Giovedì 21 Giugno 2018 - 10:21

Restauro Teatro Grande, sequestro da 6 milioni di euro all'ex commissario straordinario degli Scavi

POMPEI. Il restauro che cementificò il Teatro Grande di Pompei negli Scavi avrebbe provocato un danno da 6 milioni di euro alle casse dello Stato. Questa, dunque è la somma sequestrata questa mattina dalla Guardia di Finanza al commissario straordinario dell'emergenza Scavi di Pompei, Marcello Fiori.

Il restauro, per il quale era stata programmata una spesa pari a 450mila euro, lieviò nei costi fino a 8 milioni di euro.

Le indagini erariali condotte dai finanzieri oplontini, diretti dal colonnello Carmine Virno e coordinati dal procuratore Donato Luciano, hanno permesso di accertare il danno pe le forniture in lavori condotti con aggiudicazioni dirette nel 2010.

Per questa vicenda è già in corso un procedimento penale davanti al tribunale di Torre Annunziata. Insieme a Marcello Fiori, la Procura della Corte dei Conti di Napoli indaga per danno erariale i funzionari Salvatore Nastasi, Giuseppe Proietti, Stefano De Caro, Raffaele Tamiozzo, Maria Grazia Falciatore, Roberto Cecchi, Jeannette Papadopoulos, Bruno De Maria e Maria Pezzullo.

Camorra, ecco i sei rioni finiti in guerra

di Luigi Sannino

NAPOLI. Prima il rione Sanità, dove quantomeno una tregua è in atto. A seguire, Ponticelli, San Giovanni a Teduccio, il Mercato, il Pallonetto-Santa-Lucia, i Quartieri Spagnoli. La mappa delle zone in cui le fibrillazioni camorristiche sono più pericolose è precisa e viene continuamente aggiornata. Ma per fortuna, anzi per la bravura di inquirenti e investigatori, la tensione in qualche territorio si è allentata. Resta però a livelli di allarme rosso la faida tra i Mazzarella e i Rinaldi, che si è allargata ai Contini secondo i più esperti rappresentanti delle forze dell’ordine. Lo dimostrerebbe la pesante intimidazione dell’altro ieri mattina in via Carbonara, diretta presumibilmente a un 43enne vicino al clan con base all’Arenaccia. 
Per capire cosa sta succedendo è necessario preliminarmente stabilire se vi siano collegamenti tra i quartieri e dove. Tanto per cominciare, sono da escludere nessi tra la Sanità e quanto sta accadendo negli altri quartieri. Così come la situazione a Ponticelli sembra al momento stabilizzata, con i De Luca Bossa-Minichini che hanno preso il controllo del territorio in seguito al declino dei De Micco provocato dalle ripetute operazioni delle forze dell’ordine coordinate dalla procura antimafia e grazie anche all’appoggio dei Rinaldi e degli Aprea.
C’è invece sicuramente un collegamento tra le tensioni negli ambienti malavitosi di San Giovanni a Teduccio e le Case Nuove, dove hanno un peso fondamentale le alleanze e gli odi storici tra i Mazzarella e i Rinaldi. Le “stese” infatti, cominciate in via Padre Ludovico da Casoria sotto l’abitazione di un esponente di spicco dei Caldarelli il 3 dicembre 2017, sono continuate già 5 giorni dopo con la prima di una lunga serie di sparatorie nei pressi dell’abitazione di Sergio Grassia, luogotenente dei Rinaldi. Da allora è stato un susseguirsi di episodi simili legati a doppio filo mentre esplodevano anche i contrasti tra un gruppo di giovani degli Elia-Russo del Pallonetto-santa Lucia e omologhi legati ai Saltalamacchia dei Quartieri Spagnoli. Emblematico fu il video (diffuso dal consigliere provinciale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli) in cui si vedono due giovani armati aggirarsi in piazza Trieste e Trento in cerca di qualcuno, che per fortuna non fu trovato. Altrimenti certamente sarebbe scattato un agguato. 
Differente, almeno al momento, la situazione nel rione Sanità, luogo abitualmente effervescente. Nessuno tra gli investigatori si sbilancia troppo, ma l’impressione è che tra i Vastarella-Mauro e i Sequino-Savarese sia stata firmata una tregua che sta reggendo. Sperando di non essere smentiti subito, lo confermerebbe l’assenza di sparatorie da mesi o quantomeno la drastica e repentina diminuzione dopo un periodo di continui “botta e risposta”. Stesso discorso a Secondigliano, dove pure le frizioni  che interessava l’ambiente della Vanella Grassi e degli Abete-Abbinante sono rientrate.  

