Sabato 19 Gennaio 2019 - 11:53

Eventi al Museo di Pietrarsa per i 179 anni della prima linea ferroviaria

NAPOLI. Cinque giorni di eventi da vivere al Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, da mercoledì 3 a domenica 7 ottobre. Per celebrare i 179 anni dalla nascita della prima linea ferroviaria in Italia, la Napoli - Portici, la Direzione del Museo gestito da Fondazione FS Italiane ha organizzato, grazie alla collaborazione con scuole e artisti del territorio, una serie di attività didattiche, culturali e sportive destinate a bambini, giovani e adulti. «Particolarmente ricco - si legge nella nota - il programma con mostre, spettacoli e performance artistiche che si articoleranno tra padiglioni e viali del polo museale nel corso delle giornate, in orari diversi e con apertura prolungata fino a tarda sera. Sedute di yoga, laboratori di pittura rupestre, proiezioni cinematografiche, percorsi itineranti per bambini accompagnati dai personaggi delle fiabe, sfilate in costume d'epoca, musica classica e ballo in abiti ottocenteschi. Questo e molto altro ancora attenderà i visitatori che potranno partecipare alle attività approfittando del prezzo promozionale del biglietto d'ingresso che, per l'occasione, sarà di soli 2 euro». Tra le iniziative in calendario, il giorno 5 “Le scuole si raccontano" che vedrà protagonisti proprio gli studenti di vari istituti scolastici del territorio impegnati in performance artistiche. Farà seguito la presentazione della stagione 2018/2019 del Teatro Mercadante di Napoli. Grazie ad un accordo tra il Museo di Pietrarsa e il Mercadante si potrà usufruire di sconti e agevolazioni sia per assistere agli spettacoli sia per le visite al Museo.

Scavi di Oplontis, quattro serate-evento nella Villa di Poppea

TORRE ANNUNZIATA. Quattro serate evento agli scavi di Oplontis a Torre Annunziata, nella Villa di Poppea, seconda moglie dell'Imperatore Nerone. Il progetto, finanziato dalla Regione Campania e curato dalla Scabec in collaborazione con il Parco archeologico di Pompei e il comune di Torre Annunziata, propone per le prime due settimane di ottobre un appuntamento speciale, con la visita nella villa Imperiale illuminata e "animata" dallo spettacolo prodotto da Casa del Contemporaneo / Le Nuvole dal titolo "Nerone e le Imperatrici", con testo e regia di Rosario Sparno. Lo spettacolo porterà i visitatori alla scoperta di uno dei siti più affascinanti e preziosi dell'area archeologica vesuviana, con musica, danza e recitazione, alla scoperta di storie e miti di duemila anni fa. Il percorso si apre con una breve introduzione al sito e alla sua storia, per poi svilupparsi all'interno della Villa con gli attori che si muoveranno seguiti dal pubblico nelle antiche stanze e nei giardini, fino alla suggestiva piscina. La villa di Poppea, inserita tra i beni che l'Unesco ha definito "Patrimonio dell'Umanità", è una grandiosa costruzione residenziale della metà del I secolo a.C., ampliata in età imperiale e attribuita a Poppea Sabina, seconda moglie dell'imperatore Nerone. Con la direzione di Imma Bergamasco, il sito di Oplontis fa parte del Parco Archeologico di Pompei. Le visite serali spettacolarizzate ad Oplontis si terranno nei giorni 5, 6, 12 e 13 ottobre con tre turni a sera a partire dalle ore 19,45.

Nobel per la Fisica ai pionieri del laser

Il premio Nobel per la Fisica 2018 è stato assegnato dalla Reale Accademia Svedese delle Scienze a ricercatori che si sono distinti "per invenzioni fondamentali nel campo della fisica dei laser". Il riconoscimento è stato diviso da una parte all'americano Arthur Ashkin "per le pinze ottiche e la loro applicazione ai sistemi biologici", e per l'altra metà al francese Gérard Mourou e alla fisica canadese Donna Strickland per "il sistema di generazione di impulsi ottici ad alta intensità".

