Lunedì 29 Maggio 2017 - 22:47

Addio a Roger Moore

"Con il cuore affranto, dobbiamo condividere la terribile notizia che nostro padre, Sir Roger Moore, è scomparso oggi in Svizzera dopo una breve ma dura battaglia con il cancro. Siamo tutti devastati". Così i figli di Roger Moore, Deborah, Geoffrey e Christian, annunciano su Twitter la morte dell'attore che aveva 89 anni, la cui carriera è impressa nell'immaginario collettivo soprattuto per il ruolo di James Bond in 7 film della saga (da 'Agente 007 vivi e lascia morire' del 1973 fino a '007 Bersaglio mobile' del 1985) e per il telefilm 'Attenti a quei due' che lo vedeva in coppia con Tony Curtis. Moore è fino ad oggi l'attore ad avere interpretato più volte James Bond al cinema.

Eduardo Cocciardo e Francesca Stizzo in "Un giorno all'improvviso - un amore contemporaneo"

Jean Baudrillard, nelle sue strategie fatali, denunciava l'obesità data dall'eccesso che sfocia nell'osceno; e in una società contemporanea che ha reso regola del quotidiano la sovrastruttura e – appunto - l'(o)scena obesità, come stringente l'imitazione nella vacua sovrabbondanza, un ritorno al minimale, all'essenziale che si fa essenza, è cosa buona e giusta. È stato, quindi, “catartico” il trascorre una serata al Nuovo Teatro Sancarluccio di Napoli, nell'ambito della rassegna Maggio d'Arte, con lo spettacolo "Un giorno all'improvviso - un amore contemporaneo" (Ugualos Produzioni in collaborazione con Suoni e Scene); rappresentazione scritta e diretta da Eduardo Cocciardo e dallo stesso interpretata con Francesca Stizzo (insieme nella foto). Con il suo “inedito” Cocciardo è riuscito perfettamente a definire, in un “sano” e funzionale minimalismo, il senso profondo di una realtà che da sempre accomuna l'essere umano: il rapporto tra uomo e donna. Così, su un palco volutamente scarno (scenografie di Tatiana Taddei), dove l'assenza fa scena non (o)scena, con sullo sfondo due binari che tracciano una direzione (inesistente?), siti in un nessun luogo, che portano in nessun luogo e che non si incontrano, come percorsi individuali all’interno di un sistema “binario” agiscono i due personaggi Luca e Sara, un uomo e donna, intesi non più come maschio e femmina ma come realtà contemporanea di una coppia che si confronta in uno scontro lontano dalla dialettica socratica e condannati, da un dio demiurgo, a rifare i conti  (raccontandosi) “da qualche parte dopo 26 anni”, per poi tornare immancabilmente (novelli Sisifo) al punto di partenza. L’ottima penna di Cocciardo, dedica a se stesso un lineare e sessualmente condizionato dai suoi istinti Luca che tenta, con la sua balbuzie, di essere umano “con la verità che merita l'uomo e la vita”, mentre riserva a Sara, splendidamente interpretata da Francesca Stizzo, il ruolo complesso di una donna “contemporanea”, figlia della rivoluzione femminista e dell’emancipazione alla stessa legata, con tutto il conflitto che la sua nuova collocazione sociale porta. Ed è, a mio parere, proprio l’attualità di Sara che rende l’amore di “Un Giorno all’improvviso” “contemporaneo”, con la sua poliforme acquisita nuova natura che a suo modo, non solo ha sovvertito nell’arco temporale di due generazioni il secolare equilibrio tra uomo e donna, ma ha soprattutto posto innanzi alla donna (come nuova Medea in antitesi al maschio) un potere da gestire prima di tutto nel rapporto con se stessa, non più consolata dall’amore che è nella sospensione di Penelope nell’attesa del ritorno di Ulisse per poi vederlo (uomo) ripartire, ma carico dell’insofferenza di “un adesso e subito”, totalizzante per una donna che è e vuole essere, in uno, sia sposa che madre, generatrice, lavoratrice, emancipata, paritetica, persona e individuo. Tra le tante osservazioni fatte e frasi dette da Luca e Sara (alcune anche piacevolmente ironiche), l’auspicio che ho colto nella speranza di un reale rinnovamento, è nei piedi nudi di Sara che, dopo aver indossato tante diverse scarpe fatte di momentanea apparenza, aspetta che i propri piedi inizino a camminare “nudi senza la paura di sporcarsi” di tutto quanto è della vita vera, ricongiungendosi forse, così, all’uomo Luca e alla verità che per lui la vita stessa merita. Un ultimo plauso va a Cocciardo che ha avuto ancora voglia e coraggio di mettersi in discussione con un proprio testo, dando nuova vitalità all’arte teatrale.