Riviera di Chiaia, pesta la moglie davanti ai figli: arrestato 40enne

NAPOLI. Gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato San Ferdinando hanno arrestato un napoletano di 40 anni, responsabile del reato di maltrattamenti in famiglia. Stamane i poliziotti sono intervenuti in un appartamento della Riviera di Chiaia dove era stata segnalata una lite in famiglia. Ad aprire la porta una donna, la vittima, appena aggredita sia verbalmente che fisicamente dal marito davanti ai loro figli. Un comportamento aggressivo, quello del marito, che era oramai divenuto consuetudine scaturendo anche da motivi banali e che la donna subiva da diversi anni. A questo punto gli agenti, dopo aver chiesto l’intervento del personale sanitario per la cura di vistose ferite che la donna ha riportato dopo l’aggressione di pochi minuti prima, hanno raccolto gli elementi utili per rintracciare il marito. Il 40enne, con precedenti di polizia, è stato intercettato in via Michelangelo Schipa. È stato arrestato e condotto presso la Casa Circondariale di Poggioreale.

Sappe: ancora telefonini nel carcere minorile di Nisida

NAPOLI. «In queste ore è trapelata la notizia del rinvenimento di ben due telefonini nella struttura minorile di Nisida, ben occultati e perfettamente funzionanti». Lo rende noto in una nota Carmine d’Avanzo, coordinatore nazionale del settore minorile del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe. «Il primo è stato scoperto dalla Polizia Penitenziaria nelle vicinanze della sala colloqui; l'altro invece, è stato rinvenuto in una cella detentiva, all'interno di una federa di un cuscino unitamente al carica batteria; lo stesso era munito anche di fotocamera. Alla luce dei numerosi ritrovamenti e sequestri di telefonini che stanno avvenendo a Nisida, nonché gli ormai continui tentativi di introdurre tali apparecchi all'interno dell'Ipm, attraverso i colloqui, si impone l'esigenza di rivedere, nel senso di rendere ancor più funzionale, l'attuale assetto organizzativo a cui è demandata la gestione colloqui, prevedendo,  per tale "servizio", l'utilizzo di moderne apparecchiature di controllo su persone e cose. Il Sappe, ancora una volta, non può fare altro che elogiare il personale di Polizia Penitenziaria di Nisida che ha rinvenuto tali telefonini, dimostrando grandi capacità professionali» conclude la nota.

Mediterranean Pride Napoli, spot contro le discriminazioni

NAPOLI. «Quasi una risposta alle ultime discriminatorie esternazioni del ministro Fontana che negano l’esistenza della “famiglia gay”, così potremmo sinteticamente definire lo spot del Mediterranean Pride of Naples 2018 ideato, scritto e diretto dall’attrice e regista napoletana Cinzia Mirabella e sostenuto e condiviso dal Comitato Provinciale Arcigay Antinoo di Napoli». Così Arcigay Napoli presenta il Mediterranean Pride che si svolgerà a Napoli il prossimo 14 luglio. «Lo spot - spiegano gli organizzatori - pone al centro della narrazione un momento ordinario nella vita di una coppia omogenitoriale, focalizzandArcigayo l’attenzione dello spettatore sui momenti che precedono la partecipazione della coppia stessa al corteo del Pride: si tratta di una famiglia composta da due giovani uomini che, dopo aver accompagnato la figlia al parco, si avviano con gli amici verso la parata del Pride, portando con sé la propria bambina». «Insomma, un delicato e raffinato ritratto familiare declinato in “salsa Pride”, volto a ribadire i valori dell’inclusione, dell’accoglienza e del rispetto che sono valori propri dell’universo storico-sentimentale della comunità LGBTI, della città di Napoli e del Pride» concludono.

