Lunedì 18 Febbraio 2019 - 1:39

Sanremo, tra i "big" c'è il ritorno di Nino D'Angelo

di Ivano Avolio

NAPOLI. Ci ripetiamo: Andreotti diceva «A pensar male si fa peccato ma spesso si indovina». Suscita dubbi e perplessità il fatto che i tre giovani artisti napoletani siano stati messi l’uno contro l’altro nella stessa serata (stessa sorte anche per i due di Pietrasanta), mentre Milano e Roma divisi sulle due puntate: se anche i sorteggi Uefa sono spesso sospettati di manipolazioni, figurarsi quelli di Sanremo.

LA NUOVA FORMULA DELLA GARA. Dopo i nomi dei primi 11 cantanti che saranno protagonisti del Festival di Sanremo 2019, ieri sera è stato completato il cast e soprattutto è stato decretato il secondo giovane che conquista il “passaporto da big”: la nuova formula di “Sanremo Giovani” prevede due vincitori ex aequo, uno per ognuna delle due serate. Le canzoni vengono votate dalla Commissione Musicale guidata da Claudio Baglioni (peso percentuale del 40%), dalla giuria degli esperti presieduta da Luca Barbarossa e composta assieme a lui da Fiorella Mannoia, Annalisa Scarrone, Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu (30%), e ovviamente dal pubblico tramite il televoto (30%).

A VINCERE TRA I "GIOVANI" è MAHMOOD. Ad esibirsi sono in dodici: Federico Angelucci “L’uomo che verrà” (Foligno), Cannella “Nei miei ricordi” (Roma), Cordio “La nostra vita” (Catania), La Rua “Alla mia età si vola” (San Benedetto del Tronto), La Zero “Nina è brava” (Piano di Sorrento), Le Ore “La mia felpa è come me” (Viterbo) Mahmood “Gioventù bruciata” (Milano), Mescalina “Chiamami amore adesso” (Napoli), Francesca Miola “Amarsi non serve” (Venezia), Nyvinne “Io ti penso” (Milano), Roberto Saita “Niwrad” (Zurigo), Sisma “Slow motion” (Napoli). Vince e riceve anche il Premio della critica Mahmood, che si aggiunge ad Einar vincitore della prima serata ed entrambi entrano a far parte della sezione big dove troveranno Federica Carta e Shade (Senza farlo apposta), Patty Pravo con Briga (Un po’ come la vita), Negrita (I ragazzi stanno bene), Daniele Silvestri (Argento vivo), gli Ex Otago (Solo una canzone), Francesco Renga (Aspetto che torni), Boomdabash (Per un milione), Achille Lauro (Rolls Royce), Arisa (Mi sento bene), Enrico Nigiotti (Nonno Hollywood), Nino D’Angelo e Livio Cori (insieme nella foto, “Un’altra luce”): l’ex “caschetto biondo” torna in gara al festival dopo 8 anni, l’ultima volta fu nel 2010 in duetto con Maria Nazionale quando proposero “Jammo jà”.

I PRIMI CHE FURONO ANNUNCIATI GIOVEDì.  Completano il cast gli artisti estratti giovedì che erano: Paola Turci (L’ultimo ostacolo), Simone Cristicchi (Abbi cura di me), Zen Circus (L’amore è una dittatura), Anna Tatangelo (Le nostre anime di notte), Loredana Bertè (Cosa ti aspetti da me), Irama (Ragazza col cuore di latta), Ultimo (I tuoi particolari), Nek (mi farò trovare pronto), Motta (Dov’è l’Italia), Il Volo (Musica che resta) e Ghemon (Rose viola).

Anna Mancini dal vivo al Mamamu

Venerdì 21 dicembre, l'espressiva chitarra di Anna Mancini prenderà vita sul palco del Mamamu di Napoli per una serata dal grande impatto emotivo e musicale.

"Non so associare la mia musica ad un genere specifico - racconta Anna Mancini - su due piedi credo che oscilli tra il punk e lo sperimentale, con un approccio piuttosto anarchico. Di me posso dire che attualmente porto in giro un repertorio formato perlopiù da brani nuovi, alcuni dei quali fanno parte di un disco a cui sto lavorando ed altri composti negli ultimi mesi. Ho cercato di metter su un live abbastanza variabile alternando pezzi più “pestati” a qualcuno che possa risultare abbastanza melodico ma in realtà tendo ad improvvisare anche a seconda del pubblico che mi ritrovo davanti. Non essendo una cantante spesso finisco ad impossessarmi del microfono raccontando aneddoti e barzellette tra un’accordatura e l’altra, dovendo cambiarne diverse durante la serata. Di solito mi diverto a parlare delle mie disavventure, descrivendo episodi strettamente personali che racchiudono tutta la mia goffaggine o di come ad esempio alle scuole medie mi prendevano in giro chiamandomi Satana perché ero sempre vestita di nero e ascoltavo Marilyn Manson… non è un caso che l’unica cover che ho messo in scaletta sia un rivisitazione di Tubular Bells, colonna sonora de L’Esorcista, che peraltro è il mio disco preferito. Sono molto spontanea, forse un po’ esagero, eppure l’idea d’impostarmi alla stregua di una soubrettine paiettata mi fa accapponare la pelle. In sostanza non mi prendo mai sul serio, e fondamentalmente lo adoro".

