Lunedì 21 Maggio 2018 - 14:36

È morta Isabella Biagini

È morta Isabella Biagini. L'attrice e showgirl, che aveva 74 anni, si è spenta questa mattina a Roma, all'Antea Hospice al Santa Maria della Pietà, dove era ricoverata da circa un mese. Lo riferiscono fonti sanitarie contattate dall'Adnkronos.

Nel novembre scorso Isabella Biagini era stata colpita da un'ischemia.

A dicembre del 2016 dal suo appartamento in un palazzo di via Nomentana partì un incendio e fu soccorsa dai vigili del fuoco.

Nata nel 1943 a Roma, il suo vero nome era Concetta Biagini. Negli anni Settanta ha recitato in numerose commedie. In un'intervista all'Adnkronos del 2011 raccontò perché, circa 35 anni prima, era stata messa per sempre da parte dalla tv. "La mia rovina - confessò - fu il 'mancato sfregamento dell'epidermide' con due grandi boss del mondo dello spettacolo: non volli cedere alle loro avance. Erano altri tempi, non c'era la libertà sessuale che c'è oggi e trovai molto sconveniente il modo in cui, queste due persone, cercarono di approcciarmi.

"Entrambi gli uomini mi proposero una storia seria - disse nell'intervista - addirittura il matrimonio, ma io non sentivo i 'violini'. Inoltre non capivo perché ci provassero con me, io ero un'attrice di talento, non sono mai scesa a compromessi, non ho mai avuto bisogno di 'buoni compagni' o 'spinte'. Così scappai via da entrambi e da allora mi fecero, uno da una parte e uno dall'altra, terra bruciata intorno. Hanno cercato di copiarmi i capelli, i lustrini, le paillettes, hanno cercato di far 'biaginare' le altre ma non si può essere Anna Magnani solo perché si indossa una parrucca simile ai suoi capelli!".

Sorrento, al via i concerti della società Opera e Lirica

SORRENTO. Musica, sentimenti, tradizione: c’è questo e molto di più nella rassegna di concerti promossa dalla società Opera e Lirica e in programma da domani (sabato 14 aprile) a ottobre, con tre appuntamenti settimanali con inizio alle 21, nel Museo Correale di Terranova. Due i format che si alterneranno nella casa dell’arte sorrentina: l’esibizione dei tre tenori e la serenata napoletana. Il sabato e il martedì toccherà a Stefano Sorrentino, Francesco Fortes e Alessandro Fortunato interpretare capolavori come «Torna a Surriento» e «Nel blu dipinto di blu», ma anche arie tratte da opere di Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini e altri compositori. Il mercoledì, invece, ecco la serenata napoletana che avrà per protagonisti il soprano Clementina Regina e il tenore Stefano Sorrentino, che si alterneranno a Paola Fiudi e Alessandro Fortunato, chiamati a esibirsi nei principali successi della tradizione musicale partenopea. Qualche esempio? «Malafemmena» e «Reginella», solo per citare alcuni brani in scaletta. Per l’occasione sarà distribuito al pubblico il primo numero di Sorrento Style, il nuovo periodico di informazione turistica promosso da Opera e Lirica. I biglietti per la rassegna possono essere acquistati sul sito www.opera-lirica.com oppure dal martedì al sabato, dalle 10 alle 17, presso il ticket-point all’interno del Museo.

Dall’Australia, il talentoso duo composto da Tin McMillan e Rachel Snow

 

All’MMB di Napoli un altro appuntamento di prestigio dal respiro internazionale. Sempre in collaborazione con il Rockalvi Festival, martedì 17 aprile, sul palco del Music Melody Bar, saliranno Tin McMillan,  chitarrista australiano percussivo di fingerstyle e

la violinista (anche ella australiana) Rachel Snow, che proporranno un mix distintivo di stili tra cui rock celtico, folk, metal e jazz. 