IL VIDEO

Il video ideato dalla regista Cinzia Mirabella, si avvale dei videomaker Fabio Marino e Ugo De Matteo, di Andrea Axel Nobile come organizzatore generale e di Silvia Manco come Make Up Artist. Interpreti dello spot sono: Amedeo Ambrosino, Andrea Finelli, la piccola Sofia Piccirillo e, in ordine di apparizione, Sara Carbone, Paolo Gentile, Valentina Iniziato, Anastasia Mamayda, Summer Minerva, Valentina Noviello, Maria Vecchioni. Con i contributi degli attivisti del Gruppo Giovani Arcigay di Napoli, Antonio Auriemma, Gabri Capasso, Fortunatina Mastellone, Giulio Marini, Vincenzo Morlando, Silvia Schettini e Max Wine del Gruppo Over The Rainbow di Arcigay Napoli. E la collaborazione all’attore Peppe Mastrocinque. La grafica e il logo del Mediterranean Pride di Napoli sono firmati da Luciano Correale, responsabile della comunicazione visiva del direttivo Arcigay di Napoli.

Accoltella un uomo sul bus, consigliere regionale diffonde video

NAPOLI. «Chiediamo alle forze dell’ordine che hanno ricevuto il video dall’Anm di verificare immediatamente l’identità della persona ripresa nelle immagini della videosorveglianza, controllando magari se è vero che è un senza fissa dimora che vive nell’area intorno al parcheggio Brin perché, se è vero che è recidivo, rappresenta un pericolo per l’incolumità delle persone». Lo hanno detto il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, e lo speaker Gianni Simioli de La radiazza di Radio Marte che, questa mattina, hanno ricevuto un video in cui si vede una persona accoltellare senza alcun motivo il passeggero di un autobus dell’Anm. «Il video, postato in un gruppo facebook, mostra due persone che scambiano qualche parola, ma la situazione sembra tranquilla fino a quando l’uomo che è seduto nel sedile posteriore, all’improvviso, tira fuori un coltello o un cacciavite e colpisce con violenza quello seduto davanti che scappa immediatamente» hanno raccontato Borrelli e Simioli per i quali «il clima di violenza gratuita è tale che addirittura si assiste a un accoltellamento a bordo di un pullman».

IL VIDEO

Babygang, via a strategia interforze per il contrasto

NAPOLI. Una logica interforze e la creazione di strutture ad hoc per affrontare e contrastare in maniera organica il fenomeno delle babygang, le bande giovanili violente. È la nuova strategia elaborata dalla Procura di Napoli insieme alla Procura per i minorenni e alle forze di polizia che si concretizzerà in un «ripensamento delle strategie di prevenzione e di repressione», ha spiegato il procuratore di Napoli Giovanni Melillo. Polizia di Stato e Carabinieri istituiranno strutture ad hoc rispettivamente nella Squadra Mobile e nel Nucleo investigativo che si occuperanno delle bande giovanili violente, secondo un modello che, ha sottolineato Melillo, «vogliamo estendere presto anche ad altre forze di polizia, penitenziaria e locale». Il modello consiste nel «potenziamento dell'attività di indagine attraverso l'elaborazione di protocolli condivisi, il raffinamento della ricerca probatoria e il rafforzamento del coordinamento tra Procura ordinaria e Procura per i minorenni». 

