Domenica 21 Ottobre 2018 - 15:13

Concorsi truccati nelle forze armate, ai domiciliari generale in pensione: indagati anche 150 candidati

NAPOLI. La Guardia di Finanza di Napoli ha eseguito 15 misure cautelari nell'ambito di un'indagine coordinata dalla Procura di Napoli su concorsi truccati per l'ingresso in forze di polizia e forze armate. Tra i destinatari della misura cautelare agli arresti domiciliari anche il generale dell'Esercito in pensione Luigi Masiello, titolare di una scuola di formazione coinvolta nell'inchiesta. 

CANDIDATO AL CONSIGLIO COMUNALE NEL 2016 CON VALENTE. Masiello è stato candidato al Consiglio comunale di Napoli nel 2016. Masiello era stato inserito nella lista Napoli Popolare, a sostegno della candidatura a sindaco dell'esponente del Partito democratico Valeria Valente. In occasione delle amministrative di giugno 2016, Masiello raccolse 343 preferenze e non venendo eletto. 

INDAGATI ANCHE 150 CANDIDATI. La Guardia di Finanza di Napoli sta notificando circa 150 avvisi di conclusione indagine ad altrettanti indagati, tra candidati e loro familiari, che avrebbero pagato somme di denaro per ottenere le risposte ai quiz per un concorso per volontario in ferma prefissata di 4 anni (VFP4), che consente ai vincitori di poter accedere alle fila delle forze armate e dell'ordine. 

Armi e droga nascoste nei tombini dei garage del Parco Arcobaleno

NAPOLI. Diversi chili di droga, armi, cartucce, passamontagna è bilancio di un’operazione eseguita ieri pomeriggio dagli agenti del Commissariato Secondigliano nel Parco Arcobaleno. I poliziotti, hanno svolto un’intensa attività investigativa che li ha portati nel parco privato di via Monte San Michele dove è stata fatta l’importante scoperta. Infatti nei tombini delle acque di scarico situati nell’area garage del complesso edilizio erano nascoste armi, munizioni ma soprattutto droga. In particolare gli agenti, con la collaborazione del cane poliziotto “Kira” dell’Unità Cinofila dell’Ufficio Prevenzione Generale, hanno rinvenuto e sequestrato 5 tavolette di hashish per un peso di circa 3,600 kg, 2 barattoli di cocaina per un peso di circa 1,200 kg, una pistola Beretta, un’altra Tanfoglio, 172 cartucce, 4 passamontagna ed un manufatto artigianale calamitato quest’ultimo utilizzato per nascondere la droga facendola aderire alle parti metalliche di veicoli oppure nelle pareti per evitare controlli. La droga, il cui valore commerciale è stato stimato intorno ai 100.000 euro, le armi e le munizioni sono state sequestrate.

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Residenti via dal centro storico, Napoli rischia di morire di turisti

di Antonio Sabbatino

NAPOLI. Evitare che l’assalto dei turisti a Napoli degli ultimi anni modifichi l’aspetto intrinseco di Partenope e, soprattutto, lasci indietro quella schiera di popolazione incapace di continuare a pagare l’affitto di un appartamento quando non proprio a rimanerci a causa dell’aumento dei prezzi e della trasformazione di molte abitazioni in strutture ricettive. Come arginare il fenomeno della “turistificazione”'? Èquanto discusso in una riunione di commissione congiunta Cultura e Diritto all’abitare. In prima linea c’è “Magnammece ’o Pesone”, realtà tra le più attive adenunciare come dietro alla gaiezza di una città melting pot grazie all’enorme flusso dei visitatori ci sia il volto serrato dei tanti che, a partire dai residenti del centro storico, fanno i conti con sfratti esecutivi ai propri danni o all’impossibilità di far fronte ai pigioni e ad altre spese dato l’aumento del costo della vita anche a Napoli. «La percentuale di crescita delle case vacanze in un anno è del 65%. In quasi 3 anni quasi 5000 appartamenti sono scomparsi per trasformarsi in case vacanze. È il tasso più alto in Europa», ricorda Alfonso De Vito del movimento per il diritto all’abitare che poi aggiunge come all’inverso Napoli abbia «la percentuale di proprietà di case più bassa del Vecchio Continente. Entro dicembre è attesa la legge regionale in materia. Ricordiamo che nel capoluogo ci sono 1600 sfratti esecutivi. Anche l’affitto di una stanza è aumentato da 200 euro rispetto a qualche anno fa ai 400-450 euro di oggi». 

