toilets, no lights.

(but Whitey's on the moon)

I wonder why he's uppi' me?

('cause Whitey's on the moon?)

I was already payin' 'im fifty a week.

(with Whitey on the moon)

Taxes takin' my whole damn check,

Junkies makin' me a nervous wreck,

The price of food is goin' up,

An' as if all that shit wasn't enough

A rat done bit my sister Nell.

(with Whitey on the moon)

Her face an' arm began to swell.

(but Whitey's on the moon)

Was all that money I made las' year

(for Whitey on the moon?)

How come there ain't no money here?

(Hm! Whitey's on the moon)

Y'know I jus' 'bout had my fill

(of Whitey on the moon)

I think I'll sen' these doctor bills,

Airmail special

(to Whitey on the moon)"

 

The Revolution Will Not Be Televised

"You will not be able to stay home, brother

You will not be able to plug in, turn on and drop out

You will not be able to lose yourself on skag and skip

Skip out for beer during commercials

Because the revolution will not be televised

The revolution will not be televised

The revolution will not be brought to you by Xerox

In 4 parts without commercial interruption

The revolution will not show you pictures of Nixon

Blowing a bugle and leading a charge by John Mitchell

General Abrams and Spiro Agnew to eat

Hog maws confiscated from a Harlem sanctuary

The revolution will not be televised

The revolution will be brought to you by the Schaefer Award Theatre and

will not star Natalie Wood and Steve McQueen or Bullwinkle and Julia

The revolution will not give your mouth sex appeal

The revolution will not get rid of the nubs

The revolution will not make you look five pounds

Thinner, because The revolution will not be televised, Brother

There will be no pictures of you and Willie Mays

Pushing that cart down the block on the dead run

Or trying to slide that color television into a stolen ambulance

NBC will not predict the winner at 8:32or the count from 29 districts

The revolution will not be televised

There will be no pictures of pigs shooting down

Brothers in the instant replay

There will be no pictures of young being

Run out of Harlem on a rail with a brand new process

There will be no slow motion or still life of

Roy Wilkens strolling through Watts in a red, black and

Green liberation jumpsuit that he had been saving

For just the right occasion

Green Acres, The Beverly Hillbillies, and

Hooterville Junction will no longer be so damned relevant

and Women will not care if Dick finally gets down with

Jane on Search for Tomorrow because Black people

will be in the street looking for a brighter day

The revolution will not be televised

There will be no highlights on the eleven o'clock News

and no pictures of hairy armed women Liberationists and

Jackie Onassis blowing her nose

The theme song will not be written by Jim Webb, Francis Scott Key

nor sung by Glen Campbell, Tom Jones, Johnny Cash

Englebert Humperdink, or the Rare Earth

The revolution will not be televised

The revolution will not be right back after a message

About a whitetornado, white lightning, or white people

You will not have to worry about a germ on your Bedroom

a tiger in your tank, or the giant in your toilet bowl

The revolution will not go better with Coke

The revolution will not fight the germs that cause bad breath

The revolution WILL put you in the driver's seat

The revolution will not be televised

WILL not be televised, WILL NOT BE TELEVISED

The revolution will be no re-run brothers

The revolution will be live"       

 

 

Il riscatto possibile, in mostra a Lucca le foto dei ragazzi di Caivano

NAPOLI. Scatti che ri-scattano. Le più belle foto di 15 studenti dell’Istituto Francesco Morano di Caivano finiscono in esposizione al Photolux di Lucca dal 17 novembre al 9 dicembre, per poi approdare al Pan di Napoli dal 22 dicembre al 7 gennaio. La mostra fotografica è frutto di un percorso formativo che è diventato il reportage di  frontiera e la storia di un riscatto possibile, quello di giovani studenti a cui viene data l’opportunità di apprendere un’arte, la fotografia e le tecniche base di una eventuale professione, ma anche di imparare a osservare la realtà da prospettive differenti. 

Il progetto “Ri –scatta l’obiettivo”, già sperimentato con successo, in un’ altra scuola di Napoli est, come “Scatta la notizia”, si è trasferito nei mesi di giugno e luglio scorsi presso l’Istituto Francesco Morano di Caivano - Napoli Nord, località Parco Verde, uno degli hinterland più a rischio da un punto di vista del degrado sociale del circondario partenopeo, dove gli studenti che hanno aderito, sono stati guidati dal giovane master fotografo Antonio Gibotta, napoletano e vincitore del Word press Photo 2016 oltre che Canon Ambassador del 2018, in un viaggio di immagini che ha aperto e al tempo stesso cambiato il loro sguardo sulla realtà del proprio quartiere.   