Marco Sica

 

"Un giorno all'improvviso - un amore contemporaneo"

Domani debutterà, nell'ambito della rassegna Maggio d'Arte, al Nuovo Teatro Sancarluccio di Napoli lo spettacolo "Un giorno all'improvviso - un amore contemporaneo", rappresentazione scritta e diretta da Eduardo Cocciardo e dallo stesso interpretata insieme a Francesca Stizzo. <<Il titolo è giocoso - commenta Eduardo Cocciardo -  sembra nascere dalla passione per il Napoli Calcio, ma proprio perché si viaggia a mezza strada fra il senso di delusione che ti regala ogni amore finito male e il senso di eternità che quel sentimento, soprattutto se vissuto in modo viscerale, si porta sempre dietro ... "Un giorno all'improvviso" è uno spettacolo sulle psicosi dell'amore contemporaneo, sugli squilibri e le insicurezze di un mondo sempre più in bilico, dove sembra accentuarsi la genetica incomunicabilità fra dimensione maschile e femminile. Uno spettacolo sperimentale e classico allo stesso tempo. Con due soli personaggi in scena, Sara e Luca, imprigionati in una sorta di non-luogo e di non-tempo, come Vladimiro ed Estragone di “Aspettando Godot”, e costretti così a confrontarsi e scontrarsi sul vero perché li abbia fatti improvvisamente incontrare e poi, altrettanto improvvisamente, separare. Il palcoscenico è un po' una gabbia che li taglia fuori dalla realtà. Niente telefoni, tv, internet...l'uomo e la donna sono costretti a comunicare davvero, come cavie di un esperimento scientifico>>. Alle parole di presentazione dello spettacolo dell'autore si aggiungono quelle di Francesca Stizzo: <<É stato bellissimo incontrare il personaggio di Sara. All'inizio mi sembrava una nevrotica terrificante, una pazza assoluta ... ma poi, piano piano, ho scoperto come nascondesse dentro di sé tutte le sfumature della donna: carnale, istintiva, passionale, folle, imprevedibile, ma anche profondamente razionale, calcolatrice, e poi confusa, smarrita, celestiale e bestialmente terrestre>>. A questo punto dobbiamo aspettare solo domani sera, per assistere allo rappresentazione di “Un  giorno all'improvviso - un amore contemporaneo" in compagnia di Eduardo Cocciardo e di Francesca Stizzo. Marco Sica

 

