Accessibilità:
-A A +A
Print Friendly, PDF & Email

Se Montaigne era nel giusto quando affermava che un uomo “non è infelice perché ha delle ambizioni, ma perché ne è divorato”, la presidente della Camera Laura Boldrin è una donna infelice. L’ambizione, infatti, la divora. Nulla la ferma nella sua inarrestabile corsa verso obiettivi sempre più temerari. Al più temerario, quello di trasferirsi da Montecitorio al Quirinale, ha dovuto tuttavia, suo malgrado, rinunciare. Per diventare la prima donna chiamata a rivestire, in Italia, il ruolo di capo dello Stato, la Boldrini si era data un gran da fare, autocandidandosi, con il pretesto che il nostro paese era ormai maturo per eleggere una donna (e chi se non lei ?) alla guida della Repubblica. Le è andata male. Sperava che Matteo Renzi, ansioso com’è di fornire un’immagine di rinnovamento, avrebbe accolto il suo “assist”. Ma così non è stato. Renzi ha scelto Sergio Mattarella e la sua candidatura non è mai decollata.

Ci sarà tempo per rifarsi (“ho solo 54 anni” deve aver pensato). Ma, deposta un’ambizione, ecco spuntarne un’altra. A quel che si sussurra nelle segrete stanze di Montecitorio, infatti, la presidente della Camera, consapevole che ben difficilmente, nella prossima legislatura, potrebbe esser rieletta alla guida della Camera, mirerebbe a divenire la leader di tutta la variegata opposizione dsi sinistra che va da quanti, all’interno del Pd sino a Sel e forse anche oltre, contestano Matteo Renzi e puntano alla costituzione di un forte raggruppamento di sinistra-sinistra che, in verità, non si sa bene quale ruolo potrebbe esercitare nel panorama politico del nostro paese.
Si spiega probabilmente così il fatto che, negli ultimi giorni, la Boldrini abbia ripetutamente preso le distanze dal presidente del Consiglio nei confronti del quale, sino a qualche tempo fa, si era mostrata, almeno formalmente, del tutto ossequiente.
È più che convinta, la nostra Laura, di avere tutte le carte in regola per ambire al ruolo di primadonna di questa costituenda sinistra-sinistra.
Si considera decisamente più idonea di Maurizio Landini non “addestrato” quanto lei a navigare nelle acque insidiose della politica; più adeguata di Pier Luigi Bersani, troppo attaccato alla “ditta” per pilotare un gruppo di scissionisti; dotata di maggior carisma rispetto a personaggi come Stefano Fassina, Filippo Civati e Gianni Cuperlo. Potrebbe impensierirla, eventualmente, la concorrenza di Massimo D’Alema (che, quanto ad ambizione, potrebbe forse darle dei punti), ma il “leader Maxio” non sembra avere alcuna intenzione di scendere in campo.
Certo, in un partito di sinistra-sinistra qual è quello che ambirebbe a guidare, potrebbero esserle di qualche ostacolo le sue origini alto borghesi, legate alla buona società marchigiana, tradizionalista e un po’ all’antica.
Certo, molti militanti, soprattutto siciliani, non hanno dimenticato lo sgambetto compiuto ai danni di Sofia Martino, l’insegnante precaria di Messina, la più votata alle primarie siciliane del partito di Niki Vendola, alla quale soffiò il posto a Montecitorio.
Certo, non sono destinate ad attirarle grandi simpatie quelle sue arie di maestrina sempre pronta ad impartir lezioni a tutti e su tutto, il suo guardare sempre dall’alto in basso i suoi interlocutori, la sua ostentata predilezione per gli abiti d’alta moda.
Ma non c’è ostacolo nella sua corsa verso le vette del potere che Laura Boldrini non sia pronta ad affrontare e a superare. È pronta, dunque, a lanciare la sua sfida a Matteo Renzi. «L’idea di avere un uomo solo al potere, contro tutti e in barba a tutti a me non piace”, ha detto, ergendosi a paladina del Parlamento e conquistandosi il plauso della minoranza pd. Ad offrirle il desto per questo inusuale attacco al presidente del Consiglio è stato l’eccessivo ricorso che questi farebbe, a suo avviso, allo strumento del decreto legge.
Renzi ha replicato accusando la presidente della Camera di essere uscita dal suo perimetro d’intervento istituzionale con valutazioni sull’opportunità di fare o non fare un decreto che non le competono. Ma il premier-segretario farà bene a non illudersi e a tenere ben alta la guardia. D’ora in avanti, avrà sul collo il fiato della Boldrini. Non è una che molla la presa.
Ottorino Gurgo