Mercoledì 23 Agosto 2017 - 11:52

Al “Diana” parte la rassegna “17&30 Classica”

NAPOLI. La stagione 2015 di concerti cameristici “17&30 Classica” del teatro Diana è giunta quest’anno alla sua diciannovesima edizione. L’impegno del teatro vomerese conferma l’offerta all’affezionato pubblico di una compagine di artisti di livello internazionale. Si inaugurerà domani - venerdì 13 febbraio - con un accattivante progetto curato da Stefano Valanzuolo, critico musicale e direttore generale ed artistico del “Ravello Festival”. La serata sarà caratterizzata dalla lettura di un testo dedicato a Mozart, scritto appositamente da Valanzuolo, che ne delineerà una parabola raffigurante la vita privata e familiare, oltre che artistica, comprendente anche gli aspetti psicologici ed emotivi del giovane Wolfi. Il tutto sarà scandito dalle esecuzioni di diversi capolavori cameristici da parte dei pianisti Maria Libera Cerchia e Antonello Cannavale (nella foto), e dei violinisti Alberto Maria Ruta e Rossella Bertucci, questa volta alla viola. Quattro amici che si incontrano idealmente nel salotto di casa Mozart.

I Dear Jack celebrano Endrigo: «Un’emozione indescrivibile»

SANREMO. Con le loro “schitarrate” hanno fatto vibrare il palco dell’Ariston nella prima serata. Appena un anno fa erano sconosciuti ai più, eppure quest’anno sono in gara tra i “big” del Festival presentando il loro secondo album, “Domani è un altro film (seconda parte)”. I Dear Jack hanno avuto la forza di mettere tutti d’accordo tra fan, addetti ai lavori, passaggi radio e sold out nei palazzetti.

«Questo è un giorno importantissimo per noi – spiega Lorenzo Cantarini (chitarra elettrica) – presentiamo il nostro nuovo disco. Contiene tutto ciò che abbiamo fatto in un anno. Abbiamo cercato di sperimentare tanto, abbiamo speso il nostro tempo per cercare qualcosa in cui ci possiamo riconoscere. Sono 17 tracce, brani dal sound completamente diverso. Siamo giovanissimi e vogliamo continuare questa ricerca».

Siete senz’altro i 5 “ragazzacci” nati da “Amici di Maria De Filippi”, sono i più “rock” in gara. «Abbiamo portato al Festival una ventata di freschezza – racconta Alessio Bernabei (voce) – qualcosa di lontano dai brani “sanremesi” melodici e dolci. Con le nostre chitarre distorte e suoni aggressivi siamo qui per far capire chi sono i Dear Jack. Siamo felici che “Sanremo” abbia apprezzato “Il mondo esplode tranne noi" una canzone abbastanza dura ma come noi è romantica e delicata all’interno. Basta leggere il titolo del primo brano del disco: “L’amore è il mio destino” ».

Stasera saranno impegnati nel coverizzare Sergio Endrigo. «Abbiamo scelto “Io che amo solo te”. Endrigo è un pezzo  fondamentale della storia della canzone italiana – afferma Lorenzo -, e poi è un artista stravagante con una storia particolare, di classe e demodé allo stesso tempo, interessato a mondo dei bambini. Il brano è meraviglioso, del 62 ma se l’avessimo ascoltato oggi sarebbe attualissimo. Abbiamo osato e cercato di rischiare, proponendo arrangiamento rock  diverso rispetto all’inedito in gara, questo è alla “queen” con sinfonie che destabilizza la melodia del brano originale. Tuttavia, abbiamo mantenuto il rispetto del brano che adesso è anche un po’ nostro, siamo orgogliosi.

Il loro stile “brit” fa pensare ad una carriera all’estero e, perché no, oltreoceano. «Già essere qui è una emozione indescrivibile  - conclude Alessio  - dopo anni di studio e lavoro la musica è diventata la nostra vita e raggiungere questo palco è una delle realizzazioni più belle che si possono augurare ad un artista. Amiamo cantare in inglese e sarebbe meraviglioso esportarla all’estero. Magari veniamo scelti per l’Eurovision…».

