Martedì 28 Febbraio 2017 - 8:57

Il dj Ciccio Merola a Modena con la grande dance italiana

MODENA. Questa sera ritorna l’appuntamento firmato Fujiko Heartbeat, nella splendida cornice del “212 Club” di Modena, che vede protagonista uno dei migliori dj del panorama Dance italiano, il produttore campano Ciccio Merola (nella foto), impegnato in questa stagione invernale presso il RoyShowClub di Avellino, la cui collaborazione con il gruppo di pubbliche relazioni pugliesi capitanato da Raffaele Santamaria, è sempre più assidua. Tantissimi i clubs e i party disseminati in tutta la penisola che hanno visto ospite il dj campano. Ciccio Merola si definisce un dj energico e determinato, in grado di soddisfare qualsiasi tipo di dancefloor , grazie al suo forte intuito musicale e alla sua esperienza oramai ventennale, che lo rende capace di proporre prima di tutti gli altri le nuove mode musicali nelle varie sfumature. Impegnato continuamente anche in campo discografico, Ciccio Merola ha di recente prodotto un singolo, disponibile su tutti i portali digitali: “Hands Up”, un brano caratterizzato da un attualissimo groove teck-house, e supportato da diversi dj di caratura internazionale come Bob Sinclar. Il suo motto è fondato su tre valori: Umiltà, Evoluzione e Confronto. Info follower e supporter:  www.cicciomerola.com.
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Gigi D’Alessio al timone della nave “Made in Sud”

Chi è più 'Made in Sud' di Gigi D'Alessio? Non stupisce quindi che Ilaria Dallatana, direttrice di Raidue, abbia pensato a lui per l'edizione del programma che ha nei comici la sua struttura portante. Il progetto di D'Alessio diventa chiaro appena inizia a parlare: "Quello che vogliamo dimostrare, visto che c'è ancora un'Italia divisa, è che nascerà dal Sud un'Italia unita - dice in conferenza stampa nella sede Rai di Via Asiago a Roma - Io voglio far capire la ricchezza che c'è al Sud. Chi ci è nato ha una marcia in più, non in meno. Già il solo fatto di essere bilingue dà l'idea. Chi canta in napoletano, che non è un dialetto ma una vera e propria lingua, deve saper cantare anche in italiano". Ecco spiegato perché Gigi D'Alessio ha accettato, stupendo Dallatana che, durante la presentazione dell'edizione 2017 ha raccontato come l'idea di coinvolgerlo sia nata dopo aver visto il cantante ospite della trasmissione e in linea con la nuova parola d'ordine di Raidue: contaminazione. Quest'anno, però, i confini della trasmissione in diretta dall'Auditorium Rai di Napoli a partire dall'8 marzo (ore 21,20), saranno più larghi: 12 puntate con il condottiero D'Alessio, una super band di 10 elementi che suonerà ogni sera dal vivo, un balletto di 8 elementi guidati dal coreografo Filippo Mainini e tanti ospiti. Insomma, come dice il cantautore napoletano, "un varietà. Ma - avverte - non vogliamo l'ospite che arriva solo per promuovere il disco e poi se ne va. Insomma niente marchette. Vogliamo ospiti che cantano e che si fermano con noi per divertirsi". Niente di già scritto, ma Gigi D'Alessio ha già in mente qualcuno: "Gino Paoli, Danilo Rea, Ermal Meta, Fiorella Mannoia, e artisti napoletani importanti. Ma è presto per dirlo...lo scopriremo solo vivendo", scherza citando il famoso ritornello di un pezzo di Lucio Battisti.

