Sabato 20 Ottobre 2018 - 14:28

Cimitile, due fratelli arrestati con la droga in camera da letto

CIMITILE. Andrea e Federico Napolitano, 2 fratelli di 26 e 28 anni, di Cimitile, entrambi già noti alle forze dell'ordine, sono stati arrestati dai militari della compagnia di Nola con il supporto dei colleghi dell'unità cinofila di Sarno, in provincia di Salerno, per detenzione di droga a fini di spaccio. In un'intercapedine tra il letto a castello e un armadio in uso ai 2,  i militari hanno trovato e sequestrato 870 grammi di marijuana divisa in dosi, 2 stecchette di hashish, una dose di cocaina, un sacchetto termosaldato con 32 grammi di anfetamina, contante per 1.500 euro e materiale da confezionamento.

Torre Annunziata, preso uomo vicino ai Limelli-Vangone

TORRE ANNUNZIATA. Ivan Visciano, 34 anni, di Boscoreale, già noto alle forze del'ordine, ritenuto vicino al clan camorristico Limelli-Vangone, attivo nei comuni di Boscoreale, Boscotrecase e Trecase, è stato arrestato dai carabinieri di Boscoreale a Torre Annunziata per violazione all'obbligo di soggiorno della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza.
Durante un servizio di pedinamento i militari lo hanno bloccato quando è giunto in un maneggio in via Penniniello, aveva cominciato a intrattenersi in chiacchiere quando i carabinieri lo hanno arrestato.

Due arresti per la sparatoria a Brusciano

BRUSCIANO. Sono stati notati e bloccati dai carabinieri mentre percorrevano via roma a piedi, parzialmente travisati e armati di pistole: uno dei 2 zoppicava. I militari hanno notato che esposito aveva diverse ferite d'arma da fuoco. Hanno ricostruito così che poco prima a Brusciano ignoti avevano esploso contro di loro diversi colpi d'arma da fuoco, raggiungendo Antonio Esposito ai glutei e al gomito. Quest'ultimo e mocerino erano quindi fuggiti a Pomigliano d'Arco in sella a uno scooter rubato e qui avevano tentato di rapinare una fiat panda per raggiungere più velocemente un ospedale.

Perquisiti dai carabinieri, i 2 complici indossavano giubbotti antiproiettile e sono stati trovati in possesso di 2 pistole, 25 cartucce, un binocolo, 2 scaldacolli e guanti.
Tratti in arresto, sono stati trasportati in ospedale.
A Esposito sono state medicate le ferite d'arma da fuoco; adesso è ricoverato non in pericolo di vita ed è in attesa di essere sottoposto ad intervento.
Mocerino è stato dimesso con prognosi di contusioni multiple. Dopo le formalità, mocerino è stato tradotto al carcere di poggioreale, mentre esposito è piantonato in ospedale.

 

Partite truccate, chiesti sei anni di squalifica per Armando Izzo

L’inchiesta relativa alla presunte partite combinate della serie B del campionato 2013-2014 è entrata nel clou.

Oggi i rappresentanti della Procura Federale hanno formulato pesanti richieste avendo chiesto molti anni di squalifica per tutti i calciatori coinvolti nella vicenda e ben sette punti di penalizzazione per la squadra dell’Avellino. Sei anni per il difensore Armando Izzo. 

Hanno rassegnato le proprie conclusioni anche tutti i difensori dei deferiti riportandosi alle memorie difensive depositate presso gli uffici della Federazione nei giorni scorsi.

Non è però dato sapere se il procedimento si è veramente concluso in quanto il Tribunale è chiamato a valutare alcune richieste di rinvio per difetti procedurali formulate da alcuni difensori negli atti scritti e di cui il Tribunale già era conoscenza . 