Il “Napoli Film Festival” celebra l’arte di De Sica

NEW YORK. Dopo il successo dell’omaggio che il “Napoli Film festival” ha reso al grande Francesco Rosi nell'ambito di “41° Parallelo” - che si svolge da oltre dieci anni a New York - con la sala della Casa Italiana Zerilli-Marimò della New York University gremita di studenti e appassionati di cinema accorsi per vedere due dei suoi capolavori, “Le mani sulla città” e “Salvatore Giuliano”, domani - giovedì 12 febbraio - sarà la volta di un omaggio ad un altro grande del cinema italiano, Vittorio De Sica (nella foto). Il pubblico newyorkese potrà assistere alla proiezione di “I bambini ci guardano” e “Matrimonio all’italiana” tratto dal testo teatrale di Eduardo de Filippo “Filumena Marturano” con una delle coppie più famose del cinema italiano, Sophia Loren e Marcello Mastroianni.

 

Patrizio Oliva lascia l’“Isola dei famosi”

MILANO. Secondo appuntamento serale con "L'isola dei famosi" condotta da Alessia Marcuzzi con il contributo di Mara Venier e Alfonso Signorini. Patrizio Oliva (nella foto) torna a casa, dopo aver perso al televoto sia con Valerio Scanu che con Brice Martinett. Al televoto questa settimana vanno Charlotte Caniggia e di nuovo Scanu. Tra Cristina Buccino e Margot Ovani il pubblico da casa ha deciso che fosse la prima a diventare la nuova naufraga. La seconda puntata dell’“Isola dei famosi” profila in modo sempre più nitido la sua natura innovativa e multipiattaforma. Il programma di Canale 5 è stato visto ieri sera da 4.423.000 telespettatori con una share del 20.72% e oltre 13 milioni di contatti. Già tra il larghissimo pubblico 15-64 anni lo share aumenta al 23.12%. Ma è tra le fasce più giovani che il reality di Canale 5 mostra la sua forza. Tra il pubblico più difficile da conquistare per la tv generalista, i 15-24enni, Il reality condotto da Alessia Marcuzzi ha ottenuto una share del 30.41% (quasi il doppio della proposta di Rai1, ferma al 15.55% di share).

 

Sanremo, parte il primo festival targato Carlo Conti

SANREMO. È finalmente arrivato il giorno tanto atteso da Carlo Conti. Per lui stasera si aprirà il sipario dell’Ariston. Corona il sogno di una vita, quello di condurre il Festival di Sanremo. E per stemperare la tensione ci scherza su: «Il clima è dei migliori, il sole e la mia abbronzatura potrà riprendersi un po' dopo la pioggia degli ultimi giorni». 

UN FESTIVAL PER FAMIGLIE. Durante la conferenza stampa di presentazione della 65° edizione, Conti affronta il lato sociologico della rassegna. «La vera forza del festival è il suo potere di riunire le famiglie italiane. Tutta la famiglia si mette davanti alla tv per guardare e commentare». Grande spazio alla musica. Questo il proclama, il dictat per quest’anno. E Conti lo ha ribadito, come aveva già in sede di presentazione a Roma, di volerlo dimostrare con i fatti. «Ho cercato di mettere musica al centro: 20 cantanti in gara, alcuni dei quali avrebbero tutti i titoli per venire come super ospiti, con 20 canzoni belle e i giovani non più relegati a orari impossibili». 

LA SCALATA DI CONTI. Chiunque faccia tv culla il sogno di presentare un giorno il Festival. Ma per calcare il palco sanremese è necessario sempre “passare” per il decano Pippo Baudo. Conti ha pensato bene di immaginare un omaggio al “Re” dei conduttori. «Ci siamo sentiti, e Pippo mi ha detto la cosa più bella: “È  come se fossi lì con te”. Se siamo qui oggi a fare il festival, a parlare del festival - ha proseguito Conti - è grazie a personaggi come Baudo e Ravera che lo hanno reso un evento».  

L’OMAGGIO A PINO DANIELE E MANGO. Nel mese di gennaio la musica italiana ha perso due cantanti di spessore come Mango e Pino Daniele, che verranno omaggiati durante la rassegna in maniera sobria, non pomposa. Il cantautore lucano apparve per la prima volta nel 1985 nella categoria “Nuove Proposte” con la canzone "Il viaggio", ottenendo il premio della critica, l’ultima nel 2007 con “Chissà se nevica”. Al napoletano, mai in gara, è stata intitolata una sala a Casa Sanremo nel Palafiori, inaugurato dal live della nipote Loredana.

LE “VALLETTE”. Super novità della 65° edizione saranno le vallette. La scelta è ricaduta su due cantanti. «Emma e Arisa sono un altro segno dell'importanza data alla musica: sono le ultime due donne che hanno vinto all'Ariston". Non poteva mancare la “bellona” di turno, Rocio Munoz Moreles. Conti è convinto che «oltre alla bellezza abbia molto di più».