IL PREMIO - Una metà del Premio Nobel per la Fisica 2018, del valore totale di 9 milioni di corone svedesi - pari a circa 870mila euro - è stata assegnata allo statunitense Arthur Ashkin, nato nel 1922 a New York, attualmente impegnato nei Bell Laboratories di Holmdel negli Usa e diventato Ph.D nel 1952 alla Cornell University di Ithaca. L'altra metà del Premio Nobel - per un valore di circa 450mila euro, è stata assegnata a pari merito alla fisica canadese Donna Strickland ed al fisico francese Gérard Mourou. Strickland è professore associato alla Waterloo University, è nata nel 1959 a Guelph ed ha ottenuto il Ph.D. nel 1989 dalla Università statunitense di Rochester. Mourou è nato nel 1944 a Albertville, in Francia, ha ottenuto il suo Ph.D. nel 1973, e attualmente lavora fra l'École Polytechnique di Palaiseau nel suo Paese natale e l'Università Usa del Michigan, ad Ann Arbor.

LE INVENZIONI - "Le invenzioni che sono state onorate quest'anno hanno rivoluzionato la fisica del laser. Oggetti estremamente piccoli e ora vengono visti processi incredibilmente rapidi sotto una nuova luce. Strumenti di precisione avanzati stanno aprendo aree di ricerca inesplorate e una moltitudine di applicazioni industriali e mediche", ha evidenziato nelle motivazioni la Reale Accademia delle Scienze Svedese.

ASHKIN - Lo statunitense Arthur Ashkin, 96 anni, ha ricevuto il Nobel per la Fisica per l'invenzione delle pinzette ottiche, uno strumento scientifico che usa un impulso laser per spostare oggetti microscopici. Ashkin è riuscito a tradurre in realtà "un vecchio sogno dal sapore della fantascienza", scandisce l'Accademia Svedese ricordando che lo scienziato statunitense è "riuscito a sfruttare la pressione esercitata dalla radiazione luminosa per muovere oggetti fisici". Il vero risultato rivoluzionario è arrivato nel 1987 quando, racconta ancora la Reale Accademia delle Scienze Svedese, "Ashkin trattenne un batterio con le pinzette, senza causargli alcun danno e mantenendolo vitale". Una dimostrazione definita "strabiliante" dagli scienziati. I principi ideati e sviluppati da Ashkin "ancora oggi sono utilizzati in biologia e biotecnologia per scoprire come funzionano i meccanismi della vita", aggiunge l'Accademia.

MOUROU/STRICKLAND - Gérard Mourou, 74 anni, e Donna Strickland, 59 anni, invece sono stati insigniti del più prestigioso riconoscimento scientifico al mondo per l'invenzione di un metodo per la generazione di impulsi ottici ultra corti e ad alta intensità. Mourou e Strickland insieme hanno tracciato la strada nel settore degli studi "per ottenere gli impulsi laser più potenti mai prodotti nella storia dell'umanità". "Il loro articolo rivoluzionario - ricorda l'Accademia svedese - fu pubblicato nel 1985. i due scienziati avevano lavorato "ad un sistema per ottenere laser ad alta intensità, senza che questo distruggesse i materiali necessari per amplificare il segnale". "Il loro metodo puntava a modulare la lunghezza d'onda della luce, amplificarla e poi comprimerla nuovamente" ed il sistema di "compressione dell'onda" è ciò che fa aumentare "l'intensità dell'impulso luminoso".