Di recente uscita il loro ultimo album 'Hiraeth',  una raccolta di brani strumentali e canzoni composte e registrate durante un anno in tournée in Germania, Italia, Islanda, Svezia, Polonia e Regno Unito. Nell’album sono presenti, come ospiti, numerosi musicisti del mondo rock, compresi i membri di Motörhead, The Sisters of Mercy, Ugly Kid Joe e Mr Bungle.

Marco Sica 

 

"The Woodstocker - Storie di pace, amore e musica"

Un Amarcord. Un’autobiografia che dalla vita prende spunto per parlare della musica, della musica che è vita e al contempo compagna di vita. Un viaggio introspettivo, nell’analisi e nel racconto della maturazione di un bambino che diventa uomo e che si confronta nel tempo con il suo tempo.
È questo il libro autobiografico di Gino Brian Badedas Giglio dal titolo “The Woodstocker - Storie di pace, amore e musica”, edito per l’Apeiron Edizioni (e che ne inaugura la Collana Musica, della Serie Oro Apeiron, ideata e diretta da Anita Curci), che verrà presentato sabato mattina, 14 aprile, presso la Libreria Raffaello di via Kerbaker. Giglio parte dalla sua infanzia, dalla seconda metà degli anni ‘50 “Sempre in quell’anno uscì il secondo singolo di Elvis Presley, è il giorno 10 settembre 1954, alle ore 5:00, nacqui io”, e come Virgilio per Dante, la musica lo conduce e lo guida, scandendo i singoli momenti del suo percorso di crescita. Una musica che per Giglio è ascolto e allo stesso tempo un modo per esprimere se stesso quando, sin da ragazzino, dall’età di 10 anni, inizia a suonare con i suoi amici: “Un pomeriggio Renato ci invitò a casa sua perché voleva mostrarci gli strumenti musicali che il padre aveva acquistato ... io scelsi la batteria”. Successivamente Giglio passerà a suonare le tastiere “Avevo acquistato in via San Sebastiano una tastiera usata che aveva gli ultimi tasti che si bloccavano al primo tocco e tenevano la nota fissa”. È così, con una Napoli un po’ madre e un po’ amante sullo sfondo, le parole, come note, raccontano dei primi amori, delle prime vere amicizie nate sui banchi di scuola, come quella con Peppe Lanzetta (autore della presentazione del libro) e soprattutto quella durata una vita con “Pinotto” Pino Daniele: “Nel 1970 frequentavo per la seconda volta il primo anno di ragioneria all’Armando Diaz ...capitai accanto ad un nuovo compagno di classe ... ciao, io mi chiamo Gino Giglio ... ciao ... io sono Daniele Giuseppe .... sì, ma nun me chiammà Daniele ... chiammame Pinotto”. Anno dopo anno, come selezionati in sequenza da un juke-box, si susseguono fatti della vita quotidiana e avvenimenti di respiro mondiale, persone e incontri con musicisti celebri: “Ritornammo così a Napoli dopo 1250 miglia percorse in auto, in compagnia dei Fleetwood Mac...” e simpatici aneddoti: “Durante la registrazione di Terra Mia .... pronto, Pallottino, come stai? Chiese Pinotto un giorno, chiamandomi a telefono. Ti devo dare due notizie, una bella e una brutta ... hanno sbagliato a scrivere il tuo nome fra i ringraziamenti sulla copertina del disco e hanno scritto Gino Sigli invece che Gino Giglio”, sino alla morte di Pino Daniele “Erano le quattro del mattino quando, il 4 gennaio 2015, sentii squillare il cellulare ... “Ginooooooo... Pino è morto” e all’amara constatazione personale che la musica, come da lui intesa, stava lentamente finendo: “Nel 1983 ... la speranza di un risveglio musicale stava davvero svanendo”.
Ed è tanta la certezza di Giglio che la vita, in tutte le sue espressioni non possa essere disgiunta dalla musica, che ha selezionato per il suo libro anche la giusta colonna sonora. A ogni capitolo è, infatti, associato un QR code che “introdurrà all’ascolto di brani musicali che l’autore propone come corredo alla lettura”. Un suggerimento, quindi, dell’autore di accompagnare la lettura con l’ascolto di brani scelti, il tutto in perfetta “armonia” con il pensare è il sentire di Giglio.

