Mercoledì 28 Giugno 2017 - 9:08

Santa Maria La Carità, arrestato per possesso di crack

SANTA MARIA LA CARITÀ. Le indagini dei carabinieri di Gragnano hanno portato a trarre in arresto per detenzione di crack a fini di spaccio Giuseppe Scarica, un 37enne di Pompei già noto alle forze dell'ordine, trovato in possesso, a casa, di 4 grammi di crack, un bilancino di precisione e 75 euro in banconote di vario taglio.
dopo le formalità è stato tradotto ai domiciliari in attesa del rito direttissimo.

Giugliano, frattura una gamba alla madre e la sequestra

GIUGLIANO. Ieri sera, gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato Giugliano – Villaricca hanno arrestato il 42enne del posto Antimo Gianluca Di Domenico, in quanto ritenuto responsabile dei reati di maltrattamenti in famiglia, lesioni gravi, sequestro di persona ed estorsione ai danni dell’anziana madre. Verso le 16.20 i poliziotti si sono recati in Via Festinese a Giugliano in quanto era stata segnalata una donna anziana chiusa all’interno del suo appartamento che chiedeva incessantemente aiuto. Giunti sul posto, gli agenti hanno subito individuato l’appartamento dal cui interno la voce di una donna anziana chiedeva  aiuto, dicendo di non poter uscire in quanto il figlio aveva chiuso la porta dall’esterno. Nell’attesa dell’arrivo dei Vigili del Fuoco chiamati per aprire la porta, è stato notato il figlio mentre si aggirava nel cortile del condominio. All’uomo è stato quindi intimato di aprire la porta. Una volta all’interno dell’abitazione hanno trovato la madre 68enne a terra in camera da letto ed impossibilitata a muoversi in quanto presa da fortissimi dolori alla gamba. Grazie all’ausilio del personale 118  la donna è stata condotta all’Ospedale Santa Maria delle Grazie dove gli è stata riscontrata la frattura del femore con prognosi di 30 giorni e le sono state prestate le prime cure. Successivamente la 68enne ha riferito di essere da tempo oggetto di incessanti richieste di denaro da parte del figlio, il quale l’ha anche di frequente malmenata. Ieri, all’ennesima richiesta, il 42enne ha iniziato a percuoterla con schiaffi e calci facendola cadere a terra  per poi colpirla alla testa con il bastone di una scopa. Dopo averla ingiuriata e minacciata è uscito di casa chiudendo la porta blindata a chiave dall’esterno. Antimo Gianluca Di Domenico è stato pertanto arrestato e subito condotto alla Casa Circondariale di Napoli – Poggioreale a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Arrestati i tre fratelli Esposito, imprenditori di Posillipo accusati di essere collegati ai clan

NAPOLI.  Gabriele, Giuseppe e Francesco Esposito sono i tre fratelli imprenditori di Posillipo arrestati questa mattina nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Napoli per trasferimento fraudolento di valori. Salvatore Maggio è stato invece arrestato per estorsione e tentata estorsione. L'inchiesta è del procuratore aggiunto Filippo Beatrice e dai pm De Falco, Parascandolo e Teresi. I tre fratelli sono noti per avere una frequentazione assidua con i giocatori del Napoli: Reina, Callejon e Higuain in particolare.

 

 

 

Investito dal treno, linea Roma-Napoli in tilt

NAPOLI.  "Sta tornando progressivamente alla normalità la circolazione ferroviaria sulla linea Roma- Formia-Napoli, fortemente rallentata dalle 14.30 alle 16.25 di questo pomeriggio per l'investimento mortale di una persona (probabile suicidio) avvenuto in prossimità della stazione di Minturno": è quanto si legge in una nota di Rfi. "Per consentire i rilievi di rito e in attesa del nulla osta dell'Autorità giudiziaria alla ripresa del servizio - spiega Rfi nella nota - la circolazione è stata inizialmente sospesa su entrambi i binari per poi riprendere, dalle 14.30, a senso unico alternato su un solo binario''. "Alle 16.25 il traffico è ripreso anche sull'altro binario. Trentasei i treni passeggeri coinvolti: un Freccia, otto Intercity e sedici regionali hanno registrato ritardi fino a due ore; otto regionali sono stati limitati nel loro percorso e tre cancellati. Fra le stazioni di Formia e Sessa Aurunca è stato istituito un collegamento con autobus'', conclude. 

Sì del Gip, Biondillo torna libero

Il Gip presso il Tribunale di Napoli ha accolto l'istanza di scarcerazione presentata dall’avvocato Dario Vannetiello, difensore di Clemente Biondillo, revocando la custodia domiciliare cui il politico di San Felice a Cancello era sottoposto da circa 5 mesi. Nonostante le gravissime accuse  di associazione a delinquere e di corruzione aggravata dall’aver agevolato il clan dei casalesi, gli arresti domiciliari furono ottenuti  grazie all'affievolimento delle accuse su decisione del Tribunale del Riesame che condivise la linea difensiva degli avvocati Dario Vannetiello e Clemente Crisci  che puntava a dimostrare che il reato di corruzione  non era giunto a compimento atteso che l’appalto pari a ben  80 milioni di euro, afferente alla zona industriale del Comune di San Felice a Cancello, non era stato aggiudicato da una delle ditte facenti capo al clan Zagaria.

