Mercoledì 28 Giugno 2017 - 9:10

Allarme sicurezza al Cardarelli, il manager chiede l'Esercito

NAPOLI. Due dottoresse dell’Osservazione breve del Cardarelli picchiate da un paziente. È solo l’ennesima aggressione avvenuta nel più grande ospedale del Mezzogiorno. Tanto che il commissario dell’Azienda, Patrizia Caputo, ha chiesto al prefetto di Napoli Maria Gerarda Pantalone l’intervento dell’Esercito.

parla il commissario. «Quella dell’altra sera è un’aggressione che rientra nel rischio medico. Un paziente psicotico, per il quale il primario aveva già attivato misure di prevenzione, chiedendo la presenza fissa di familiari, ha picchiato i due medici - afferma la manager - Il problema sono, invece, le continue aggressioni che avvengono nei reparti. La maggior parte sono scatenate da parenti di pazienti che arrivano al pronto soccorso con codici “light” e che pretendono di essere curati prima di altri più gravi. O, ancora, da parenti di pazienti ricoverati in barella, che chiedono un letto. Il problema vero è che il Cardarelli è una cittadella nella quale ogni giorno circolano tra le 3.500 e le 4.500 persone ed è necessaria una sorveglianza adeguata. Per quanto ci riguarda - ha affermato il commissario Caputo - abbiamo attivato tutte le misure possibili: abbiamo limitato i varchi pedonali a due, abbiamo rafforzato la vigilanza notturna ai padiglioni per impedire l’ingresso dei “senza fissa dimora”».
Non ci sono soltanto le aggressioni in corsia. C’è la guerra degli appalti, con i dipendenti delle ditte che vengono minacciati e aggrediti; ci sono gli attacchi hacker al sistema informatico, con i messaggi di Anonymus che sostituiscono la home page del portale; ci sono, persino, lettere firmate “Isis” (uno scherzo di cattivo gusto). «È un segnale molto preoccupante - dice il commissario - Significa che siamo diventati un bersaglio, significa che veniamo considerati un simbolo, forse il simbolo della gestione dell’intero sistema sanitario. Dipende dal fatto che non siamo un ospedale, ma che, in Campania, siamo diventati “l’ospedale”. Per questo sono necessari interventi. Non è possibile più attendere». 

l’ordine dei medici. Anche il presidente dell’Ordine dei Medici di Napoli, Silvestro Scotti, invoca l’intervento dell’Esercito. «L’Ordine dei Medici di Napoli si sente in dovere di denunciare lo stato di assoluto abbandono nel quale i colleghi sono ormai costretti a lavorare - dice Scotti - Medici e infermieri sono come soldati di trincea; per ogni giornata di lavoro sono costretti a mettere a rischio la propria incolumità». 
Il consiglio direttivo dell’Ordine dei Medici, informa una nota, «sta lavorando su iniziative di forte impatto comunicativo, che non pregiudichino però in alcun modo l’operatività del personale, che possano incentivare una maggiore sensibilità collettiva ad un problema ormai dilagante». «Le notizie che ci continuano ad arrivare e che leggiamo sui giornali, - prosegue Scotti - anche rispetto a possibili infiltrazioni camorristiche nei nosocomi cittadini, non sono più ammissibili. Mi chiedo - conclude Silvestro Scotti - se non sia il caso di iniziare a ragionare sulla possibilità di aggravare le pene per chi si rende colpevole di simili gesti. Aggredire un medico significa attaccare la Costituzione». 

gli infermieri. «L’ennesimo episodio di aggressione al personale sanitario rende indifferibile l’intervento del Prefetto e delle forze dell’ordine». Lo ha dichiarato il presidente degli infermieri di Napoli e Consigliere nazionale Ipasvi, Ciro Carbone, commentando la grave aggressione. «Dopo quanto già accaduto nei giorni scorsi al Pronto soccorso del “Loreto Mare” e a Villa Betania - aggiunge Carbone - bisogna comprendere che non possiamo più considerare questi eventi solo come dei gravi, ma isolati episodi. Il personale infermieristico e medico sono continuamente a rischio aggressione. Quindi siamo in piena emergenza sicurezza». Carbone ha auspicato, infine, la creazione di un fronte comune con tutte le professioni sanitarie per iniziative congiunte a tutela del personale sanitario.

