La dicotomia tra buio e luce ... quando l’obnubilata vista apre il terzo occhio della mente, quello della percezione oltre il sensibile che, come un prisma, frammenta l’oscurità in policromia, arcobaleno ai cui piedi la pentola d’oro non è altro che un’anabasi verso le nostre emozioni, paure, voglie, desideri, libido ...

Così si è presentato lo spettacolo teatral-sensoriale COLORI – Settimo Archetipo Panico, giunto alla sua X edizione, a cura della Compagnia dell’Invidia & Compagnia del Teatro Ebbro, per la regia Medrol, Lorazepam, Moment e interpretato da Cornelius Mine-Haha, Karl Hetmann e Hidalla che si è tenuto presso il Circolo Culturale ARCI Il Bibliofilo di San Giorgio del Sannio. Alla rappresentazione ha preso parte anche il presidente della LIPS (Lega Italiana Poetry Slam) Sergio Garau.  

Sono passati dieci anni, un periodo piuttosto lungo e insolito per uno spettacolo di una compagnia amatoriale eppure COLORI continua ad essere vivo e noi sentiamo ancora l’esigenza di confrontarci e sperimentare questo effimero panico - si legge nel libretto dell’opera edito per la collana I Semi, Mille Gru Edizioni - COLORI ha avuto la fortuna di vivere in numerose città italiane ed europee, assumendo diverse versioni e varianti. È uno spettacolo che ancora oggi cresce e matura nei molteplici incontri. In questi dieci anni, non solo gli spettatori, ma anche noi siamo cambiati. Nelle varie repliche Cornelius Mine-Haha, Karl Hetmann e Hidalla sono stati impersonificati da: Alessandra D., Alessandra S., Anna, Antonio, Arianna, Chiara, Claudia, Elena C., Elena R., Francesca, Giovanni C., Giovanni S., Gloria, Gre- ta, Laura, Lorenzo, Lilli, Luciana, Maddalena, Mamadou, Dario, Marco B., Marco J., Marco R., Marina, Marta, Nicolas, Paolo, Ro- berto, Sara, Simone, Ignazio, Iride, Sergio F., Sergio G., Viviana. A ogni replica, lo spirito di COLORI si è incarnato in ogni per- sona che vi ha preso parte, contribuendo alla creazione di una performance poliedrica e mutevole, refrattaria alle definizioni e sulla quale non c’è mai una parola conclusiva. A tutte queste persone va il nostro sentito grazie”.

E a viverlo, COLORI è uno spettacolo (di volta in volta per un numero limitato di spettatori) dove la distanza e la differenza di ruolo tra attore e spettatore si assottiglia e si confonde, la cui forza è nella comunione eucaristica tra il corpo del dio uomo, fatto dei cinque sensi (udito, olfatto, tatto e gusto - la vista, come detto, è sì recisa ma la sua assenza diventa amplificatore del tutto) e dello “spirito”.

Al buio, con una combinazione di suoni, sussurri, profumi e oggetti si scivola in una nuova dimensione, per riscoprire una voglia di andare al di là di ciò che fisicamente e tradizionalmente percepiamo intorno a noi - ancora dal libretto - COLORI vuole mettere l’accento esclusivamente sul nostro modo di percepire le sensazioni per riacquistare un rapporto più solido e stabile con le nostre dimensioni più intime; non è rivolto ai sensi degli spettatori ma a tutta la loro esistenza. La vista, apparentemente negata, si rivela nella visione onirica: le parti più occulte e non rivelate hanno modo di manifestarsi in una proiezione reale e materiale. Gli altri sensi, specie nelle società occidentali abitualmente trascurati, rivendicano così un ruolo maggiore. Nel buio magmatico e cre- atore, la relazione interpersonale si smuove dall’essere una mera impressione sulla retina, ritrovando nuove ed archetipiche radici dell’umano”.

Marco Sica