Lunedì 18 Febbraio 2019 - 0:55

Pick a Piper, tribalismo urbano al First Floor Club

Pulsazioni ritmiche cariche di un contemporaneo tribalismo urbano. La macchina si fonde all’uomo e batte, in extrasistole, un cuore cibernetico.

Così è stato il concerto del canadese Pick a Piper, nome d’arte e di “gruppo”, che giovedì 13 dicembre si è esibito, nella sola persona di Brad Weber, al First Floor Club di Pomigliano d’Arco, nell’ambito della sempre più pregevole rassegna musicale dal respiro internazionale organizzata da Rockalvi.

Brad Weber, producer e percussionista di Toronto, conosciuto per il suo apporto ritmico al noto Caribou (Daniel Victor Snaith), complice anche una notte di pioggia di fine autunno, ha aperto, con una chiave del presente, la porta  magica sugli ancestrali riti pagani di preghiera agli dèi della natura, denudandoli, però, del loro abito silvestre per rivestirli di elettronica convulsione e del riverbero delle pelli.

Come un moderno sacerdote-stregone, un tarantolato Pick a Piper, con la sua danza di musica, ha perfettamente ricucito, facendo da ponte, lo squarcio esistente tra gli altari di sequencer eretti alla sua sinistra e gli altari di tamburi della batteria eretti alla sua destra, costruendo un compatto tempio di muro sonoro, perfetta miscellanea di elettrico e di acustico, di pensato, ragionato, “programmato” e di improvvisato, di istintivo e di percosso. Il tutto percorso da fulminanti e ossessive linee di basso da paranoica vestale robot.

È stato indubbio e palpabile l’entusiasmo e il coinvolgimento dei presenti, che hanno assorbito le vibrazioni e le frequenze della musica sin dentro il corpo e, come sempre accade in queste occasioni in cui si assiste a musica dal vivo, a diretto contatto con il musicista, hanno potuto azzerare il distacco tra l’artista e il pubblico, in una co-partecipazione creativa di emozioni e stati d’animo.

In un periodo in cui si è persa la passione per le dimensioni live, per la concretezza e per le esperienze dirette, per rifugiarsi in un modo virtuale e liquido, spesso privo di reali contenuti, rassicura il fatto che ci siano ancora realtà in cui si suoni musica dal vivo di alta qualità e che esistano persone e organizzatori disposti ad investire tempo e risorse per una così nobile (anche se non sempre adeguatamente riconosciuta) forma che è arte prima che intrattenimento.  

Marco Sica

Anastasio: «I “like" a Salvini? Sono un libero pensatore»

Per gli altri che con lui sono arrivati alla fine di questa avventura è "il Grinch", un tipo po' schivo e poco conciliante, ma anche "il migliore", quello che nei pezzi mette tutta la sua anima. Il day after della finale di X Factor 2018 è tutto per il vincitore Anastasio, che ancora, dopo ieri sera, non ha avuto il coraggio di accendere il cellulare. 'La fine del mondo', il suo inedito, è già disco d'oro, ed è uscito oggi il suo Ep, con tre brani cantati durante il talent, tra cui Generale, e tre inediti. "Autunno", registrato con i Bowland, "per me è una chicca, forse il mio preferito dei tre". L'altro inedito, "Un adolescente", ha suscitato polemiche per il riferimento alle svastiche disegnate sui muri. "E' una canzone sul proibito, sulla ribellione e sulla fragilità degli adolescenti, non si può prendere una frase senza contestualizzarla", si schermisce il rapper.

Durante la conferenza stampa ha tenuto banco la sua presunta inclinazione per la destra, dettata dai 'like' alle pagine di Donald Trump e Matteo Salvini, svelati per primi da 'Ingranaggi Podcast'. "Mi fa sorridere questa polemica, è fuffa scritta sulla base di non so cosa", dice il diretto interessato. "Io mi ritengo un libero pensatore", aggiunge rispondendo a chi gli chiede quali siano le sue idee politiche. "Non credo che le mie posizioni siano additabili come di destra. Io non sono né comunista né fascista", dice ancora il rapper, che alle ultime elezioni confessa di aver votato scheda bianca. "Oggi - continua - la politica è un caos completo, si è ribaltata, la sinistra parla di temi sociali ma in chiave liberista, la destra si occupa di lavoratori. Oggi è un casino. E - aggiunge - non mi sento di etichettarmi in nessuna maniera. Mi etichetto come un libero pensatore. Per me può dire una cosa giusta anche Salvini, così come Renzi. Guardo alla cosa che uno dice non alla persona che la dice".