Chitarrista e compositrice partenopea, Anna Mancini spazia dal tapping, abbinato ad un accompagnamento ritmico percussivo, agli armonici artificiali, all’impiego di diverse accordature alternative. Affascinata dalla musica sin dall’infanzia, si appresta allo studio del pianoforte ma decide presto di accantonarlo a causa dei continui clichè che le vengono imposti dall’insegnante. Ispirata dall’ascolto di Jimmy Page, sceglie la chitarra come mezzo di comunicazione, imparando a suonarla in maniera convenzionale finché scopre lo stile di Preston Reed, rimanendone folgorata in quanto le rievoca, tra le tante, la sua passione per la batteria. Dopo aver militato in molteplici progetti musicali viene invitata a presentare il suo primo demo individuale con un live al Circolo Degli Artisti di Roma, nel novembre del 2010, dove parte la sua attività. Da lì seguono diverse tappe italiane ed europee, tra club, teatri e manifestazioni che la vedono protagonista di concerti tenuti in Inghilterra, Germania, Belgio, Malta, Russia. Nel contempo intraprende a studiare con lo storico mandolinista napoletano Gennaro Petrone, con il quale vanterà una lunga collaborazione musicale. Partecipa alla realizzazione sonora di cortometraggi e partecipa anumerose iniziative artistiche. Nel 2014 realizza il suo primo album, Anna Mancini, prodotto da Stefano Baroneno Barone.