In particolare, l’avvocato Dario Vannetiello, nella qualità di difensore dell’ex capitano dell’Avellino  Francesco Millesi, ha eccepito la violazione del diritto di difesa in quanto la Procura Federale ha versato agli atti del fascicolo una serie di prove solo l’ultimo giorno assegnato alla difesa per il deposito delle memoria difensive. 

Sono stati  solo pochi giorni fa prodotti i flussi sulle scommesse sportive e numerose intercettazioni oltre a plurimi sms ritenuti dagli inquirenti indizianti.  

La difesa si duole di non aver avuto il tempo necessario  per studiare gli atti di recente acquisiti. 

Sulla fondatezza della  eccezione, a cui si sono associati tutti gli altri difensori, il Tribunale si è riservato di decidere e l’esito sarà presto noto.

Le ultime acquisizioni probatorie fanno emergere un dato significativo.

Come si ricorderà, da tempo il difensore di Millesi, già nella memoria depositata alla Procura Federale e diffusa dai mezzi di stampa  alcuni mesi orsono,  aveva rappresentato che non vi erano  agli atti le ricevute attestanti le scommesse calcistiche, acquisizione doverosa soprattutto per verificare se  erano state effettuate le due  scommesse di ben quattrocentomila euro ognuna per le due partite Moena – Avellino e Avellino - Reggina come riferito dai due pentiti Accurso .

Orbene, è avvenuto un  colpo di scena in quanto, dalla analisi dei flussi delle scommesse che la Procura Federale all’esito dell’invocato approfondimento ha versato in atti, pare  emergere che per una delle due partite le scommesse sono solo pari ad euro 44 mila a fronte dei 400 mila riferite dai pentiti.

Ne consegue che si è rivelata più che opportuna la verifica sulla quale l’avvocato Vannetiello insiste da tempo.  

Tuttora i flussi ed i nuovi atti investigativi sono oggetto di attenzione da parte dei difensori  dei deferiti .

Qualora il Tribunale Federale ravvisi la violazione del diritto di difesa concederà un termine  per consentire agli avvocati di interloquire efficacemente sulla nuova documentazione pervenuta nell’oramai corposo fascicolo; diversamente emetterà la decisione che conclude il primo grado di giudizio.                        

             

Rapinatore di minori, arrestato sotto scuola

Rapinatore di minori all’uscita di scuola arrestato dalla Polizia

Carmine Vaccaro, pregiudicato di 20anni, era divenuto l’incubo dei giovani frequentatori di alcuni istituti scolastici, ubicati tra Piazza Carlo III e Piazza Nazionale.

Il giovane, con un complice, era ormai specializzato nel rapinare smartphone ai minori all’uscita da scuola.

Gli agenti del Commissariato di Polizia “Vasto-Arenaccia”, a seguito di laboriose indagini, nella giornata di mercoledì, al Corso Garibaldi, sono riusciti ad intercettare il 20enne che, alla vista della Polizia ha tentato di scappare a bordo del suo scooter.

Prontamente inseguito, il 20enne è stato raggiunto e bloccato dai poliziotti.

Il giovane, a seguito proprio di una rapina ai danni di minori, era destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Tribunale di Napoli, il 21 febbraio scorso.

I poliziotti, inoltre, nell’effettuare una perquisizione nello stabile ove il giovane abita con alcuni familiari, hanno anche riscontrato che ben 4 appartamenti erano energizzati con la corrente elettrica, nonostante i contatori non risultavano più attivi.

Per tale reato, infatti, è stata fatta altra comunicazione all’A.G., per il reato di furto aggravato e continuato di energia elettrica.