Al rapper di Meta di Sorrento che non vuole essere etichettato come "rapper o cantautore" tantomeno piace essere strumentalizzato per le sue idee, ma ormai, dice parlando con i giornalisti, "mi rendo conto di essere un personaggio pubblico". Per il futuro, aggiunge, "voglio continuare a scrivere e a dire quello che voglio, ho la coscienza pulita. Se mi volete seguire bene, se no sono cazzi vostri". I 'like' a Donald Trump e a Matteo Salvini su Facebook sono suoi. "Io mi tengo informato. Nelle scorse elezioni ho visto questo afflato della destra e mi sembrava interessante seguire la cosa".

Nessun segno di qualsivoglia orientamento politico insomma. "Assolutamente no, ovviamente mi dà fastidio la strumentalizzazione, sapere che Casapound mi ha condiviso mi fa proprio girare le balle. E' tutto un fraintendimento". Ad Anastasio piace anche essere frainteso, "perché dal fraintendimento nasce la discussione, un dialogo, ma mi sto approcciando per la prima volta a dei meccanismi che mi danno fastidio perché perdo di sincerità se devo stare a dosare le parole perché chiunque le può fraintendere in maniera così grave".

Il cantautore, che è cresciuto ascoltando Fabrizio De André e Caparezza, ha in serbo altri pezzi già scritti che potrebbe presto incidere, ma non pensa, ad esempio, a Sanremo. "Non vorrei andare subito a fare un'altra competizione, ma non lo escludo per il futuro". Sicuramente, continuerà a fare rap, il fil rouge della competizione di quest'anno: "Per me fare rap significa comunicare, sono fiero di aver portato sul palco le mie parole e che siano state efficaci". Il 21enne sembra tutto tranne che una meteora destinata a spegnersi presto, come altri vincitori del talent Sky. "Finora ho sempre cercato di non scordarmi chi sono: stare mesi recluso in questi situazione per certi versi alienante. Mi sento cambiato, vivo ancora lo shock della gente che mi chiede le foto, ma mi sento ancora il vecchio Marco Grinch".

Per gli altri concorrenti, è tempo di tornare a casa, "arricchiti". Luna, la sedicenne, non vede l'ora: "Mi manca tantissimo la mia Sardegna", dice, mentre Naomi, confessa, tornerà castana presto. A gennaio, dopo le feste, sarà il momento di ripensare tutto il programma, che non potrà contare sui giudici-simbolo di questa e delle passate edizioni, Fedez e Manuel Agnelli per primi.

La dodicesima edizione ha raggiunto nuovi record: la finale-evento di ieri al Forum è stata la più vista di sempre nella storia del talent. Sono stati 2 milioni e 824mila circa gli spettatori medi, con uno share complessiva del 13% e un totale di 7,7 mln di spettatori unici. La crescita è dell'1,5% rispetto all'edizione dello scorso anno. La finale è stata il secondo programma più visto della tv italiana e il primo programma nazionale tra il pubblico 15-54 anni. Anche la partecipazione del pubblico da casa è stata altissima, con 11,4 milioni di voti arrivati al Mediolanum Forum (+35% rispetto al 2017), per un totale di oltre 48 milioni di voti per tutta l'edizione.