Marco Sica 

Con il cardinale Sepe batte il cuore di Napoli FOTO

di Mimmo Sica

Sono dodici anni che scriviamo una bella pagina di fraternità e solidarietà. I soldi che arriveranno dall’asta anche quest’anno hanno destinazioni ben precise. Si fa sempre leva sulla sensibilità e solidarietà che Napoli mostra di anno in anno. C’è Papa Francesco e tutta la realtà istituzionale a cominciare dal èresidente della Repubblica, dal presidente del Consiglio dei ministri, ma ci sono anche le istituzioni locali che fanno a gara per dare un segno della loro presenza e della loro generosità. Non solo parole, ma fatti concreti, destinati a progetti per i bambini». 
Così il cardinale Crescenzio Sepe, in collegamento diretto dall’Auditorium del Centro di Produzione Rai di viale Marconi con il Tg3 della Campania, curato da Guido Pocobelli Ragosta, ha aperto ufficialmente la tradizionale asta di beneficenza giunta alla XIII edizione. La serata è stata condotta da Veronica Mazza. Battitore d’eccezione il comico Peppe Iodice. Con loro ha collaborato l’ospite d’onore Gigi D’Alessio. Il trio, particolarmente ispirato, ha fatto divertire molto l’audirorium gremito.
Importanti e di valore i doni pervenuti e battuti all’asta. Due pastori di Ferrigno, in stile ’700 napoletano, con teste in terracotta policromata, occhi in cristallo, arti in legno e abiti in seta di San Leucio, raffiguranti “Donna Carmela”, venditrice di pane e vino e il monaco (doni della Camera di Commercio); Centrotavola porta bon bon in cristallo trasparente con coperchio e ciotola centrotavola con piedini in cristallo trasparente (piombo 24%), provenienti dalla Bulgaria; Alzata con base in argento di Raspini, Scatola in argento intarsiata a mano, di forma rettangolare con piedini, interno in velluto, proveniente dall’Egitto; Scultura in metacrilato, intitolata “Riflesso opera seconda”, settima di 299 esemplari, opera del maestro Ermenegildo Pannocchia, realizzata per Guzzini; Scultura in vetro a specchio e metallo dal titolo “Cristo energia del mondo”, realizzato dall’artista Vittorio Livi per conto della Fiam; Vaso di forma allungata su base circolare in alabastro di colore giallo, alto 44 centimetri; Set da scrivania: taglia carte e lente d’ingrandimento con manici laccati “firebird” tecnica intarsio, manifattura libanese “Jezzin Haddad”; Penna stilografica celebrativa e inchiostro realizzata in occasione del bicentenario di Giuseppe Garibaldi, prodotta da “Delta Italy”, utilizzando metalli preziosi e pregiate resine: il corpo della penna è dipinto a mano dal noto miniaturista Zaven Kerapetian che ritrae “L’eroe dei due mondi” in una scena di battaglia. Il fondello della stilografica, con pennino in oro 18 carati, è ulteriormente impreziosito da un diamante a taglio brillante. Unico esemplare, Dizionario dell’Architettura del XX secolo, in sei volumi, a cura di Carlo Olmo, Umberto Allemandi Editore; Coppia di stampe di carte geografiche d’epoca: la prima raffigurante il Mar Mediterraneo, la seconda il Regno di Napoli è una incisione su rame (doni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella); Coppia di Puttini in porcellana di Capodimonte, altezza 26 centimetri, realizzati dai Fratelli Maiello (dono del presidente dell’Automobile Club di Napoli Antonio Coppola); Stampa fotografica di San Gennaro, San Filippo e San Raffaele, dono dell’Arciconfraternita del Rosario di Sorrento; Arazzi, il primo raffigurante il Crocifisso, 75 x 120 centimetri, dono dei vescovi iraniani a Papa Francesco; il secondo, 125 x 240 centimetri, con soggetti in festa, donato sempre a Papa Francesco in occasione del viaggio apostolico in Egitto; modello in legno di veliero d’epoca, realizzato da un detenuto dell’infermeria del carcere di Rebibbia per Papa Francesco con materiali poveri: il legno delle cassette della rutta; le vele ricavate da lenzuola irrigidite con acqua, zucchero e farina; cannoni in carta e cartone; il colore composto da caffè e colla; scultura in legno opera dall’artista ecuadoregno Luis Petosi, realizzato e donato a Papa Francesco in occasione della visita apostolica in Ecuador nel 2015; Bauletto in legno intarsiato in madreperla, 56 x 46 x 40 centimetri, manifattura orientale, dono fatto a Papa Francesco dalla Comunità copta in occasione del viaggio apostolico in Egitto; Natività in campana di vetro, in stile ’700 napoletano, con teste in terracotta e occhi di vetro, corpo in filo di ferro e stoppa e abiti in seta, realizzata da Alfredo Molli; riproduzione dell’anfora, realizzata dal maestro Lello Esposito in occasione del pellegrinaggio delle Diocesi della Campania ad Assisi, con effige di San Francesco e di San Gennaro, manici barocchi, croce-tappo di vita, e simbolo della città (dono del sindaco Luigi de Magistris); presepe di Ferrigno in campana di vetro: natività e re magi (dono del prefetto Carmela Pagano); Trittico: due piatti ornamentali e un posacenere, raffiguranti Palazzo Chigi e altri luoghi romani, in ceramica di Richard Ginori (dono del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte); anello in oro rosa, con 15 diamanti taglio baguette e 12 diamanti taglio brillante per un peso complessivo di 1,5 carati, F color vvs (dono di Paola e Gianmaria Ferrazzano); pallone Calcio Napoli con le firme di Hamsik, Callejon, Mertens e Koulibaly e maglia “Sepe” n. 1; due vignette satiriche: 1) Carlo XIV Re (del) Sole (caricatura di Ancelotti, Insigne e Mertens), elaborazione digitale; 2) farmaco (proprio) per tutti, in tecnica mista, realizzate dal vignettista Antonio Sullo; Croce pettorale in argento, con lavorazione in filigrana, crocifisso, e ferma croce (dono del cardinale Crescenzio Sepe); Acquerello 32 x 23 centimetri, raffigurante figure femminili intente a suonare, del noto artista romano di fine Ottocento Mario Spinetti; Scena tipica di presepe napoletano raffigurante la bottega di un “ciabattino” (dono dell’editore Rosario Bianco); Vaso in vetro di Murano, con coperchio, realizzato con la tecnica del vetro soffiato, lavorato e molato a mano (dono del presidente delle Regione Campania Vincenzo De Luca); Lavoro (Pastello) del maestro Francesco Basile raffigurante il cappello-pennacchio dei carabinieri che sovrasta il Vesuvio e domina il golfo di Napoli sul quale campeggia il tradizionale pino (dono del generale Vittorio Tommasone, comandante interregionale dei carabinieri). Gigi D’Alessio, improvvisatosi battitore, ha venduto per 10mila euro a una persona in collegamento telefonico da Dubai i due arazzi regalati dal Papa. A sorpresa, poi, si è offerto di fare un concerto privato a fronte di una offerta adeguata.
Gigi D’Alessio ha cantato brani del suo repertorio che il pubblico ha applaudito con particolare calore. I progetti, che saranno realizzati con il ricavato dell’asta 2018, sono stati presentati in un video: creazione di una piccola sala di rianimazione di primo soccorso (Red point) presso il Policlinico Federico II per piccoli pazienti in pericolo di vita o in gravi condizione post intervento chirurgico. Realizzazione, presso il Policlinico Federico II, di un centro specialistico per la cura delle malformazioni vascolari in neonati di peso inferiore a un chilogrammo. Creazione, in sinergia con altre istituzioni, di un centro per la cura di patologie odontoiatriche in ragazzi che si trovano nel carcere minorile di Nisida. Copertura della spesa (a saldo Asta 2017) per l’acquisto di un ecografo portatile dato all’ospedale Pausillipon. La coordinazione artistica e pastorale è di don Doriano Vincenzo De Luca.
Un imprenditore campano finanzierà l’intero progetto Red Point; un anonimo ha donato 50mila euro; l’imprenditore Schiavone, invece, 40mila e Pasquale Esposito 9mila. La Bcc partecipa al “Progetto Nisida” con un importo notevole. 
Il ricavato totale dell’asta è stato di 100mila euro. Quindi i saluti e i ringraziamenti del direttore del Centro di produzione Rai di Napoli Francesco Pinto prima che Gigi D’Alessio dedicasse “Non mollare mai” al cardinale Sepe. 
Il cardinale Sepe, con la voce rotta dalla commozione, a sua volta ha ringraziato i napoletani per la loro bontà e generosità e la Rai di Napoli. Quindi un abbraccio a Veronica Mazza, Peppe Iodice e Gigi D’Alessio. 
«Dio vi benedica e a Maronna v’accumpagna». Tra i presenti l’assessore comunale alle Politiche giovanili Alessandra Clemente, il questore di Napoli Antonio De Iesu, Rosario Bianco, Pasquale Esposito, Isidoro Esposito, Salvatore Esposito, Antonio Coppola, Antonio e Manuela Sasso, Michele Cutolo, Amedeo Manzo presidente della Bcc Napoli, Ciro Fiola e signora, Antonino Della Notte e signora, Don Tonino Palmese, Carlo Alemi con la signora Rita, Giovandomenico Lepore e Maurizio e Ada Maddaloni.