Marco Sica 

 

Rupert Everett a Napoli per la prima del film, pranzo da Mimì alla ferrovia

NAPOLI. Rupert Everett a Napoli per la prima del nuovo film “The happy Prince” del quale è autore e regista, nonché protagonista nel ruolo di Oscar Wilde, sceglie Mimì alla ferrovia, dietro suggerimento dell’amico Sergio Castellitto, di recente ospite dello storico ristorante partenopeo della famiglia Giugliano. Due tavoli riservati, rispettivamente per una decina di amici intimi dell’attore britannico e un secondo tavolo giunto poco più tardi la proiezione del film, per i produttori e i dirigenti che hanno sostenuto la realizzazione e diffusione del film, da oggi nelle sale cinematografiche campane.

«Il film su Berlusconi non dice la verità»

di Gianni Mattioli

NAPOLI. È da anni famoso, sulle cronache giornalistiche e televisive, come il cantante scoperto da Silvio Berlusconi, e che ha composto con lui molte canzoni. Ma in effetti Mariano Apicella (nella foto con Silvio Berlusconi), ha fatto da sempre il cantautore, in seguito alla grande passione ereditata dal padre, Tonino Apicella, per la canzone napoletana in genere, ma anche per quella italiana, preferendo tutti i generi musicali. Cantante che si può definire “intimista” visto anche il fatto che si è sempre espresso in locali e posti dove la musica assume aspetto interiore e dà adito al sentimento e all’intimità. «Il canto è una passione che mi porto dalla nascita - esordisce - ed è stata trasmessa da mio padre, il quale anche lui l’ha avuta da quando è nato. Però, devo dire che mio padre non aveva molto piacere a portarmi con lui, perchè sapeva bene che questo ambiente è molto difficile da gestire. Alla fine però ho vinto io, perchè ho fatto quello che volevo e ci sono riuscito».
La sua voce ha interessato in particolare Berlusconi: come è stato l’incontro?
«È stato tutto all’hotel Vesuvio, dove ho lavorato per circa dieci anni e dove mi sono fatto le “ossa” come si dice. Poi un giorno, era il periodo in cui venne a Napoli per un comizio nell’anno in cui vinse le elezioni, si trovò a mangiare proprio all’hotel del Lungomare, e venne con tutto l’entourage politico di allora. Mi chiamarono al loro tavolo e vollero che cantassi per loro il mio repertorio. E da allora il Cavaliere, mi ha preso  in simpatia, perchè ama tanto la canzone partenopea».
Sorrentino, nel suo nuovo film “Loro”, ha descritto un po’ quell’ambiente: sembra che lei non ha gradito certe cose della sceneggiatura...
«Io ho solo visto un piccolo trailer, e da quel poco che ho visto, e da alcune cose che mi hanno raccontato coloro che vi hanno partecipato, o che sono stati vicini alla produzione, ho tratto la convinzione che Sorrentino non si è documentato abbastanza sul Cavaliere. Innanzitutto, nella pellicola, lo fanno cantare il brano  “Malafemmena” che lui non ha mai cantato, perchè se proprio vogliamo dirla tutta, Sorrentino se avesse fatto le cose per bene, gli avrebbe fatto cantare brani in francese, che erano quelli che Berlusconi cantava da giovane sia sulle navi da crociera, che tra le riunioni di amici. Il suo “cavallo di battaglia” è sempre stato il repertorio francese. Se avesse voluto fare un film basato sulla verità, avrebbe potuto mettere le sue canzoni scritte con me, o quelle che lui preferiva: i classici francesi».
Lei andrà a vedere il film in modo critico, quindi?
«No, non andrò a vederlo perchè non ho intenzione di assistere a delle cose non vere. Qualche voce, di persone che sono state nell’orbita del film, mi ha parlato di offese e di cose irreali, contro di lui. Ma anche contro di me e del suo entourage, pare che abbiano dette di cotte e di crude, definendoci in termini che mi fanno amareggiare. Anche io ho un pensiero e delle convinzioni su Sorrentino. Molti me ne hanno parlato come di un “pazzo geniale”, come Mozart o Beethoven. Ripeto mi hanno solo raccontato delle cose, che però non posso appurare, perchè non ho visto nulla del film, ma mi assicurano che tutti quelli come me e altri che lo seguono, non sono stati trattati bene. Quando poi uscirà il film e le cose saranno accertate, prenderemo  i provvedimenti del caso. Io non mi strapperò i capelli, ma certo queste cose danno fastidio».
Quali cantanti partenopei preferisce?
«Ammiro molto Sal Da Vinci, Gigi Finizio e Natale Galletta. Mi piace molto come scrive Nino D’Angelo e poi questo giovane che ora si affaccia al panorama della musica napoletana, Andrea Sannino. Dalla maggior parte dei cantanti miei colleghi forse sono visto come un privilegiato, invece non lo sono affatto. Ci sono molti pregiudizi in questo senso».

