Lunedì 21 Maggio 2018 - 10:47

Luciano Labrano incontra il Mamamu

Serata dal particolare sapore “storico” quella che si terrà il 27 aprile al Mamamu. Nell’ambito della rassegna senza spina, nello storico locale partenopeo, si esibirà, in trio con Giovanni Block alla voce, flauto e voce flautata e Francesco Lettieri al piano e  voce pianata, l’altrettanto “storico” chitarrista e cantante Luciano Labrano. Il Mamamu è da sempre la pietra d’angolo per la musica d’autore a Napoli e Luciano Labrano è uno dei più noti direttori artistici nostrani. “Luciano Labrano compone canzoni surreali, poesie demenziali, musiche e sceneggiature per il teatro - si legge in rassegna stampa - 
Esegue brani dove un linguaggio arcaico si sposa con arrangiamenti e melodie che si rifanno a volte al cabaret\canzone, a volte ad armonizzazioni e linee rinascimentali , o a parodie in stile partenopeo, prediligendo giochi di parole e prendendo e prendendosi molto in giro.
Forse a Napoli è più conosciuto come il fondatore del Cellar Theory, dove ha organizzato concerti per oltre 10 anni, ma da qualche tempo, in piena maturità, e quasi in fase di pre/demenza senile, ha ripreso ad esibirsi in pubblico, con interventi e spettacoli realizzati al teatro Piccolo Bellini, stimolato a farlo da tanti amici, soprattutto da quelli del collettivo del Be Quiet, che si prefigge di rifondare e riaffermare la canzone d'autore a Napoli, fondato da Giovanni Block, che sarà con lui sul palco, insieme al giovane pianista Francesco Lettieri”.

Marco Sica

Il “Sannazaro” diventa “Centro di Produzione Nazionale del Teatro Napoletano”

NAPOLI. Il teatro Sannazaro di via Chiaia è stato riconosciuto da parte del Mibact-Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo come “Centro di Produzione Nazionale del Teatro Napoletano”. «Un riconoscimento - afferma la direttrice artistica Lara Sansone (nella foto) - che ci riempie di orgoglio e che rappresenta il coronamento di un percorso che parte da lontano con nonna prima e con mamma poi. Ci abbiamo tutti creduto e questo traguardo per noi rappresenta soltanto un punto di inizio. Un successo da condividere con tutta la nostra squadra a partire dagli artisti fino a giungere ai macchinisti».

Battiti, cascate di note e contemporanee melodie

In un MMB assorto in liturgico ascolto, è andata in scena la bellissima performance del talentoso duo australiano composto da Tim McMillan alla chitarra e voce e Rachel Snow al violino e voce che, grazie alla collaborazione e all’impegno di Rockalvi Festival, martedì 17 aprile, sul palco del Music Melody Bar, hanno fatto suonare la loro peculiare miscellanea di rock celtico, folk, metal, post rock e jazz. I presenti hanno vissuto la destrutturazione e la ristrutturazione di canzoni che, come oggetti finiti e definiti, cadendo si spaccano in indefiniti e infiniti frammenti di inediti e cover celebri (tra cui echi di Led Zeppelin, Metallica, Black Sabbath, The Smashing Pumpkins) ma sempre parti del tutt’uno originario. Hanno ascoltato cascate di note, virtuosismo, ironia e umana umiltà. Là dove la chitarra si è scomposta in precise ritmiche  instabili, percussive, battenti, il violino e  le voci hanno ricucito, in ariose contemporanee melodie sognanti, gli squarci e le defibrillazioni di una cardiopatia a sei corde fingerstyle.

E poi l’unicità che solo tali eventi sanno dare, nell’azzeramento della distanza tra palco e pubblico che rende il pubblico il palco e l’artista parte del pubblico. È bastato un piccolo salto, la discesa di uno scalino, affinché Tim McMillan “ascendesse” tra gli spettatori, restituendo alla musica live l’umano contatto fisico che la magniloquenza dei troppo celebrati “grandi concerti” irreparabilmente nega. 

Marco Sica

Lo skabaret dei Toubab in acustico

I Toubab, una delle più longeve e riconosciute realtà musicali napoletane, si esibiranno dal vivo, venerdì 20 aprile, all’H2Note di via Bellini. Il gruppo, giunto  al 22 anno di attività, presenterà  la sua miscela di musica e spettacolo, dagli stessi definita skabaret, per l’occasione in set acustico. Si conferma così, ancora una volta, l’ottima  direzione artistica dell’H2Note che, dalla data di apertura, sta proponendo con continuità spettacoli (musicali e non solo) di grande qualità, interesse e pregio artistico.