“Lacreme napulitane", la sceneggiata torna al Trianon

NAPOLI. Al Trianon Viviani, dal 20 dicembre al 6 gennaio 2019, per tutto il periodo delle festività, è di scena la commozione e il divertimento della classica sceneggiata natalizia “Lacreme napulitane”. Riadattato e diretto da Nino D’Angelo, che l’ha anche arricchito con l’inserimento di sue canzoni, lo spettacolo vede un nutrito cast di una ventina di attori e musicisti. Nella mia riscrittura di questo testo, dove c’è il dramma dell’emigrazione, che mi fa pensare molto all’oggi – spiega D’Angelo – non c’è l’originario delitto d’onore, perché è una sceneggiata moderna, giocata sui sentimenti, resa ancora più moderna dall’inserimento di molte canzoni, anche recenti: oltre ovviamente a quella di Libero Bovio e Francesco Buongiovanni che dà il titolo e chiude lo spettacolo, per la scena della festa di Pierino, il figlio del protagonista Gaetano (l’“Isso” del triangolo della sceneggiata), c’è “Cient’ ‘e ‘sti juorne”, una canzone che ho riadattato e che tipicamente si cantava in occasione dell’onomastico di una persona. Il brano segna un momento teatralmente importante, perché, proprio quando c’è la festa e la gioia collettiva, Pierino scopre che la madre (“Essa”) tradisce il padre con il suo padrino (“’o Malamente”). E ci sono varî brani miei, come “Mia cara città”, il canto del protagonista espatriato in America, pieno di dolore e di nostalgia per la famiglia e la sua terra lontane, nonché le parodie di “‘A storia ‘e nisciuno” e “Senza giacca e cravatta”».

LA STORIA. Gaetano (Francesco Merola), cioè, nel triangolo drammaturgico, “Isso” e Carmela (Marianna Mercurio), “Essa”, genitori di Pierino, abitano a casa di zi’ Totonno, commerciante di scarpe di san Pietro a Patierno, un uomo generoso che, con la figlia Ninuccia (Anna Capasso), ospita anche altri parenti: Emilia, madre di Gaetano (Gloriana) e lo scapestrato Gennarino, detto «Malacarne» (Massimo Salvetti). Gaetano passa le giornate a cercare le soluzioni per regalare a Carmela una casa «tutta sua». Nel corso della sua festa di compleanno Pierino scopre un bacio furtivo tra la madre e il suo padrino Mario ‘o Brillante, «’o Malamente», che si danno anche un appuntamento per una fuga d’amore. Quando il povero Gaetano scopre la verità si sente cadere il mondo addosso. Convinto dalla famiglia, rinuncia quindi alla vendetta e parte per l’America, lasciando a una lettera e alla madre Emilia il difficile compito del perdono. In contrappunto al dramma, l’azione della coppia dei comici: Titina (Gina Perna) e Malacarne.In scena anche Antoine, nel ruolo di Mario ‘o Brillante, Milly Ascolese, Sonia De Rosa, Raffaele Esposito, Vittorio Menzione, Gennaro Monti, Francesco Ruotolo e Francesco Pio Sorrentino, nella parte di Pierino. Le musiche sono eseguite dal vivo da Massimo Gargiulo – che è anche il direttore musicale dello spettacolo – al piano, Enzo Coppola alle tastiere, Alfonso Pone alla batteria e Guido Russo al basso.