IL VIDEO

Tra le novità spicca una particolare attenzione a quanto pubblicato dai componenti delle bande sui social network, diventati quasi un megafono delle attività dei gruppi violenti, connotate da sentimenti di appartenenza geografica e di protezione del territorio. Melillo parla di «deciso balzo in avanti nell'impiego delle tecnologie. Una buona parte della dimensione relazionale delle persone coinvolte si svolge proprio sui social, che diventano terreno naturale di proiezione delle attività investigative». Melillo si dice convinto che «questo nuovo metodo determinerà un innalzamento deciso dell'efficacia dell'intervento giudiziario. Siamo animati dalla convinzione che davanti a un fenomeno che desta allarme sociale si debbano aggiornare strumenti, metodi e cultura delle investigazioni». Il fenomeno delle baby gang, ha sottolineato il procuratore, «non è un fenomeno di oggi ma è antico, studiato dalle forze di polizia e nella letteratura criminologica da almeno 50 anni in tutte le parti del mondo, e ha caratteristiche diverse a seconda della società e del territorio. Siamo ben lontani dalla pericolosità dei fenomeni criminali presenti nella città e nel distretto, ma l'allarme creato nella società impone uno sforzo di riflessione e analisi al quale sono chiamate tutte le componenti del sistema». 

Le nuove strutture create ad hoc da Polizia di Stato e Carabinieri per il contrasto al fenomeno delle baby gang «potranno servire per segnalazioni in via preventiva e attivare così controlli sulle famiglie». Così Maria de Luzenberger, capo della Procura presso il Tribunale per i minorenni di Napoli. Le segnalazioni che giungeranno alla Procura per i minorenni, ha spiegato de Luzenberger, «serviranno per poter agire in maniera preventiva, ad esempio con controlli sulle famiglie per evitare l'ingresso nel mondo criminale di eventuali fratelli più piccoli, o anche come riferimento per tutti i servizi sociali e gli operatori scolastici sulle situazioni che destano allarme ma che non sono ancora sfociate in episodi gravi. Dobbiamo puntare alla prevenzione dei fenomeni».

Un «salto qualitativo» necessario «atteso che la criminalità si fa sempre più agguerrita». Così il comandante provinciale dei Carabinieri di Napoli, Ubaldo Del Monaco, ha definito la strategia interforze per il contrasto al fenomeno delle bande giovanili violente. La nuova strategia prevede, tra l'altro, la creazione di strutture ad hoc da parte di Polizia e Carabinieri: per l'Arma, la nuova struttura sarà realizzata all'interno del Nucleo investigativo. «Abbiamo aderito con passione al progetto fortemente voluto dai procuratori Melillo e de Luzenberger», ha spiegato Del Monaco, ricordando che a Napoli «c'è una collaborazione con le altre forze di polizia e una sinergia che raramente si può trovare. La condivisione è fondamentale, è il vero salto di qualità».

L'elaborazione di una nuova strategia basata su una logica interforze per contrastare il fenomeno delle baby gang «è una felice intuizione». Lo ha detto il questore di Napoli, Antonio De Iesu. «Si tratta - ha spiegato De Iesu - di una metodologia innovativa di analisi e investigazioni, allargandole per avere un quadro preventivo». De Iesu ha definito «efficace» l'individuazione di due gruppi interforze da parte di Polizia e Carabinieri che permetterà «un flusso informativo efficace. Qui a Napoli - ha concluso - si vive un momento molto positivo per quanto riguarda la sinergia con Carabinieri e Guardia di Finanza sugli obiettivi e la pianificazione delle attività».

Labrador chiuso in auto salvato dalla polizia

SAN GIORGIO A CREMANO. Ieri pomeriggio i poliziotti del Commissariato San Giorgio a Cremano sono intervenuti in via Salvator Rosa dove, in un’auto regolarmente parcheggiata, era stato lasciato un cane di razza Labrador in evidente difficoltà respiratorie. L’auto era circondata da numerose persone che hanno cercato invano di liberare l’animale. Il cane infatti aveva appena 2 cm di finestrino aperto per poter respirare ma non sufficienti a contrastare il caldo incandescente che oramai si stava sviluppando nell’auto totalmente esposta al sole. Tuttavia quei 2 cm sono stati sufficienti per consentire ai poliziotti di aprire lo sportello dell’auto mettendo così in salvo il cane a cui è stata data immediatamente dell’acqua per poter recuperare le proprie forze.