D'Alessio sarà affiancato da Fatima Trotta ed Elisabetta Gregoraci. In primo piano sempre le risate con comici già noti per il pubblico di Made in Sud come Arteteca, Ditelo Voi, Paolo Caiazzo, Nello Iorio, Gino Fastidio, Mariano Bruno, Ciro Giustiniani, Enzo e Sal, Maria Bolignano, Mino Abbacuccio, ma anche con nomi nuovi e prestigiosi provenienti non necessariamente dalle aree del Sud Italia come Marco Bazzoni, Alessandro Di Carlo e Antonio D'Ausilio, oltre ad alcuni debutti assoluti sul piccolo schermo. I contrappunti musicali dalla console, che daranno ritmo all'intera serata e ai comici, saranno come da tradizione a cura di Frank Carpentieri. L'entusiasmo di Gigi D'Alessio è palpabile ma tiene a sottolineare: "Sto salendo su un carro che funziona già, un carro dei vincitori. Il risultato non sarà merito mio. Farò il vigile urbano che governa il traffico tra musica e comicità. Anche se va detto che il mestiere del comico è più difficile: quando scrivi una canzone col tempo diventa più bella, mentre quando fai una battuta, poi la devi buttare". 'Made in Sud' 2017, assicura Gigi D'Alessio, "sarà la casa di tutti come è il Sud d'altronde che, pensiamo a Lampedusa, apre le porte anche a chi scappa dalla guerra". Cosa aspettarsi di preciso dalla nuova edizione è ancora difficile da dire: "Sarà una conduzione condivisa. Non ci saranno capi. Tutti saremo capi e tutti saremo alunni. Io farò il Pierino della situazione ma non starò sempre in mezzo. Sarò in scena quando ha un senso nello spettacolo. In ogni caso mi divertirò tanto". I comici già stanno imparando i miei testi - scherza - ma no! Canteremo le canzoni che piacciono a tutti e poi chissà che io non faccia il comico e che, invece, i comici cantino qualcosa".

"Volete sapere se ho paura? - ripete la domanda il cantante con un sorriso divertito - A Napoli si dice 'Chi ha paura non va a letto con le belle donne'. Non ho paura, devo fare soprattutto quello che so fare, cantare. Ma di certo sono emozionato, questo sì. Sono tante 12 puntate e ringrazio Dallatana per questo. Comunque una cosa mi conforta - dice sorridendo - Non ci sarà una giuria di qualità!". Una battuta, questa, che non si è lasciato scappare, prima di andare al pianoforte e intonare tre pezzi che tutta la sala si è messa a cantare: 'Non mollare mai' e 'Un nuovo bacio' (brani contenuti nel suo album 'Uno come te') e 'O surdato 'nnamurato'. 'Made in Sud' è realizzato nel Centro di Produzione Tv Rai di Napoli, rappresentato oggi dal suo direttore Francesco Pinto che ricorda commosso il comico di Made in Sud Massimo Borrelli: "Abbiamo piantato un albero per lui". Il programma che riprende il via l'8 marzo è di Paolo Mariconda e Nando Mormone, per la regia di Sergio Colabona, prodotto in collaborazione con la Tunnel produzioni.

David, 17 candidature per "Indivisibili" di De Angelis

Il numero 17 nella smorfia napoletana viene rappresentato dalla sfortuna. Se però questo numero lo associ alle candidature al più prestigioso premio cinematografico italiano, le cose potrebbero cambiare. E già perché il regista campano Edoardo De Angelis con la sua terza pellicola "Indivisibili" ha raccolto ben 17 nomination ai prossimi David di Donatello. Un meritato traguardo per un film che già a Venezia 73 mise d'accordo pubblico e critica che lo segnalarono come piccolo capolavoro. Il giusto traguardo per una una favola amara che arriva dritta allo stomaco che ha fatto man bassa di premi e di proiezioni internazionali, sfiorando persino una candidatura agli Oscar.

LE NOMINATION. A tenergli testa nelle candidature ai 61esimi David di Donatello c'è "La pazza gioia" di Paolo Virzì con 17 nomination, mentre con 16 candidature c'è "Veloce come il vento" di Matteo Rovere. Doppia candidatura per Valerio Mastandrea (Miglior Attore Protagonista per "Fai bei sogni" e Miglior Attore Non Protagonista per "Fiore"). Come Miglior Attrice Protagonista sono in lizza sia Micaela Ramazzotti sia Valeria Bruni Tedeschi, le protagoniste del film di Virzì. Dieci le candidature per "Fai bei sogni" di Marco Bellocchio (tra cui miglior film e miglior regia). La premiazione si terrà agli Studi De Paolis di via Tiburtina a Roma il 27 marzo 2017. 

