Venerdì 20 Luglio 2018 - 23:51

Pino Daniele Opera, concerto sotto le stelle al Bagno Elena

NAPOLI. L’Associazione Arti e Mestieri presenta “Pino Daniele Opera”, il grande concerto che propone una elegante rilettura delle straordinarie canzoni del Lazzaro Felice.

Martedì 26 giugno, alle 20.30, diviso tra la platea sul pontile e la spiaggia, il pubblico del Bagno Elena, in via Posillipo 14, assisterà all’esecuzione di una versione inedita di "E po' che fa", "Anna verrà", "Maggio se ne va", "Senza 'e te", "Nun ce sta piacere", "Che ore sò", "Chi tene 'o mare", "Saglie saglie", "Suonno d'ajere", "Sicily", "Gesù Gesù", "Alleria", "Voglio di più", arrangiate dal maestro Paolo Raffone e interpretate da Michele Simonelli.  

Con loro sul palco Donatella Brighel, Roberto Giangrande, Rosario Jermano, Antonio Onorato, Ernesto Vitolo e Marco Zurzolo. Una squadra vincente, che insieme ha realizzato il disco “Pino Daniele Opera”, prodotto da Jonathan Goldsmith, omaggio al grande cantautore, dal quale sono tratte le canzoni che verranno presentate nel corso della serata. L’apertura dell'evento è affidata ad Alessia Ciccone, seguita da Carolina Fimmanò e Manuela Portogallo.

Il ricavato sarà interamente devoluto all’Associazione Arti e Mestieri, un ente senza scopo di lucro fondato nel dicembre 2017 dall’imprenditore Rosario Bianco, patron di Rogiosi editore, dal magistrato Catello Maresca, Sostituto Procuratore della Repubblica, e da Danilo Iervolino, con il supporto della Fondazione F.I.R.S.T. (Frontiere Internazionali di Ricerca Scientifica e Tecnologica), il cui obiettivo fonde la volontà di recuperare le antiche tradizioni manifatturiere partenopee con il desiderio di formare e avviare al lavoro giovani provenienti da famiglie che vivono in condizioni di disagio socio-economico.

 

Gli ZU allo Scugnizzo Liberato

Nell’ambito della rassegna "DiRotta su NaDir", nata dalla collaborazione tra il NaDir Collective e L'Asilo Filangieri, dopo 7 anni dall'ultimo concerto in formazione originale, gli ZU tornano a suonare dal vivo per un mini tour che culminerà il 27 giugno a Napoli con il concerto allo Scugnizzo Liberato.

Il trio  romano, composto da Jacopo Battaglia alla batteria, Luca T Mai al sax baritono e Massimo Pupillo al basso elettrico, fa così nuovamente parlare di sé con la reunion in occasione della ri-edizione in vinile dell’album "How to Raise an Ox".

La serata sarà resa ancora più speciale dall'esibizione dell’OEOAS, ovvero l'Orchestra Elettroacustica Officina Arti Soniche, che vanta una formazione allargata con più di 50 interpreti che si esibiranno in più sessioni distribuite sui i tre livelli dell'edificio che ospita il concerto. Il finale sarà nel cortile dello Scugnizzo Liberato dove il Maestro Naddei riunirà e dirigerà i musicisti dell'orchestra per un'unica suite.

Per l’occasione abbiamo sentito Massimo Pupillo, bassista degli ZU.

Cosa è cambiato dal 1997, anno di partenza per gli Zu, a oggi in Italia rispetto alla scena musicale indipendente e di matrice sperimentale? Ciò, sia dal punto di vista di chi suona sia dal punto di vista di chi ne è fruitore.