Sono in corso, da parte della Polizia di Stato, ulteriori indagini al fine di accertare se Vaccaro si sia reso responsabile di altre rapine

Frattaminore, sequestrati
2 chili e mezzo di hashish

FRATTAMINORE. Quando gli agenti del Commissariato di Frattamaggiore, stamane, hanno bussato alla sua porta, era per svolgere degli accertamenti di polizia giudiziaria e, pertanto, Sossio Parolisi, 19enne di Frattaminore, senza esitare li ha aperti. I poliziotti, però, hanno voluto approfondire le indagini che stavano svolgendo,  effettuando una perquisizione, scoprendo così che il giovane, sotto la zoccolatura dei mobili in cucina, aveva nascosto ben 24 panetti di hashish, per un peso di circa 2,5 chili di hashish. Inevitabile l’arresto del giovane, che è stato condotto dai poliziotti alla Casa Circondariale di Poggioreale. Continuano le indagini della Polizia di Stato, al fine di accertare per chi il giovane custodisse l’ingente quantitativo di droga.

Torre del Greco, preso spacciatore di cocaina "fresh e senza zucchero"...

TORRE DEL GRECO. I carabinieri dell’aliquota operativa di Torre del Greco hanno arrestato Amodio Calafiore, un 38enne del luogo già noto alle forze dell'ordine sorpreso in flagranza di reato a cedere una dose di cocaina a un assuntore del posto che è stato segnalato al prefetto. A seguito di perquisizioni, personale e domiciliare, i militari dell’Arma hanno rinvenuto altre 15 dosi di cocaina nascoste in un contenitore per le mentine. l’arrestato è stato tradotto ai domiciliari.

Caivano, droga nello sgabuzzino condominiale

CAIVANO. Nel corso di controlli antidroga i carabinieri della tenenza di Caivani hanno rinvenuto e sequestrato in uno sgabuzzino condominiale del complesso di edilizia popolare Parco Verde 514,14 grammi di marijuana, 13 dosi di cocaina, 23 dosi di kobret e materiale per il confezionamento in dosi.

Mistero sulla rotta Italia-Albania, sparite 30mila tonnellate di rifiuti

TIRANA. «La cooperazione fra Italia ed Albania è ad una svolta. Il ponte giudiziario fra i nostri Paesi farà da argine all’evoluzione transfrontaliera della criminalità. Insomma, le nuove mafie troveranno pane per i loro denti!». I toni della conferenza stampa sono all’insegna dell’ottimismo.  Adriatik Llalla, Procuratore Generale della Repubblica di Albania, riceve a Tirana il Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti. Un lungo confronto sul contrasto ai traffici di droga ed armi, sulla lotta al riciclaggio mafioso, ed ancora scambio di dati e numeri da approfondire. 
«Indagini riservate arriveranno a breve nella fase cruciale», sussurrano nei corridoi del Palazzo di giustizia albanese, ma nessuno – fra i presenti alla conferenza stampa – si azzarda ad avanzare ipotesi sui comuni interessi investigativi. Zero indiscrezioni, insomma, tranne una domanda “impertinente” sul traffico illecito di rifiuti provenienti dall’Italia e smaltiti, spesso illegalmente, nel territorio della Penisola balcanica. 
«Procuratore, migliaia di containers provenienti dal porto calabrese di Gioia Tauro e diretti in Macedonia sono sbarcati a Durazzo e scomparsi lungo il tragitto… Sembra contenessero rifiuti urbani e industriali. L’Albania è diventata la nuova pattumiera d’Europa?», incalza un cronista. L’alto magistrato fa un cenno con lo sguardo ed alza le spalle. Dribbla la domanda, ma lo fa soltanto per il rispetto del segreto istruttorio che è necessario mantenere sui processi in corso. 