Festa allo zoo di Napoli, nasce una cammellina

NAPOLI. Lo Zoo di Napoli festeggia una nuova nascita, è nato il 23 maggio un altro cucciolo di cammello, questa volta femmina. Figlia di Jasmine l’esemplare femmina di cammello più giovane del giardino zoologico, si aggiunge alla famiglia ora di cinque esemplari. Alì è invece il maschio, nato il 19 aprile dall’esemplare femmina più anziano. Durante il parto si sono avute delle piccole difficoltà, come di norma accade per le mamme primipare, cioè al loro primo parto. Ma gli esperti veterinari dello zoo Pasquale Silvestre e Michele Capasso, hanno monitorato mamma e cucciolo giorno e notte, controllando i livelli di allattamento. E in poco tempo il cammello si è stabilizzato ed ora cresce bene e in salute. Ma non si è deciso ancora il nome, che sarà scelto tra le tante idee inviate sulla pagina facebook dello zoo, dove sarà comunicato quello scelto.

La nascita di un animale è una gioia per lo zoo, spettacolo di tenerezza ma anche educativo, e conoscitivo della razza. Il cammello, è un mammifero erbivoro diffuso in Asia Centrale, con la particolarità di avere due grosse gobbe sul dorso a differenza del dromedario che ne ha una. La gobba in entrambe le specie svolge la stessa funzione, come riserva di grasso da utilizzare nei periodi di scarsità di cibo, caratteristica che conferisce al cammello la capacità di resistere anche in condizioni ambientali estreme. E come molte specie di ambiente desertico cammelli e dromedari sono in grado di ritenere i liquidi e sono caratterizzati da una limitata sudorazione, cosa che consente loro di sopravvivere senza bere acqua anche per settimane, sostenuti esclusivamente dai liquidi contenuti nelle piante di cui si nutrono.

Infine il week end 13-14 giugno, oltre alle consuete attività della fattoria interattiva, animazione itinerante, spettacoli e face painting, fa parte del programma mensile dedicato al Viaggio per il Mondo con lo Zoo di Napoli, ed in particolare in questi giorni dedicato all’Oceania, con l’approfondimento didattico sugli Emù, uccelli sociali dalla pelle blu.

Discoteca nel negozio di mobili, locale sequestrato a Coroglio

NAPOLI. Controlli dei vigili urbani nei locali notturni della zona di Coroglio, spunta un negozio di mobili trasformato in discoteca senza autorizzazione. Musica ad alto volume e fasci di luci nel negozio di arredamento che si trova in via Coroglio 156. Qui gli uomini guidati dal capitano Frattini riscontravano che il negozio era costituito su 2 piani: al primo vi erano mobili in esposizione mentre il secondo piano era privo di mobili e vi era un bar che all'atto del controllo somministrava superalcolici. Inoltre vi era in atto una serata danzante e si riscontrava la presenza di circa 405 persone senza alcuna autorizzazione. Il proprietario veniva denunciato e multato, la serata veniva interrotta ed il secondo piano del locale veniva sequestrato.