Garrone e Rohrwacher in concorso a Cannes

Italia a caccia della Palma d'oro: due i film in gara. 'Lazzaro felice' di Alice Rohrwacher' e 'Dogman' di Matteo Garrone saranno in concorso a Cannes. Non c'è, almeno al momento, nel cartellone del festival francese 'Loro', il film di Paolo Sorrentino su Silvio Berlusconi, che la stampa francese dava nelle scorse settimane tra i titoli in pole. Resta fuori anche 'Soldado' di Stefano Sollima.

'Lazzaro felice' - interpretato da Adriano Tardiolo, Luca Cikovani, Agnese Graziani, Alba Rohrwacher, Sergi Lopez, Tommaso Ragno, Natalino Balasso, con la partecipazione di Nicoletta Braschi - racconta la storia di Lazzaro, il santo che tutti credono idiota, che per amicizia diventa cavaliere, rapitore e ladro di banche. 'Dogman', interpretato da Marcello Fonte ed Edoardo Pesce, prende invece spunto dalle cronache sul 'canaro' della Magliana.

Altra presenza importante sulla Croisette è 'Euphoria', nuovo film da regista di Valeria Golino. La pellicola - interpretata da Valerio Mastandrea e Riccardo Scamarcio, racconta di due fratelli che si ritrovano dopo molto tempo - andrà al Festival nella sezione 'Un certain regard'.

L'Italia è poi presente tra i 17 titoli della selezione Cinefondation con 'Così in terra' di Pier Lorenzo Pisano, cortometraggio di 13 minuti prodotto dal Centro Sperimentale di Cinematografia.

IL CONCORSO - Per quanto riguarda il concorso, in gara per la Palma troviamo - oltre al già annunciato film d'apertura 'Everybody Knows' di Asghard Farhadi e ai due titoli italiani di Garrone e Rohrwacher - 'Le livre d'image' di Jean-Luc Godard, 'En guerre' di Stephan Brizé, 'Asako I & II' di Ryusuke Hamaguchi, 'Plaire aimer et courir vite' di Christophe Honoré, 'Les filles du soleil' di Eva Husson, 'Ash is Purest White' di Jia Zhang-Ke, 'Shoplifters' di Hirokazu Kore-Eda, 'Capharnaum' di Nadine Labaki, 'Burning' di Lee Chang-Dong, 'Blackkklansman' di Spike Lee, 'Under the Silver Lake' di David Robert Mitchell, 'Three Faces' di Jafar Panahi, 'Cold War' di Pawel Pawlikowski, 'Yomeddine' di A.B Shawky, 'L'été' di Kirill Serebrennikov. A svelare la selezione ufficiale della manifestazione è stato il direttore del festival francese Thierry Fremaux.

UN CERTAIN REGARD - In Un Certain Regard, oltre a Valeria Golino, troviamo 'Border' di Ali Abbasi, 'Sofia' di Meyem Benm'Barek, 'Les chatouilles' di Andréa Bescond & Eric Métaye, 'Long Day's Journey Into Night' di Bi Gan, 'Manto' di Nandita Das, 'Girl' di Lukas Dhont, 'Angel Face' di Vanessa Filho, 'Friend' di Wanuri Kahiu, 'My Favourite Fabric' di Gaya Jiji, 'The Harvesters' di Etienne Kallos, 'In my Room' di Ulrich Köhler, 'El Angel' di Luis Ortega, 'The Gentle Indifference of the World' di Adilkhan Yerzhanov e 'À genoux les gars' di Antoine Desrosières.