 È vero, Italia ed Albania indagano sui “rifiuti scomparsi” sulla rotta dei Balcani. Documenti in nostro possesso testimoniano che nell’anno 2016 almeno milletrecento containers, da 22 tonnellate ciascuno (28.600 tonnellate) ed ufficialmente destinati alla discarica di Dresla, in Macedonia, non hanno varcato la frontiera. Scaricati al porto di Durazzo, in Albania, dalle navi mercantili delle grandi compagnie armatrici ed imbarcati in Calabria, a Gioia Tauro, dovevano essere smaltiti a Skopje, in Macedonia – appunto – nella più grande discarica d’Europa, oggi affidata in gestione ad un’impresa italiana. 
Rifiuti urbani provenienti dalla provincia di Napoli, dalla Campania, da Bari e dai comuni di quel territorio. Perfino dalla provincia di Imperia. Ma forse anche rifiuti industriali e veleni pericolosi, ipotesi – quest’ultima – che rende l’“affaire” più inquietante e porta alla memoria gli anni bui dei veleni delle mafie. A Napoli e in Campania, terre di “mali oscuri” diffusi negli anni del più grande disastro ambientale della storia recente, sanno bene di cosa si tratti. Ed il procuratore di Tirana parla ad un uomo, l’autorevole collega Franco Roberti, che da quella regione proviene e che la storia della camorra dei “rifiuti scomparsi” la conosce da vicino per averne perseguito le oscene gesta di sangue e le funeste mire espansive dell’impresa criminale, che nella “munnezza” - interrata ai danni della salute delle popolazioni- ha trovato la fonte di business più succulenta. 

A Tirana, dicevamo, contano al momento una prima tranche di 1.300 “desaparecidos”. Containers persi sulla linea di frontiera fra Albania e Macedonia. Letteralmente spariti. Al porto di Durazzo, la sponda albanese delle merci in entrata  – si legge sui tabulati – sono certamente sbarcati ne corso del 2016. Lo confermano i numeri delle autorità portuali di Gioia Tauro e Durazzo, in nostro possesso. 
«Nel 2016 le compagnie di shipping internazionali hanno consegnato 24.816 containers provenienti da tutto il mondo ed in  transito dal porto italiano di Gioia Tauro», si legge nei report ufficiali dell’anno passato. «Di questi, 2.604 erano indirizzati in Macedonia». Ma alla frontiera di “Qafe Thane”, il varco doganale che separa Albania e Macedonia, quei containers da 22 tonnellate ciascuno non li hanno visti tutti, per l’esattezza ne sono passati solo 1.140. La lista dei transiti – in nostro possesso – parla chiaro.
E allora, dove sono finiti? Chi li ha presi in consegna? Li hanno fatti sparire in mare, come accadeva nella Calabria dei boss delle ‘ndrine, oppure sotto terra?
Le autorità macedoni, nel territorio cui era destinata la “merce”,  hanno avviato un’inchiesta ormai da tempo. Molti ipotizzano che siano stati occultati nei tunnel sotterranei e nei mastodontici bunker dell’ex regime comunista, dove la Guardia di Finanza italiana e i funzionari delle ambasciate italiane in Albania e Macedonia si sono addentrati in queste settimane alla ricerca di un “tesoro” tossico e puteolente, certamente non circoscritto ai numeri che i primi accertamenti fanno emergere.

La “traccia” delle responsabilità porta verso i palazzi del potere di Tirana e chiama in causa le responsabilità della politica del “Paese delle aquile”. 
Il Governo albanese, lo scorso anno, ha cercato con insistenza un corridoio “rapido” per l’approvazione di una legge che consentisse l’importazione dei rifiuti urbani ed industriali dai Paesi della sponda europea, Italia in primis. Sostenuta dal Primo Ministro, Edi Rama, la riforma ha provocato più di un’opposizione fra i titolari di alcuni dicasteri, compreso il Ministro con delega all’Ambiente, Lefter Koka, rappresentante  dell’altro partito al potere, lo “Lsi”, provocando così uno scontro aperto tra le massime cariche dello Stato, il Premier che ha preteso la legge e i Presidenti della Repubblica e del Parlamento, decisi a bloccare tutto.
La maggioranza dei deputati si è pronunciata dapprima a favore, poi contro l’importazione dei veleni, facendo una rapida “marcia indietro”, ma non c’è dubbio che un’autorevole “lobby” di politici avesse organizzato la “trappola” istituzionale. Ed il dibattito nell’opinione pubblica locale punta, adesso, ad individuare i vantaggi promessi o conseguiti, e la polemica infuria proprio nelle ore in cui si dimette l’ennesimo deputato dal passato torbido, colpito in Italia da un ordine di carcerazione per rapina, nonostante il favore degli elettori  lo eleggesse al rango di “onorevole”.  
L’opposizione all’importazione dei rifiuti dall’Italia è cresciuta, in questi mesi,  anche all’interno del Governo di Macedonia, ma forse troppo tardi per impedire che una parte del vergognoso capitolo dei “rifiuti scomparsi” si consumasse.