IL FILM. “Indivisibili” racconta l’Odissea di due gemelle siamesi Viola e Dasy, intepretate con tale credibilità dalle 18enni esordienti Angela e Marianna Fontana (nella foto) da creare un legame empatico con lo spettatore che prova il loro stesso disagio, il loro stesso dolore. Fa da sfondo alla storia il litorale campano, uno scenario apocalittico, crudo, arido dove le due vengono viste come delle sante, degli amuleti portafortuna, da toccare. Hanno un dono: il canto. Il padre Peppe (uno straordinario Massimiliano Rossi) scrive i testi dei loro brani, le “vende” in giro tra matrimoni e feste varie ed ha il vizio del gioco. La madre (Antonia Truppo) si trascina stancamente tra un tiro di marijuana e una scappatella. La tremenda famiglia si compone anche di due zii (Marco Mario de Notaris e Tony Laudario) privi di obiettivi, bigotti. Su di loro aleggia la presenza di Don Salvatore (Gianfranco Gallo), un pessimo prete che sfrutta le fragilità del prossimo ed il viscido Marco Ferreri (Gaetano Bruno), un sedicente impresario musicale dedito al malaffare. Nella vicenda irrompe il chirurgo Alfonso Fasano (Beppe Servillo), il quale afferma fortemente di poterle separare senza danni essendo legate solo al bacino. La famiglia è contraria, perché potrebbe danneggiare i loro affari. Le gemelle sono combattute, difficile il distacco ma tanta la voglia di “volare”. Il dubbio e la speranza le farà crescere, mutare. È nel momento in cui scapperanno di casa, nella fase “road movie” della pellicola, che le due avranno una lezione di vita. E scopriranno cos’è davvero la diversità, chi sono veramente i mostri e che per elevarsi si deve necessariamente soffrire. L’epilogo è toccante, incisivo, vincente. De Angelis (che appare anche in una delle scene finali) ci trasporta in un’altra dimensione, in un non luogo, regalando una meravigliosa metafora della vita. Proprio come una favola.

LE MUSICHE. Protagonista invisibile del film è la splendida colonna sonora di Enzo Avitabile. Sonorità che danno ritmo alla narrazione e allo stesso tempo spessore alla trama. Alle musiche originali si affiancano anche le già note "Mane e mane" e "Tutt’egual song’ ‘e criature", due brani pescati nel repertorio del geniale artista partenopeo ma che sembrano cucite adosso ad "Indivisibili". 

“Il tempo resterà”, il docu-film su Pino Daniele

due anni di distanza dalla scomparsa del musicista, arriva nei cinema italiani 'Pino Daniele - Il Tempo Resterà', viaggio attraverso la musica, i concerti e la vita del grande artista partenopeo con una straordinaria serie di testimonianze, performance e immagini, molte delle quali inedite. Il docu-film, diretto da Giorgio Verdelli, è una produzione Sudovest con Rai Cinema e sarà distribuito in esclusiva da Nexo Digital solo il 20, 21 e 22 marzo come evento cinematografico pensato per offrire ai fan di Pino Daniele l'opportunità di ritrovarne su grande schermo la musica e il percorso artistico dagli anni ’70 agli ultimi concerti.

Molto del materiale utilizzato per comporre 'Pino Daniele - Il Tempo Resterà' è assolutamente inedito ed è stato selezionato appositamente da Verdelli attraverso una lunga e paziente ricerca che ha permesso che la voce narrante del film fosse quella dello stesso Pino Daniele, supportato dal contributo di Claudio Amendola.