Gli Inner City Affair mettono “radici” al CellarTheory Live

Il CellarTheory Live (vico Acitillo 58 – Napoli), sotto la “guida” sempre attenta e competente di Luciano Labrano, si è conquistato negli ultimi anni un proprio importante spazio nel novero dei locali partenopei, dove la musica è vita ed è arte, ospitando concerti di caratura nazionale e internazionale. Tra le sue mura, sabato 13 maggio, si esibiranno gli Inner City Affair, gruppo napoletano, miscellanea di ska, reggae e jazz, con all’attivo un ottimo disco d’esordio dal titolo  “Montesanto Roots”. Rispetto al “silenzio di voce” dello strumentale disco “suonato” da Adriano Rubino alla tromba e al flugelhorn, Riccardo Colicchio al sassofono tenore, Alessandro Tedesco e Mario Tammaro al trombone, Dario Della Monica alla chitarra elettrica e alla chitarra acustica, Mattia Leone al pianoforte e alle tastiere, Dario Gessato al basso e Salvio Loffredo alla batteria, al CellarTheory Live gli Inner City Affairs si presentano con la nuova formazione tra le cui fila milita la cantante Mirella Schisano, il cui cantato rende il “suono” degli Inner City Affairs più “tondo”, e pieno di quel calore che una bella voce femminile inevitabilmente conferisce al “suonato” quando, come in questo caso, la vocalità è supportata da un ottimo “impianto” strumentale. Se gli Inner City Affairs, con “Montesanto Roots” hanno “allignato” nel cuore di Napoli, a Montesanto, nell’humus popolare reso (ancor più) popolare per la vicinanza con quel vico San Liborio fatto celebre dalla Filumena Marturano di De Filippo, oggi le loro “radici” partenopee trasmettono nuova linfa, affacciandosi al pubblico con la strafottenza di un “Che te ne fotte” gridato dal balcone della “Tarumbò” di Pino Daniele e con l’omaggio agli Showman di Musella, Senese e Del Prete di “Basta che mi vuoi”. Tornando al disco “Montesanto Roots”, su altra “stampa” ho già avuto modo di esprime il mio apprezzamento per tale lavoro, restando molto colpito sia dalla bella e “totale” strumentalità del disco, sia dalla composizione e interpretazione di alcuni brani; su tutti, dapprima dall’“eponima” “Montesanto Roots”, splendido reggae dall’affascinate tema metropolitano a tinte noir, che caratterizza un brano “mutaforma” in un “inseguimento” di fiati e chitarra tra le strade e i vicoli di uno ska notturno, e poi dall’ottima rilettura del classico “morriconiano”, tratto da “Investigation of a Citizen Above Suspicion”, dove, rispetto all’originale “colonna sonora”, gli Inner City Affair hanno sostituito  l’angosciante suspense con una claustrofobica tensione data un ritmo più serrato, caratteristica che dona al brano una piacevolissima aria “urban”. Gli Inner City Affairs confermano la rassicurante certezza che le notti partenopee sanno offrire momenti di ottima musica live.    Marco Sica

 

Lippa, non solo Gomorra: «A breve altri due film. Il successo? Mi è costato caro»

NAPOLI. Nella valigia dell'attore viaggiano sogni e speranze, da portare per le strade di una vita fatta di sacrifici, studio, talvolta delusioni e successi. Walter Lippa, attore napoletano dal curriculum da stropicciarsi gli occhi, nei panni di Carlucciello nella serie tv Gomorra è arrivato al grande pubblico, sicuramente in ritardo guardando a quanto fatto in precedenza.

Walter, chi semina bene alla fine raccoglie. La serie tv Gomorra è stata un grande successo, a cosa stai lavorando ora?

«Sto vivendo un bel periodo, attualmente insegno recitazione cinematografica in varie scuole di Napoli e in provincia, sto aspettando il prossimo autunno per l'uscita di due dei miei ultimi lavori. Il film “I due soldati” su RaiUno di Marco Tullio Giordana, nel quale interpreto Paride che è uno dei protagonisti, una sorta di Dandy di Romanzo Criminale, un boss elegante ma fuori di testa. Sempre nel prossimo autunno uscirà nelle sale italiane “The broken key”, un film frutto di una coproduzione italioamerica nel quale interpreto Taron Iron, un poliziotto molto duro e fuori dagli schemi. Un'esperienza meravigliosa che mi ha dato l'opportunità di lavorare con attori del calibro di Geraldine Chaplin, Rutger Hauer, William Baldwin, Franco Nero, Christopher Lambert, Kabir Bedi e Michael Madsen. Prossimamente inoltre sarò su un set molto importante di cui ancora non posso ufficializzare la produzione ed il titolo, ma sarà un film di una storia vera».

Ora il successo, i fans e gli autografi, ma in pochi possono immaginare quanti sacrifici ci siano dietro tutto questo...