Ma torniamo indietro nel tempo per ricostruire alcuni passaggi di questa storia, tutta ancora da accertare nei suoi particolari dalla magistratura italiana, da quella albanese e da quella macedone.
È l’anno 2012. Il 14 febbraio, a Frosinone, con sede al civico 8 di via Armando Vona, viene costituita la società “Flc Ambiente s.r.l.”. Diecimila euro di capitale. Amministratore unico Massimiliano Ferrazzoli, un imprenditore originario di Sora. Pacchetto azionario controllato, al 100%, dalla Società per azioni denominata “Finanziaria Centro Lazio”, blasonata compagine di famiglia costituita nel 2005 con seicentomila euro di capitale sociale e sede nella prestigiosa Piazza del Popolo, a Roma. Sia chiaro che questa società, al momento, non risulta minimamente coinvolta nella scomparsa dei rifiuti in Albania. Ma viene in evidenza esclusivamente perché dovrebbe essere la legittima destinataria finale di quei rifiuti, che erano destinati ad essere smaltiti (legalmente, sia chiaro) nella più grande discarica pubblica macedone.
«Nel 2013», è scritto negli annali della compagnia, «la società si aggiudica la concessione per la gestione della discarica comunale di Skopje, in Macedonia, impegnandosi ad investire il mastodontico importo di 73 milioni di euro per il rinnovamento dell’impianto». Un investimento molto cospicuo, ma necessario per entrare nel grande business dell’esportazione di rifiuti dall’Italia verso il mega-impianto di Dresla.
Si legge nella brochure aziendale: «Il progetto include anche la realizzazione di un sistema di trattamento dei rifiuti industriali e ospedalieri». La Flc Ambiente è forte di un accordo con il Comune di Skopje, presente al 20 per cento nella società mista di gestione della discarica di Dresla. 
La Flc Ambiente si affaccia nel 2013 al mercato italiano del “rifiuto esportato”. Vince ad Imperia ed in 67 comuni della Provincia, poi in Campania, quindi ancora – nel 2016 – nel territorio dell’Ato della Provincia di Bari. Importi variabili, da 80 euro fino a 160 per ogni tonnellata smaltita ed in partenza dall’Italia con destinazione Skopje. Gli affari vanno bene, ed i dati di bilancio lo testimoniano. Nel 2014 figurano 18 milioni di euro di fatturato, che diventano 18 e mezzo nel 2015. 