Quando abbiamo iniziato l’avventura Zu c’erano due campi molto contrapposti fra di loro, vagamente simili ad una destra ed una sinistra politica ben divise e contrapposte: da un lato il mainstream, la musica per le masse, di intrattenimento. Dall’altra la musica che allora veniva più comunemente definita "underground" che, a vari livelli, era comunque garanzia di qualità e di qualche tipo di "ricerca". Esattamente come nella politica, anche nella musica questi ultimi vent’anni hanno visto un progressivo assottigliarsi delle differenze fra i due campi. Dal punto di vista di chi la suona, vedo una grande furbizia, mascherata da ironia, da postmoderno, da disimpegno; come una voragine di mediocrità che avanza ogni anno. Bisognerebbe avere delle nuove parole perché uscire su un etichetta indipendente oggi giorno non significa fare musica indipendente. Indipendenza vuol dire indipendenza dalle regole del mercato, capacità di immaginare altri mondi. Tutte cose che mancano tragicamente. Questo è particolarmente grave per i giovani fruitori di musica che magari pensano che quella che gli viene presentata sia davvero la musica indipendente e quindi non sanno che esiste altro, molto altro, e che basterebbe cercarlo. Per finire su una nota positiva, ci sono tantissimi artisti oggi che stanno facendo cose incredibili. Basta cercare oltre quello che i cosiddetti addetti ai lavori provano ad imporci, e ci sono interi mondi da scoprire”.

Come si collocano oggi gli Zu, dopo oltre vent’anni di carriera, in questo scenario musicale?.

Vorremmo essere chiari e dire che noi rifiutiamo assolutamente il concetto di carriera, perché è una parola militare che sottintende una volontà di salire di grado. Gli Zu e la musica, per noi, sono la nostra vita. Non ci interessa partire come soldati semplici e finire generali o ammiragli con tante belle medaglie sul petto.   Gli Zu si collocano come sempre. Come esseri umani curiosi, appassionati alla musica (e a tanti altri aspetti della vita e della cultura), aperti allo scambio, all' esplorazione e all' avventura”.

Marco Sica

 

Teatro San Carlo, dopo 34 anni torna Muti

NAPOLI. Negli ultimi anni la programmazione del Teatro San Carlo, si è sviluppata secondo un progetto culturale le cui linee, articolate su diverse macro aree, sono chiaramente rintracciabili nella Stagione 2018/2019, che presentata il 21 di giugno, ha introdotto tanti nuovi titoli dei quali diverse nuove produzioni.

Al centro della proposta artistica del Teatro resta il repertorio italiano, che il San Carlo si impegna a presentare nella sua totalità completando la programmazione delle opere di Verdi che sono state sempre presenti nelle stagioni sancarliane assieme ai cicli dedicati a Puccini, al Verismo , al Belcanto e non in ultimo al ritrovato musical.

Un'attenzione particolare va rivolta all' inaugurazione della stagione lirica, con Riccardo Muti che il 25 novembre (sino al 2 dicembre) leverà la bacchetta su "Così fan tutte" di Mozart e per la regia di Chiara Muti. Dopo 34 anni il Maestro Muti torna al Teatro San Carlo, per un nuovo allestimento del capolavoro mozartiano co-prodotto con la Wiener Staatsoper, dove sarà ospitato nel 2020.

Il percorso culturale - che la componente artistica del San Carlo ha disegnato insieme al Maestro Valčuha (direttore musicale del Lirico) e che va prendendo forma nel trascorrere delle stagioni - è impegnativo e complesso, e risponde alle responsabilità di un’istituzione che rappresenta nel mondo una parte importante della tradizione musicale italiana. Questo progetto sarebbe impensabile senza l’impegno di tutte le componenti del Teatro oltre che dei tanti Sostenitori, degli interlocutori istituzionali e del folto pubblico sempre piu presente.

A tal proposito la Sovrintendente del San Carlo, Rosanna Purchia, ha sottolineato che proprio la collaborazione tra le istituzioni ha permesso di raggiungere al Teatro gli ottimi risultati di questo periodo. «Mai avremmo potuto raggiungere questi risultati e mai saremmo qui oggi a parlare del futuro del San Carlo se non si fosse creata una meravigliosa e responsabile alchimia tra soci istituzionali: Stato, Regione, Comune e Città metropolitana».