Anastasio e Naomi, X factor canta napoletano

«Forza Napoli!». È l'urlo di Naomi mentre abbraccia Anastasio, appena proclamato vincitore di X Factor. «Vai e disturba, che anche se non vinci non è la fine del mondo», lo ha lanciato prima dell'ultima esibizione Mara Maionchi, più volte commossa dalle performance dello studente di Portici. E invece Anastasio ha vinto, scaldando il pubblico con i suoi best of: Se piovesse il tuo nome, Generale e The Wall. «Con questa canzone Anastasio mi fai pensare che non sono morta, che sono viva, e che posso fare quello che mi pare», ha confessato durante la diretta la produttrice discografica. «Com'è successo? Questa cosa mi è sfuggita di mano», è la prima reazione del rapper dopo la proclamazione, al termine di una serata di grande spettacolo e musica, che ha visto alternarsi sul palco artisti come Marco Mengoni, The Giornalisti, Ghali e i Muse. Unanime il parere dei giudici sul ragazzo: «Mi sento il giudice acquisito di Anastasio e ho sempre sperato di vederlo in finale, perché in questi miei anni di X Factor non c'è mai stato nessuno che sia riuscito a valorizzare così la parola. Ti auguro ogni bene», le parole di Fedez. “La fine del mondo" «è la canzone dell'edizione, lo dice il palasport, lo dicono le persone e la rabbia con cui la canti», ha decretato Lodo. In finale, molto rap e molte lacrime, comprese quelle del conduttore Alessandro Cattelan, toccato dall'eliminazione di Luna, la piccola Dua Lipa dell'edizione 2018, che «rappa come una mitragliatrice e canta come un usignolo», per usare le parole del suo mentore, Manuel Agnelli, convinto che la sedicenne farà strada perché «non c'è al momento un personaggio femminile in Italia che rispecchi le tue caratteristiche e le tue qualità». La soprano Naomi, in squadra con Fedez, ha portato come best of le performance dell'edizione che meglio hanno esaltato le sue capacità vocali (Bang Bang, Look at me now e Never Enough) e l'inedito Like the rain, ma si deve accontentare del secondo posto. «Sei una stella e puoi fare qualsiasi cosa», è l'endorsement per lei di Mara Maionchi. Niente da fare per Lodo: i suoi Bowland sono stati i primi a essere eliminati, ma il giudice entrato in scena a gara iniziata al posto di Asia Argento si è preso i ringraziamenti e i complimenti di Fedez («è stato bravo, è subentrato in una situazione difficile»). Il rapper ha colto l'occasione anche per salutare X Factor visto che dal prossimo anno ha deciso di lasciare la “sedia" a qualcun altro per dedicarsi alla musica. La serata in diretta su Sky Uno e in chiaro su Tv8 è iniziata con qualche minuto di raccoglimento in un Forum a luci spente per le sei vittime della tragedia di Corinaldo. La scenografia scelta dal direttore artistico dell'edizione, Simone Ferrari, ha alternato emozionanti esibizioni al lume di candela e danza aerea ad articolate coerografie su un palco sempre in movimento. 

Cinaski arriva a Napoli

Venerdì 14 dicembre 2018,  nel nuovo HUB culturale del Kestè di Napoli, Abbash,  incontro d’autore con Vincenzo Costantino, in arte CINASKI

Dopo le collaborazioni con Vinicio Capossela, Simone Cristicchi, Alessandro Mannarino, Folco Orselli, Francesco Arcuri, Cinaski presenta uno spettacolo accompagnato al piano da Mell Morccone, in un recital-concerto dove l'ispirazione della beat generation veste i panni delle musica e della poesia, dal titolo “Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare”.

Si legge nel comunicato stampa: - Un recital di canzoni e letture a partire dalla raccolta poetica e dal primo disco di Vincenzo Costantino, mosso anche dagli strumenti suonati dal vivo. Sulla scia della beat generation, verso la fine del postmodernismo in una prospettiva poetica che rintraccia le modalità dello stand up theatre di matrice anglosassone come della slam poetry statunitense, un assolo del milanese Cinaski, poeta, narratore, reader e neo-comunicatore e cantore part-time. "Si tratta di un dialogo interiore attraverso il quale riesco a rendere pubblici i miei vizi, i miei peccati e a renderli condivisibili per riuscire a fare in modo che la parte oscura della vita di un uomo venga raccontata, che la persona venga raccontata. Non c’è sempre e solo la parte bella delle persone, a volte la parte brutta, la parte che ha fatto più male a chi l’ha vissuta o vista, la parte viziata da un certo tipo di modalità esistenziale, può essere edificante, illuminante, nel mio caso lo è stata. Non racconto i miei peccati, nella vita mi limito a viverli, a trasformarli in parole per fare in modo che mi educhino a compierne sempre di meno ma a compierne sempre per evitare la santificazione e contemporaneamente allontanarmi dalla dannazione praticando la contemplazione. Mi piace appendermi alle parole e vestire i sogni, anche quelli altrui e attraverso il sostegno delle parole la vestizione rende più sopportabile quello che la vita ti da,la fatica dell’esistenza, il male di vivere quando c’è, sia nel suo aspetto diabetico che in quello digestivo. L’uomo moderno è un eroe e bisogna esserlo per sopravvivere alla quotidianità, io mi limito a spiare la sua Epica e raccontarla. La vita nelle sue dinamiche e attraverso i suoi molteplici aspetti non è comprensibile a tutti, attraverso l’osservazione che giorno per giorno faccio camminando per la strada provo a tradurla quando ci riesco, e a renderla più potabile. La poesia è la cifra di questa potabilità, oggi più che mai".