Marco Sica 

 

Mastelloni: «Non voglio finire come la Biagini»

NAPOLI. «Io non voglio finire come Isabella perché certe malattie vengono anche per questo, fulminanti, perché Isabella stava bene». Così Leopoldo Mastelloni, ospite a Storie Italiane, il programma di Rai1 condotto da Eleonora Daniele, parlando della morte dell'attrice Isabella Biagini, che ha vissuto gli ultimi anni della sua vita in uno stato di indigenza, racconta anche la sua situazione economica. «Io non voglio che lo Stato mi tolga la dignità. Io non voglio chiedere la carità, né voglio che gli altri mi facciano la carità, voglio solidarietà non solo per me - sottolinea - visto che sono un uomo di 73 anni che ancora ha la fortuna di essere ospitato in trasmissioni dove si dibattono cose di questo genere, voglio dare il mio contributo». Mastelloni infine ribadisce: «Tu Stato devi essere in grado di assistere ogni cittadino anche direttamente proporzionale al lavoro che ha svolto per tutta la vita, sia in cucina facendo il bucato, sia girando l'Italia o in televisione comunque dando qualcosa, e questo non esiste per nessuno». 

Voce e chitarra di donna all’Ennó

Venerdì 20, all’Ennó di via Bellini, altra serata di musica dedicata al cantautorato. Sul particolare e suggestivo palco del locale partenopeo, andrà in scena Alessia La Montagna, ancora impegnata nella presentazione del suo EP d’esordio  “Semicolon”, disco essenziale, incentrato sulla chitarra e sulla voce della sua autrice e che rimanda, con sincera spontaneità, all’intramontabile tradizione del cantautorato femminile “anglofono”.
“Sono cresciuta a forza di sognare - racconta Alessia - Scrivo pensieri da sempre, continuamente, ispirata da tutto quello che accade in me e attorno a me, tutto proprio, e molti sono diventati testi delle mie canzoni, la più grande verità che abbia raccontato a me stessa. Canto e suono prima di tutto per me, per sporcarmi di miele, polvere e stelle, perché mi piace più di tutto e mi fa sognare sempre più forte. E canto e suono per qualcuno, perché anche gli altri possano colmare i vuoti con le emozioni, perché smettere di voltarsi le spalle e avvicinarsi sia un ideale possibile e per avere il privilegio di ricordare a me stessa e a tutti che è in queste piccole condivisioni di ciò che sappiamo e non sappiamo, di non importa qual tempo, di altre vite che conteniamo in noi, che risiede una sorta di felicità. Ho scoperto la magia di lasciarsi modellare dall’inaspettato, dall’adrenalina e dall’energia di rimando di chi ti sta ad ascoltare, dolcemente, come fa l’acqua con un sasso, di cantare con e per amore, e non voglio più farne a meno. Semicolon è una storia che sembra quasi finita, ma che non finisce; una possibilità da scegliere ancora e ancora. Semicolon è un dialogo per lavarsi il cuore. Semicolon è uno sfogo contro il male, è la poesia della guarigione. Semicolon non è una parola, ma un pensiero che fa eco”.
Marco Sica

 

È morto Vittorio Taviani

Addio a Vittorio Taviani. E' morto a Roma all'età di 88 anni, dopo una lunga malattia, il più anziano della coppia di fratelli registi più impegnata e importante del cinema italiano. Non ci sarà una cerimonia funebre pubblica, il corpo verrà cremato. Vittorio Taviani era nato a San Miniato (Pisa), il 20 settembre 1929; poco più di due anni dopo, l'8 novembre 1931, sarebbe nato il fratello minore Paolo.

I fratelli Taviani, diventato nel tempo un vero e proprio 'marchio cinematografico', nel 1967 iniziarono un'attività autonoma, dirigendo, da allora sempre insieme, il primo film, "I sovversivi". Coerenti interpreti di un cinema civilmente impegnato, nella seconda fase della loro carriera, pur continuando a rappresentare la necessità e il rimpianto dell'utopia, si sono dedicati soprattutto alla rievocazione del passato e alla trascrizione filmica di opere letterarie.

Tra i film di maggior successo: "Sotto il segno dello Scorpione" (1969); "San Michele aveva un gallo" (1971); "Allonsanfàn" (1974); "La notte di San Lorenzo" (1982); "Kaos" (1984), ispirato alle novelle di Luigi Pirandello; "Fiorile" (1993); "Le affinità elettive" (1996), dall'originale romanzo omonimo di Goethe; "Tu ridi" (1998).

Nella loro filmografia spicca "Padre padrone" (1977), dal libro-simbolo dello scrittore sardo Gavino Ledda, vincitore della Palma d'Oro e del Premio della Critica al Festival di Cannes, con Roberto Rossellini presidente della giuria. La pellicola ottenne anche il Gran Prix al Festival di Berlino, il David di Donatello speciale e il Nastro d'Argento per la miglior regia.

Del 2007 è "La masseria delle allodole", tratto dall'omonimo bestseller della scrittrice Antonia Arslan che racconta il genocidio del popolo armeno durante la prima guerra mondiale, mentre nel 2012 i due registi hanno diretto "Cesare deve morire", dramma carcerario ambientato a Rebibbia che nello stesso anno è stato insignito dell'Orso d'oro al Festival di Berlino ed è valso ai Taviani i due maggiori premi ai David di Donatello, quelli di miglior film e di migliore regista.

Nel 2015 i fratelli sono tornati alla regia con "Maraviglioso Boccaccio", liberamente ispirato al Decamerone, cui ha fatto seguito nel 2017 "Una questione privata". Nel 2016 hanno ricevuto il David di Donatello Speciale per il 60° anniversario della cerimonia.