«Per chi come come me non proviene da una famiglia ricca, questo successo è costato caro. Prima di Gomorra ho vissuto più di dieci anni di gavetta intensa, fatta talvolta anche di umiliazioni e mortificazioni per i vari raccomandati che mi sfilavano davanti. Dopo il diploma conseguito nel 2004 al teatro Totò mi sono trasferito immediatamente a Roma dove nel 2007 mi sono laureato come attore e Performer bilingue alla Link Academy conseguendo un Bachelor of Arts anche della Lamda (London Academy of Music and Dramatic Art, ndr) gemellata con la Link Academy. Non mi sono mai perso d'animo, recito sia in inglese sia in americano, tant'è che in “The broken key” ho interpretato il mio ruolo in americano per poi doppiarmi per la versione italiana. Questo ti ripaga di tanti sacrifici, lavorare con attori che vedevi da bambino e reputavi inarrivabili, per poi un giorno ritrovarti a recitare accanto a loro».

Insomma, fare l'attore è tutt'altro che sedersi sul trono di Uomini e Donne?

«Assolutamente sì, fare l'attore è una missione, è una chiamata all'arte scegliendo una vita dove la precarietà è l'unica certezza. Per questo nella vita privata è importante farsi accompagnare da donne intelligenti, difficili da trovare in questo momento storico. Io quella giusta fortunatamente l'ho trovata, sono fidanzato con una splendida ex fotomodella di nome Pamela che mi sostiene mi appoggia e mi accompagna in tutto. Nel bene e nel male».

Tornando alla tua vita quotidiana, quali sono le passioni di Walter Lippa?

«Amo insegnare e lo sto facendo proprio per trasmettere ai giovani i valori giusti per affrontare questo cammino artistico. Fare l'attore significa mettersi continuamente in gioco, fino alla fine dei tuoi giorni. Adesso ad esempio sto trovando difficoltà ad essere inquadrato in una veste diversa dal duro o dal criminale. I ragazzi, però, devono sapere che fare l'attore è un lavoro di generosità, un dovere verso il pubblico che paga per vederti. Non si tratta di essere fighi».

Veniamo al futuro, che progetti hai?

«Mi sto impegnando al massimo per fare quanti più film è possibile, il mio desiderio è riuscire a vivere e guadagnare facendo il lavoro che faccio. Quando mi trasferì a Roma, agli inizi di questo percorso, la notte facevo il barman per mantenermi. Per tre anni e per trecento giorni all'anno dormivo tre ore a notte per poi presentarmi la mattina a lezione di recitazione. Lo rifarei altre mille vite vedendo dove sono arrivato».

Michele Caputo conduce “komikamente” in scena il cabaret del mercoledì a teatro

 

Dopo cinque anni di straordinario successo, con circa 700 abbonati a stagione, riprendono i mercoledì del Cabaret firmati Komikamente, in una nuova ed entusiasmante location, il Teatro Cilea di Napoli. Nel cast fisso, insieme a Michele Caputo, direttore artistico e ideatore di Komikamente, ci saranno Alan De Luca Lino D’Angiò e Nando Varriale. Oltre ai comici che hanno partecipato alle precedenti edizioni, come Jury Monaco, Vincenzo De Lucia, Ciro Coppola, Mario Albano, Emanuele De Caro Francesco D’Antonio e  Andrea Monetti da quest'anno saliranno sul palco altri giovani talenti, tra i quali Valeria Angione web star con i suoi video sugli universitari. KomiKamente è uno spettacolo in cui nuovi comici provano sketches e monologhi inediti di fronte ad un pubblico dal vivo: una vera e propria “palestra” dove nascono nuove idee comiche! Inoltre, ogni spettacolo vedrà la partecipazione di una Special Guest. Nelle precedenti stagioni sono stati sul palco attori come Marco Marzocca, Maurizio Casagrande, Rocco Barbaro, Gino Rivieccio, Barbara Foria, Daniele Raco, Carmine Faraco, Alessandro Di Carlo, Gianni Ciardo, Rosalia Porcaro, Vittorio Marsiglia, Gabriele Cirilli, Simone Schettino e Peppe Iodice.