Intervista con Pasquino, commissario a Bagnoli: lo deve fare il sindaco

NAPOLI. «Il commissario per Bagnoli? Lo faccia il sindaco di Napoli. Lo Sblocca Italia c’è. Il Governo Renzi ha varato un decreto che prevede misure tese a snellire alcune procedure urbanistiche. Per evitare equivoci, la soluzione tecnica migliore, è che sia il sindaco a gestire il rapporto col Governo e la Regione. Lo dico da ingegnere. Anche il presidente eletto Vincenzo De Luca è stato chiaro su questo aspetto durante la sua campagna elettorale. Bisogna fare in modo che si risolvano i problemi senza penalizzare il sindaco e la città di Napoli». Ne è convinto il presidente del Consiglio comunale di Napoli, Raimondo Pasquino, molto vicino all’ex sindaco di Salerno, al quale lo lega un antico rapporto di amicizia e di stima reciproca e tra i papabili per una poltrona nella giunta regionale che De Luca si prepara a varare, magari proprio come vice-presidente. «Non mi è arrivata ancora nessuna offerta – scherza Pasquino -, l’ho letto come tutti dai giornali. Sorrido e vivo questo clima molto serenamente. Quando De Luca presenterà la giunta, vedremo».

Intanto, però, l’ex Rettore dell’Università di Fisciano, giovedì sera, ha avuto a cena proprio De Luca e de Magistris nel suo appartamento al Vomero.

Se Pasquino fosse chiamato a ricoprire un incarico a Palazzo Santa Lucia, in consiglio comunale subentrerebbe Fabio Benincasa, non proprio su posizioni vicine alla maggioranza che sostiene il sindaco de Magistris. Non è escluso, che, per non alterare nell’immediato gli equilibri nell’assise cittadina, Pasquino possa restare presidente del consiglio fino al termine della consiliatura, per approdare in Regione il prossimo anno, con un incarico di prestigio.

Presidente, non è da tutti poter avere come ospiti al proprio tavolo il neo-governatore della Campania ed il sindaco di Napoli. Di cosa avete parlato?

«Ma si è trattato di un incontro conviviale e familiare, non di un appuntamento politico. Il sindaco era stato per alcuni giorni all’estero, in America, ed era giusto che incontrasse il presidente eletto della Regione, dopo le elezioni di maggio. La cena non ha avuto come argomenti di discussione temi politici. Si è parlato di Bagnoli, ma lo scambio di posizioni è stato veloce e senza che il sindaco o il presidente abbiano approfondito la questione».

Però, il tema è stato toccato.

«Sì, brevemente. L’unico argomento che mi è parso opportuno sottolineare è che il commissario debba essere il sindaco. Ma l’ho detto io, che non sono titolato a farlo».

Quindi il commissariamento ci deve essere?

«C’è una legge dello Stato, lo Sblocca-Italia, che lo prevede. Dal momento che il Governo ha deciso di fare un commissario, per superare lo stallo è necessario che l’incarico sia affidato al sindaco».

Perché?

«In questo modo, gli eventuali poteri sottratti alla città dal commissariamento vengono recuperati nominando commissario il sindaco. È una questione di opportunità. Io che ho fatto l’ingegnere cerco di trovare una soluzione empirica ad un problema che non è tecnico, ma politico. Non è pensabile un’altra soluzione».

De Luca è d’accordo?

«La sua posizione l’ha espressa in campagna elettorale. Il risanamento va fatto, ma non si possono penalizzare il sindaco e la città. L’ultima parola spetta al Governo Renzi. Bisogna capire come farà a far quadrare il cerchio. Certamente, in passato c’è stata una polemica tra Comune e Governo che può avere un peso in questa vicenda. Ma, se l’articolo 33 dello Sblocca-Italia, prevede che prima di procedere alla nomina il Governo debba “sentire la Regione”, è chiaro che se la filiera delle istituzioni, Comune e Regione, naviga nella stessa direzione, si possono avere risultati positivi».

In questi giorni si fa spesso il suo nome per possibili incarichi di governo nella prossima giunta regionale. Come vive questa situazione?

«Con grande serenità. Nessuno mi ha fatto proposte di questo tipo. Lo leggo dai giornali. Sorrido. Sono stato Rettore dell’Università. Sto lavorando. Ho degli impegni. Non sono disoccupato».

Ne avete parlato anche a cena?

«Assolutamente no».

Ma se De Luca glielo chiedesse?

«Se me lo chiedesse, a quel punto mi porrei il problema. Quello che so è che De luca sta lavorando alla sua squadra. Io non rappresento né un partito, né interessi. Sono il presidente del consiglio comunale di Napoli e sono soddisfatto di quello che faccio. Ho contribuito in questi anni alla governabilità del consiglio. Di tutto il resto parleremo quando De Luca presenterà la squadra».