GLI OSPITI: TRA POLEMICHE E ASSENZE. Pochissime certezze, zero indiscrezioni sugli ospiti di Carlo Conti. Ad inaugurare la “sfilata” di cantanti fuori gara saranno l’attesissimo duo Albano e Romina. Di certo ci sarà Pino Donaggio che riceverà una targa ricordo per i 50 anni del brano “Io che non vivo”. Tanto rumore intorno alla partecipazione di Conchita Wurst, la drag queen austriaca con la barba vincitrice dell'Eurovision Song Contest, che ci sarà «solo come artista: verrà a cantare, non farà nessun tipo di intervista». Forse si ha paura che si inneschi qualche polemica.  Giorgio Panariello sì, Leonardo Pieraccioni e Fiorello no.

OCCHIO AGLI ASCOLTI. La cartina tornasole del successo di Sanremo è sempre l’auditel. «C'è un clima senza perturbazioni, anche in senso politico», sottolinea il direttore di Rai1 Giancarlo Leone, ricordando le vigilie degli ultimi tre anni caratterizzate nel 2012 dalla presenza di Celentano; nel 2013 dall'attesa per le elezioni politiche; e poi l'anno scorso, con la marcia di Grillo su Sanremo e dentro l'Ariston. «Quest’anno invece il clima è totalmente diverso. Come direttore devo avere un obiettivo per gli ascolti: sarò già felice di doppiare la media di rete che è il 19%. Quindi partirei dal 38% in su, il risultato del Festival di Fabio Fazio dell'anno scorso».

Rakele, una napoletana a Sanremo:
«All’Ariston mi sento a casa»

NAPOLI. Ognuno ha il proprio destino, un posto nel mondo, un ruolo che gli sta bene addosso, che calza come un abito fatto su misura. Facile comprendere in età adulta se si è intrapreso questo cammino. Difficile quando si muovono i primi passi. A sentire le parole di Carla Parlato (nella foto) ci si convince che lei ha già trovato il suo talento. Lei canterà a soli 19 anni sul palco dell’Ariston, col nome d’arte Rakele sarà in gara al Festival di Sanremo. Ricordate la dolcezza con cui una allora 24enne Elisa vinse nella categoria giovani nel 2001? La stessa convinzione, la stessa classe la si ritrova nell’animo della napoletana. «Ho sentito sempre la necessità di cantare, sono nata con la musica». A soli 5 anni già mostrava il suo carattere. «Ovunque mi trovassi pretendevo il silenzio, salivo sulla sedia e cantavo ». A 9 la voglia di imparare. «Volevo a tutti i costi studiare quello che era una grande passione». Non solo canto moderno ma anche lirica e classica col maestro Raia del Teatro San Carlo. «L’ho sempre saputo che avrei fatto la cantante, quando prendo il microfono in mano mi sento felice, mi sento me stessa, nel posto che mi rappresenta a pieno».

Quando il primo incontro con la musica?

«Fui scelta da Lucariello per il progetto “Veleno fertile”, cercavano ragazzi che avessero qualcosa da raccontare. Si parlava di una città che seppur resta difficile è Campania Felix. Fui scelta per pubblicizzare la sua idea, avevo appena 13 anni, ed appargo anche nel video ufficiale “Terra Cavera” ».

Hai mai avuto una band?

«A scuola ne avevo una. Facevamo cover “rakelizzate” di Coldplay, XX, Doughter. Tutto ciò che canto lo faccio mio, non voglio essere la copia, ma fare miei quei brani. Adoro Lorde, per esempio, e mi piacerebbe interpretarla in italiano. Lasciata la band ho conosciuto Bungaro e Chiodo».

Come sei stata scoperta?

«Mio padre mi ha aiutato tantissimo, mi ha sempre spinto, supportato. Fu uno stage di Bungaro a cambiare la mia vita. Partecipai semplicemente per vivere una epserienza. Mi presentai con le idee ben chiare, e feci “One Day” Asaf Avidan. Piacque tanto e mi selezionarono ». Perché questo nome d’arte: Rakele? «Il nome Rachele mi è sempre piaciuto, mi avrebbero dovuto chiamare così, e pensavo che se dovevo presentarmi al mondo volevo così, con la K una cosa più carina, più “smart”».

Qual è stato il primo impatto con l’“Ariston”?