“La musica è finita”, nuovo impegno sul set per Anna Capasso

NAPOLI. È stato presentato venerdì sera a Palazzo Serra di Cassano, nell’ambito della rassegna “Montedidio racconta” ideata ed organizzata da “Interno A14”, il cortometraggio “Don Vesuvio” con la regia di Maurizio Fiume che vede protagonista femminile l’attrice e cantante partenopea Anna Capasso (nella foto). È un periodo lavorativo d’oro per l'artista, reduce dal successo della kermesse di beneficenza “L’Arcobaleno Napoletano”, andata in scena al teatro Sannazaro per la Fondazione Melanoma onlus. Ora la Capasso è già sul set di una nuova pellicola, “La musica è finita”, diretta da Vincenzo Pirozzi (regista di “Un posto al sole”) e prodotta da Eduardo Angeloni. «È per me senza dubbio un mese intenso - afferma l’attrice e cantante - perchè contemporaneamente ho lavorato su più fronti, in primis sulle prove dello spettacolo “Lacreme napulitane” con la regia di Nino D’Angelo che debutta giovedì 20 dicembre e sarà in scena fino al 6 gennaio al teatro Trianon. Poi la non semplice organizzazione della settima edizione de “L’Arcobaleno Napoletano” condotto da Fatima Trotta per una giusta causa che vede protagonista la Fondazione Melanoma presieduta e diretta dal professore Paolo Ascierto del “Pascale” e, non ultimo, il nuovo lavoro cinematografico “La musica è finita”». Ma c'è dell’altro che bolle in pentola. «Sto lavorando alla realizzazione di album, che conterrà anche brani scritti da me, che lanceremo in Primavera con gli arrangiamenti di un grande professionista come Massimo D’Ambra».
 

Piero Angela fa 90 anni, Rai gli dedica palinsesto

Sabato 22 dicembre Piero Angela festeggerà il suo novantesimo compleanno e per l’occasione la Rai renderà omaggio al più famoso divulgatore scientifico televisivo con numerose iniziative. Dopo l’ospitata di domenica scorsa a “Che tempo che fa”, il giornalista e scrittore parteciperà venerdì 21 dicembre alle trasmissioni di Rai1 “Uno Mattina” (in onda dalle 6,45) e “La Vita in Diretta” (in onda dalle 16,40), mentre su Rai2 sarà ospite a “Detto Fatto” (in onda dalle 14). Sempre venerdì 21 dicembre, su Rai3, andrà in onda alle 20,20 “Speciale Piero Angela”.

Il giorno del compleanno, sabato 22 dicembre, le trasmissioni di Rai1 “Uno Mattina in Famiglia” (in onda dalle 8,25) e Linea Verde Life (in onda dalle 12,20) omaggeranno il "padre" dei divulgatori televisivi con interviste e contributi, mentre su Rai2 Piero Angela sarà presente a “Mezzogiorno in famiglia” (in onda dalle 11) e a “Sereno Variabile (in onda dalle 18). Il Tg1 dedicherà vari servizi giornalistici ad Angela e lo stesso faranno il Tg2 e il Tg3 con interviste al protagonista della giornata.

In terza serata, “Tg2 Storie” sarà interamente dedicato a lui. Anche Rainews24 omaggerà Piero Angela e lo farà con una speciale intervista da poco realizzata, con una serie di contributi tratti dalle trasmissioni dell’amatissimo presentatore televisivo, arricchita da una sua esibizione al pianoforte, lui che è un grande appassionato di jazz.

Rai Cultura renderà omaggio al grande giornalista della Rai con un’offerta televisiva che si articolerà sui canali Rai Storia e Rai Scuola a partire dal 22 dicembre. In particolare Rai Storia dedicherà la programmazione pomeridiana di sabato 22 dicembre alla carriera del giornalista e divulgatore scientifico, in Rai dal 1952. Alle 16 andrà in onda “Piero Angela - Raccontare la scienza”, un omaggio che si apre con una biografia di Pierluigi Castellano, in cui si ripercorre la sua carriera da quando era inviato alla lunga serie di “Quark” e “Superquark”.

Alle 16,25 andrà in onda, sempre su Rai Storia, “Alla ricerca di Mata Hari”, versione restaurata del documentario che Piero Angela firmò nel 1964, quando era inviato a Parigi e prossimo al trasferimento a Bruxelles, nel quale raccolse le testimonianze di tutti coloro che conobbero la sensuale ballerina e agente segreto di origine olandese, condannata alla pena capitale nel 1917. Alle 17,25 sarà in onda il programma “Dal nostro inviato Piero Angela”, una selezione delle corrispondenze da Parigi, dove Angela è stato corrispondente per il telegiornale e i servizi informativi Rai per nove anni, dal 1955 al 1964, testimone oculare della Francia guidata da De Gaulle.

Angela raccontò ai telespettatori italiani le fasi cruciali della guerra d’Algeria, la gioventù ribelle (“Controfagotto” del 1961), ma anche momenti di spettacolo come gli auguri di Juliette Greco e Yves Montand per il Natale 1955 o le incursioni come inviato speciale alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia 1959. C’è anche una rara intervista del 1960 all’attore Jean Gabin in occasione della consegna David di Donatello, avvenuta all’ambasciata d’Italia di Parigi.