 

Il successo dell'"Arcobaleno napoletano"

di Giuseppe Giorgio

Luccicante più che mai ed affollato in ogni ordine di posto, è stato il teatro Sannazaro, come da tradizione, a fare da cornice per la settima edizione de “L’Arcobaleno Napoletano”. Una manifestazione, nata da un’idea della cantante ed attrice, Anna Capasso e portata avanti dalla stessa con il direttore artistico Diego Paura, che è continuata a crescere di anno in anno nel segno della cultura e della solidarietà. E proprio con queste premesse, a prendere corpo nella splendida “bomboniera” di via Chiaia, è stato un evento in grado di coniugare al meglio l’arte e lo spettacolo con la ricerca e la beneficenza. 
Dedicata ad Ileana Bagnaro, scomparsa a soli 54 anni per un male incurabile, e sostenuta dalla Fondazione Melanoma onlus, la manifestazione patrocinata moralmente dal Comune di Napoli, ha così offerto lo spunto per una serata ricca di valori ed emozioni. Tant’è che, presentata da Fatima Trotta e scandita dagli interventi di un veterano della conduzione come Enzo Calabrese, la festa vissuta al Sannazaro si è presto trasformata in uno spettacolo godibile sia per i contenuti che per gli intenti. 
Una festa di grande prestigio, insomma, che come consuetidine, è servita anche per premiare coloro che si sono particolarmente distinti nell’ambito dello spettacolo, della cultura, delle scienze, della tradizione, dell’imprenditoria e dello sport. Personaggi di grande rilievo meritevoli di un premio capace di rappresentare la vera vocazione di una città di cui essere orgogliosi e «di una terra - come ha dichiarato il direttore artistico Paura - da sempre messaggera di altruismo, spirito di sacrificio e solidarietà». Ed a ricevere il prestigioso riconoscimento per questa edizione sono stati: l’autore, attore e regista teatrale, Tato Russo, cui è andato il premio alla carriera, l’attore Salvatore Esposito premiato per il cinema, il trio de “I Ditelo Voi” per il cabaret, il presidente della Banca di Credito Cooperativo di Napoli, Amedeo Manzo, cui è stato assegnato il riconoscimento come professionista dell’anno, il giornalista televisivo Gianfranco Coppola, intestatario del premio per il giornalismo, il re del caffè Walter Wurzburger per l’imprenditoria, la regista ed autrice Velia Magno per la categoria arte e tradizione ed ancora, Nino D’Angelo per il teatro e la musica, Valentina Stella per la musica e Cristiana Dell’Anna per la sezione fiction & soap. 
Ricca di ospiti e di autorità che hanno anche partecipato alla consegna del trofeo “L’Arcobaleno Napoletano”, la serata ha registrato, tra i numerosi, la presenza del sindaco di Napoli Luigi de Magistris, dell’assessore al Turismo e Cultura Nino Daniele, dell’assessore alle Politiche Sociali Roberta Gaeta, dell’onorevole Luciano Schifone, dell’ex pugile Patrizio Oliva, dell’artista Rosa Miranda e del console della Repubblica del Bénin a Napoli Giuseppe Gambardella