Prende parte attiva in questo nuovo e variegato corso del Teatro, inaugurando i suoi appuntamenti con la Stagione d’Opera del Massimo il 15 dicembre (sino al 20 dicembre), Juraj Valčuha con "Káťa Kabanová" - andata in scena per la prima volta al Teatro Nazionale di Brno nel 1921- che Leóš Janáček scrisse su proprio libretto in collaborazione con Vincenc Cervinka ispirandosi al dramma Grosa di Aleksandr Ostrovskij.

Anche la stagione sinfonica parte attraverso la stretta collaborazione col maestro Valčuha, Orchestra e Coro dunque, sotto la sua direzione musicale prenderanno parte,  sabato 20 ottobre,  all’apertura con la "Messa da Requiem" diGiuseppe Verdi, affiancati da grandi interpreti quali Eleonora Buratto, Veronica Simeoni, Antonio Poli e Riccardo Zanellato.

Per finire grande attenzione viene rivolta alla stagione di balletto, presentati cinque titoli di richiamo, per una Compagnia giovane e in grande forma, che si confronta con la tradizione e le tendenze della scena contemporanea. La Stagione di Danza 2018 / 2019 del Teatro di San Carlo si muove, infatti, in perfetto equilibrio tra repertorio classico, con balletti come "Lo Schiaccianoci", "Il lago dei Cigni " e "Sogno di una notte di mezza estate" (nelle versioni di Giuseppe Picone, Charles Jude e Patrice Bart), e coreografie all’insegna della modernità come "Rossini Cards "di Mauro Bigonzetti e "Pulcinella" di Francesco Nappa.

Avion Travel nel ricordo di Mesolella

di Ivano Avolio

NAPOLI. Due grandi appuntamenti live si terranno a giugno nella splendida cornice del Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, luogo che racconta la nascita della prima strada ferrata in Italia.

IL “TRENO", UN PERCORSO COMUNE. Sabato saranno ospiti gli Avion Travel con il “Privé Tour”, mentre il giorno dopo Luigi Cinque Hypertext O’rchestra e Patrizio Fariselli Area open project, proporranno due live distinti che troveranno nel tema del “Treno” un percorso comune. Gli Avion Travel tornano dal vivo per presentare il loro nuovo album intitolato “Privé”, uscito lo scorso 18 maggio, il primo di inediti dopo 15 anni; un disco fedele allo spirito di produzione indipendente e alle atmosfere della trilogia composta da “Bellosguardo”, “Opplà”, “Finalmente Fiori” e realizzato dopo aver ricostruito lo staff operativo dei loro inizi, con Mario Tronco nel ruolo di produttore artistico e supervisore, oltre che di arrangiatore e musicista.

UN SUONO UN PO' PIU' SCARNO E MINIMALE. «Abbiamo messo a fuoco il nome Avion Travel - racconta Peppe D’Argenzio, il “padrone dei fiati” della band - un piccolo segno di discontinuità, perché Piccola Orchestra era legato ad un periodo preciso. Anche se, però, il nostro modo di affrontare la musica è sempre quello di una piccola orchestra, è un metodo di lavoro che riguarda il portare negli arrangiamenti musicali dei ruoli con funzione narrativa. In questo disco come i concerti che abbiamo fatto la scorsa estate senza Fausto, abbiamo un po’ lavorato per sottrazione, riporta un suono un po’ più scarno e minimale: volevamo mantenere gli stessi ingredienti di sempre, ma più evocati».

UN PUBBLICO SEMPRE AFFEZIONATO. Gli Avion Travel si sono ricongiunti in formazione originale per quello che è stato il “Retour” nel 2014, poi protrattosi fino agli inizi del 2017; tre anni in cui la band è stata protagonista di più di 100 concerti, riscoprendo l’intesa e l’affiatamento, ma soprattutto ritrovando un pubblico sempre affezionato e in attesa di nuova musica. Nell’estate del 2017 dopo la scomparsa di Fausto Mesolella (nella foto) e un periodo di esitazioni e riflessioni, l'attività è ripresa in quintetto con la new entry di Duilio Galioto alle tastiere. «In qualche modo la sua scomparsa ci ha consolidati, dopo lo sconforto e il dolore iniziali, abbiamo superato il disorientamento con l’idea di realizzare il disco nuovo, la cui idea era iniziata a serpeggiare già nel 2014 dopo i primi concerti della reunion, appena abbiamo ritrovato la complicità, in maniera assolutamente naturale, concerto dopo concerto abbiamo notato che il nostro suono andava da solo in una direzione nuova. Fausto è ben presente nel disco, abbiamo sempre percepito la sua presenza, molti pezzi sono suoi ed abbiamo anche utilizzato un provino e alcune registrazioni che lui già aveva registrato oltre».