Scavi archeologici a Paestum, le sorprese dell'Athenaion

SALERNO. Stanno per concludersi gli scavi dell'Athenaion, dell'agora e della casa arcaica di Paestum, iniziati tre settimane fa e intanto si programmano nuovi interventi per il 2019. Di grande rilievo le novità provenienti dal santuario dedicato alla dea Athena, dove l'équipe diretta da Fausto Longo dell'Università degli Studi di Salerno, quasi novanta anni dopo gli interventi di Amedeo Maiuri, ha aperto due saggi a Sud del tempio. Forti i timori di trovare tutti gli strati rimaneggiati o comunque già scavati ma, gli studi condotti in questi ultimi anni sugli archivi e le recenti indagine geofisiche condotte da Marilena Cozzolino e da Vincenzo Amato, offrivano una speranza di successo dell'impresa. Lo scavo ha infatti, permesso di rintracciare una delle vecchie trincee di Maiuri e di indagare aree mai esplorate prima. Tra i rinvenimenti di particolare importanza si segnalano un piano di battuto con materiali arcaici e frammenti di un bracciale di scudo in bronzo lavorato a sbalzo, numerose ceramiche e statuette in terracotta del VI secolo a.C. tra cui il braccio di Athena armata; numerosi i frammenti di tegole e di una splendida antefissa dipinta a forma di corna (580-560 a.C.), riferibile ad una tipologia di tetti prodotti dalle colonie achee della Magna Grecia. L'antefissa si aggiunge alle altre portate alla luce da Maiuri negli anni Trenta e già attribuite ad un tempio di Athena più antico di quello che vediamo oggi (500 a.C.). I futuri scavi dovranno ora restituire i contesti del santuario di Athena, fino ad ora praticamente ignoti, e permettere una nuova narrazione del santuario, soprattutto quella più antica riferibile alle prime generazioni di poseidoniati. Lo scavo ha dimostrato che questa sfida è possibile. Nell'area dell'agora lo scavo diretto da Emanuele Greco della Fondazione Paestum, ha indagato parte di un edificio porticato della tarda età repubblicana. Lo scavo ha interessato un ambiente aperto sul porticato, riportando alla luce un muro di tramezzo che suddivideva l'ambiente in due vani; in quello più interno è stato individuato un grosso dolio interrato per la conservazione di alimenti. Anche in quest'area, dal proseguimento degli scavi, si spera di rintracciare livelli riferibili all'agora arcaica e classica della città poi coperti dalla porticus. Lo scavo dell'Università Orientale di Napoli infine, ha proseguito le indagini alla casa arcaica, una delle poche note dalle città della Magna Grecia. Le ricerche hanno riportato in luce livelli di frequentazione databili tra la fine del VI e l'inizio del V secolo a.C. e la grande sala da banchetto ampia oltre 30 metri quadri, dotata di una banchina interna in pietra; sempre a questa fase arcaica è riferita anche una canaletta in pietra per lo smaltimento delle acque della casa. Laura Ficuciello, che dirige lo scavo, nelle prossime indagini proverà a mettere in luce tutto l'edificio e, se possibile, trovare anche le abitazioni dei fondatori di Poseidonia.