Per tutti, momenti di grande commozione e di riflessione che, divisi tra gli interventi in palcoscenico del presidente della Fondazione Melanoma, professore Paolo Antonio Ascierto e le testimonianze degli ospiti, hanno ben evidenziato il valore di un evento da sempre portavoce di fratellanza e solidarietà. Da tutti, parole di elogio per l’iniziativa, come quelle dello stesso professore Ascierto che ha sottolineato l’importanza dell’opera de “L’Arcobaleno Napoletano” per la diffusione del concetto di prevenzione in medicina e come quelle del sindaco di Napoli che ha esortato i presenti, al di là delle personali visioni politiche, a non rinnegare la città ed il suoi antichi pregi. 
E non sono mancati, tra un riconoscimento e l’altro, i momenti di grande spettacolo favoriti, oltre che dai contributi offerti dagli artisti premiati, dalla stessa ideatrice del premio, Anna Capasso che ha regalato alla platea due sue coinvolgenti interpretazioni accompagnata dai maestri Piero Del Prete e Francesco Pareti. Ancora, ad arricchire la parte “spettacolare” della serata, sono intervenuti il pianista e cantante Lorenzo Hengeller e l’attore di fiction Francesco Testi. Spazio anche per un’asta benefica, durante la quale è stata assegnata al migliore offerente, l’imprenditore Vincenzo Minieri, la maglietta del Napoli indossata dal capitano Marek Hamsik e spazio anche per i sostenitori come “Cuori di Sfogliatella”, “Smeraglia- Luxury Clinic”, “Mi piace”, “Cargomar”, “Cantine Mediterranee”, “Alberto Napolitano”, “Don Geppino”, “Cellammare B&B e Spa”, “Security Eye”, “Ciro Florio”, “Vip-Vittorio Pappalardo”, “Aeg Pubblicità”, “O Sarracino”, “Siola”, “Cns”, “Energia Ora”, “Regalsport”, “Donna Margherita”, “Fastweb-Chiaia”, “La Serra”, “Bonsai”, “Connola”, “Graphic Corporation”, “Sci Affissioni” ed i media partner “We Can Dance”, “Radio Marte”, “Party Magazine”, “Tutto” e le emittenti “Napoli Live” e “Capri Event” che hanno trasmesso in diretta l’intero evento con l’attenta regia televisiva di Maurizio Palumbo. 
Avallata anche dal sostegno morale degli assessori comunali Alessandra Clemente e Roberta Gaeta, ed appoggiata dal mondo scientifico napoletano collegato all’Istituto Nazionale Tumori Fondazione “G. Pascale”, la manifestazione ha ben soddisfatto gli organizzatori già al lavoro per la prossima edizione. 
Gli stessi che, pure per quest’anno, tra le sortite della brillante conduttrice Trotta, le canzoni, le riflessioni e gli spunti comici, come quelli regalati al pubblico da “I Ditelo Voi”, hanno ben diffuso tra la gente quel clima di partecipazione comune e di appogggio per chi è meno fortunato. 
Ed alla fine, quando un lungo applauso ha sancito la conclusione della serata, ed è stata tagliata la torta offerta da Antonio Ferrieri, a tutti è sembrato ben chiaro il motto della kermesse ribadito dallo showman Calabrese, secondo il quale «la ricerca costa, ma la vita non ha prezzo». Domani su “Capri Event” va in onda la replica alle ore 14.