Ora le argomentazioni offerte dall’avvocato Vannetiello hanno convinto il Gip Morra all'insussistenza delle esigenze cautelari. Così è stata disposta la revoca delle misura cautelare in favore sia del sindaco  ed ex consigliere regionale Pasquale De Lucia, sia nei confronti di Antonio Zagaria e  di Giunta Emilia Rita Nadia e  Luongo Oreste Fabio.

Castellammare, incendio minaccia stalle e abitato. Domate le fiamme

CASTELLAMMARE DI STABIA . Fiamme, paura e polemiche. Solo in serata gli abitanti di Madonna della Libera hanno potuto accedere alle loro abtazioni, dopo una notte d'inferno che hanno trascorso a causa di un esteso incendio, a Castellammare di Stabia. Minacciate le stalle della comunità (circa cento abitanti) che vive in quest'area alle pendici del monte Faito.
Le fiamme hanno divorato ettari di macchia mediterranea. L'incendio è iniziato in zona Camarelle, nel pomeriggio di ieri, i residenti hanno allertato i Vigili del fuoco, che sono intervenuti via terra, ma non hanno potuto domare le fiamme perché era impossibile raggiungere, con in mezzi in dotazione al distaccamento di Castellammare di Stabia, i versanti troppo a picco dell'area collinare stabiese. La situazione è peggiorata durante la notte, con gli abitanti di Madonna della Libera che hanno vegliato le numerose stalle di mucche e maiali. Il vento ha spinto le fiamme verso l'alto, ampliando il versante dell'incendio che si è avvicinato fino a 50 metri all'abitato. Il fumo era visibile dal mare. Due elicotteri hanno spento le fiamme versando acqua dall'alto. Polemiche tra gli abitanti di Madonna della Libera che affermano di non avere ricevuto per tempo i soccorsi richiesti. Tiziana Adolescente, rappresentante dell'Enpa (Ente nazionale protezione animali), che vive in zona, è accorsa per mettere in salvo i 20 gatti ai quali dà ricovero, raccogliendoli dalla strada. Indignata per la scarsa sensibilità delle persone che vivono sul luogo, ha commentato con amarezza di non essere stata avvisata da alcuno del pericolo che correvano la sua abitazione e gli animali che accudisce.

Omicidio Fortuna, in aula i “colloqui” delle bimbe

Marianna Fabozzi che in una stanza della caserma "istruisce" la figlia maggiore sulla versione da fornire ai Carabinieri, il colloquio della figlia più piccola, appena tre anni all'epoca, con la psicologa e il pubblico ministero nel quale la bimba racconta degli abusi subiti e, infine, le dichiarazioni dell'amichetta del cuore di Fortuna che dopo mesi di silenzio ricostruisce finalmente quanto avvenuto la mattina del 24 giugno 2014, il giorno in cui Fortuna Loffredo morì nel Parco Verde di Caivano. Tutti momenti catturati nei video mostrati oggi in aula nel corso della requisitoria del pubblico ministero di Napoli Nord Claudia Maone, prima parte della requisitoria dell'accusa che proseguirà nell'udienza del prossimo 30 giugno con quella dell'aggiunto Domenico Airoma. Maone ha ricostruito la vicenda avvalendosi dell'audio delle intercettazioni e delle riprese video dei colloqui con le bambine, figlie di Marianna Fabozzi, imputata con l'accusa di aver coperto gli abusi sessuali di Raimondo Caputo, a sua volta imputato per omicidio volontario e violenza su minori. Immagini forti, che hanno scosso i presenti all'interno dell'aula nel quale si svolge il processo, in particolare le immagini della bimba più piccola che, seduta sulle gambe della psicologa quasi a cercarne la protezione, spiega come avvenivano gli abusi.

Tocca poi alla figlia più grande della Fabozzi, l'amichetta del cuore di Fortuna e testimone chiave del processo, che dopo aver "subito per mesi le pressioni della madre e della nonna sulla versione da fornire agli investigatori - ha spiegato il pm Maone - dopo alcuni mesi trascorsi in casa famiglia, lontano dalla madre, decide di raccontare tutto". Secondo il pm "non ci sono dubbi sull'attendibilità della bambina", mentre al contrario non sono attendibili né Raimondo Caputo, né Marianna Fabozzi. Il primo, ha spiegato Maone, "perché prima ha detto di non aver mai abusato delle figlie, poi ha confessato gli abusi sulla figlia maggiore della Fabozzi, poi che la morte di Fortuna è stata frutto di un comportamento posto in atto dalla Fabozzi ma anche che quest'ultima sarebbe responsabile della morte di Antonio Giglio. Lui quindi avrebbe convissuto con una donna responsabile di un duplice omicidio senza dire mai nulla e spiega questo suo comportamento con il fatto che voleva rimanere estraneo alla vicenda, pur avendo abusato della figlia maggiore. Non c'è logicità". Marianna Fabozzi invece "ha negato ogni circostanza senza fornire alcuna spiegazione alternativa, anche quando le sono state contestate intercettazioni ambientali".