Alle 17,50 sarà la volta di “Piero Angela, dal giornalismo alla scienza”: dopo tre anni a Bruxelles, l’inviato Piero Angela torna a Roma nel gennaio 1968 per cominciare a condurre il nuovo telegiornale delle 13,30. Alterna la conduzione alle corrispondenze da Parigi per il “maggio francese” e a quelle in Vietnam o negli Stati Uniti, dove andò per seguire le imprese spaziali dell’Apollo. E’ lui stesso a raccontare questa fase della carriera in un’intervista rilasciata a Rai Storia.

Dall’anno successivo, il 1969, comincia un lungo ciclo di trasmissioni a carattere scientifico che preparano “Quark” e “Superquark”: si chiamano “Il futuro nello spazio” del 1969, “Destinazione uomo” del 1971, “Da zero a tre anni” del 1972, “Dove va il mondo” del 1973, “Nel buio degli anni luce” del 1976, “La macchina della vita” del 1977, “Indagine sulla parapsicologia” del 1978 e “Nel cosmo” del 1980. Trasmissioni strettamente imparentate l’una con l’altra, a cominciare dalla sigla: la celeberrima “Aria sulla quarta corda” di John Sebastian Bach, nell’esecuzione del gruppo vocale The Swingle Sisters (album “Jazz Sébastien Bach” del 1963) e che verrà utilizzata anche in “Quark”, il programma più celebre della televisione di Piero Angela.

Alle 18,15 andrà in onda “L’avventura di Quark”: le origini della sua celebre trasmissione e i contenuti della prima puntata, trasmessa il 18 marzo 1981, raccontati dallo stesso Angela in una puntata di “Superquark” del 2011. La programmazione di Rai Storia a lui dedicata proseguirà alle 18,40 con “Quark - 16 anni nella giungla”, il suo celebre reportage realizzato per “Quark” nel 1985 e che racconta la storia del soldato giapponese Ito Masashi, rimasto a lungo nascosto dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale per non essere catturato dai soldati americani.

Da sabato 22 a venerdì 28 dicembre su Rai Scuola andrà in onda alle 20,30 con la serie “Scelti da Piero Angela”, le puntate più importanti e significative dei suoi storici programmi, scelte da lui stesso. Sette prime serate che diventeranno una sorta di grande racconto della divulgazione della scienza nella televisione pubblica italiana.

Fra le puntate e i programmi selezionati che potremo rivedere ci sono: “Da zero a tre anni”, “Indagine sulla parapsicologia”, “Superquark Speciale - Festa di compleanno” (erano le duemila puntate di “Quark”), “La macchina meravigliosa”, “Il pianeta dei dinosauri”, “Superquark Speciale - C’era una volta 100 anni fa”, “Superquark Speciale - L’incredibile storia di Enrico Fermi”, “Superquark Speciale - Albert Einstein”, “Superquark Speciale - Il paese senza figli: le sorprese del crollo delle nascite”, “Superquark Speciale - Shackleton, l’eroe dell’Antartide” e “Superquark - Musica”.

Non mancherà, naturalmente, la copertura social: il 22 dicembre, anzi, verranno inaugurati gli account Facebook e Twitter di Superquark con un video "nativo" di Piero Angela, e da quel momento inizierà l’attività social dei due profili, entrambi indentificati dall'account @SuperquarkRai. Rai Cultura Web e Social, dal canto suo, coprirà e rilancerà la programmazione televisiva dei canali Rai Storia e Rai Scuola.

SULA VENTREBIANCO E FRANCESCO FORNI APRONO IL NATALE AL KESTÈ

La direzione artistica di Abbash, il nuovo hub culturale dedicato unicamente a teatro, arte, musica, nato nelle viscere del Kestè, sotto la direzione artistica di Fabrizio Caliendo (Kestè) e Luciano Labrano (Cellar Theory) e di Vincenzo de Luca Bossa continua a lavorare sulla creazione di uno spazio originale e unico che possa riavvicinare all'arte quel pubblico che, demotivato, si è allontanato da tempo dalla scena notturna, complice appunto la mancanza di una reale offerta culturale. 

 

Ad inaugurare la settimana natalizia di Abbash, ci pensano due appuntamenti di gran valore artistico: Sula Ventrebianco (venerdì 21 dicembre) e Francesco Forni (domenica 23 dicembre). 

 

Dal comunicato Stampa: "Esplosivo e napoletano come il Vesuvio: è il rock dei Sula Ventrebianco, la band partenopea che venerdì 21 dicembre alle 22.00 si esibirà sul palco di Abbash. Definiti "Band rivelazione del 2013", i Sula Ventrebianco hanno collezionato già molti premi nazionali fino ad esibirsi sul palco del 1° Maggio a Taranto con Subsonica, Caparezza, Marlene Kuntz, e macinato chilometri con concerti in tutta Italia.  Ormai diventati una vera e propria bandiera del rock napoletano, puntano a esportare Napoli e farla trasudare dalle loro canzoni energiche e passionali.