Capri, tutto pronto per "Capodanno in Piazzetta"

CAPRI. È ormai una tradizione consolidata dell’isola salutare l’anno che sta per finire e brindare all’arrivo del nuovo con concerti e spettacoli di artisti di fama nazionale e internazionale. Il Capodanno in Piazzetta 2019, la manifestazione organizzata e promossa dal Comune di Capri, presenta un programma ricco di eventi che si svolgerà in tre giornate, il 30 e 31 dicembre per concludersi alle ore 18.00 del 1° gennaio 2019.

Centinaia di turisti  attesi per la kermesse che si aprirà con il concerto in piazza, alle ore 19.00 del 3o dicembre, che vedrà esibirsi sul palcoscenico Silvia Mezzanotte, ex vocalist dello storico gruppo dei Matia Bazar, lanciata da tempo nella carriera da solista, e Kelly Joyce, cantante di origini francesi divenuta  celebre in Italia con il singolo d’esordio Vivre la Vie. Lo show del gran veglione di Capodanno è affidato quest’anno alla vivacità della Nientedimeno Swing Band, gruppo partenopeo dalle sonorità swing con contaminazioni pop ed electro. Saranno loro, insieme ad una madrina d’eccezione, Nathalie Caldonazzo, a traghettare la piazza verso il count down di mezzanotte.  Non mancherà un momento dedicato allo spettacolo puro con l’esibizione delle Farfalle luminose, eleganti e maestose danzatrici sui trampoli  che regaleranno agli spettatori una performance poetica in un’atmosfera paragonabile a un sogno. La serata continuerà fino alle 4.00 del nuovo anno con la discoteca “en plein air” in Piazzetta con il dj Daniele Decibel Bellini.

Come da tradizione, la tre giorni di eventi si concluderà alle ore 18.00 del 1° gennaio con l’esibizione dei gruppi folkloristici locali.

La direzione artistica e l’organizzazione della kermesse caprese è affidata quest’anno alla Nientedimeno Unconventional, agenzia salernitana specializzata nell’organizzazione di eventi su tutto il territorio nazionale. 

 

Gigi D'Alessio, Sal Da Vinci ed Andrea Sannino cantano insieme e conquistano il web

NAPOLI. Dall’otto dicembre, sulle frequenze di Radio Marte, suona "Un Natale speciale", la traccia natalizia con cui l'emittente marziana augura buone feste ai propri ascoltatori, come da tradizione. Gigi D'Alessio, Sal Da Vinci ed Andrea Sannino cantano insieme per gli auguri di Natale dell’emittente di Paolo Serretiello. La traccia, scritta, prodotta ed arrangiata dalla coppia Marco Colavecchio (Ramazzotti, Vallesi e molti altri) e Gianluca Carbone (Tiziano Ferro, colonne sonore e  padrone di casa dello studio di produzione "Blue Apple" di Radio Marte), ha riscosso subito il gradimento degli ascoltatori che la condividono su social ed instant messaging.

IL VIDEO

Ritmo e tradizione con i Rumberos de la O'

È stata una serata all’insegna della bella musica, quella tenutasi nel nuovo ed elegate "salotto" dell’Ennò di Napoli in compagnia dei Rumberos de la O'; della musica suonata, “sentita”, ascoltata e ballata. Della musica e del ritmo che ti entrano dentro perché figli della cultura popolare, quella che affonda le radici nei suoni e nei tremori ancestrali che in ogni cultura, che ogni popolo ha e conserva come cura ai propri mali, come catarsi, come liberazione.

È così, dall’incontro di tre distinte personalità dai differenti trascorsi artistici sono nati i Rumberos de la O'.

Il cantante e chitarrista classico Rafael Arias di Cordoba è stato il catalizzatore che ha unito la lunga esperienza di musica e teatro del beneventano Piero Ricciardi (al cajon) e la voce e chitarra della romana Cecilia Baliva, in un melting pot che dal cuore dell’Andalusia unisce tutta la tradizione musicale di origine latina, passando per il meridione d’Italia sino ad arrivare al Sud America.

"Il nostro spirito è quello di vivere e rivivere la musica on the road - hanno raccontato i Rumberos de la O' - unendo il piacere e il gusto del viaggiare condiviso, alla musica suonata. Legati dalla passione per la musica popolare, e in particolar modo per la musica tradizionale spagnola (siamo per diversi motivi vicini molto a questa terra) e quella dei popoli di origine latina, partendo dalla Rumba Flamenca abbiamo esteso il nostro repertorio ai diversi generi figli delle tradizioni popolari del “sud”. Oltre a un lavoro di ricerca dei brani “classici” abbiamo deciso di operare una personale rivisitazione dei testi, attualizzandoli al nuovo contesto sociale che stiamo vivendo, per renderli così al contempo sia più diretti e contemporanei sia per liberarli da alcune loro tematiche, oggi un po’ anacronistiche e non “corrette” verso alcune realtà (come quella ad esempio della donna). Ciò che per noi è più importante, è suonare e vivere per la musica e non dover suonare e fare musica per vivere. Quando ci esibiamo dal vivo siamo sempre noi stessi e cerchiamo di esprimere al meglio tutte le nostre emozioni”.

Marco Sica

 

Omovies Film Festival 2018: 
cinema e cultura contro violenza e discriminazione

Prenderà il via lunedì 10 l’OMOVIES Film Festival 2018, kermesse internazionale di cinema omosessuale, transgender e questioning promosso dall’Associazione i Ken Onlus con la Direzione artistica di Carlo Cremona. Giunto all’11esima edizione, raccoglie il meglio di quanto il panorama nazionale e internazionale abbia offerto nelle ultime stagioni cinematografiche. In programma 63 proiezioni di lungometraggi, documentari e cortometraggi provenienti da tutto il mondo, workshop, dibattiti, incontri tematici tra il cinema Hart, il Rainbow Center Napoli, il PAN – Palazzo delle Arti Napoli, l’Istituto Francese di Napoli, la Libreria del Cinema, in un sistema di multisala diffuso sul territorio (eventi ad ingresso gratuito, per info www.omovies.it).

IL PROGRAMMA. Primo appuntamento lunedì 10 dicembre al Cinema Hart (via Crispi, 33) alle ore 18,30 con la cerimonia d’apertura alla presenza della madrina Vladimir Luxuria e il presidente di giuria Yuvraaj Parashar, attore, producer e ballerino indiano, protagonista per la prima volta nella storia di Bollywood di una scena in cui si baciano due uomini, con conseguente ostracismo anche da parte della propria famiglia, che torna a Napoli dopo la depenalizzazione del reato di omosessualità in India. All’inaugurazione prenderà parte anche il corAcor – Napoli Rainbow Choir diretto dal maestro Maria Gabriella Marino con un intervento musicale. Martedì 11 proiezioni al mattino dalle 10 al Rainbow Center Napoli (via Antonio Genovesi, 36) e al pomeriggio dalle 16 al Pan. Chiude la giornata il dibattito “Sport e omofobia” sulla squadra di calcio gay del Pochos Napoli. Mercoledì 12 e giovedì 13 al mattino dalle 10 si torna al Rainbow Center Napoli, mentre nel pomeriggio ci si sposta alla Libreria del Cinema (via del Parco Regina Margherita, 35). Venerdì 14 le proiezioni partiranno dalle 16 alla “Sala Dumas” dell’Istituto Francese (via Crispi, 86). Le proiezioni saranno intervallate da incontri con attori e registi presenti in sala. Tutte le pellicole saranno proiettate in lingua originale con i sottotitoli in italiano a cura del progetto OMOVIES inTRANSlation, guidato dal professor Giuseppe Balirano, che ha coinvolto docenti e studenti dell’Università Orientale di Napoli e di Catania. Novità di quest’anno è la promozione del territorio nella giornata speciale di sabato 15 quando gli ospiti del festival verranno accompagnati nei percorsi gay friendly tra bellezze e gastronomia di Napoli e della Campania.

LA GIURIA. I lavori saranno posti al vaglio di una Academy internazionale indipendente dall’organizzazione del festival arricchita dai vicepresidenti l’attrice Rosaria De Cicco e il presidente del CFCC (Coordinameto Festival Cinematografici Campania) Giuseppe Colella. Una giuria internazionale composta da esperti del settore come Caterina Arcidiacono (prof. capo dipartimento studi di genere Uni Na Federico II), Giuseppe Bucci (regista), Andrea Cannavale (produttore cinematografico), Nagi Cheikh Ahmed (mediatore culturale), Adrian Chirre (prof. aggiunto università argentina di Tucumán), Sandro Dionisio (regista e prof. cinema accademia belle arti Napoli), Cecilia Donadio  (giornalista), Linda Dunleavy (vice preside Facoltà Brown University Usa), Claudio Finelli (attivista LGBT, resp. cultura arcigay), Daniela Fiore (esperta diritti umani), Rosario Giudice (pubblicitario), Maria Gabriella Marino (pianista, maestro concertatore), Anna Paola Merone (giornalista), Giovanni Minerba (attivista lgbt, fondatore Torino lgbt film festival), Carlo Morelli (direttore coro, cantante lirico), Arcangelo Pastore (attivista lgbt, attore), Pasquale Petrosino (attore), Rosaria Pisa (prof.ssa Dipartimento di Sociologia e Antropologia di Rhode Island Usa), Stefano Sarcinelli (attore, produttore), Raffaele Savonardo (prof. sociologia – osservatorio giovani – Uni Na Federico II).