Nel film si intersecano immagini di repertorio, testimonianze e contributi. Accanto a Joe Amoruso Tony Esposito, Tullio De Piscopo, James Senese, Rino Zurzolo (i musicisti della storica band di 'Vaimò' con cui Pino Daniele si riunì nel 2008 ) troviamo tra gli altri personaggi come Renzo Arbore, Stefano Bollani, Ezio Bosso, Lorenzo Jovanotti Cherubini, Eric Clapton, Clementino, Roberto Colella, Gaetano Daniele, Enzo Decaro, Maurizio De Giovanni, Francesco De Gregori, Giorgia, Enzo Gragnaniello, Peppe Lanzetta, Maldestro, Fiorella Mannoia, Al di Meola, Phil Manzanera, Pat Metheny, Eros Ramazzotti, Massimo Ranieri, Ron, Vasco Rossi, Sandro Ruotolo, Giuliano Sangiorgi, Daniele Sanzone, Lina Sastri, Alessandro Siani, Corrado Sfogli, Massimo Troisi e Fausta Vetere.

"Il Tempo Resterà non è la biografia di Pino Daniele, ma per certi versi gli assomiglia molto", spiega il regista Giorgio Verdelli. "Mi sono fatto guidare dalle canzoni e dalle frasi di Pino che sono diventate il filo conduttore del film documentario. Abbiamo voluto fare un percorso emozionale e siamo letteralmente saliti su un autobus (ribattezzato Vaimò, come il tour del 1981) che ci ha riportato nei luoghi della Napoli di Pino Daniele, per raccontare la sua idea di musica in movimento perenne, come la società di quegli anni che lui ha interpretato con una cifra innovativa e inimitabile".

Verdelli, grazie alla sua profonda conoscenza di Pino Daniele, realizza così un ritratto inedito del musicista, raccontandone il rapporto intimo e profondo con la città di Napoli e la capacità di essere un artista apprezzato a livello internazionale. Così da 'Pino Daniele - Il Tempo Resterà' emergono la vita e gli incontri di un uomo unico, tra appocundria, musica e poesia: un nero a metà, un Masaniello, un uomo in blues capace di parlare un linguaggio aperto a tutti grazie a una relazione empatica e straordinaria con le terre in cui era nato.

Cinema in lutto, addio a Pasquale Squitieri

È morto Pasquale Squitieri. Il regista nato a Napoli il 27 novembre 1938, aveva 78 anni ed è venuto a mancare questa mattina circondato dall'affetto dei suoi cari il fratello Nicola, la seconda moglie Ottavia Fusco, la figlia Claudia all'ospedale Villa San Pietro di Roma. La camera ardente sarà allestita domani dalle 11 alle 18. Debutò come regista e scenggiatore nel 1969 con Io e Dio, prodotto da Vittorio De Sica. Sulla falsariga di registi come Sergio Leone si dedicò al genere spaghetti western con Django sfida Sartana (1970) e La vendetta è un piatto che si serve freddo (1971). Poi passò a temi sociali con L'ambizioso (1975), Il prefetto di ferro (1977) e Corleone (1978) riguardano i contatti tra mafia e politica; Viaggia, ragazza, viaggia, hai la musica nelle vene (1974) e Atto di dolore (1990) hanno come tema principale la droga; Gli invisibili (1988) il terrorismo; L'avvocato de Gregorio (2003) le cosiddette "morti bianche" ; Razza selvaggia (1980) e Il colore dell'odio (1990) affrontano l'argomento dell'immigrazione. Tra i film stoico politici anche I guappi (1973), Claretta (1984) e Li chiamarono... briganti! (1999), film sul brigantaggio postunitario che narra la storia del suo maggior rappresentante Carmine Crocco. Quest'ultima è probabilmente la sua opera più discussa, tanto da essere immediatamente ritirata dalle sale cinematografiche in circostanze mai chiarite: secondo alcuni per l'insuccesso al botteghino, per altri perché boicottata e tacciata di revisionismo. Già senatore della Repubblica, Squitieri è stato legato sentimentalmente dagli anni Settanta all'attrice Claudia Cardinale

Giò Boscaglia, il sogno Sanremo dopo The Voice

NAPOLI. Ama il blues, è innamorato di Pino Daniele e quando ha due minuti imbraccia la chitarra e inizia a suonare. «Canto da quando ho 5 anni e quando canto mi inizia a bruciare la pelle. Voglio fare musica, è la mia vita». Ha le idee molto chiare Giò Boscaglia (nella foto), 24enne di Napoli. Tanto da aver convinto una etichetta a credere in lui. «Grazie a Maurizio Musumeci ho conosciuto la Dmg Records di Rino Davoli».