Con gli Argonauti a Palazzo Reale

di Serena Guarino

NAPOLI. Il suo libro d’esordio era un vero atto d’amore per i classici e l’antichità: “La lingua geniale, 9 ragioni per amare il greco” di Andrea Marcolongo, tradotto in 21 lingue, è rimasto saldamente in vetta alle classifiche per mesi, accendendo la curiosità di molti attorno alla figura dell’autrice.
Giovane grecista, un passato da ghostwriter dell’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi (sue le citazioni sulla generazione Telemaco pronunciate dall’ex premier alla Leopolda), da cinque anni a Sarajevo.
Proprio dalla Bosnia, terra che ha saputo accoglierla e stregarla, la Marcolongo ha continuato il suo personale viaggio nell’antichità alla volta della remota Colchide;
“La misura eroica. Il mito degli Argonauti e il coraggio che spinge gli uomini ad amare” (Mondadori, 2018), è il suo secondo romanzo, che prende le mosse da due storie: le Argonautiche di Apollonio Rodio, in cui un giovane Giasone salpa con la nave Argo alla ricerca del leggendario vello d’oro e, vittorioso, fa ritorno con l’amata Medea nell’Ellade, paure, tentazioni e insidie e How to abandon ship, un volumetto scritto dal terzo ufficiale della nave Robin Moor, John J. Banigan, sopravvissuto al naufragio dell'imbarcazione.
Nel mezzo, la biografia personale dell’autrice, che articola sapientemente un romanzo sulla difficile arte di partire, varcando quel confine che siamo chiamati a superare ogni volta che qualcosa di potente ci accade e ci cambia per sempre. Andrea Marcolongo si racconta a margine della presentazione del volume nella sede della Fondazione Premio Napoli, a Palazzo Reale.
Dopo il successo inatteso del primo libro, La lingua geniale, qual è la genesi del nuovo romanzo? 
«“La misura eroica” nasce per molte ragioni, la prima delle quali è che non è obbligatorio scrivere libri, parafrasando Annie Ernaux, che è la mia scrittrice di riferimento, ma che si scrivono libri quando si avverte il vero bisogno di dire qualcosa. “La misura eroica” nasce come appello alla contemporaneità, smarrita, confusa, anche politicamente e culturalmente. Un appello a ritrovare la consapevolezza che siamo al mondo per fare cose grandi e non per vivere o “sottovivere” come dicevano gli antichi greci».
Come mai le Argonautiche?
«Perché è il mito più antico di tutta la letteratura greca, quello che Omero nell’Iliade definisce un mito “a tutti ben noto” e quindi il più puro per raccontare lo spirito dell’essere umano greco». 
Tu vivi a Sarajevo. Ci racconti questa terra e com’è l’Italia vista da lì?
«Sono molto felice di vivere a Sarajevo, è la mia città del cuore, dove vita e scrittura s’intrecciano, le lingue s’intrecciano. Dopo cinque anni, parlo la lingua del luogo, io che sono bilingue, italiano-francese. In effetti esiste il cliché per cui s’immagina una scrittrice nel cafè di Parigi, ma io mi sento etimologicamente felice in questa città, mi sento nella città che riesce a mettermi a frutto. L’Italia, l’Europa, il Mondo visto da lì è originale. Spesso guardo all’Italia attraverso i social o i giornali e provo estrema tristezza per quello che vedo, in particolare per l’ignoranza e l’odio verso il prossimo. Mi sento straniera. Gli antichi greci praticavano il culto dello straniero, la xenia. Ogni tanto mi capita di pensare cosa penserebbe un antico greco di noi se ci vedesse oggi».
Tu citi l’ospitalità come valore, un antico greco si vergognerebbe di noi, che abbiamo coniato la parola xenofobia, paura dello straniero.
«Oggi si ha sempre più paura dell’altro, del diverso perché si è persa la capacità di dialogare. Dialogo significa guardarsi allo specchio, noi siamo in un costante monologo, esteriore ed interiore».
Cosa ti ha lasciato la tua esperienza al servizio della politica?
«Poche settimane ero in Messico. È facile sentir parlare dei muri che innalza Trump, ma essere lì, davanti a studenti che quei muri reali vorrebbero scalarli in ogni maniera, è da brividi. Credo che, anche in questi anni di populismo, la politica in senso greco e non come banale amministrazione, sia un valore fondamentale, da recuperare. Oggi è puro scontro».
Hai frequentato la scuola Holden di Baricco. Cosa consiglieresti ad un giovane scrittore?
«Da quest’anno insegno scrittura alla scuola Holden e mi trovo a tenere lezione a ragazzi che vogliono scrivere. Il consiglio che mi sento di dare è di ascoltare la propria voce, di trovarla. Nessuno credeva in me con un libro sul greco e tutti mi chiedevano un romanzo. Scrittura non è moda, non è marketing».
Sei ospite del Premio Napoli. Hai qualche aneddoto legato alla città?
«Sono legatissima alla città. La mia mamma, che adesso non c’è più, amava Napoli e ogni anno mio padre ci portava a Napoli a mangiare la pizza. Continuo a tornare a Napoli ogni anno».
Cosa abbiamo ancora da imparare dalle “lingue morte”?
«Molto. Per me non sono morte, io distinguo tra lingue fertili e feconde e lingue che non lo sono. La grammatica greca non c’interessa più di quella inglese, ma il greco ci rende consapevoli delle parole che usiamo ogni giorno per dire di noi».

Countdown per "Ricomincio dai Libri"

NAPOLI. Svelato il programma della V edizione di “Ricomincio dai Libri”, la fiera del libro che si terrà a Napoli dal 5 al 7 ottobre presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Anche quest'anno l'ingresso sarà gratuito. Il tema affrontato quest’anno è quello delle “frontiere”, inteso sia in senso geopolitico, che sociale, che emotivo. E c’è un folto gruppo di autori di livello nazionale a parlarne attraverso i libri presentati in fiera. Il direttore editoriale di questa edizione, l’autore napoletano Lorenzo Marone, di recente insignito del Premio Giancarlo Siani, è molto soddisfatto del lavoro svolto, presentando al pubblico un programma ricco di nomi importanti, ma soprattutto di contenuti e di qualità.  «Siamo felici di aver regalato alla città tre giorni di eventi culturali con autori importanti del panorama nazionale, all'interno di una suggestiva e affascinante location quale è il Mann - dichiara Marone -. Bellezza, storia, arte e letteratura che si incontrano e dialogano per un fine comune: abbattere la bruttezza, l'indifferenza e l'abbrutimento che ci circondano».

