Martedì 24 Gennaio 2017 - 16:24

Restauro Teatro Grande, sequestro da 6 milioni di euro all'ex commissario straordinario degli Scavi

POMPEI. Il restauro che cementificò il Teatro Grande di Pompei negli Scavi avrebbe provocato un danno da 6 milioni di euro alle casse dello Stato. Questa, dunque è la somma sequestrata questa mattina dalla Guardia di Finanza al commissario straordinario dell'emergenza Scavi di Pompei, Marcello Fiori.

Il restauro, per il quale era stata programmata una spesa pari a 450mila euro, lieviò nei costi fino a 8 milioni di euro.

Le indagini erariali condotte dai finanzieri oplontini, diretti dal colonnello Carmine Virno e coordinati dal procuratore Donato Luciano, hanno permesso di accertare il danno pe le forniture in lavori condotti con aggiudicazioni dirette nel 2010.

Per questa vicenda è già in corso un procedimento penale davanti al tribunale di Torre Annunziata. Insieme a Marcello Fiori, la Procura della Corte dei Conti di Napoli indaga per danno erariale i funzionari Salvatore Nastasi, Giuseppe Proietti, Stefano De Caro, Raffaele Tamiozzo, Maria Grazia Falciatore, Roberto Cecchi, Jeannette Papadopoulos, Bruno De Maria e Maria Pezzullo.

Evade dai domiciliari per andare dal barbiere: arrestato

NAPOLI.  Era sottoposto alla misura alternativa degli arresti domiciliari e, nella giornata di ieri, è stato arrestato dagli agenti della sezione Volanti del Commissariato di Polizia "Montecalvario". I poliziotti, infatti, nell'ambito dei controlli del territorio, nel transitare ai Quartieri Spagnoli, hanno notato e riconosciuto Gennaro Buonavita, di 49anni, mentre camminava liberamente a piedi, in Largo Baracche. L'uomo, sottoposto alla detenzione domiciliare dall'ottobre 2016, dopo la sua scarcerazione dall'Istituto penitenziario di Salerno, alla vista dei poliziotti, ha dichiarato che si stava recando dal barbiere. Gli agenti hanno arrestato il 49enne, perché responsabile del reato di evasione dal regime al quale era sottoposto.

Blitz antiassenteismo al Comune di Giugliano: indagati 50 dipendenti

Sono cinquanta i dipendenti comunali indagati nell'ambito di un'inchiesta dei carabinieri contro l'assenteismo del comune di Giugliano, in provincia di Napoli. I filmati di telecamere, installati dai militari dell'arma nel palazzo comunale, hanno ripreso chi passava il badge e abbandonava il posto di lavoro, chi andava a giocare ai "gratta e vinci, chi 'strisciava' anche per i colleghi assenti, prendendo i badge da varie tasche dell'abbigliamento. Stamattina i carabinieri hanno eseguito un'ordinanza di sospensione dall'esercizio del pubblico ufficio emessa dal GIP di Napoli Nord, su richiesta della locale Procura, a carico di 18 dipendenti del Comune di Giugliano ritenute responsabili di truffa aggravata e di falsa attestazione o certificazione in concorso. Al momento dei 50, 44 attestavano o facevano attestare falsamente la loro presenza usando indebitamente il badge, inducendo in errore l'ente nel calcolo delle remunerazioni. Altri 6, responsabili di servizi di vari uffici del Comune, hanno omesso di denunciare all'AG le condotte truffaldine del personale e sono indagati per omessa denuncia.

Un videogioco per raccontare il Museo Archeologico

 Un videogame per raccontare una citta' e il suo museo piu' rappresentativo, l'Archeologico di Napoli. Paolo Giulierini, direttore del Mann partenopeo, continua nel suo lavoro di apertura a nuovi linguaggi di dialogo con il pubblico e si avvale della collaborazione di un docente della Seconda universita' di Napoli, Ludovico Solima, di un archeologo e web designer, Fabio Viola, e della matita dell'artista Sean Wenham per 'Father and son', il primo videogioco narrativo 2D realizzato da un museo. Un racconto che si snoda dall'antico Egitto all'epoca romana, dal regno dei Borbone ai giorni nostri, attraverso Napoli, per conoscere le collezioni del Mann. 'Father and son', le cui tavole sono state realizzate a mano da Wenham, sara' da marzo prossimo scaricabile gratuitamente da Apple store e da Google Play, e non ha inserzioni pubblicitarie.