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Due omicidi nella faida interna agli Amato-Pagano, tre arresti

NAPOLI. La Squadra Mobile presso la Questura di Napoli ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare che ha disposto il carcere per 3 indagati, emessa dal Gip presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, nei confronti dei soggetti ritenuti responsabili sia dell’omicidio di Antonio Ruggiero sia di Andrea Castello, avvenuti a Melito rispettivamente il 13 ed il 14 marzo 2014.   

LE INDAGINI. Le attività di indagine, fondate su dichiarazioni di collaboratori di giustizia, intercettazioni ed un’ampia messe di riscontri, hanno consentito di ricostruire mandanti ed esecutori dell’omicidio per lupara bianca di Antonio Ruggiero, il cui cadavere veniva distrutto, nonché dell’omicidio, verificatosi il giorno seguente, di Andrea Castello, rimasto ucciso nell’azione di fuoco diretta all’eliminazione sua e di Castrese Ruggiero, nipote di Antonio Ruggiero, che invece sfuggiva all’agguato. 

LA LOTTA NEL CLAN. Si tratta due episodi che si inquadrano nella lotta intestina al clan Amato Pagano, scatenatasi all’indomani della cattura di Mariano Riccio, sino a quel momento capo del clan, per eliminare fisicamente i suoi fedelissimi, i cosiddetti "maranesi", in un’epurazione voluta e messa in atto da membri della componente che faceva riferimento agli Amato, i "melitesi".

Boss morto in carcere, disposta l'autopsia

di Carla Cataldo

ERCOLANO. È morto nel carcere di Cuneo dove era recluso al regime del 41 bis, Giacomo Zeno, cinquantacinquenne boss del cartello criminale dei Birra-Iacomino. Giacomo Zeno è l’uomo che per oltre un decennio ha fatto parte del clan della Cuparella, con un ruolo apicale nel clan e il supporto del fratello Stefano - anche lui recluso al 41 bis - braccio destro e cognato del padrino del sodalizio criminale, Giovanni Birra (che si trova al carcere duro nel penitenziario di Sassari). Giacomo Zeno è deceduto stroncato probabilmente da un infarto martedì. Per accertare le ragioni dell’improvvisa morte è stata disposta l’autopsia. Uomo di punta del clan Birra-Iacomino e - secondo la Dda - artefice del patto mafioso tra il suo clan, i Gionta e i Lo Russo, Zeno secondo gli inquirenti avrebbe preso parte a diversi fatti di sangue avvenuti nella città degli scavi e non solo. 

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Ricettazione e riciclaggio, sgominata banda a Monte di Procida

MONTE DI PROCIDA. Banda di 4 malviventi arrestata dai carabinieri. Dalibor Radosavljevic, 22enne di Napoli, Nebojsa Radosavljevic, 29enne, Robert Mitrovic, 27enne, già noti alle forze dell’ordine e T.I., 28enne di origine serba incensurato, sono stati arrestati dai carabinieri della compagnia di Pozzuoli per violenza, resistenza e lesioni a un pubblico ufficiale. Al 112 era stata segnalata un’Alfa Romeo “giulietta” sospetta che i militari hanno agganciato e inseguito, visto che i 4 non hanno osservato l’“alt”. Dopo una fuga di circa 3 km i malfattori si sono imbottigliati in un vicolo cieco e hanno continuando la fuga a piedi nelle campagne. Sono stati inseguiti e alla fine raggiunti e arrestati nonostante la violenta resistenza opposta ai militari. Nell’auto sono stati rinvenuti due ciondoli d’oro di provenienza dubbia, un martello, un piede di porco, 3 cacciaviti, guanti e cappellini; sulla vettura usata, inoltre, erano state apposte targhe rubate poco prima a una 28enne di  Bacoli: i 4 sono stati perciò ulteriormente segnalti all’autorità giudiziaria per ricettazione, riciclaggio e possesso di grimaldelli. Durante la fuga, saltando dal solaio di un rudere alto 3 metri, Jovanovic si è fratturato la tibia ed è ricoverato nell'ospedale di Pozzuoli mentre Mitrovic ha riportato la frattura del piede destro ed è stato medicato e dimesso con 30 giorni di prognosi. Nella colluttazione un militare ha riportato contusione alle dita della mano destra. Gli arrestati sono in attesa del giudizio con rito direttissimo.

