Mercoledì 20 Settembre 2017 - 2:32

Stupro Rimini,
la Polonia chiederà l'estradizione

Il viceministro della Giustizia: «Servono condanne pesanti»

RIMINI. La Polonia chiederà l'estradizione dei quattro uomini arrestati per gli stupri di Rimini. Lo ha detto il viceministro della Giustizia polacco, Patryk Jaki che, intervistato da TVN24, ha sostenuto che per i quattro, qualora sarà confermata la loro responsabilità, si dovranno prevedere condanne pesanti, in modo da scoraggiare chiunque altro a commettere crimini del genere.

PROCURA - La Procura per i minorenni di Bologna chiederà la custodia cautelare in carcere per i tre minorenni accusati degli stupri di Rimini. Si tratta di due fratelli marocchini di 15 e 16 anni e di un nigeriano di 17. Il quarto appartenente al branco, ritenuto il capo, è maggiorenne: un congolese di 20 anni. Le udienze di convalida dei fermi emessi nei confronti dei tre minori, ora trattenuti nel centro di prima accoglienza di Bologna, sono fissate per domani davanti al Gip del tribunale per i Minori di via del Pratello.

La Procura di Rimini intanto ha formalizzato le accuse verso i quattro giovani: rapina aggravata, violenza sessuale di gruppo e lesioni aggravate. Lo hanno reso noto il procuratore capo Paolo Giovagnoli e il sostituto Stefano Celli. Le pene previste per tali reati si aggirano intorno ai 20 anni.

BUTUNGU - "Non c'ero, ho partecipato ad alcune feste in spiaggia, ho bevuto e mi sono addormentato, sono stato svegliato dai tre ragazzini e poi ci siamo spostati verso Pesaro", ha affermato Guerlin Butungu durante gli interrogatori, gettando dunque la responsabilità sui tre minorenni che, a loro volta, affermano di essere colpevoli solo del pestaggio ai danni del compagno della 26enne polacca stuprata ma non della violenze su di lei e sulla transessuale peruviana. Indicano, inoltre, come colpevole il congolese.

Un racconto, però, contradditorio, visto che qualcuno dei minori afferma anche che il rapporto con la vittima sudamericana - che è stata anche picchiata - è stato consenziente "dal momento che è una prostituta". Il racconto di Butungu, ritenuto dagli inquirenti il capobranco, è contraddetto invece dalle immagini delle telecamere che ritraggono il gruppo insieme, tra il primo e il secondo episodio di stupro, nel tragitto tra il lungomare e la strada statale.

Il racconto dei quattro, insomma, appare ricco di contraddizioni e falle. Uno dei minori, in particolare, afferma che facevano tutto quello che diceva Butungu in quanto soggiogati. Ammette, per esempio, il rapporto con la trans ma solo in quanto prostituta e solo dopo le percosse e la rapina che avrebbe subito ad opera del congolese maggiorenne e sostiene, per l'appunto, che il rapporto sia stato consenziente. Tutti i membri del branco, nonostante neghino l'aggressione alla coppia polacca, si sono riconosciuti nelle immagini delle telecamere che li riprendono tra i due stupri.

Il quadro probatorio degli inquirenti però resta solido, sostenuto oltre che dalle immagini anche da alcuni oggetti rinvenuti nella disponibilità del congolese, tra cui un cellulare che sarebbe frutto di una rapina in spiaggia a degli italiani, avvenuta mezz'ora prima dell'aggressione e dello stupro alla turista polacca, e un orologio che si sospetta sia del compagno della 26enne. L'udienza di convalida del fermo del 20enne congolese è stata spostata a domani.

18:25 4/09

di Redazione


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