THE VOICE. I due si incontrarono due anni fa sul palco di The Voice, talent in onda su RaiDue. All’epoca Boscaglia stregò con una sua versione di “A me me piace ’o blues” di Pino Daniele. «Lo ascolto da quando ho 8 anni - spiega - ero al suo ultimo concerto a Napoli». Quell’esperienza gli consentì di farsi conoscere al grande pubblico: «Capita ancora oggi di incontrare per strada persone che si ricordano di me, della mia interpretazione in tv». JAx lo volle in apertura di due concerti in Campania e gli fece pubblicamente la promessa di un duetto in un prossimo album.

SANREMO. Archiviato quel capitolo prova la carta Sanremo. «Propongo un brano a Maurizio Fiordiliso (chitarrista di D’Alessio, Giorgia, ndr), decide di produrlo e arrangiarlo». Sul palco dell’Ariston non ci è arrivato in questa edizione anche se non nasconde che è un suo sogno. Un traguardo a cui ci è andato vicino almeno fisicamente quest’anno, perché a Sanremo ci è andato esibendosi per RaiTre sul redcarpet. «Ho interpretato voce e chitarra il mio pezzo “Ragazza fragile” per la rubrica di Blob “Incanta tu”». Una bella esperienza per il giovane artista, molto formativa. «In quei giorni Sanremo diventa importante anche per le molteplici iniziative parallele. Sono stato spesso a Casa Sanremo per alcune interviste, ho conosciuto Red Ronnie ed ho girato uno spot per un importante marchio di caffè».

IL PROGETTO. Dopo aver bussato ad alcune porte sembra aver trovato qualcuno che crede nel suo progetto artistico. «A Napoli non ho trovato nessuno che credeva in fondo a quello che facevo, oggi collaboro con una etichetta di Verona che si è fidata di me ascoltando appena un brano. Qui un sacco di bravi artisti ma purtroppo poco valorizzati». 

Sanremo, il napoletano Lele vince tra le Nuove Proposte. Per i Big fuori D'Alessio, Al Bano, Ferreri e Ron

SANREMO. Il napoletano Lele con "Ora mai" vince la 67ma edizione di Sanremo per la categoria Nuove Proposte. Il giovane finalista della scorsa edizione di "Amici" si è imposto su Maldestro (che vince il Premio della Critica "Mia Martini"), Leonardo Lamacchia e Francesco Guasti. Nato a Pollena Trocchia, in provincia di Napoli, Lele ha 19 anni. «Grazie alla mia famiglia, grazie anche a Maria e grazie anche a te Carlo: con Sanremo Giovani ci hai dato un'opportunità fuori dal comune", ha detto il ragazzo dopo la vittoria. Fin da piccolo ha la passione del canto e studia pianoforte e chitarra. Ma Lele, prima ancora di essere un cantante, è un autore, una passione che coltiva da sempre, e già a 12 anni scrive i testi delle sue canzoni in italiano e in inglese.

I BIG. MOLTO atteso, e in parte contestato dal pubblico in sala, è il risultato della classifica dei Big: escono dalla gara Al Bano, Gigi D'Alessio, Ron e Giusy Ferreri. Gli altri sedici accedono alla finale.

La figlia di Al Bano commossa in platea

SANREMO. In lacrime per papà Al Bano tornato in gara a Sanremo per festeggiare i 50 anni di carriera. Cristel Carrisi, in platea al Teatro Ariston per assistere alla quarta serata del festival, si è visibilmente commossa durante l'esibizione del padre. Mentre Al Bano cantava la sua romanza 'Di rose e di spine', le telecamere hanno più volte inquadrato la ragazza in lacrime. A fine esibizione, Cristel, 31 anni, fiiglia di Al Bano e Romina Power, ha raggiunto il padre dietro le quinte e lo ha abbracciato. Al Bano è tra i 20 Big che si contendono nella quarta serata del festival i 16 posti nella finale di domani.

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