LA FIERA. Si apre venerdì mattina con Paola ZannonerPremio Strega Ragazze e Ragazzi con il suo “Rolling Star” per poi continuare fino a domenica pomeriggio. Tra gli autori più attesi Michela Murgia che porterà “L’inferno è una buona memoria. Visioni dalle nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley”, l’interessante dialogo a due tra Maurizio De Giovanni e Diego de Silva moderati da Francesco Pinto, il premio Strega Giovani (2015) Fabio Genovesi che presenterà “Il mare dove non si tocca”. Il sabato vedrà protagonisti Giovanni Tizian che con il giornalista Nello Trocchia affronterà il tema delle mafie con “Rinnega tuo padre” e gli autori della graphic novel nata sulla nave Acquarius nel Mediterraneo Lelio Bonaccorso e Marco Rizzo. Ancora, presenti l’umorismo di Pino Imperatore, Svevo Moltrasio e il giovane Marco Marsullo. La domenica è atteso Eli Ehsani che racconterà, con Francesco Casolo e la reporter di guerra Barbara Schiavulli, il suo viaggio da rifugiato dall’Afghanistan in Italia, passando dalla Turchia e dalla Grecia. Chiuderà la manifestazione domenica alle ore 17 Matteo Bussola che presenta “La vita fino a te”.   
Ricomincio dai Libri è soprattutto un lavoro di squadra e di rete dal basso ed è per questo che il programma si arricchisce di collaborazioni con partner d’eccellenza: Medici Senza Frontiere che curerà due eventi con la presenza, il venerdì, dell’attore Marco D’Amore; la Scuola italiana di Comix che porterà in fiera uno dei disegnatori della Bonelli; Nati per Leggere Campania con attività di lettura a voce bassa per bambini in giardino. Il programma completo è scaricabile sul sito della fiera.

Quattro Giornate, la banda dell'Arma omaggia Napoli

NAPOLI. Nell’ambito degli eventi organizzati per celebrare il 75° anniversario delle Quattro Giornate di Napoli (27-30 settembre 1943) la Banda dell’Arma dei carabinieri si è esibita in concerto al “San Carlo”. In un teatro completamente pieno, ospiti il Comandante Generale dell’Arma, Generale di Corpo d’Armata Giovanni Nistri, il Comandante Interregionale dei carabinieri “Ogaden”, Generale di Corpo d’Armata Vittorio Tomasone, il Sindaco della città Luigi de Magistris, il Prefetto, il Questore e i vertici della magistratura napoletana, la Banda musicale dell'Arma, ormai famosa in tutto il mondo e che sfiora i 200 anni di storia, ha eseguito brani tratti dalla tradizione di Napoli, città al centro delle celebrazioni, marce militari come quella dei carabinieri reali e brani a tema come “Le quattro giornate di Napoli”. Conclusione con “La Fedelissima”, la marcia d’ordinanza dell’Arma, e l’Inno nazionale italiano.

Addio a Salvatore Bisogni, teorico della città e delle periferie urbane

NAPOLI. L'architetto Salvatore Bisogni, teorico rigoroso e sensibile ai problemi dell'architettura della città e della periferia urbana, è morto a Napoli all'età di 86 anni. L'annuncio della scomparsa è stato dato dall'Accademia di San Luca, che nel 2008 per la sua attività complessiva gli aveva conferito il Premio del Presidente della Repubblica. Nato a Napoli il 4 marzo 1932, allievo di Luigi Cosenza e di Ludovico Quaroni di cui è stato assistente a Roma assieme a Manfredo Tafuri, il professore Bisogni ha insegnato composizione architettonica prima all'Università di Palermo con Vittorio Gregotti e poi, dai primi anni Settanta, alla Facoltà di Architettura di Napoli. Ha pubblicato numerosi saggi e ricerche, tra i quali "Napoli: Montecalvario, questione aperta" (Clean, 1994), "Periferie: Milano, Napoli" (Clean, 1995) e "Ricerche in architettura" (Edizioni Scientifiche Italiane, 2011). Nel 2008 la Facoltà di Architettura di Napoli e quella di Architettura Civile del Politecnico di Milano hanno promosso due mostre sui suoi progetti e sulla sua attività didattica e di ricerca. Bisogni ha preso parte con Gregotti al progetto per lo Zen di Palermo ed al concorso per il centro direzionale di Vienna sud. In favore di Napoli ha svolto un'intensa attività di ricerca e di lavoro: tra le realizzazioni si segnalano la scuola media al rione Traiano, la scuola materna a Poggioreale e il mercato Sant'Anna di Palazzo. Ha partecipato alla XV Triennale di Milano con un progetto per il quartiere napoletano di Montecalvario elaborato insieme ad Anna Buonaiuto. 

