Sabato 16 Febbraio 2019 - 0:44

Curato con l'omeopatia:
a 4 anni muore
di polmonite, genitori
a processo

LECCE. Avrebbero curato solo con l'omeopatia il figlio di 4 anni, malato di polmonite, che poi sarebbe morto. Padre e madre sono stati rinviati a giudizio dal gip del Tribunale di Lecce: il processo inizierà il 24 febbraio. La vicenda risale all’ottobre del 2011 quando il bimbo arrivò in ospedale denutrito e sottopeso e con una polmointe batterica in corso. Prima che l'attenzione degli inquirenti si concentrasse sui genitori furono indagati per omicidio colposo tre medici in servizio nell’ospedale di Tricase, dove il bimbo fu ricoverato d’urgenza e morì poche ore dopo. La Procura di Lecce aveva chiesto l’archiviazione di tutte le posizioni, ma il giudice ha archiviato solo la posizione dei medici, mentre per i genitori prima ha imposto l’accusa coatta e ora ha disposto anche il rinvio a giudizio.

Ischia, sequestrati 300 chili di botti illegali

ISCHIA. Ben 300 chilogrammi di botti illegali sequestrati a Ischia. È il bilancio di un'operazione messa a segno dagli uomini del commissariato dell'isola, che hanno effettuato una perquisizione presso una abitazione ubicata in via Finestra, a Barano d’Ischia. I poliziotti hanno infatti rinvenuto un quantitativo di ordigni esplosivi artigianali, del peso complessivo di 300 chilogrammi circa, del valore di 30.000 euro, i quali venivano debitamente sottoposti a sequestro in attesa di determinazioni da parte della competente autorità giudiziaria. Venivano nella circostanza denunciati per detenzione abusiva di esplosivi un 76enne ed un 37enne entrambi di Barano d’Ischia. I due sono stati anche segnalati al prefetto di Napoli per l’adozione del divieto di detenzione di armi, in quanto titolari di licenza di porto di fucile da caccia, sarà avviato nei loro confronti anche un provvedimetno amministrativo di revoca degli stessi. I due baranesi sono stati pertanto sottoposti a ritiro cautelare delle armi da loro legalmente detenute e di oltre 1.000 munizioni.

 

 

 

Monte di Procida, il negozio vendeva cesti natalizi rubati

MONTE DI PROCIDA. I carabinieri della stazione di Monte di Procida hanno denunciato in stato di libertà un 53enne e un 44enne del luogo, il titolare e un dipendente di un'attività commerciale, ritenuti responsabili di ricettazione. Nel corso di perquisizione effettuata per la ricerca di generi alimentari di dubbia provenienza i militari dell'Arma hanno rinvenuto nel negozio 10 cesti natalizi che sono risultati essere parte del provento di un furto consumato i primi di dicembre a un autotrasportatore di Terracina.

Presi 4 spacciatori in penisola sorrentina

SORRENTO. Stamane i carabinieri della compagnia di Sorrento hanno eseguito 4 ordinanze cautelari ( 1 in carcere, 2 ai domiciliari e 1 di divieto di dimora nella province di Napoli e Salerno) emesse dal gip del tribunale di Torre Annunziata su richiesta della locale Procura della repubblica nei confronti di altrettanti giovani ritenuti responsabili di spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marjuana. In carcere è finito Valentino Cirillo, 25enne di Torre Annunziata; ai domiciliari Michele Donnarumma, 27enne della penisola sorrentina e Armando Ferraro, 24enne della penisola sorrentina; divieto di dimora nele province di Napoli e Salerno per Eduardo Veniero, 22enne della penisola sorrentina.

Pollena Trocchia, rapina all'ufficio postale con sequestro di persona: un arresto

POLLENA TROCCHIA. I militari della Tenenza di Cercola hanno dato esecuzione a un?ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Nola, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di Giovanni Perrotta,  44enne di Napoli, ritenuto responsabile del reato di rapina aggravata e sequestro di persona. La misura trae origine da un'indagine avviata a seguito della rapina commessa il 31 gennaio 2015 ai danni dell'ufficio postale di Pollena Trocchia, in cui l'indagato, in concorso con altri soggetti allo stato non identificati, si avvicinava agli impiegati all'atto dell'apertura e li minacciava con una pistola, costringendoli a disattivare l'allarme, a dirigersi negli uffici e a consegnare i telefoni cellulari per evitare che chiamassero i soccorsi. All?arrivo della direttrice, i rapinatori la costringevano ad aprire la cassaforte a combinazione, tenendo i presenti sotto minaccia delle armi, impossessandosi della somma di 35.200 euro. L'autore della rapina è stato individuato grazie ad un?impronta papillare repertata su una scrivania dell'ufficio postale, nonché attraverso le immagini estrapolate dal sistema di videosorveglianza e al successivo riconoscimento dalle vittime in sede di individuazione fotografica.

Baby prostituta si ribella agli aguzzini, studierà per diventare estetista

NAPOLI. Prostituta già a 16 anni, ridotta in schiavitù da una banda di connazionali senza scrupoli che con l'inganno l'ha sottratta alla famiglia per farla venire in Italia, una giovane albanese ha accettato il percorso di recupero che le è stato prospettato dall'Unità operativa tutela emergenze sociali e minori della polizia Municipale di Napoli per studiare e frequentare corsi di formazione per estetista e parrucchiere voltando le spalle al mondo della prostituzione. La giovane, privata dei documenti dai suoi aguzzini che la drogavano e derubavano dei guadagni, non parla italiano e per mesi è stato impossibile risalire alla sua identità. Ieri, dopo che ha raggiunto la maggiore età, ha detto si' al programma di recupero che si concluderà con il riconoscimento del permesso di soggiorno. La giovane ora vive in una struttura protetta.