L’organizzazione è curata da Valentina Magno e Sabrina Cristiano.
Per info e prenotazioni tel. 331 9396264 BIGLIETTO: €12,00 euro Platea   10,00 euro galleria
ORARIO: 21.00
Teatro Cilea Via san domenico  80127 Napoli
www.komikamente.com

 

Phill Reynolds dal vivo al Mamamu

 

Il Mamamu di Napoli (via Sedile di Porto, 46) ospiterà, venerdì 12 maggio, Phill Reynolds, “al secolo” Silva Cantele, impegnato nella promozione della sua ultima fatica discografica, realizzata in collaborazione con il musicista statunitense Matthew Paul Butler, dal titolo "Pairs". Il cantautore vicentino ha abbandonato le elettrificazioni e le abrasioni dei Miss Chain & the Broken Heels, gruppo nel quale ha militato come chitarrista, per gettare l’ancora verso un folk – blues acustico ben radicato nelle terre d’oltre oceano, lungo le “strade” che scendono giù dai sentieri dei monti Appalachi. La musica di Reynolds è un caravanserraglio nel mezzo del deserto nordamericano, filiazione della scuola dei vecchi bluesmen, dei folk singers e di quel bluegrass marchiato a fuoco come su bestiame made USA; è la parola di un uomo bianco, che con sola chitarra e voce, va alla ricerca del sogno americano, verso il vecchio west fatto ancora di carovane e cowboys erranti, masticatori di tabacco, legati alla terra e ostili al progresso della ferrovia. Rispetto alle sue prime registrazioni, dove il lo-fi era suono nei solchi del disco (quasi fossero vecchie registrazioni della Bluebird Record o della Chess Records), Phill Reynolds ha affinato il suo stile e maturato la sua vocalità, quest’ultima oggi perfettamente inquadrata su timbriche grevi, profonde, baritonali, di singolare fascino e intimismo, caratteristica da me molto apprezzata e che era marginale nel sound dei  Miss Chain & the Broken Heels. “Paris”, come già detto, è in collaborazione con Matthew Paul Butler, ed è uno split dove i due musicisti si confrontano su un dato tema (i titoli dei brani si ripetono per entrambi gli artisti) da interpretare ognuno secondo il proprio spirito. Venerdì sera, al Mamamu si respirerà un po’ di “States” dal buon odore di frontiera. Marco Sica 

 

Teatro Diana, svelamento della nuova palina del Comune

NAPOLI.

Venerdì 12 Maggio alle ore 12:30 avrà luogo la cerimonia di svelamento della nuova palina del Comune di Napoli con la storia del Teatro Diana  in memoria della figura più rappresentativa della storica sala vomerese: 

Mariolina Mirra De Gaudio

La tabella celebrativa sarà inaugurata alla presenza del Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, del Presidente della V^ Municipalità, Paolo De Luca e di tutti i numerosi amici del Teatro Diana.

La tavola verrà esposta all’incrocio tra via Alessandro Scarlatti e Luca Giordano sul percorso che conduce al Teatro Diana.

 

L’insegna commemorativa racconta del 16 marzo del 1933, di quando venne inaugurata la storica sala vomerese dall'allora principe di Piemonte, Umberto di Savoia alla presenza dei numerosissime autorità cittadine.

Fu, infatti, proprio Giovanni De Gaudio, padre di Mariolina de Gaudio, che pensò di aprire un teatro sulla collina di Napoli, dove il verde andava scomparendo per far posto al nuovo quartiere. Grandi artisti si alternarono sul suo palcoscenico: 

Ermete Zacconi, Maria Melato, Armando Falconi, Irma ed Emma Grammatica, Paola Borboni, Vincenzo Scarpetta. Raffaele Viviani vi portò le sue commedie ricche di umanità e fu al Diana che avvenne la rottura definitiva tra Eduardo e Peppino De Filippo .Vi debuttarono le prime scintillanti riviste di Totò, Macario, Dapporto, Rascel, Wanda Osiris, Isa Bluette, Walter Chiari, Alberto Sordi. 