Imprenditore legato ai clan, confiscati beni per 16 milioni

NAPOLI. Il Centro Operativo Dia di Napoli ha eseguito un decreto di confisca, emesso dal locale Tribunale-Sezione Misure di Prevenzione, nei confronti di Bruno Potenza, imprenditore vicino a contesti criminosi anche di natura organizzata di stampo camorristico e figlio di un esponente di una delle più note "paranze" di contrabbandieri partenopei. La confisca ha interessato undici unità immobiliari, quattro società con intero patrimonio aziendale (tra cui la citata sala ricevimenti di Pozzuoli), tre autoveicoli e un natante (Cigarette modello Bullet bimotore), 23 rapporti finanziari tra depositi bancari nazionali e polizze, per un valore di oltre 16 milioni di euro. Le indagini effettuate, avvalorate da una "rogatoria internazionale" riguardante l'analisi di operazioni finanziarie sospette con la Svizzera, hanno evidenziato l'anomalia della posizione patrimoniale della famiglia di Bruno Potenza, nonché i collegamenti con personaggi legati al clan Lo Russo, attivo nel quartiere di Miano. Significativo, in tal senso, fu il ritrovamento nel 2011, durante la perquisizione effettuata dalla stessa Dia di Napoli, di 8 milioni di euro nascosti tra le intercapedini delle abitazioni dei Potenza, successivamente sottoposti a sequestro. L'operazione ha fatto emergere un ingente patrimonio accumulato nel corso degli anni, sproporzionato rispetto alle loro reali capacità finanziarie e risultato il frutto delle attività illecite perpetrate, che gli sono costate, altresì, la condanna per il delitto di associazione a delinquere finalizzato all'usura, alle estorsioni e al reimpiego-riciclaggio di denaro e beni anche in territorio estero. In tale contesto è finita sotto la lente anche la figura di Maurizio Di Napoli, il quale, pur non avendo adeguate risorse, forniva la sua disponibilità a farsi intestare e, apparentemente, ad amministrare, a seguito delle vicende giudiziarie dei Potenza, la sala ricevimenti già nota come Villa delle Ninfe a Pozzuoli, quando invece ''unico e reale'' gestore continuava ad essere lo stesso Bruno Potenza. 

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Guerra tra clan a Napoli Est, intercettato gruppo di fuoco: panico in strada

NAPOLI. Panico nella prima serata a Napoli, dove la polizia ha intercettato un commando armato che probabilmente aveva appena portato a termine una “stesa". Due pistole ed un fucile sequestrati e due persone fermate. I fatti si sono verificati intorno alle 19, in via Filippo Maria Briganti, dove gli agenti hanno visto sfrecciare 5 scooter e sono riusciti a bloccarne uno sul quale viaggiava un uomo armato di due pistole, che è stato fermato. Gli agenti hanno diramato una segnalazione, e poco dopo in via Gussone bloccato un'altra persona il cui scooter era caduto e che aveva un fucile a pompa. Contemporaneamente al 113 sono arrivate segnalazioni per colpi di arma da fuoco in via Giuliano da Maiano, nel quartiere di Poggioreale a Rione Luzzati. Sabato scorso un raid con spari in aria si era verificato proprio in quella zona e questa mattina in piazza Francesco Coppola, non molto lontano, un'auto era andata a fuoco probabilmente per motivi di natura dolosa a poca distanza proprio da dove hanno effettuato il raid di sabato. Non si esclude che gli scooter intercettati dalla polizia siano quelli del gruppo che era andato a compiere la “stesa" in via da Maiano. Potrebbe trattarsi di un nuovo capitolo nella guerra tra i clan nell'area Est di Napoli. 

Pena dimezzata per il carabiniere che uccise Davide Bifolco, un centinaio di persone in strada

NAPOLI. Un centinaio di persone sono scese in strada oggi pomeriggio a Fuorigrotta, sfilando in corteo lungo via Cinthia e bloccando per pochi minuti il traffico nei pressi dell'uscita della Tangenziale. Tra i manifestanti parenti e amici di Davide Bifolco, il ragazzo di 17 anni ucciso da un colpo di pistola esploso accidentalmente da un carabiniere, al termine di un inseguimento, la notte del 5 settembre del 2014, nel rione Traiano. Oggi la seconda sezione della Corte di Appello di Napoli ha emesso la sentenza ridotto la pena inflitta in primo grado al militare imputato, da 4 anni e 4 mesi a 2 anni. Una decisione fermamente contestata dai familiari del ragazzo che hanno deciso di scendere in piazza sfilando in corteo ed esponendo alcuni striscioni.  Già questa mattina in Tribunale si erano registrati momenti di tensione alla lettura della sentenza. «Due anni, solo due anni, neanche se fosse stato ucciso un cane» ha urlato una zia. La madre di Davide, quando ha appreso l'esito della sentenza, è stata colta da un malore. «È stato un omicidio volontario e invece lo hanno giudicato colposo, gli hanno dato il massimo della pena e adesso in Appello solo due anni. È tutto falsato, se questa è la giustizia italiana allora siamo rovinati: Davide è stato trattato così perché è figlio delle periferie». Queste le parole del padre.

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