 

Domenica 23 dicembre alle 22.00 sarà il turno del poliedrico musicista Francesco Forni, che torna a Napoli per una nuova esibizione: sarà in concerto da solista sul palco di Abbash, con una performance dedicata proprio allo spazio unico e suggestivo di Abbash. Forni conosce bene i vicoli napoletani, dopo aver partecipato alle colonne sonore di "Gatta Cenerentola" e "L'arte della felicità" di A. Rak, due film d'animazione nati a Napoli e premiati in tutto il mondo. Da giramondo dunque, Francesco ha deciso di regalare a Napoli, la sua casa, il concerto di Natale!" 

 

StereoRebus "Live at Auditorium Novecento Napoli"

L’arte è come prima cosa istinto. Espressione di ciò che sentiamo, di ciò che siamo.  Ed è così la musica degli StereoRebus, estemporanea, libera e totalmente improvvisata, secondo gli umori e gli stati d’animo del momento, figlia dell’unicità che si crea dal singolare rapporto tra musicista e pubblico, per utilizzare un termine caro alla psicologia, hic et nunc.

Gli StereoRebus sono un duo composto da Bruno Tomasello (sassofonista, polistrumentista, compositore ed arrangiatore) e Carlo Maria Graziano (batterista) che dopo una serie di esibizioni live hanno deciso di fissare le loro improvvisazioni su disco.

È così, nel corso di un secret concert, hanno registrato dal vivo e in presa diretta, il 27 ottobre scorso, nello storico Auditorium Novecento di Napoli “Live at Auditorium Novecento Napoli”.

Sin dal primo ascolto, si coglie la particolarità e l’importanza del progetto portato avanti dagli StereoRebus.

In un momento storico in cui la musica è sempre più un prodotto da sala di registrazione e indirizzato a una diffusione liquida, la voglia di tornare a una dimensione esclusivamente live, non solo nella modalità di esecuzione ma soprattutto nella fase compositiva, è un atto tanto coraggioso quando meritevole di plauso. Il tutto accresciuto dalla, comunque, ottima esecuzione dei brani.

Su di una sezione ritmica mobile e varia, data dalla batteria di Graziano e dalle ritmiche di chitarra, basso e finanche di sax di Tomasello, complice anche il preciso utilizzo di loop machine da parte dello stesso Tomasello, prendono, senza titolo, forma le strutture di brani improvvisati che si susseguono come istantanei flussi di coscienza sospesi tra il jazz, il funk e più contemporanee astrazioni. Quello che maggiormente stupisce è la capacità dei due musicisti di coordinare, senza averlo prima arrangiato, il percorso ritmico dei pezzi, carico di cambi e di stop, quasi ci fosse tra i due un’invisibile partitura telepatica.

Non a caso, nel comunicato stampa si legge: “Lo stile degli StereoRebus è il jazz basato sulla composizione istantanea e sull'improvvisazione e i loro live più che essere un "concerto" sono un "concetto": la loro è una musica che nasce lì, in quel momento, e un attimo dopo non c'è più; è musica che è stata e che non sarà. Materia prima dell'improvvisazione sono le emozioni e ogni emozione è unica ed irripetibile. Il sentimento che anima questo duo di musicisti nasce dal fraintendimento che la riproduzione e lo studio dei grandi del passato hanno prodotto nel tempo rendendo gli assoli una copia di ciò che già funziona: assoli canonici, standardizzati e riconoscibili, esattamente l'opposto di ciò che è l'improvvisazione. C'è differenza tra chi decide – utilizzando una metafora – di leggere ad una platea un grande classico della letteratura andando sul sicuro, alla ricerca di facili applausi, e chi, invece, decide di provare a scriverlo davanti al pubblico mettendo in mostra le proprie capacità ma anche la propria debolezza e fragilità. Gli StereoRebus provano a scrivere un libro ad ogni concerto componendo da zero i brani, improvvisando, prendendosi ogni rischio, raccontando le emozioni che provano individualmente, entrando in armonia tra di loro e stabilendo un legame empatico col pubblico che li ascolta. Un legame basato sulla sincerità, quindi sulla riconoscibilità delle emozioni piuttosto che delle note, dei fraseggi e dei virtuosismi già sentiti. Ogni live degli StereoRebus è un manifesto contro la standardizzazione del jazz e a favore del rischio: è la volontà di affermare che la musica non è stata già tutta scritta, perché se nasce dalle emozioni è sempre viva e in mutamento e ha qualcosa da raccontare”.