Area sorrentina-vesuviana, affidati i lavori

SORRENTO. Sono stati affidati oggi i lavori di ripristino e messa in sicurezza di numerose strade di competenza della Città Metropolitana di Napoli nell'area sorrentina-vesuviana. Complessivamente i lavori costeranno circa 2 milioni di euro. Gli interventi riguarderanno tre gruppi di strade. Il primo interessa i Comuni di Agerola, Pimonte, Lettere,Casola, Castellamare di Stabia, Torre Annunziata, Gragnano, Sant'Antonio Abate, Pompei, Boscoreale, Sant'Agnello, Massalubrense, Sorrento e Vico Equense.

Estorsioni, rapine e armi: colpo alla Vanella Grassi con 8 arresti

NAPOLI. La polizia ha eseguito 8 ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dall’autorità giudiziaria, a carico di appartenenti al cartello camorristico della Vanella Grassi, ritenuti responsabili dei reati di estorsione, rapina, porto e detenzione illegale di armi, reati aggravati dal metodo mafioso. Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, svolte dagli agenti del commissariato Scampia, hanno fatto piena luce sulle responsabilità individuali e le dinamiche criminali del gruppo, attivo nel lotto G della via Ghisleri, soprattutto in seguito all’omicidio di Francesco Angrisani, avvenuto nel dicembre del 2016.

Arrestato Luigi Scognamiglio, gioielliere di Calibritto 28

NAPOLI. Il noto gioielliere napoletano Luigi Scognamiglio, originario di Miano ma da tempo residente con interessi commerciali a Chiaia e al Vomero, titolare del marchio di orologi "Calabritto28", è stato arrestato per aver favorito la latitanza di Antonio Lo Russo, il boss attualmente collaboratore di giustizia. Scognamiglio diede supporto logistico a Lorusso mettendo a disposizione un appartamento di via Chiaia e favorendo la sua fuga all'estero. Agli atti dell'inchiesta anche la testimonianza della moglie del ras pentito, che ha confermato come l'imprenditore fosse un amico "pulito" del marito. L'arresto è stato eseguito dalla Dia di Napoli (nella foto la sede).

Arrestato latitante del clan D'Alessandro, era ricercato da quattro anni

TORRE ANNUNZIATA. La Polizia di Stato, nell’ambito di articolate indagini, tese al rintraccio di esponenti appartenenti ad organizzazioni criminali, colpiti da provvedimenti di cattura, stamane, ha arrestato il 38enne Massimo D’Agostino. Gli agenti del commissariato di Torre Annunziata, infatti, sono riusciti ad individuare il covo dove l’uomo si nascondeva, precludendogli ogni possibilità di fuga, dopo aver cinturato l’intera zona. D’Agostino, detenuto presso il Carcere di Taranto, il 18 agosto 2013, chiese ed ottenne un permesso premio, non facendo più rientro nella struttura carceraria, rendendosi così latitante. I poliziotti, abilmente, in Via Parini, hanno fatto irruzione nel “basso” utilizzato come covo, sorprendendolo ed arrestandolo. Inutile il tentativo del 38enne di allontanarsi dal posto, fornendo agli agenti false generalità. Gli agenti lo hanno sorpreso in possesso di un revolver Smith & Wesson, calibro 38, con matricola abrasa e completo di munizionamento. D’Agostino, elemento di spicco del clan D’Alessandro, attivo nell’area stabiese, ha precedenti per omicidio, associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione ed altro, è stato condotto dai poliziotti alla Casa Circondariale di Poggioreale. L’uomo, tra l’altro, dovrà rispondere dei reati di detenzione illegale di arma da fuoco clandestina e relativo munizionamento.