Meglio in galera che in strada a Natale, si fa arrestare

NAPOLI. A Natale meglio in galera con vitto e alloggio assicurato che in strada. È quello che ha riferito Modou Sarr, trentasettenne senza dimora originario del Gambia, che pur di farsi arrestare e assicurarsi così un tetto e un pasto caldo, ha dato fuoco a un'auto in sosta all'interno di un distributore di carburante a San Tammaro, nel casertano. Sono stati i carabinieri della compagnia di Santa Maria Capua Vetere ad arrestarlo, dopo che l'uomo si era avvicinato a un'autovettura il cui proprietario era impegnato nell'attività di rifornimento e, con un accendino, vi aveva appiccato il fuoco. Subito un dipendente della pompa di benzina ha estratto la pistola per l'erogazione del carburante e ha versato un secchio d'acqua sulle fiamme, evitando così l'esplosione dell'impianto gpl. Per essere più sicuro di ottenere l'effetto, Sarr non si è limitato a compiere questo singolo episodio, ma si è avvicinato ad altri veicoli con il medesimo proposito. È stato allora che c'è stato l'intervento dei carabinieri. Una volta fermato, l'uomo ha riferito ai militari dell'Arma di aver compiuto il gesto poiché era sua intenzione essere arrestato in quanto indigente e privo di mezzi di sussistenza. Ora sarà giudicato con rito direttissimo.

Camorra, preso latitante
di San Giorgio: faceva
il cameriere in Spagna

NAPOLI. Era latitante e ricercato in ambito internazionale da più di 7 anni, ma i carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli l'hanno individuato e catturato in collaborazione con le autorità locali a Valencia, la terza città spagnola. Lo hanno trovato nel ristorante "A mi manera", a pochi metri dal mare, dove da tempo lavorava sotto falso nome. Con lui, a Valencia, aveva trasferito tutta la famiglia. Si tratta del latitante Pasquale Brunese, 44 anni, originario di San Giorgio a Cremano, già noto alle forze dell'ordine e ritenuto contiguo al clan camorristico dei "De Luca-Bossa", operante per il controllo degli affari illeciti nell'area orientale di Napoli e nell'immediato hinterland del capoluogo campano. Era ricercato dal settembre del 2008 ed era sfuggito all'esecuzione di un ordine di carcerazione della Procura Generale di Milano, perché condannato a 9 anni e 9 mesi di reclusione per traffico di stupefacenti, falso e ricettazione. Adesso è in carcere in Spagna, in attesa di estradizione.

Pompei, falso allarme bomba al Santuario

POMPEI. Paura a Pompei per un allarme bomba rivelatosi poi falso. La presenza di una grossa valigia è stata segnalata nei giardini tra la sede del Comune e il Santuario della Beata Vergine del Rosario. La valigia si è rivelata vuota. Sul posto sono intervenuti gli artificieri

Roma Capitale, al via il processo per 42 imputati

ROMA. Quarantadue imputati, centoventuno capi di imputazione, sessantadue avvocati, trentaquattro le udienze finora in calendario. È iniziato oggi, nell'aula intestata al Giudice Occorsio presso il Tribunale  di Roma, V sezione penale , il processo “camorra capitale”. Gli imputati affiliati al clan nelle gabbie, mentre Pagnozzi Domenico, detenuto al regime del carcere duro, era collegato in videoconferenza dal carcere di Sassari. Tra i reati contestati ci sono quelli di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al narcotraffico, numerosissimi episodi droga, riciclaggio, estorsioni, usura, intestazioni fittizie di beni di lusso ed armi. Al vertice della cupola capitolina, secondo l’accusa, vi è Pagnozzi Domenico, noto negli ambienti criminali con gli appellativi di “o professore” oppure occhi di ghiaccio” per il colore azzurro dei suoi occhi, ma anche per via del suo sguardo gelido e spietato. Una definizione che, rivelano gli atti di indagine, trova riscontro anche nella circostanza che è stato l’unico ad imporre il suo potere nei confronti dei Casamonica, famiglia di etnia sinti, nota ormai a tutti per i fastosi recenti funerali del capostipite Vittorio, celebrati a Roma ed oggetto di attenzione da parte della stampa nazionale. Dopo la costituzione delle parti, il Tribunale – presieduto dalla dott.ssa Buonaventura-, ha dato la parola alle parti per le questioni preliminari e per le richieste di prova. È stato a quel punto che la difesa di Pagnozzi Domenico, rappresentata dall’avvocato Dario Vannetiello del Foro di Napoli, ha eccepito la nullità del decreto di giudizio immediato in quanto, a parere del difensore, le numerosissime imputazioni di cui risponde il Pagnozzi non sono state enunciate in maniera precisa. La difesa del boss campano ha anche chiesto al Tribunale di non ammettere i numerosissimi testimoni indicati dalla procura distrettuale antimafia, rilevando che la pubblica accusa non ha indicato compiutamente le circostanze sulle quali i testimoni dovranno essere sentiti. Tutte le difese si sono associate alle questioni ed alle richieste dell’avv. Vannetiello ed il Tribunale, alla luce della complessità delle questioni proposte, ha rinviato al 14 gennaio 2016, riservando a quella udienza la decisione.

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