E sulle comunali 2016 non si è detto nulla? De Magistris ha già annunciato che si ricandida.

«Parlarne adesso non avrebbe senso. Tra 15 giorni può cambiare il mondo».

Ma lei ci pensa ad una possibile candidatura a sindaco l’anno prossimo?

«La escludo assolutamente».

NapoliServizi, buco da sei milioni: il manager verso l'addio

NAPOLI. La NapoliServizi chiude il bilancio 2014 con i conti in rosso: un passivo di 6 milioni di euro. Fatture non riconosciute dal Comune per lavori di manutenzione e pulizia eseguiti nel 2012 e nel 2013. Intanto, la società ha dato avvio ad una raffica di promozioni senza bando pubblico. «Ma i soldi non ci sono per coprire il fabbisogno del nuovo personale», tuona la Cgil, che per lunedì mattina ha indetto un’assemblea generale di tutti i lavoratori alle ore 13 al maschio Angioino e minaccia lo sciopero.

«Per reperire le risorse – incalzano i sindacalisti – la società ha fatto slittare il pagamento degli stipendi di 10 giorni. Invece, di pagare a 30 giorni, a fine giugno, la mensilità arriverà il 10 luglio, a 40 giorni. Così i lavoratori avranno gravi disagi e non potranno onorare gli impegni presi con banche e società finanziarie».

Ma non finisce qui, perché il sindacato denuncia una raffica di «promozioni avvenute negli ultimi mesi senza bando pubblico. Su tutte queste vicende – tuona – stiamo preparando un dossier che invieremo alla Corte dei Conti e alla Procura».

Intanto, il management della società si riunisce oggi per fare il punto sul rendiconto di bilancio. A rischio la poltrona dell’amministratore delegato Domenico Allocca. La patata bollente della NapoliServizi è stata anche al centro di un lungo confronto tra il sindaco Luigi de Magistris ed il gruppo consiliare Idv, che ieri mattina è tornato a chiedere con forza un cambio nella direzione della società partecipata del Comune.

 

È GUERRA ALLA CGIL. Intanto, scoppia la guerra tra la governance della NapoliServizi e la Cgil-Filcams e la Sll. Con una nota al vetriolo (protocollo 002223/15), inviata ieri alle segreterie provinciali di Cgil-Filcams e Sll, e per conoscenza, al sindaco, alla prefettura, alla questura ed alla Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, il management della società risponde a muso duro alla proclamazione dello stato di agitazione da parte dei lavoratori. Il volantino diffuso dai sindacati, secondo la NapoliServizi, avrebbe dei contenuti «falsi e calunniosi», pertanto la società «ha dato mandato ai propri legali di procedere a sporgere formale querela» nei confronti dei sindacati. Inoltre, «sospende, con effetto immediato, ogni relazione sindacale con le due organizzazioni», e dichiara che non aderirà «a nessuna procedura di raffreddamento», in quanto «le modalità con le quali è stato proclamato lo stato di agitazione» sarebbero «anomale e non conformi alla legge». Non conterrebbero in sostanza «l’indicazione dei motivi della controversia collettiva per la quale si intende proporre reclamo».

Ma i sindacati non ci stanno e minacciano ricorso.

 

L’IRA DEI SINDACATI. «È assurdo che un’azienda pubblica non riconosca più la Cgil come interlocutore – afferma Rosario Andreozzi, rsa NapoliServizi Filcams Cgil - e inviti i dirigenti di servizio a non parlare con i rappresentanti del sindacato. Questa azione viola l’articolo 28 dello statuto dei lavoratori».

 

Ma cosa contestano i sindacati?