Molestava e pedinava alunna, prof nei guai

Molestava e pedinava una sua alunna, bombardandola di sms e telefonate (circa 700 in due mesi), controllandone movimenti e frequentazioni, abbracciandola in classe e cercando di baciarla dicendole di essere innamorato di lei, fino a minacciarla dopo che quest'ultima aveva rivelato al padre quanto stava accadendo. E' indagato per stalking un insegnante di una scuola media della provincia di Napoli raggiunto da un'ordinanza di applicazione di misura cautelare del divieto di avvicinamento alla casa e ai luoghi abitualmente frequentati dalla 14enne, emessa dal gip del Tribunale di Napoli Nord.

Il pm aveva chiesto nei confronti dell'insegnante l'applicazione degli arresti domiciliari. Le indagini sono scattate a seguito della denuncia presentata ai Carabinieri dal padre della minore, assistito dagli avvocati Angelo e Sergio Pisani. Notando un netto cambiamento nel comportamento della figlia, controllando il telefono della figlia il padre ha scoperto che il suo professore, nell'arco di circa due mesi, le aveva inviato circa 600 sms e aveva telefonato 700 volte.

E' emerso che l'uomo già da qualche tempo aveva adottato comportamenti molesti nei confronti della minore, causandole un grave stato d'ansia e costringendola a cambiare le proprie abitudini. Non è servito neanche il passaggio della ragazzina al liceo: già al primo giorno di scuola, l'uomo è stato notato nei pressi dell'abitazione della ragazza dalla madre di un'amica, che ha riferito quanto accaduto al padre.

Anche alcune amiche della ragazza, ascoltate dal pm con l'ausilio di psicologhe e assistenti sociali, hanno confermato il rapporto che il professore aveva instaurato con la minore, raccontando dei continui messaggi, delle telefonate e delle umiliazioni davanti alla classe.

L'avvocato Pisani accoglie con favore "questo primo provvedimento del gip, giunto a seguito del lavoro rigoroso svolto dalla Procura e di nostre immediate richieste e indagini difensive. Resta il dubbio - aggiunge - sulla possibilità di infliggere al persecutore misure cautelari più restrittive, come merita chi viola la serenità e crescita di una minore".

Armi trovate in un terreno, arrestato il reggente del clan

BOSCOTRECASE. I Carabinieri del Nucleo investigativo di Torre Annunziata hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip nei confronti di 3 indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, di detenzione di armi e munizionamento da guerra e violazione degli obblighi della sorveglianza speciale. Le indagini coordinate dalla Procura di Torre Annunziata sono state avviate a dicembre scorso quando, nel corso di un'operazione di polizia giudiziaria, furono trovati un fucile mitragliatore kalashnikov e un ingente quantitativo di munizioni da guerra in un terreno incolto di via Sepolcri a Boscotrecase, storica roccaforte del clan Gallo-Limelli-Vangone, a poca distanza dall'abitazione di Andrea Vangone, considerato attuale reggente del clan.  Le indagini successive hanno permesso di accertare che le armi fossero riconducibili a due uomini considerati contigui al clan, che al momento del controllo dei Carabinieri erano presenti nell'abitazione di Andrea Vangone insieme a quest'ultimo. I tre, immediatamente prima dell'arrivo dei Carabinieri, si erano disfatti frettolosamente delle armi, poi rinvenute. Andrea Vangone e un altro destinatario dell'ordinanza erano sottoposti alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale. 

Pagine

Rubriche

LA SCIENZA PER TUTTI
di Michele Sanvitale
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici
SEX AND NAPLES
di Mariagrazia Poggiagliolmi
DIRITTI&LAVORO
di Carlo Pareto
RICETTE E CURIOSITÀ: ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
I PERSONAGGI DEL "ROMA"
di Mimmo Sica
REPORTACI
di Automobile Club Napoli
LA SCIENZA PER TUTTI
di Michele Sanvitale
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano