La sicurezza stradale nelle aree urbane dovrà essere il tema prioritario per l’Unione Europea e, quindi, per gli Stati membri, nei prossimi dieci anni. Lo afferma l’ultimo studio dell’ETSC - European Transport Safety Council - da cui emerge che ogni anno nella UE muoiono, a causa degli incidenti stradali, 9.500 persone nei centri urbani, il 70% delle quali è costituito da utenti vulnerabili, ovvero pedoni, ciclisti e motociclisti. In particolare, risulta che, dal 2010 al 2017, nei 27 paesi dell’Unione, sulle strade urbane i decessi stradali sono complessivamente diminuiti del 14%, ma in misura minore rispetto alle flessioni registrate sulle autostrade (-16%) e sulle strade extraurbane (-24%). La Lettonia è il Paese in cui si è osservata la contrazione annuale più evidente (8%), seguita da Grecia, Serbia, Portogallo e Polonia con il 7%, mentre la Romania è l’unico paese in controtendenza che ha visto, infatti, aumentare le vittime stradali in ambito urbano del 7% all’anno. L’Italia si è mantenuta pressoché in linea con la media annuale Ue (2,7%) al di sotto della quale, invece, si sono attestate Israele, Lituania, Finlandia, Ungheria, Germania, Irlanda, Francia, Svezia ed Olanda. Stagnanti, infine, i progressi registrati da Regno Unito, Spagna e Cipro. In rapporto alla popolazione, ogni anno, sulle strade urbane dell’Unione Europea perdono la vita 26 persone ogni milione di abitanti. Il Paese più “virtuoso” risulta essere la Norvegia con cinque vittime per milione di abitanti che precede la Svezia (9), il Regno Unito (11), i Paesi Bassi (13), l’Irlanda e la Spagna (14). Relativamente a questo indicatore, l’Italia (29 morti in città per milione di abitanti) si colloca al di sopra della media europea, mentre le peggiori perfomance si rilevano in Romania (105, quattro volte cioè la media UE), Croazia (88), Serbia (74), Cipro (60), Grecia (58) e Polonia (57). Gli utenti della strada più a rischio sono i pedoni: ben il 39% delle vittime della strada avvenute nei centri abitati rientrano in questa categoria; il 19% sono centauri; il 12% ciclisti ed il 25% è rappresentato da conducenti e passeggeri di auto. Fuori città, sulle strade extraurbane il quadro cambia radicalmente: il coinvolgimento delle utenze deboli si dimezza, scendendo al 34% (10% pedoni, 6% ciclisti e 19% motociclisti) mentre cresce notevolmente quello dei viaggiatori a bordo delle automobili. Per quanto riguarda l’Italia, lo studio dell’ETSC rileva che nei centri abitati il 31% delle vittime della strada è costituito da pedoni, l’11% da ciclisti e ben il 28% da centauri, tra cui 24% sono motociclisti e 4% ciclomotoristi. Nel nostro Paese, risulta in crescita la categoria di quelli che viaggiano sulle due ruote motorizzate, come dimostra l’aumento del parco circolante moto (+7,5%) dal 2010 al 2017. In pratica, si conta un mezzo (moto o ciclomotore) ogni sette abitanti. La ricerca, inoltre, rileva che negli ultimi tempi si stanno affermando modalità di trasporto alternative, come, per esempio, gli e-scooters, gli hoverboard, i segway che richiedono nuovi interventi legislativi, nazionali e locali, modifiche alle infrastrutture, attività di educazione e sicurezza stradale molto simili a quelli adottati in passato per favorire l’utilizzo della bicicletta. Da qui una serie di raccomandazioni per le Autorità europee al fine di migliorare la sicurezza stradale e, più in generale la mobilità, tra cui: • estendere anche a ciclisti e pedoni nozioni di educazione stradale e la consapevolezza dei rischi che si corrono sulla strada; • promuovere la ’tolleranza zero’ nell’uso di droghe e alcolici per tutti gli utenti della strada, compresi i ciclisti; • incoraggiare i ciclisti ad indossare il casco e ad utilizzare un’adeguata illuminazione di notte; • limitare la circolazione dei veicoli commerciali pesanti nelle aree urbane in determinati orari e riservare loro percorsi dedicati; • inserire nei bandi degli appalti pubblici per i servizi urbani, tra i requisiti necessari, l’Emergency Braking con rilevamento di pedoni e ciclisti; • migliorare la sicurezza delle infrastrutture, soprattutto agli incroci degli svincoli pericolosi.