Diciottenne ucciso per una sospetta relazione con la donna del capoclan: tre arresti

NAPOLI. Ucciso perché si era sparsa la voce di una sua presunta relazione con la moglie del capoclan. Per questo motivo sarebbe stato ucciso Vincenzo Amendola, scomparso il 5 febbraio 2016 e il cui corpo è stato ritrovato il 19 febbraio 2016 seppellito a un metro e mezzo di profondità in un terreno nel quartiere San Giovanni a Teduccio, a Napoli. La Squadra Mobile di Napoli, eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Napoli su richiesta della Dda partenopea, ha arrestato 3 persone ritenute responsabili dell'omicidio, premeditato e aggravato, di Amendola. Secondo quanto emerso dalle indagini, l'omicidio è maturato all'interno del clan camorristico Formicola, al quale la vittima era legata da rapporti di frequentazione, e sarebbe stato deciso per "tutelare l'onore" del capoclan, attualmente detenuto. La ricostruzione dei fatti è stata svolta attraverso intercettazioni e le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che ha partecipato all'omicidio e che ha consentito non solo di trovare il cadavere, ma anche di recuperare l'arma utilizzata per l'omicidio, gettata in mare da una scogliera. La sera del 5 febbraio 2016 Amendola è stato portato nel luogo in cui doveva essere giustiziato e, fatto inginocchiare, è stato ucciso con due colpi di arma da fuoco al volto, il secondo dei quali, quello mortale, alla tempia. Le indagini hanno consentito di accertare il coinvolgimento del titolare del fondo nel quale il corpo di Vincenzo Amendola è stato ritrovato. Gli arrestati sono Giovanni Tabasco, Gaetano Formicola e Raffaele Morra, tutti di Napoli.

San Giorgio, rubano smartphone nella Circum: presi

SAN GIORGIO A CREMANO. Confusi tra gli utenti della Circumvesuviana, i carabinieri della Tenenza di Ercolano, in abiti civili, hanno sorpreso e arresto 2 complici entrambi di origini romene e già noti alle forze dell'ordine.
Ionut Zodieru, 30enne e Ionut Grigore, 22enne, sono stati bloccati dopo aver sottratto uno smartphone dalla borsa di una turista canadese che non si era minimamente accorta del furto con destrezza.
Arrestati, sono in attesa del rito direttissimo.

Studiavano i movimenti delle vittime e poi le ripulivano: preso trio di rapinatori

NAPOLI. Studiavano le vittime per giorni e colpivano solo se avevano addosso migliaia di euro. I Carabinieri della Stazione di Posillipo hanno dato esecuzione a un decreto di fermo emesso dalla Procura di napoli nei confronti di due persone già note responsabili di rapina, lesioni e porto abusivo di arma da fuoco in concorso tra loro e con altri complici in via di identificazione: sono Ciro Vollaro, 53enne di Materdei e Carmela Giamminelli, 34enne di Ponticelli (nella foto appostati davanti a una banca). Sono stati individuati come i responsabili di 2 rapine commesse a Napoli e provincia e il provvedimento è scattato dopo indagini condotte dai militari dell’Arma di Posillipo e condivise dall’Autorità giudiziaria. 
Studiavano le vittime a lungo per capire i movimenti, i giorni di deposito degli incassi ed eventuali appuntamenti in banca. La prima rapina risale al 4 aprile, quando i malviventi hanno pedinato l’impiegato di una clinica privata dalla clinica stessa fino all’esterno di una banca di via Cilea dove stava andando a depositare 20.000 euro, l’incasso delle prestazioni erogate negli ultimi giorni. Dopo averlo avvicinato in scooter hanno infranto il vetro del furgone su cui viaggiava e si sono appropriati dei soldi.  Il 31 maggio a Casandrino hanno rapinato una 72enne appena uscita dall’Ufficio postale in cui le avevano concesso un finanziamento: minacciandola con una pistola le hanno sottratto la borsa contenente 9mila euro. 
Sottoposto a fermo per rapina dai carabinieri anche un 43enne dei Quartieri Spagnoli, libero vigilato e già noto, Pasquale Ciprio. È ritenuto complice di Vollaro e di Giamminelli nella rapina perpetrata a Casandrino. Durante la perquisizione nella sua abitazione i carabinieri hanno trovato le sim card utilizzate dai rapinatori per restare in contatto durante i colpi: usavano infatti telefoni con cui si chiamavano solo e soltanto tra di loro. Dopo le formalità, Vollaro e Ciprio sono stati tradotti al carcere di Poggioreale, la Giamminelli ai domiciliari.  

 

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