Simone Spirito dal vivo al Mamamu

Continua con successo la rassegna "senza spina", in programma il venerdì al Mamamu. Ospite unplugged del locale partenopeo, il 13 aprile 2018, il cantautore napoletano Simone Spirito che, accompagnato dal polistrumentista Carmine Marigliano, avrà modo di "cantare a squarciagola" il suo disco "Eppur Simone", un altro tassello importate nello scenario del cantautorato italiano.  

"Le mie canzoni nascono dalla mia voce e dalla mia chitarra - racconta Simone - e in questa dimensione più acustica, con l'accompagnamento di contrabbasso, pianoforte e batteria suonata con le spazzole, ho inciso, nel 2014, il mio primo EP "Luce del Mattino", edito per la Polosud Records. Nel tempo, poi, ho sentito l'esigenza di arricchire gli arrangiamenti in modo che rendessero le mie composizioni più complesse ma allo stesso tempo più contemporanee e accessibili. Mi sono, quindi, distaccato dalle sonorità acustiche del primo lavoro e ho puntato su una maggior "elettrificazione", inserendo anche piccoli inserti di elettronica. E così, proprio nel tempo, è nato  il primo LP "Eppur Simone" (edito anche esso per la Polosud Records),  composto da otto brani pensati nel corso degli ultimi cinque anni e tutti con gestazioni diverse.  A giochi fatti, tale diversità di momenti compositivi  è stata per me vincente, poiché ha dato al disco una funzionale eterogeneità. Punto focale delle mie canzoni resta, comunque, il testo. Nella scrittura, e nella possibilità di esprimere emozioni personali nel rapporto sia con me stesso che con la società e con il mondo tutto, mi trovo a mio agio e questo mi motiva particolarmente, soprattutto per la forza comunicativa che hanno le parole, nel messaggio che esse veicolano sotto il profilo sociale e umano, principalmente oggi che le parole stesse sono troppo spesso svuotate del loro significato. Non serve ricorrere a chissà quali frasi, per esprimere i contenuti basta anche la semplicità di poche ma esatte parole. Al Mamamu, venerdì, in occasione dell'evento senza spina e del suo "spirito" unplugged, mi esibirò in duo con il flautista  polistrumentista Carmine Marigliano, mentre nel tour di presentazione del disco mi faccio accompagnare da una formazione completa con Walter Marzocchella alla batteria, Pierluigi Patitucci al basso elettrico e l'utilizzo di un sequencer così da rendere il live più fedele alle sonorità del disco".

Marco Sica      

La fede cieca nella musica

Dopo i numerosi successi nazionali e internazionali, le numerose serate live in Italia e all’estero e i tanti riconoscimenti, il 13 aprile, i Blindur saranno in scena dal vivo all’MMB di Napoli. I Blindur, nati il 1 maggio 2014, e composti da Massimo De Vita alla voce, chitarra acustica, synth, armonica, fx, percussioni, Michelangelo Bencivenga alla voce, banjo, chitarra elettrica, percussioni e Carla Grimaldi alla  voce, violino, percussioni, hanno saputo interpretare, con ottima attualizzazione, il folk d’autore, rendendolo fortemente contemporaneo e vicino al movimento indie degli ultimi decenni. Si è scritto di loro: “Centocinquanta concerti in Italia e all’estero in ventiquattro mesi, sette premi (tra cui il Bertoli, il De André e il Buscaglione), un disco appena uscito e il nuovo tour che inizia il 3 febbraio dalla provincia di Pordenone. Un bel risultato per i Blindur. Sono due, napoletani, l’altra metà si chiama Michelangelo Bencivenga, e per il mix e il mastering del loro debutto omonimo (etichetta La Tempesta) si sono affidati a Birgir Jón Birgisson, fonico e produttore dei Sigur Rós.” L’Espresso, intervista di Emanuele Tirelli del 22 gennaio 2017“[…] bel curriculum e varie collaborazioni di spicco, i Blindur esordiscono con un album colorato e ricco di influenze, ma fondamentalmente pop, come potrebbero suonare i Baustellese avessero il folk nel loro DNA, e alcune sfumature più intimiste che fanno vagamente pensare a Motta.” BlowUp, recensione di Bizarre del 1 gennaio 2017 . “Sono in due ma fanno per venti. Questo loro album d’esordio, non a caso, è stato mixato e masterizzato da Birgir Birgisson, già produttore dei Sigur Ros” Rumore, intervista di Barbara Santi del 1 febbraio 2017