IL GALA. OMOVIES si concluderà domenica 16 dicembre dalle ore 13 al Cinema Teatro Posillipo (via Posillipo 66) con il Gran Gala di premiazione condotto da Priscilla, Queen of Mykonos, con la partecipazione di Vincenzo de Lucia. Attesi tanti ospiti, tra questi l’attrice Maria Mazza. Verranno assegnati premi al miglior lungometraggio, mediometraggio e cortometraggio, miglior documentario corto e lungo, e il premio speciale i Ken “Vincenzo Ruggiero”, istituito nel 2017 in memoria del ragazzo col sogno della recitazione, presieduto dalla sorella Federica Ruggiero e composta da suoi amici e parenti.

IL DIRETTORE ARTISTICO. «Il nostro è un evento di promozione del cinema che occasione di promozione territoriale per la Campania e per la città di Napoli – spiega il direttore artistico Carlo Cremona - in cui si realizza e rafforza l’immagine della nostra regione come territorio accogliente per le persone e per le famiglie LGBT e che favorisce una “cultura dell’amore” come strategia e antidoto alla subcultura dell’odio razziale e della discriminazione. Il cinema di OMOVIES mostra l’amore e le sue differenze. Creiamo aggregazione sociale, partendo da quella giovanile, un un luogo di riflessione, condivisione e sviluppo, che diviene opportunità di condivisione tra giovani e meno giovani, tra giovani omosessuali, transessuali ed eterosessuali, tra uomini e donne che promuovano i valori costituzionali e della pace».

OMOVIES@SCHOOL. Il festival è anticipato da OMOVIES@SCHOOL, iniziativa contro il bullismo omofobico e transfobico, che si è tenuta dal 3 al 7 dicembre e proseguirà fino a febbraio coinvolgendo studenti provenienti da diverse scuole della città tra proiezioni e dibattiti sui linguaggi della anti violenza e anti camorra in un bene confiscato restituito alla società. «Un giorno, la televisione ci svegliò con la triste notizia dell’ennesimo adolescente italiano che aveva deciso di ammazzarsi perché veniva denigrato per il colore dei propri abiti – racconta Marco Taglialatela, segreteria di produzione - Noi da anni lavoriamo per rompere la cultura della binarietà genere – colori, perché è una pura sciocchezza costruita dagli uomini per creare delle categorie costruite sulla misoginia. Ciò che è azzurro è maschio, quindi è credibile ed è vincente. ll resto è immondizia sociale e politica. OMOVIES è di tutti quei ragazzi in rosa o di quelle ragazze in celeste che lottano per non essere una categoria sociale che suona come una persecuzione o una condanna, ma che si riconoscano nell’unica categoria del Genere Umano».

IL FESTIVAL. L’OMOVIES è il primo festival internazionale di cinema a tematica LGBT+ del Sud Italia, nato nel 2007 con l’obiettivo di promuovere nei circuiti nazionali ed internazionali, Napoli e la Campania quale territori di socializzazione, solidarietà ed accoglienza e favorire lo sviluppo di un turismo innovativo. L’aspetto innovativo del festival resta il questioning, che vuol dire porsi domande riguardo un tema, una idea e si rivolge agli autori affinché realizzino opere in maniera libera sull’apertura e la condivisione delle tematiche LGBT+. Lo spettatore si troverà in un festival che parla d’amore in modo inclusivo e dei differenti modi di amare, che narra di storie di vita, di sogni, di speranze e di umanità. L’edizione 2018 è realizzata con il contributo del piano operativo annuale di promozione dell’attività cinematografica e audiovisiva della Regione Campania. Partner del festival Comune di Napoli, Fly Up, Run Film, CFCC, Rainbow Center Napoli, CorAcor, SPI CGIL Campania, Giudice srl. Sponsor Palazzo Caracciolo, Tenuta Sant’Agostino, Sexy Pepe, Napoli Gay Friendly, Noy & You Communication, Uilcom Campania.

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