Figlio di un avvocato che sotto la dittatura fascista aveva incontrato le ostilità del regime per le sue idee politiche, Vittorio Taviani frequenta l'Università di Pisa, studiando legge, anche se nel contempo, assieme a un suo amico partigiano, Valentino Orsini e al fratello Paolo, organizzano degli spettacoli e delle proiezioni cinematografiche a Pisa e Livorno, dando presto vita al Cineclub di Pisa.

Presa la decisione di abbandonare definitivamente gli studi universitari nel 1954, i tre, ormai inseparabili, iniziano a realizzare una serie di documentari a sfondo sociale, largamente ispirati al Neorealismo e in particolar modo alla pellicola di Roberto Rossellini "Paisà", come "San Miniato, luglio '44" (1954) con la collaborazione di Cesare Zavattini, e "L'Italia non è un paese povero" (1960) di Joris Ivens. Con Valentino Orsini firmarono i film "Un uomo da bruciare" (1962) e "I fuorilegge del matrimonio" (1963).

Il primo film autonomo dei Taviani fu "I sovversivi" (1967), con il quale anticipavano gli avvenimenti del '68. Con Gian Maria Volonté raggiunsero il grande successo con "Sotto il segno dello scorpione" (1969) in cui s'avvertono gli echi di Brecht, Pasolini e Godard. Era l'inizio di una filmografia più unica che rara del cinema italiano.

La tematica della rivoluzione è poi presente sia in "San Michele aveva un gallo" (1972), adattamento del racconto di Tolstoj "Il divino e l'umano", film molto apprezzato dalla critica, vincitore del premio Interfilm a Berlino, che nel film sulla Restaurazione "Allonsanfàn" (1974) in cui si rilegge l'epoca attraverso la lente di una differente coscienza storica per segnalare il tradimento della classe proletaria: protagonista è Marcello Mastroianni, attorniato da Laura Betti e Lea Massari. In entrambe le pellicole sono presenti i loro attori feticcio Giulio Brogi e Renato Scarpa.

Ma è con "Padre padrone", autobiografia di Gavino Ledda, ex pastore sardo diventato filologo, che nel 1977 i fratelli Taviani guadagnano fama internazionale grazie alla Palma d'Oro e al Premio della Critica al Festival di Cannes. La filmografia continua con "Il prato" (1979), in cui si riscontrano echi neorealistici, e "La notte di San Lorenzo" (1982) che aggiunge un attore feticcio in più alla loro lista: Omero Antonutti che ben si destreggia nella storia di un gruppo di uomini e donne che fuggono dai tedeschi nel tentativo di raggiungere una zona occupata dagli alleati. La musica di Nicola Piovani accompagna questo film sulla speranza e profondamente antibellico che gli fruttò il Gran Premio della Giuria a Cannes, nonché i conseguenti David e Nastri d'Argento per la regia e sceneggiatura ai Taviani.

Membri della giuria al Festival di Venezia nel 1984, quello stesso anno i fratelli Taviani adatteranno quattro novelle di Luigi Pirandello in "Kaos" (1984), vincendo David di Donatello e Nastro d'Argento per la sceneggiatura, scritta a sei mani con Tonino Guerra. Il Leone d'Oro alla carriera della Mostra del Cinema di Venezia nel 1986 li invogliò a continuare il loro percorso artistico con "Good Morning, Babilonia (1988)", con Vincent Spano e Joaquin De Almeida, "Il sole anche di notte" (1990), "Fiorile" (1993) e "Le affinità elettive" (1996).

Due anni più tardi, i fratelli Taviani realizzano "Tu ridi" (1998), film a episodi con Antonio Albanese e Sabrina Ferilli, successivamente seguito, nel 2001, dalle miniserie televisiva "Resurrezione", con Stefania Rocca, e Luisa Sanfelice (2004) con Laetitia Casta e Adriano Giannini, mentre nel 2007 continuano a parlare dell'uomo e della sua esistenza, fra violenza e innocenza ne "La masseria delle allodole" (2007) con Paz Vega, Angela Molina e Alessandro Preziosi.

Ancora attivissimo, nonostante l'età avanzata, Vittorio vince con il fratello Paolo l'Orso d'Oro a Berlino 2012 per "Cesare deve morire". Il film racconta la preparazione e la messa in scena dell'opera di William Shakespeare da parte di alcuni detenuti nel carcere di Rebibbia. Ancora una volta i fratelli trionfano nell'impegno sociale e nella qualità cinematografica, ottenendo anche il David di Donatello per il miglior film e il David di Donatello per il miglior regista.

Nel 2017 tornano al cinema, per l'ultima volta, con il film "Una questione privata", tratto dal romanzo omonimo di Beppe Fenoglio, presentato in anteprima al Festival del Cinema di Roma. Nel 1996 la città natale di San Miniato (Pisa) ha intitolato ai due fratelli un centro di cultura cinematografica: il Centro Cinema Paolo e Vittorio Taviani.

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