Marco Sica

 

 

Al via le riprese di "Freaks out", il nuovo film di Gabriele Mainetti

Gabriele Mainetti torna sul set e, dopo lo straordinario successo di "Lo Chiamavano Jeeg Robot", è pronto per girare "Freaks out". Il film nasce da un soggetto originale di Nicola Guaglianone e una sceneggiatura scritta a quattro mani dallo stesso Guaglianone con Gabriele Mainetti. Una storia ambientata ancora una volta a Roma che vedrà protagonisti Aurora Giovinazzo, Claudio Santamaria, Pietro Castellitto, Giancarlo Martini, con la partecipazione di Giorgio Tirabassi, Max Mazzotta, Franz Rogowski.  Le riprese di "Freaks out", prodotto da Lucky Red e Goon Films con Rai Cinema in coproduzione con Gapfinders (Belgio), si svolgeranno a Roma e in Calabria per 12 settimane.

La storia: Matilde, Cencio, Fulvio e Mario sono come fratelli quando il dramma della seconda guerra mondiale travolge Roma. Siamo nel ‘43, nel pieno del conflitto, e la città eterna ospita il circo in cui lavorano. Israel, il proprietario e loro padre putativo, scompare nel tentativo di aprire una via di fuga per tutti loro oltre oceano. I nostri quattro protagonisti sono allo sbando. Senza qualcuno che li assista ma, soprattutto, senza il circo, hanno smarrito la loro collocazione sociale e si sentono solo dei fenomeni da baraccone, “a piede libero” in una città in guerra.

«A due anni dal successo di ‘Lo chiamavano Jeeg Robot’, abbiamo lavorato insieme a Gabriele Mainetti, che è anche produttore, e a Rai Cinema per gettare le basi di un film ambizioso e originale”, dichiara Andrea Occhipinti . “Siamo davvero ansiosi di iniziare le riprese di ‘Freaks out’, nato dalla vena creativa di Nicola Guaglianone e scritto insieme a Gabriele». «Si dice che il secondo film sia il più difficile da realizzare, soprattutto quando il primo ha generato un riscontro positivo. Non sarà facile soddisfare le aspettative ora che l'asticella si è alzata ulteriormente. Come nella precedente esperienza faremo del nostro meglio per fare di più di quello che potremmo permetterci. Alla fine l’approccio produttivo sarà com’è stato con Jeeg... solo su una scala più grande», dichiara la Goon Films. «Finalmente si parte, siamo pronti a iniziare questa nuova avventura insieme a Lucky Red e a Goon Films con i quali abbiamo condiviso la scommessa e i successi di ‘Lo chiamavano Jeeg robot’”, dice Paolo Del Brocco amministratore delegato di Rai Cinema. “Insieme al pubblico che ha profondamente amato il suo film, aspettavamo con impazienza il ritorno al lavoro di Gabriele Mainetti, crediamo molto nel suo talento e nell’originalità delle sue storie”.

Pagine


cronaca
sport
politica
spettacoli

Rubriche

IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
REPORTACI
di Automobile Club Napoli
I PERSONAGGI
di Mimmo Sica
SCATTI DI BIRRA
di Alfonso Del Forno
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
REPORTACI
di Automobile Club Napoli
I PERSONAGGI
di Mimmo Sica