Il progetto è stato presentato in anteprima il 16 novembre al Photolux dal fotografo Antonio Gibotta assieme ai suoi giovani allievi fotografi, dagli organizzatori Rossella Paduano di Neapolis Art ed Enrico Stefanelli di Photolux, le due  associazioni a cui Canon Italia, da anni impegnata in iniziative concrete di responsabilità sociale, ha affidato la promozione del progetto educativo; dalla preside dell’Istituto Morano  Eugenia Carfora e dai rappresentanti di Canon Italia. La presentazione si replicherà in un talk l’8 dicembre.

“Abbiamo partecipato a questo progetto – dichiara lo studente Carmine Fusco - con l'intento di fare un'azione buona che potesse salvare il mondo da questa agonia definita da tanti come "progresso", lo abbiamo fatto con la fotografia, lo abbiamo fatto mostrando che nel nostro territorio non c'è solo quel senso di agonia che ci opprime, ma anche un forte senso di speranza che non muore mai e che di tanto in tanto permette a persone come noi di poter fare qualcosa per tutti.” “Qui c’è un tesoro inestimabile,- così la preside Eugenia Carfora -germogli preziosi, con menti curiose,con occhi belli, con mani magiche, con piedi per esplorare il mondo. Qui c’è la speranza del presente e del futuro: i miei e i vostri ragazzi, piccoli e grandi. Doniamo amore senza se e senza ma.”

L’esperienza operativa si è concentrata nei mesi estivi, sulla scia di altre iniziative di “Scuola viva”, cui l’Istituto aderisce al fine di accogliere anche nei periodi di pausa scolastica gli studenti e offrire loro una possibilità diversa dalla strada. L’Istituto, che offre percorsi  per periti  tecnici o per il settore turistico-alberghiero, è ben noto alla cronaca per le numerose iniziative della Preside Carfora a favore del recupero scolastico e formativo dei ragazzi con maggior difficoltà di frequenza.

Gli studenti hanno imbracciato le macchine fotografiche, messe a disposizione da Canon, e hanno documentato il loro territorio difficile e complesso, ma con l’obiettivo di coglierne gli aspetti positivi. Si sono infatti dovuti attenere ai 17 obiettivi dello Sviluppo Sostenibile che le Nazioni Unite hanno messo in agenda per il 2030,  documentando storie e realtà del territorio, a pochi conosciute. La missione di questo percorso educativo racchiude essa stessa due degli Obiettivi salienti dello Sviluppo Sostenibile, Istruzione di Qualità e Ridurre le Disuguaglianze. Ne è venuto fuori una raccolta di immagini forti ma ,soprattutto, la partecipazione dei ragazzi che li ha visti presenti, con entusiasmo, in tutte le giornate del programma è stato  un momento di gioia e fermento in un territorio depresso e disagiato.

Nasce il nuovo HUB culturale del Kestè: “Abbash"

Nel centro antico di Napoli, in Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli, ha sede da 21 anni il Kestè, cocktail bar e locale artistico noto anche oltre i confini cittadini per la sua produzione di eventi culturali ma anche per il suo impegno sociale.

Con l'avvio della nuova stagione di eventi e spettacoli, il Kestè realizza un importante traguardo, un sogno inseguito per più di un decennio: le meravigliose sale sotterranee, una volta stalle e cisterne del palazzo settecentesco che ospita il Kestè,  sono state ristrutturate e trasformate in un HUB culturale dove ha sede la neonata associazione culturale “Abbash”.

L'associazione dedicherà gli spazi esclusivamente al teatro, all'arte e alla musica. Sono state, infatti, realizzate una sala con palco destinata al teatro e alla musica, una sala galleria, per le arti visive e una sala meeting.

La direzione del nuovo spazio è affidata a Fabrizio Caliendo (fondatote del Kestè) e a Luciano Labrano (fondatore del Cellar Theory), un connubio importante, che mette insieme due tra i più appassionati e intraprendenti produttori di eventi musicali e culturali di Napoli.

Al momento "Abbash" accoglie tre progetti espositivi: la mostra dell’archivio Carbone “Muvimmece”, la personale dell’illustratore cubano Alejandro Gonzalez Exposito e i ritratti filosofici di Carmine Pistone. Fabrizio Caliendo, curatore di piu’di 200 mostre nella sua lunga carriera, si occuperà principalmente proprio delle arti visive.