 

«ASSUNZIONI». In primo luogo, l’assorbimento di 114 lavoratori da Elpis (54) e Lsu (60) da gennaio 2015 che non troverebbe copertura finanziaria. «Il contratto di servizio tra la NapoliServizi ed il Comune prevede uno stanziamento di 68,5 milioni – spiega Andreozzi -. Il consiglio comunale non ha mai approvato l’aggiornamento del contratto per l’assunzione di questi lavoratori e la fusione del ramo d’azienda di Elpis. Per questo, siamo preoccupati che anche il bilancio 2015 si chiuderà in passivo. L’azienda, inoltre, ha fatto slittare il pagamento dello stipendio di 10 giorni a luglio. In questo modo recupera soldi prendendoli dalle tasche dei dipendenti».

 

«PROMOZIONI». «Non si sono tenute in alcun conto le graduatorie del 2013 – incalza Andreozzi -, formate dopo concorso pubblico con prove scritte, orali e tecniche. Sono scadute ad aprile. Subito dopo, però, si è fatta una raffica di promozioni. Cinque operai sono passati dal VI al VII livello. Tra questi anche chi occupava le ultime posizioni in graduatoria e non era proprio presente. Nominati senza bando 3 ispettori. Mentre ci sono casi di doppio passaggio di livello, dal quarto al sesto, sempre senza bando. Promossi in unità complesse anche dipendenti con la terza media».

 

«ZERO CONTROLLI». «La NapoliServizi – aggiunge Andreozzi – è un’azienda pubblica in house del Comune di Napoli soggetta al controllo analogo dell’amministrazione, che prevede l’invio periodico di ispettori per verificare che tutto funzioni bene. Ma il Comune da due mesi non effettua più controlli. Perché?».

 

«DISMISSIONI FERME». «Quando sono stati costituiti i 18 servizi distinti in Unità Complesse e Semplici, l’ufficio adibito alla vendita del Patrimonio comunale è stato dichiarato Unità Semplice, come se alla società interessasse meno degli altri».

 

«MANUTENZIONI AI PRIVATI». «Abbiamo tecnici specializzati – conclude Andreozzi – e invece si affidano le manutenzioni degli immobili ai privati, pagando 9 milioni di euro».

Pomigliano, Falcone
commissario del Pd

POMIGLIANO D'ARCO. Nominato commissario il vicesegretario del Pd di Napoli Livio Falcone, che nel periodo antecedente alla scadenza della presentazione delle liste affiancò il circolo territoriale nel confronto con le altre forze politiche di centrosinistra nel tentativo, non riuscito, di allargare la coalizione in vista delle elezioni amministrative del 31 maggio. Votazioni che hanno consegnato ai dem pomiglianesi un risultato fallimentare, per il quale pochi giorni fa il segretario del partito locale Michele Tufano rassegnò le dimissioni. E ora la stoccata finale. «Un intervento teso alla ricostruzione del partito che è uscito con le ossa rotte da questa tornata amministrativa» ha spiegato il segretario metropolitano Venanzio Carpentieri.

Ucciso per furto in casa boss, luce su omicidio dopo 8 anni

TORRE DEL GRECO. Fu ucciso da un boss emergente di Torre del Greco  per avere commesso un furto in casa sua. A otto anni di distanza sono stati delineati i contorni dell' omicidio di Raffaele Ecuba, ucciso a 30 anni il 3 maggio 2007. Per quell' omicidio i carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata eseguito un'ordinanza di custodia del gip di Napoli su richiesta della Direzione investigativa antimafia nei confronti di Francesco Paolo Raiola, già detenuto nel carcere di Rebibbia per l'omicidio di Gaetano Di Gioia ed il tentato omicidio di Isidoro, delitto per il quale Raiola è stato condannato all'ergastolo.   Per arrivare alla soluzione del caso, oltre alle indagini  sono serviti i riscontri forniti da 9 collaboratori di giustizia.   Indispensabili anche le immagini del sistema interno di videosorveglianza della Circumvesuviana, in quanto il killer fuggì sui binari dopo l'omicidio, avvenuto nei pressi della stazione di Sant'Antonio. «La reazione - scrive il procuratore aggiunto della Dda di Napoli, Giuseppe Borrelli - apparentemente sproporzionata in un normale contesto sociale, nel contesto camorristico di Torre del Greco diviene strumento per chiarire e non lasciare dubbi su quali fossero i nuovi uomini da rispettare».