«Quando sono salita sul palco per le prove mi sono sentita a casa. Ho provato una emozione positiva, esplosiva. Non avrei lasciato quel palco, ci sarei stata su tutta la giornata. Ero avvolta anche da una bella scenografia, non vedo l’ora di cantare al Festival».

Nessuna paura?

«Quando la musica la vivi come una emozione positiva, ti abbrac cia e ti attraversa, senza ansia. Se ti etibisci può accadere che la tua immagina viega interprentata negativamente, mentre quando pensi solo ad esprimerti allora è lì che la canzone arriva al pubblico».

Sembri determinata...

«Determinata ma con i piedi per terra, mi interessa fare musica, cercare di vivere l’aspetto più puro ed essenziale. Ho le idee chiare, e poi quello che sarà sarà».

Come nasce “Io non so cos’è l’amore”?

«Quando siamo in studio parliamo di tutto. Un giorno abbiamo parlarto d’amore: verità, coraggio, sangue. E mi chiesero: “Tu veramente hai provato l’amore? Mai innamorata persa?” Io ho risposto: “Io non so cos’è l’amore”. Da lì sono subito scattati a prendere carta, penna e chitarra ed è nata la canzone, anche grazie al giovane autore Giacomo Runco».

E cos’è l’amore?

«Può essere quello nei confronti di un animale, quello di una mamma, non so ancora dare una definizione, voglio aspettare per sapere cos’è ».

Come sarà il disco?

«Il nostro intento è quello di fare un progetto diverso, che non ci sia Italia, un sound internazionale. Ci saranno 12 tracce, inedite, e “Magic”, un piccolo omaggio a Cris Martin dei Coldplay. Verrà curato tanto l’aspetto musicale quanto la scrittura, con due autori fuoriclasse. Ho scritto qualche musica, e qualche frase. Sto imparando tanto da questi grandi. Un domani vorrei firmare un pezzo tutto mio, attraverso i loro insegnamenti. Ci divertiamo tanto e lavoriamo tanto, c’è una bella energia. Si tratta di progetto musicale costruito su di me. Canto ciò che sono, e la gente credo se ne accorga ».

E se dovessi vincere a Sanremo?

«Sarei felicissima e pronta per lavorare. C’è una band che mi aspetta per suonare in tour. Allo stesso tempo sarei consapevole che sarebbe soltanto un punto di partenza ».

Scuola del cinema dedicata a Francesco Rosi

NAPOLI. Ricordi, emozioni ed aneddoti di straordinario fascino. È stata una mattinata molto intensa quella in cui, all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, Giuseppe Tornatore ha ricordato il grande amico e maestro Francesco Rosi ad un mese dalla sua scomparsa. Un lungo percorso formativo quello che ha legato il Maestro napoletano e l’allievo siciliano, giovanissimo vincitore esattamente 25 anni orsono del Premio Oscar come miglior film straniero per “Nuovo Cinema Paradiso”. Un percorso raccolto nel libro conversazione con Rosi “Io lo chiamo cinematografo”, e nel documentario di Marta Pasqualini “Il cinematografo è una malattia?”, che nella discussione al Suor Orsola, con il fratello del grande regista, l’urbanista Massimo Rosi, con un altro allievo d’eccellenza del Maestro Rosi, il conterraneo regista documentarista Gianfranco Pannone e con Valerio Caprara, docente di Storia e dinamiche produttive tra cinema e televisione all’Università Suor Orsola Benincasa, hanno suggerito molti spunti di ricordi e riflessione. Ma soprattutto è stata una giornata segnata da un grande annuncio per la città di Napoli. Quello di Lucio d’Alessandro, Rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa, che al termine della giornata ha annunciato l’imminente nascita a Napoli, proprio al Suor Orsola, di una Scuola di Cinema dedicata a Francesco Rosi. Non solo un’idea estemporanea, ma un progetto già in cantiere all’interno dell’antica cittadella monastica seicentesca che ospita l’Università Suor Orsola Benincasa, dove nascerà un vero e proprio “Palazzo della Comunicazione” (eccezionalmente aperto oggi per una  visita ai lavori in corso di Giuseppe Tornatore) nel quale la “Scuola di Cinema Francesco Rosi” andrà ad affiancarsi agli studi di Run Radio, la web radio del Suor Orsola e alla redazione della Scuola di Giornalismo, nata ormai oltre dieci anni orsono come prima Scuola di Giornalismo del Mezzogiorno peninsulare.

 

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