Archeologia, tomba dipinta del II secolo a.C. riemerge dagli scavi di Cuma

NAPOLI. È dal 2001 che, ai piedi della rocca sulla quale si erge l'acropoli dell'antica città di Cuma, Priscilla Munzi, ricercatrice del Centre Jean Bérard (Cnrs - École française de Rome) e Jean-Pierre Brun, professore del Collège de France, lavorano con la loro équipe per riportare alla luce l'antica necropoli cumana. Oggi hanno svelato la loro ultima scoperta: una tomba dipinta datata al II secolo a.C., eccezionalmente conservata e le cui pitture immortalano una scena di banchetto. Due volte più grande di Pompei, la città di Cuma è situata a 25 chilometri a ovest della città di Napoli, sulla costa tirrenica di fronte all'isola di Ischia e all'interno dell'attuale Parco archeologico dei Campi Flegrei. Le fonti storiche la considerano come la più antica colonia greca d'Occidente, fondata da greci provenienti dall'Eubea intorno alla metà dell'VIII secolo a.C. «Il Parco Archeologico dei Campi Flegrei sostiene in forma sistematica la ricerca, con particolare riguardo a quella internazionale - ha commentato il direttore del PaFleg, Paolo Giulierini che accolto entusiasta la scoperta - e considera il rapporto con il Centro Jean Bérard una collaborazione di altissimo profilo. La scoperta, che arricchirà il museo e il Parco, è in primo luogo fonte di grande progresso scientifico e storico».

LA GRANDE NECROPOLI. Da diversi anni gli archeologi francesi conducono le loro ricerche nella zona situata immediatamente al di fuori di una delle porte principali delle fortificazioni settentrionali, dove, nel corso dei secoli, si è sviluppata una grande necropoli pluristratificata. Nel corso del II secolo a.C., il paesaggio funerario davanti alla Porta mediana è caratterizzato dalla presenza di diverse tombe a camera di tipo ipogeo, con volte a botte e facciata monumentale, costruite in blocchi squadrati di tufo. L'accesso alle tombe avveniva attraverso un lungo corridoio scavato nella terra (dromos), mentre la porta della camera funeraria era chiusa da un grande blocco di pietra. I monumenti erano destinati ad accogliere inumazioni plurime, deposte in cassoni o su letti funerari. La tipologia architettonica e i corredi mostrano l'alto livello sociale conseguito dai defunti.

LA SCOPERTA. Nel mese di giugno di quest'anno i ricercatori francesi hanno riportato alla luce una nuova tomba riferibile alla stessa tipologia architettonica, ma dall'eccezionale decorazione figurata: sulla lunetta in corrispondenza dell'ingresso della camera funeraria, sono ancora visibili, infatti, una figura maschile nuda che sorregge nella mano destra una brocca in argento (oinochoe) e nella sinistra un calice. Ai lati del personaggio, sono rappresentati un tavolino (trapeza) e alcuni vasi di grandi dimensioni tra i quali un cratere a calice su supporto, una situla e un'anfora su treppiede. Sulle pareti laterali, s'intravedono verosimilmente scene di paesaggio. La decorazione è delimitata nella parte alta da un fregio floreale. L'intradosso della volta è giallo, mentre le pareti al disotto della cornice e i tre letti funerari sono dipinti di rosso. La qualità delle pitture è eccezionale. Purtroppo la tomba è stata più volte visitata e pochi sono gli elementi dei corredi recuperati, anche se sufficienti a confermarne la datazione. 