NON C'è SOSTITUZIONE A MESOLELLA. La formazione Avion Travel 2018 (Peppe Servillo-voce; Mario Tronco-tastiere; Duilio Galioto-piano e tastiere; Peppe D’Argenzio-sax; Ferruccio Spinetti-contrabbasso; Mimì Ciaramella-batteria) per il momento non prevede una chitarra. «È stata una scelta affettiva, per noi e per chi ci segue sarebbe stato molto difficile accettare la sostituzione di Fausto, per il momento non cerchiamo un chitarrista, non abbiamo ancora deciso che tipo di chitarra, anche se Emanuele Bultrini (provenienza Orchestra di Piazza Vittorio come Duilio Galioto alle tastiere e pianoforte) in qualche passaggio ci ha dato una mano».

Improvvisa scomparsa di Alfonso Russo, animatore musicale dei locali notturni

NAPOLI. Sempre presente nel sodalizio più “in” di Napoli, il Circolo Posillipo, Alfonso Russo (nella foto) - scomparso ieri improvvisamente - allietava i presenti con la musica che solo un esperto dj poteva concepire: alle cronache già dal 2013 con quelle emozioni che suggellano i migliori ricordi di una serata conviviale al Circolo Posillipo, quando fece brillare con le note gli 88 anni del Circolo ed il primo brindisi con il presidente di allora Maurizio Marinella, favorendo fervore all’accattivante squadra dei rossoverdi. Alfonso Russo è venuto a mancare lasciando un segno indelebile, perché ad ogni occasione di festa o evento celebrativo che lo richiedeva, egli dava il via ad un happening nel segno dell’appartenenza e della voglia di stare insieme, perfettamente coordinato dal presidente Vincenzo Semeraro o dal consigliere alla cultura Filippo Smaldone. Le sue serate sono apparse sempre come l’immancabile alzabandiera che veniva dopo una premiazione o una semplice ricorrenza, a cui facevano seguito i premi e gli applausi indirizzati ai campioni del club, o ai semplici invitati di una serata estiva, e tutti lo ricordano come uno di loro, del Circolo Nautico Posillipo, dai responsabili, all’inossidabile nuotatrice master Nora Liello ed al mister Mario Ucchiello. Ogni festa dello sport era animata dal dj Alfonso Russo, e molti giovani hanno apprezzato l’incanto di una location in una cornice di sogno intersecata allo sballo della buona musica e dello sport sano e salutare come il nuoto ma non solo. Alfonso Russo aveva maturato l’esperienza di tanti locali di classe nella Napoli mondana come lo “Chez Moi”, e adesso il suo contributo prezioso alla notte si tramuta in un gravissimo lutto per tutta la città di Napoli: Alfonso Russo non c’è più lasciando il pianeta degli animatori della notte a solo 58 anni. Dj raffinato scelto anche per le feste e gli avvenimenti in altre location importanti della città, ma nello stesso tempo Alfonso è noto come uomo di grande cultura e di straordinaria simpatia. Indubbiamente lascia un vuoto incolmabile per i tantissimi amici e per la sua famiglia, ma tale onda di tristezza nasce ancor più mesta, quando viene improvvisamente data sui social e in pochi minuti si diffonde in tutta la città. I funerali si terranno domani nella chiesa dello Spirito Santo in via Manzoni. 

 

Un inizio d'estate all’insegna della musica d’autore all’Ennò

Un inizio d'estate all’insegna della musica d’autore all’Ennò.
Prosegue la rassegna dedicata al cantautorato, che accompagnerà  la fine di giugno e gli inizi di luglio.
Sul palco del locale di via Bellini, si esibirà il 22 giugno, Il Befolko di Roberto Guardi, impegnato nella presentazione del suo album "Isola Metropoli".
Il 30 giugno sarà, poi, la volta del doppio appuntamento con gli A Smile For Godzilla e gli X35.
Il mese di luglio verrà, invece, musicalmente inaugurato il 6 con la particolare rivisitazione in chiave acustica delle colonne sonore dei film a cura dei Cinematic Duo.
 

Napoli Teatro Festival, successo per “fedeli d'Amore"

di Armida Parisi

NAPOLI. Hanno scelto il Napoli Teatro Festival, Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, per il debutto nazionale del loro nuovo spettacolo “fedeli d’Amore”. Un successo clamoroso, almeno a giudicare dall’infinita standing ovation finale, che si è ripetuta per tutte e tre le serate in cui è andato in scena, al Sannazaro. Un successo che smentisce chi ritiene che il teatro di ricerca non sia in linea con i gusti del pubblico che, invece, ha dimostrato di apprezzare, eccome. Lo spettacolo è in linea con il progetto sulla “Divina Commedia” che i fondatori del Teatro delle Albe portano avanti già da due anni, in vista dei festeggiamenti per il settecentenario della morte di Dante, nel 2021. Ed è proprio intorno al tema della morte che Martinelli ha ideato una drammaturgia impostata su sette quadri.

Vanno in scena le ultime ore di vita del poeta, mentre, nel suo letto di esule a Ravenna, è sfinito dalla malaria. E, con l’aiuto di una versatile, eclettica, stupefacente Ermanna Montanari, lo spettatore entra nella mente del genio: proprio lui, che nei suoi versi ha dato forma concreta all’aldilà, e che, nell’integrità della sua morale, ha delimitato i confini netti del bene e del male, adesso, mentre si trova sulla soglia dell’abisso che gli succhia la vita, è confuso. Tante voci gli affollano la mente. C’è la nebbia, quella fitta della Romagna, che entra nella stanza e gli scompagina i ricordi. C’è un demone che lo inquieta e un asino, sul cui dorso tante volte il poeta si è spostato, che gli ricorda che tutti i viventi sono in croce. C’è il diavolo che passa in rassegna le bassezze umane e c’è l’Italia che, ora come allora, persiste nel fomentare le divisioni interne piuttosto che elevare lo sguardo “verso il cielo” per far prevalere le ragioni dell’unità. Infine c’è Antonia, la figlia del poeta, che lo assiste nelle sue ultime ore: è la sua voce che rievoca i momenti della giovinezza del poeta, quando insieme con gli amici, si dichiarava “fedele d’Amore”. L’anima che sta per lasciare il corpo  recupera quel tempo lontano in cui il primo incontro con Beatrice, a nove anni, svelò al Dante bambino quello che sarebbe stata la sua vocazione e il suo destino. Ed è in quel momento, in cui il cerchio fra passato e presente si chiude, che il poeta viene accolto da quella Trinità che aveva contemplato nella visione di fede, nel cuore di quell’Amore, il cui mistero luminoso ha cantato come nessuno.

Protagonista indiscussa è la voce. Ermanna Montanari, che legge al centro della scena, la trasforma in una partitura sonora modulandola con stupefacente perizia: sibila quando è nebbia, gracchia da demone, raglia mentre si trasforma in asino, si indigna nell’invettiva politica e diventa dolcissima se usa parole di figlia. Alla potenza della voce si affianca quella della tromba di Simone Marzocchi che sottolinea i vari momenti con la musica di Luigi Ceccarelli: suoni dissonanti, acuti, striduli e assordanti oppure languidi, ansimanti, sospirosi che sottolineano l’andamento oscillante delle emozioni. Stesso discorso per la rara sapienza evocativa degli interventi con le luci e le ombre, opera di Anusc Castiglioni ed Enrico Isola. Testo e voce, parola e immagine, silenzi e musica prendono per mano lo spettatore e lo guidano in un viaggio perturbante e necessario quanto mai: quello che lo mette faccia a faccia con se stesso, le proprie responsabilità, il senso del proprio stare al mondo.