 

Colpi in farmacie con la bici, arrestato rapinatore seriale

CAIVANO. Nell'ambito di attività di indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, i Carabinieri della Tenenza di Caivano hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip presso il Tribunale di Napoli Nord, nei confronti di una persona di 46 anni, originaria di Caivano, indagata per rapina aggravata. Il destinatario del provvedimento è indiziato di quattro rapine aggravate dall'utilizzo di armi e dall'averle commesse con volto travisato, ai danni di tre farmacie di Caivano. In riferimento a uno degli episodi contestati, l'acquisizione dei video registrati dalle telecamere di sorveglianza ha consentito di risalire al mezzo utilizzato dal rapinatore per porre in essere l'azione criminosa: una bicicletta "mountain bike", lasciata all'esterno di una delle farmacie rapinate e "parcheggiata" sul marciapiedi. Partendo da questa singolarità, le attività di controllo del territorio hanno consentito di rinvenire la bicicletta in meno di 48 ore dall'evento. Analizzando, poi, i particolari del mezzo (sellino, catarifrangenti) si è riusciti ad accertarne la compatibilità con quella utilizzata dal rapinatore. Le comparazioni tra i fotogrammi ritraenti il rapinatore e la persona oggetto di indagine da parte dei militari, unitamente alla tipologia di indumenti indossati durante le azioni criminose, puntualmente rinvenuti nella disponibilità dell'indagato e posti sotto sequestro, così come il cric di un'autovettura, utilizzato per minacciare uno dei farmacisti rapinati, hanno consentito di individuare l'autore delle rapine.

San Giovanni a Carbonara, torna in chiesa la scultura rubata

NAPOLI. Una preziosa scultura del XVI secolo, raffigurante San Giovanni e opera dell'artista Girolamo Santacroce, è stata restituita oggi dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale alla Chiesa di San Giovanni a Carbonara di Napoli, dalla quale era stata trafugata nel 1977. La statua è stata restituita dal tenente colonnello Nicola Candido, comandante del Reparto Operativo dei Carabinieri Tpc, alla presenza di Luciano Garella, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Napoli, di Riccardo Naldi, professore dell'Università “L'Orientale" del capoluogo campano e di Luciana Festa, dell'Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro. Il 'San Giovanni' faceva parte dalla parete frontale della cappella della chiesa napoletana, edificata da Galeazzo Caracciolo di Vico nel 1516. La scultura è stata recuperata grazie alle investigazioni dei militari della Sezione Antiquariato del Reparto Operativo Tpc, iniziate nel 2015 quando, nel corso dei controlli sugli antiquari, i carabinieri si sono concentrati su un commerciante della provincia di Lucca che, pur non risultando essere né antiquario né collezionista, aveva proposto in vendita, presso il noto mercato antiquariale di Montpellier in Francia, una importantissima scultura proveniente dall'Italia. Come al solito, la comparazione tra la foto dell'oggetto in vendita in Francia e quello della banca dati dei beni culturali rubati, assieme a rilievi tecnici sul luogo del furto e ad approfondimenti negli archivi storici, hanno permesso di appurare con assoluta certezza che si trattava della scultura rubata negli anni settanta. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore di Roma Tiziana Cugini, hanno consentito di localizzare, anche tramite la cooperazione Iinterpol, l'opera e di accertare la buona fede dell'ultimo detentore, un antiquario belga, il quale, appresa la provenienza illecita, ha rinunciato alla proprietà, permettendone la restituzione, nel dicembre 2016, a Bruxelles, presso l'Ambasciata d'Italia, in favore dello Stato italiano. Il "San Giovanni" è stato restaurato dall'Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, e dopo 40 anni torna nella chiesa napoletana alla fruizione dei fedeli. 

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