Il progetto di “Abbash” rappresenta, indubbiamente, un valore aggiunto per la città di Napoli, con workshop musicali e fotografici, scuola di musica, una gallerie d’arte, concerti di artisti internazionali e locali, spettacoli di Stand Up Comedy, incontri multiculturali ma soprattutto per la capacità di accogliere idee e portarle alla realizzazione.

E così, sabato 17, “Abbash” inaugurerà la scuola di musica con lo stage del maestro Sergio Quagliarella; una scuola che sarà tenuta da musicisti affermati della scena napoletana (e non solo) tra cui Giuseppe Colucci (Divieto di Swing) per il sassofono e il flauto traverso, Marcello Giannini (Slivovitz, Nu Guinea) per la chitarra, Umberto Lepore per il basso elettrico, Gino Giovannelli per il pianoforte, Salvatore Rainone (Slivovitz, La Famiglia) per la batteria e Fabiana Martone (Nu Guinea, Uanema Orchestra) per il canto. Una scuola che offrirà un palco per gli allievi, un palco dove da anni, tutti i mercoledì, si tiene una ricca jam session. Una scuola laboratorio, quindi, in cui gli studenti potranno passare dalla lezione teorica al palco immediatamente, confrontandosi con una importante banco di prova: il pubblico.

Ma “Abbash” non sarà solo questo.

Ben quattro date alla settimana saranno all’insegna della musica dal vivo inedita. Il venerdì e la domenica con importanti concerti che vedranno sia artisti napoletani che di fama internazionale. Il martedì, con “Emergenza Musicale”, il palco sarà invece dedicato all'ascolto delle nuove band. Il mercoledì continua la classica jam session che troverà da quest’ anno, come detto, la complicità dei maestri della scuola di musica che la renderanno un ancor più importante laboratorio di musica.

Tutti i sabato si terrà, poi, uno spettacolo dello Stand Up Comedy, all’insegna della satira da palco. In più si aprirà un laboratorio: l’Open Mic, ovvero una serata intera con il palco libero per i comici esordienti (e non) che vorranno esibirsi per 15 minuti. Uno schema molto famoso negli U.S.A., dove è nata la Stand Up, ed utilizzato soprattutto per far nascere nuovi artisti.

Il giovedì sarà all’insegna dell’Aperilingua, un evento multiculturale di scambio linguistico, inventato e organizzato dall’associazione Tecla, che vede centinaia di ragazzi sedersi attorno ad uno dei tanti tavoli e imparare nuove lingue con il supporto di tutor e giochi. Quest’anno l’Aperilingua al Kestè godrà del patrocinio del Comune di Napoli.

M.S.

Musei gratis, 20 giorni nel 2019

"L'anno prossimo le giornate gratuite aumenteranno, si passerà a 20 e saranno distribuite in modo diverso rispetto al passato. Perché voglio introdurre dei criteri di gestione nei musei e non di propaganda politica". A ribadirlo è il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli, a margine dell'inaugurazione dell'anno accademico della Fondazione Milano.

"Criteri di gestione significa - chiarisce - che alcune giornate verranno decise a livello nazionale. Ad esempio, la settimana che si conclude con il 10 marzo in tutti i musei statali sarà gratuita, dal martedì alla domenica. Alcune domeniche del mese rimarranno gratuite da ottobre a marzo, le altre giornate saranno a disposizione dei singoli direttori". Quindi, "se Brera vuole mantenere la prima domenica del mese gratuita d'estate io sono contento, e avrà due giornate in più da mettere dove vuole".

"Se invece un museo ha troppi visitatori che arrivano durante la domenica gratuita, come il Colosseo, potrà mettere un'entrata gratuita magari in una fascia pomeridiana per gestire meglio i flussi", argomenta Bonisoli, che ricorda infine come "dal prossimo anno tutti i ragazzi dai 18 ai 25 anni entreranno a 2 euro perché vogliamo incentivare e creare l'abitudine di andare al museo nei ragazzi che non hanno grandi mezzi economici, perché vedere una parte del nostro grande patrimonio culturale può aiutarli a crescere", conclude.

Gil Scott Heron, il Bob Dylan Nero

Venerdì 16 novembre, dalle 18:00, presso la storica Fonoteca di Napoli (via Raffaele Morghen 31), Antonio Bacciocchi presenterà il suo libro "GIL SCOTT HERON Il Bob Dylan Nero" edito da Vololibero edizioni.

L'autore, per l'occasione, sarà accompagnato da Rita Lilith Oberti che leggerà alcuni estratti dal libro.

"Questa è la storia di Gil Scott Heron. Poeta, musicista, autore, scrittore, è stato cantore del Vietnam, dei diritti negati ai neri e delle loro lotte, ma anche dei meandri scuri e maledetti dell'animo umano, quello minato da disperazione, da povertà, alcolismo, droga, emarginazione.

Lo ha sempre saputo fare con estrema lucidità, linguaggio crudo ma sempre ironico e pungente, accompagnato da una miscela musicale originale che ha saputo pescare dalla radici della black music, rinnovandola e modernizzandola, rimettendosi costantemente in gioco, conto ogni ostacolo, anche quelli più alti. 

Completano il libro un'intervista ad Alberto Castelli, un intervento di Carlo Babando, varie testimonianze, la lista delle apparizioni di Gil in Italia e una discografia ragionata.

Antonio Bacciocchi è ​scrittore, musicista, blogger.

Ha militato come batterista in una ventina di gruppi (tra cui Not Moving, Link Quartet, Lilith) incidendo una cinquantina di dischi e suonando in tutta Italia, Euroa e USA e aprendo per Clash, Iggy and The Stooges, Johnny Thunders, Manu Chao etc.

Ha scritto una decina di libri tra cui Uscito Vivo Dagli Anni '80, Mod Generation, Paul Weller - L'uomo Cangiante, Rock'n'Goal, Rock'n'Sport, Gil Scott Heron The Bluesologist e Ray Charles - Il Genio senza Tempo della Collana Soul Books edita da Vololibero Edizioni.

Collabora con il mensile Classic Rock, Il Manifesto e con il quotidiano di Piacenza La Libertà ed è giurato del Premio Tenco 

Aggiorna quotidianamente da 14 anni il suo blog www.tonyface.blogspot.it dove parla di musica dì, cinema, culture varie, sport con cui ha vinto il Premio MEI Musicletter del 2016 come miglior blog italiano" (dal comunicato stampa). 

M.S.

"Il Massacro di San Silvestro"

Mercoledì 14 novembre, a partire dalle 20:30, tra le mura di Perditempo (via San Pietro a Maiella 8 - Napoli), che da sempre accolgono ogni forma d'arte, Gianluca Spera presenterà il suo libro "Il Massacro di San Silvestro", pubblicato da ad est dell'equatore edizioni.

Con l'autore, daranno vita alla serata l'editore Carlo Ziviello, lo scrittore Angelo Petrella e le letture di Francesco Dall'Aglio.

Il romanzo, dalle tinte noir, dà il suo calcio d'avvio con un Napoli di Sarri in lotta per la testa della classifica e con una città in preda a un delirio quasi mistico, per poi calarsi nelle buie storie di cronaca nera che finiscono con l'essere il contraltare alle trionfali notizie calcistiche; qualcuno, infatti, ha sparato a Fabrizio Orlando e ora il giornalista è ricoverato al Cardarelli in condizioni disperate ... 

"Il Massacro di San Silvestro" inizia dove finisce il precedente romanzo di Spera "Delitto di una notte di mezza estate", con continui flashback che poco alla volta svelano tutti i retroscena del complotto ordito all'inizio degli anni '90 e giunto sino ai giorni nostri.

M.S. 

Composizioni futuriste, in piazza Plebiscito le opere di Parisio

NAPOLI. Sarà inaugurata domani, giovedì 8 novembre alle ore 12, alla presenza di Nino Daniele, assessore alla Cultura e al Turismo, Stefano Fittipaldi, Archivio Parisio, Alessandro Nicosia, C.O.R Creare Organizzare Realizzare, nel porticato di Piazza Plebiscito, l'esposizione "Composizioni futuriste" di Giulio Parisio. Si estende e si arricchisce a Napoli l'iniziativa culturale promossa dell'Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune con la importante mostra aperta nel Maschio Angioino, "Il futurismo anni '10 - anni '20". L'Archivio Fotografico Parisio onlus si affianca all'iniziativa proponendo nella sua sede in piazza del Plebiscito una esposizione di composizioni futuriste di Giulio Parisio: circa quaranta opere realizzate durante il percorso artistico/professionale del fotografo napoletano. Le due esposizioni si affiancano e collaborano tra loro: i visitatori della mostra di Parisio (aperta gratuitamente a partire dall'8 novembre, nei giorni giovedì/sabato dalle ore 10 alle 15, fino a 24 dicembre) potranno poi visitare l'esposizione maggiore nel Castello con uno sconto del 20%. Avranno così l'occasione di accostare, oltre alle opere di Boccioni, Balla, Carrà, Severini nella Cappella Palatina del castello, la produzione dello straordinario fotografo napoletano, con opere che abbracciano un periodo temporale ampio, che comprende e va oltre la durata del fenomeno futurista.

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