 

Festa della musica all'aeroporto di Capodichino

NAPOLI. L'aeroporto internazionale di Napoli aderirà alla festa della musica offrendo ai passeggeri e ai turisti in transito una tre giorni di musica live, aspettando la festa internazionale della musica del 21 giugno. All'esterno dell'area arrivi verrà allestita un'apposita postazione dal domani al 21 giugno, dalle ore 11.00 alle 13.00, che ospiterà band rock e jazz, artisti e cantautori con generi musicali diversi. Il programma prenderà il via domani con una jam session di due band aeroportuali composte da colleghi della community aeroportuale nati con la passione per la musica: "Gli Idealisti" gruppo indie rock e "Gli Steelyfan" una cover band del gruppo musicale statunitense Steely Dan, nato nei primi anni '70. Mercoledì 20 il palco di "Aspettando la festa della musica", sempre nell'area arrivi esterna, sarà animato dal duo Dolores Melodia - Raffaele Giglio musicisti cantautori partenopei che interpretano il repertorio del patrimonio musicale napoletano. La festa della musica il 21 giugno sarà celebrata in aeroporto da un ensemble di violoncelli "Chamberchelli" diretti dal maestro Aurelio Bertucci che si esibiranno in un vasto repertorio spaziando dalla musica classica a quella moderna.

La Scarlatti Junior al Maschio Angioino con cento giovani musicisti

NAPOLI. Cento giovanissimi musicisti: il più piccolo ha 11 anni mentre il più anziano 20. Sono i ragazzi della Scarlatti Junior, l’ensemble giovanile della Comunità delle Orchestre Scarlatti che, in una location importante, apriranno in anticipo le celebrazioni napoletane della Festa Europea della Musica, in programma dal 21 al 24 giugno e organizzata dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli. Il concerto fa parte della programmazione primaverile della Nuova Orchestra Scarlatti.

La Scarlatti Junior eseguirà un programma ricco di colori e di suggestioni diverse, con brani di Kreisler e Weber che vedranno impegnati in veste solistica due giovani elementi dell’orchestra, e famose pagine sinfoniche come l’Allegretto della Settima Sinfonia di Beethoven e una particolare versione (senza pianoforte) di Rhapsody in Blue di Gershwin. Chiuderà il concerto il coinvolgente Bolero di Ravel.

Alla direzione dei giovani artisti si alterneranno il maestro Francesco Aliberti e il maestro Gaetano Russo (direttore artistico della Nuova Scarlatti e coordinatore didattico-musicale della Junior).

«La Scarlatti Junior – ricorda Russo – è il cuore pulsante della Comunità delle Orchestre Scarlatti che comprende anche l’orchestra principale Nuova Scarlatti, la Scarlatti Young e la Scarlatti per Tutti: un’esperienza ad oggi unica in Italia e non solo. Il nostro impegno prosegue nel solco della valorizzazione di nuovi talenti che caratterizza la Nuova Orchestra Scarlatti, non a caso abbiamo inserito in programma anche la prima esecuzione di un brano inedito di un tredicenne musicista napoletano. Questa è la strada che abbiamo deciso di intraprendere anni fa e che ci permette oggi di aprire a Napoli una kermesse importante come la Festa della Musica, il giusto palcoscenico per i nostri ragazzi».

Questo concerto corona il ciclo di attività del laboratorio di formazione orchestrale Scarlatti Junior che quest’anno si avvale anche del sostegno della Fondazione Cannavaro Ferrara, «da anni impegnata - come afferma Vincenzo Ferrara, direttore della Fondazione - in progetti di forte impatto sociale per il benessere e il riscatto dei ragazzi napoletani, in ambito ludico, sportivo, formativo». Prosegue Ferrara: «Siamo ben felici quest’anno di offrire il nostro sostegno al laboratorio dell’Orchestra Scarlatti Junior realizzato dalla Nuova Orchestra Scarlatti; lo facciamo per favorire la crescita umana e professionale dei più di cento ragazze e ragazzi che lo compongono attualmente, e speriamo davvero che possano proseguire anche nella vita il loro percorso».

 

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