Intanto, nel 2016 (ma forse anche prima) la Guardia di Finanza italiana comincia ad affacciarsi al business transfrontaliero della discarica di Macedonia. Eva Netkovska, funzionaria dell’Istituto per il Commercio Estero a Skopje, interrogata sulla questione da un suo superiore, scrive: «La polizia fiscale italiana, insieme con un funzionario dell’Ambasciata d’Italia in Macedonia ed un  suo collega dell’Ambasciata a Tirana, stanno conducendo un’indagine per capire se un ingente carico di rifiuti sia stato davvero scaricato in Macedonia». Ed aggiunge: «Dopo numerosi incontri con Sonja Lipitkova, Segretario di Stato per l’Ambiente, Natasha Krstevska, Direttore della Dogana, ed il sindaco di Skopje, sono giunta alla conclusione che il carico non sia arrivato in Macedonia, almeno legalmente…».
Poi, alzando il velo sui veri motivi dell’indagine, riferisce nero su bianco la realtà dei fatti: «Il team italiano sta indagando su dove siano finiti 300 containers di rifiuti – da 22 tonnellate ciascuno – che secondo i documenti fanno parte di un contratto da 1.000 containers». La Netkovska ricorda che il Governo macedone per ben due volte, nel 2016, ha respinto l’autorizzazione all’importazione di rifiuti stranieri, richiesta anche da altre compagnie locali. 
Ma allora, dove saranno finiti i containers? 
«L’indagine portata avanti dalla polizia italiana ha evidenziato la possibilità che i rifiuti siano stati sotterrati in Albania», conclude. «Secondo le nostre informazioni l’Albania risulta coinvolta nel business dei rifiuti. In alcune regioni i rifiuti vengono nascosti o bruciati. Spesso, oltre ai rifiuti normali, vengono importati anche quelli pericolosi. Lo smaltimento illecito fa circolare grandi quantità di danaro. La mafia controlla il traffico». E conclude: «I risultati ottenuti dalla polizia finanziaria italiana dovranno certamente essere resi pubblici, poiché l’Italia è direttamente accusata dall’Europa di esportare rifiuti, anche pericolosi, negli Stati balcanici».
Certo, c’è anche la “filiera” legale delle esportazioni. Ma nel 2016 è accaduto l’imprevedibile. Anche il Governo macedone ha vietato l’ingresso ai containers provenienti dall’Italia. E senza di quelli, il grande business di Dresla, della discarica più grande d’Europa, perde la prospettiva dei grandi profitti.
Ed è in quel complicato snodo istituzionale, fatto di complicità perdute, che si sono inseriti gli “squadroni della morte” dell’avvelenamento ambientale. Come nell’Argentina dei Colonnelli, sono arrivati, rapidi, a fare pulizia. I “desaparecidos” non hanno un nome e cognome, ma la sigla di latta delle scatole di acciaio sbarcate a Durazzo. I morti, in questo caso, li conterà il tempo. Il tempo tragico dei veleni che devastano e uccidono più delle armi. 

Contratti pubblici e normativa, seminario agli Scavi con Cantone

POMPEI. La Soprintendenza Speciale di Pompei organizza, in collaborazione con l’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) e il CNI (Consiglio Nazionale degli Ingegneri) lunedì 6 marzo, un seminario di studi dal titolo: “Il Codice dei Contratti Pubblici nella recente normativa”, presso l’Auditorium degli Scavi di Pompei. Si affronteranno in maniera organica le tematiche salienti della recente normativa, condividendone i punti critici e le possibili interpretazioni.
Il seminario avrà inizio alle ore 10 con gli interventi introduttivi da parte del Prof. Massimo Osanna, direttore generale Soprintendenza Pompei; del Gen. Luigi Curatoli, diretttore Grande Progetto Pompei; della Dott.ssa Maria Luisa D'Alessandro, Commissario Prefettizio Comune di Pompei; dell'Ing. Armando Zambrano, presidente Consiglio Nazionale Ingegneri. Prolusione a cura del Dott. Raffaele Cantone, magistrato e presidente dell'Autorità Nazionale Anticorruzione.
Previsti ulteriori interventi su: Servizi di ingegneria e architettura nel Nuovo Codice dei Contratti - Ing. Ferdinando Luminoso, Presidente del Consiglio di disciplina Ingegneri; Aggiornamenti sulla normativa dei Contratti e degli Appalti - Prof. Avv. Ernesto Stajano, Docente Scuola Nazionale dell’Amministrazione; Novità del Codice nell’ambito dei beni culturali - Prof. Avv. Pierpaolo Forte, Università degli Studi del Sannio;
Contratti per i beni culturali - Magg. CC. Francesco Quarta, Ministero della Difesa.
I lavori saranno coordinato dall'architetto Mariano Nuzzo della Soprintendenza Speciale di Pompei.

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