Il disco - raccontano Tomasello e Graziano - è il frutto di una sessione di registrazione dal vivo del concerto tenutosi il 27 ottobre 2018 presso gli studi dell'Auditorium Novecento Napoli in presenza di un pubblico. I brani non hanno nomi perché sono il risultato di emozioni, sensazioni e ricordi emersi durante le diverse fasi del concerto e, pertanto, sono stati composti ed arrangiati lì, in maniera estemporanea. Abbiamo lasciato alla musica il compito di raccontare e trasmettere tutto questo, perché sintetizzare il flusso di emozioni in un titolo ci sembra limitante. Le strutture dei brani, il modo in cui vengono suonati e la scelta degli stili utilizzati possono risultare non canonici proprio perché non sono stati preparati prima; l'esito di ciò è la testimonianza quanto più sincera delle emozioni provate dagli StereoRebus prima e durante il concerto. Per noi, l'improvvisazione e la composizione istantanea sono un'autentica opportunità di espressione. È questo il modo in cui riusciamo a raccontare la vita – gioie, errori, passato e presente – secondo le nostre impressioni, dialogando con l'esterno grazie all'arte dei suoni: la musica. Non esiste fraseggio o assolo del passato che, per quanto superlativo e memorabile, possa essere utilizzato oggi per "improvvisare“, poiché quel fraseggio è il racconto della vita di qualcun altro. Nessuno al mondo sa cosa può succedere in ogni istante della sua vita, ognuno di noi è come un libro che ha per titolo il proprio nome e la cui trama è in costante fase di scrittura. La musica non è stata tutta scritta ma ha ancora tante vite da raccontare e parte della nostra è raccolta in questo disco”.

Marco Sica

«Dai Foja ad Anastasio, così portiamo Napoli nel mondo»

NAPOLI. «Marzo 2018, stavamo preparando un inedito con i Foja: una canzone dedicata a Maurizio Sarri che sarà nel prossimo album. Mentre lo stavamo per produrre compare sul web questo tizio di nome Nasta con la canzone “Come Maurizio Sarri”. La mia prima reazione è: “Ma chi è questo che mi ha rubato l’idea? Così gli scrivo sulla pagina Facebook, mi presento, e fissiamo un appuntamento». È il racconto dell’inizio del rapporto tra Anastasio, il vincitore di X-Factor, e Luciano Chirico (nella foto), manager della Full Heads, la casa di produzione di tantissimi talenti napoletani: dai Foja alla Maschera, passando per Tommaso Primo, Pepp-Oh, Peppe Lanzetta, Daniele Sepe, Francesco Paura e tanti altri. 

Da quell’appuntamento casuale alla vittoria ad X-Factor. Come è successo?

«Ci siamo incontrati e lui è stato ben felice di entrare nella nostra squadra. Così ho iniziato a seguirlo, a portarlo ad alcuni eventi. Ricordo a maggio che aprì un concerto dei Foja, quando si chiamava ancora Nasta. Poi Ferdinando Tozzi, presidente della Campania Music Commission, crea un ponte con Sony per fare delle selezioni a Napoli. Mi chiede se ho qualche talento da segnalargli e tra gli altri io gli presento Marco Anastasio. Alcune delle figure della direzione artistica di questo casting erano le stesse che si occupano di X-Factor e mi chiedono in quell’occasione se lui volesse partecipare». 

Ovviamente lui disse subito sì. 

«In realtà no. All’inizio non si sentiva adeguato per quel palcoscenico, il format non gli sembrava giusto per potersi esprimere. Io gli dissi: hai 21 anni, è un’esperienza che nella peggiore delle ipotesi ti dà una visibilità nazionale. Così lui si convinse e iniziò la scalata fino alla vittoria. Eppure il nostro obiettivo era raggiungere la puntata dell’inedito, come l’Europa League in campionato. Alla fine siamo arrivati fino allo scudetto, vinto in un derby (ride, ndr). Oggi io sono il suo personal manager, mentre una realtà vicina a Sony gestisce il management strategico». 

Anastasio è l’ultimo esponente di una nuova scuola musicale napoletana che sta esplodendo a livello nazionale e di cui la Full Heads è grande protagonista. 

«Quest’anno abbiamo raccolto tantissime soddisfazioni. I Foja hanno partecipato ai David di Donatello e hanno realizzato il loro primo tour internazionale, la Maschera ha vinto la targa Tenco per il disco in dialetto e il premio Parodi, Anastasio ha vinto X-Factor e ha conquistato il disco d’oro. La qualità napoletana, alla fine paga. Con megafoni più forti chissà dove saremmo arrivati». 

Tra fine anni ‘90 e gli inizi del 2000 la musica napoletana ha avuto un periodo più “buio”. Si può dire che con i Foja si è riaperto un capitolo che ha riportato Napoli come protagonista della scena nazionale.

«Non bisogna dimenticare il fenomeno rappresentato al meglio dai Co’ Sang. Però sicuramente dal blocco Almamegretta-99 Posse-24 Grana ai Foja è passato un po’ di tempo. Con i Foja nasce sicuramente una nuova scuola di musica napoletana che ha trovato creatività di primo livello come La Maschera, Tommaso Primo, Capitan Capitone e tutti gli altri. In questa sfera però stiamo parlando degli artisti in lingua napoletana, perché Anastasio ha un codice nazionale. Ma resta comunque un prodotto della nostra terra e rappresenta anche la varietà artistica che offre la nostra città». 

Una varietà artistica che si sta imponendo a livello internazionale.

«Finchè avremo energia e forza, anche se dobbiamo indebitarci fino alla morte, porteremo avanti la nostra missione: portare Napoli nel mondo». 

 

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