Dopo la guerra il Diana risorse dalle lacerazioni dei bombardamenti e riprese le stagioni teatrali con grandi attori come Nino Taranto, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Giorgio Albertazzi,  Dario Fo, Giorgio Gaber, Mariangela Melato ed è sul palcoscenico del Teatro Diana che Marcello Mastroianni ha recitato le sue "Ultime Lune" , fino alle ultime validissime nuove generazioni teatrali che si alternano ancora oggi nella sala del teatro Vomerese. 

Il Teatro Diana è l'unico in Italia che da più di ottant’anni viene gestito ininterrottamente dalla stessa famiglia con grande professionalità, ottenendo i più ambiti riconoscimenti teatrali e attestandosi fra i primi teatri italiani, cercando di promuovere sempre le più interessanti stagioni teatrali.

 

 

  

"Aquaman", al via le riprese del nuovo film ispirato al fumetto DC

Sono iniziate le riprese principali del film di avventura della Warner Bros. Pictures, “Aquaman” con la regia di James Wan (i film di “The Conjuring”, “Fast & Furious 7”). Jason Momoa è protagonista nel ruolo che dà il titolo al film, dopo averlo interpretato nel film che uscirà il prossimo autunno, “Justice League”. Un’icona per oltre 75 anni, Aquaman è famoso tra i fan della DC Comics come Governatore di Atlantide, ma impegnato a proteggere l’intero globo, sia sulla terra che nel mare. L’uscita in sala è prevista per il 2019 e il film è tratto dai personaggi della DC.

IL CAST ARTISTICO. Del film fanno parte anche Amber Heard (“Justice League”, “Magic Mike XXL”) nel ruolo di Mera; il candidato all’Oscar Willem Dafoe (“Platoon”, “Spider-Man 2”) è Vulko; Temuera Morrison (“Star Wars: Episode II – L’attacco dei cloni”, “Lanterna Verde”) è Tom Curry; Dolph Lundgren (i film di “I Mercenari”) è Nereus; Yahya Abdul-Mateen II (l’imminente “Baywatch”, “The Get Down” per Netflix) è Black Manta; con Patrick Wilson (i film di “The Conjuring”, “Watchmen”) nel ruolo di Orm/Ocean Master; e la vincitrice del premio Oscar Nicole Kidman (“The Hours”, “Lion – La strada verso casa”) in quello di Atlanna.

IL CAST TECNICO. Il film è prodotto da Peter Safran, con Zack Snyder, Deborah Snyder, Rob Cowan, Jon Berg e Geoff Johns come produttori esecutivi. Il team creativo di Wan include i suoi collaboratori di lunga data, come il direttore della fotografia candidato all’Oscar Don Burgess (“The Conjuring – Il caso Enfield”, “Forrest Gump”), il montatore di cinque dei suoi film Kirk M. Morri (la serie di “The Conjuring”, “Fast & Furious 7,” i film di “Insidious”) e lo scenografo Bill Brzeski (“Fast & Furious 7”). Assieme a loro la costumista Kym Barrett (la trilogia di “The Matrix”; “The Amazing Spider-Man”), il supervisore effetti visivi premio Oscar Charles Gibson (“Pirati dei caraibi: La maledizione del forziere fantasma” “The Hunger Games: Il canto della rivolta Parte 1 & 2”) e il supervisore effetti visivi Kelvin McIlwain (la saga di “The Fast and the Furious”).

LE RIPRESE. Luogo ideale per il re del mare, le riprese verranno effettuate principalmente nelle meravigliose location della Gold Coast del Queensland, Australia, mentre molte altre scene verranno girate negli Studios della Village Roadshow. La produzione utilizzerà gli ampi spazi all’aperto a disposizione oltre a tutti e nove i teatri di posa, tra cui il nuovissimo, Teatro 9, il più grande del suo genere nell’Emisfero Meridionale. Le riprese verranno anche effettuate nel Newfoundland, in Sicilia e in Tunisia.

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