LO SCAVO. I temi rappresentati sulle pareti della tomba, poco consueti per questo periodo cronologico, offrono nuovi e importanti spunti di riflessione per delineare e ricostruire l'evoluzione artistica della pittura parietale cumana. Lo scavo è stato realizzato grazie al sostegno finanziario del Ministère de l'Europe et des affaires étrangères, dell'École française de Rome e della Fondation du Collège de France. Le ricerche sono svolte nell'ambito di una concessione di scavo e ricerche del Ministero per i beni e le attività culturali e in collaborazione con il Parco archeologico dei Campi Flegrei. 

Parte la Settimana della Scienza, studenti nei laboratori del Polo Neurobiotech di Caserta

CASERTA. È iniziato questa mattina l’incontro tra studenti e mondo della ricerca. Gli autobus dai quali sono scesi i ragazzi delle scuole superiori del territorio hanno segnato il punto di partenza di una settimana tutta dedicata al dialogo tra scienza e cittadini. È così che il progetto B-Future della Fondazione Neuromed, che vede il supporto della Commissione Europea nell’ambito delle azioni “Marie Skłodowska-Curie” del programma Horizon 2020, avvia la Notte Europea dei Ricercatori 2018. I centri scientifici dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli e del Polo di Ricerca Neurobiotech di Caserta hanno così accolto i primi studenti, coinvolgendoli attraverso visite guidate, laboratori interattivi e iniziative culturali. Ma soprattutto i ragazzi hanno incontrato i ricercatori, quelli che la scienza la fanno ogni giorno e che, meglio di qualsiasi documentario, libro di testo o programma televisivo, possono raccontare il mestiere della scienza: cosa significa cercare nuove risposte in quello che Galileo chiamava “Il grande libro della natura”.

Tutto ruota attorno all’idea di una macchina del tempo. Un viaggio nel tempo attraverso antiche idee, antiche sfide, per arrivare alle grandi domande del presente, fino al futuro che la scienza sta disegnando. Rappresentato dalla De Lorean, l’indimenticabile auto del film “Ritorno al futuro”, il viaggio proposto da B-Future vuole indicare come la scienza sia parte della vita di tutti, in ogni giorno. Non solo nelle meraviglie tecnologiche che ci circondano, ma anche nel modo stesso di pensare e di vedere il mondo. Gli incontri con gli studenti proseguiranno per tutta la settimana, con la giornata di giovedì che li vedrà conoscere la Moli-Bank, entrando così in contatto con un mondo molto particolare: quello delle biobanche, dove grandi quantità di campioni biologici vengono immagazzinati per aprire la strada alle ricerche del futuro. L’apertura della Moli-Bank è inserita nel programma della European Biotech week.

Numerosi altri eventi arricchiscono questa settimana della scienza, anche a livello internazionale. Martedì e mercoledì, infatti, due ricercatori Neuromed, Vittorio Maglione, del Laboratorio di Neurogenetica e Malattie Rare, e Benedetta Izzi, del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione, saranno a Bruxelles per partecipare all’evento “Science is Wonder-ful”, organizzato dalla Commissione Europea.

Si arriverà così a venerdì 28 settembre, quando Neuromed ospiterà il simposio “Investire nei giovani ricercatori per disegnare il futuro dell’Europa”, che vedrà il collegamento in diretta con i 26 Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico delle Neuroscienze e della Neuroriabilitazione. Anche il Museo della Scienza di Milano sarà in streaming, collegando il Progetto B-Future all’evento Back to the future – Brain in the space della Fondazione Carlo Besta.

Al termine del simposio, l’apertura dei laboratori al pubblico. Per tutta la serata i cittadini di ogni età avranno la possibilità di interagire con i ricercatori Neuromed e di visitare gli strumenti del loro lavoro. Il tutto accompagnato dall’allegria del “Pub med”, dalla musica dei “Paipers”, dal cibo mediterraneo del “Science dinner” e dallo spettacolo “Led Show – Illuminiamo la ricerca”.

La conclusione di questa densa settimana sarà infine segnata da un evento perfettamente inserito nel panorama attuale del dibattito scientifico italiano: sabato mattina, alle ore 10,30, il Complesso Monumentale Belvedere di San Leucio, a Caserta, ospiterà Il convegno “Le fake news in medicina: una patologia dell’informazione”.

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