Assunse a scuola figli e nuora, la Procura le sequestra i beni

QUARTO. Aveva assunto, scavalcando le graduatorie e producendo falsi documenti, i due figli e la nuora, che percepivano la retribuzione senza neanche recarsi al lavoro. La Guardia di Finanza di Napoli ha eseguito stamattina un decreto di sequestro preventivo di beni nei confronti dell' ex direttore generale amministrativo dell' Istituto Comprensivo “Massimo Troisi”, Maria Grazia Franco, 63 anni, di Quarto. Il provvedimento scaturisce dalle indagini della sezione reati contro la pubblica amministrazione della Procura, diretta dal Procuratore aggiunto Alfonso D' Avino. La Franco - secondo quanto emerso dalle indagini - aveva assicurato ai figli, Alessio e Massimiliano, e la nuora, Teresa Bora Cerciello, contratti di lavoro inquadrandoli nel personale amministrativo dell' Istituto, che ha sede nel quartiere Pianura. Per raggiungere lo scopo l' ex direttore amministrativo non aveva tenuto conto dei punteggi in graduatoria ed aveva prodotto falsi certificati di servizio dell' Istituto paritario “Froebel” di Quarto, dove figli e nuora, in realtà non avevano mai lavorato. La documentazione prodotta dai familiari della Franco - che avrebbero dovuto prestare servizio al "Troisi" come personale Ata (assistenza tecnico amministrativa) - ed i fogli di presenza erano stati fatti sparire in gran parte. Le indagini della Procura sono partite dalle denunce presentate nel novembre 2013 da tre donne aspiranti a supplenze nell' Istituto scolastico, che si videro scavalcate in graduatoria da uno dei figli della Franco.  I contratti di lavoro dei figli erano stati firmati direttamente dalla madre, ed i due non si erano mai recati al lavoro. Uno di essi, Alessio, aveva percepito circa 15 mila euro di retribuzione, che sono stati sequestrati. 

Rione Traiano. In giro per la città in un'auto rubata, un arresto

NAPOLI. I Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Napoli hanno sottoposto a fermo per ricettazione di auto rubata un 30enne di Ponticelli, e denunciato in stato di libertà per lo stesso reato una 29enne di Volla, entrambi già noti alle forze dell'ordine.
L’uomo è stato notato su via Tertulliano alla guida di una Fiat 500, in atteggiamento sospetto, dai militari dell’Arma che gli hanno intimato l’alt per controlli. Alla vista dei carabinieri ha tentato la fuga venendo comunque bloccato dopo breve inseguimento. A bordo dell’auto in qualità di passeggero vi era anche una 29enne di Volla. Con successive verifiche i carabinieri hanno accertato che l’auto era stata rubata lo scorso 7 giugno ad una 54enne di San Sebastiano al Vesuvio. L’auto è stata restituita all’avente diritto. Il fermato è stato associato al carcere di Poggioreale.

Vende la droga degli Abete-Abbinanate: presa pusher in gonnella

NAPOLI. I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Napoli Stella hanno arrestato per spaccio e detenzione di stupefacente Ranucci Maria, 35 anni, residente a Sant’Antimo, già nota alle forze dell'ordine. La donna è stata notata in via Ghisleri, nel complesso di edilizia popolare chiamato “Lotto “T/A”, area sotto l’influenza del clan camorristico “Abete-Notturno”, mentre spacciava stupefacenti a giovani acquirenti. Bloccata e perquisita la donna è stata trovata in possesso di 20 grammi di eroina, divisa in 23 dosi, contenuti in un pacchetto di sigarette che la aveva nascosto dietro la ruota di un’auto in sosta e di 22 euro in denaro contante, ritenuti provento d’illecita attività.
L’arrestata è stata tradotta nel carcere di Pozzuoli.

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