Martedì 22 Gennaio 2019 - 2:49

Pick a Piper, tribalismo urbano al First Floor Club

Rockalvi mette a segno un altro grande concerto dal respiro internazionale 

Pulsazioni ritmiche cariche di un contemporaneo tribalismo urbano. La macchina si fonde all’uomo e batte, in extrasistole, un cuore cibernetico.

Così è stato il concerto del canadese Pick a Piper, nome d’arte e di “gruppo”, che giovedì 13 dicembre si è esibito, nella sola persona di Brad Weber, al First Floor Club di Pomigliano d’Arco, nell’ambito della sempre più pregevole rassegna musicale dal respiro internazionale organizzata da Rockalvi.

Brad Weber, producer e percussionista di Toronto, conosciuto per il suo apporto ritmico al noto Caribou (Daniel Victor Snaith), complice anche una notte di pioggia di fine autunno, ha aperto, con una chiave del presente, la porta  magica sugli ancestrali riti pagani di preghiera agli dèi della natura, denudandoli, però, del loro abito silvestre per rivestirli di elettronica convulsione e del riverbero delle pelli.

Come un moderno sacerdote-stregone, un tarantolato Pick a Piper, con la sua danza di musica, ha perfettamente ricucito, facendo da ponte, lo squarcio esistente tra gli altari di sequencer eretti alla sua sinistra e gli altari di tamburi della batteria eretti alla sua destra, costruendo un compatto tempio di muro sonoro, perfetta miscellanea di elettrico e di acustico, di pensato, ragionato, “programmato” e di improvvisato, di istintivo e di percosso. Il tutto percorso da fulminanti e ossessive linee di basso da paranoica vestale robot.

È stato indubbio e palpabile l’entusiasmo e il coinvolgimento dei presenti, che hanno assorbito le vibrazioni e le frequenze della musica sin dentro il corpo e, come sempre accade in queste occasioni in cui si assiste a musica dal vivo, a diretto contatto con il musicista, hanno potuto azzerare il distacco tra l’artista e il pubblico, in una co-partecipazione creativa di emozioni e stati d’animo.

In un periodo in cui si è persa la passione per le dimensioni live, per la concretezza e per le esperienze dirette, per rifugiarsi in un modo virtuale e liquido, spesso privo di reali contenuti, rassicura il fatto che ci siano ancora realtà in cui si suoni musica dal vivo di alta qualità e che esistano persone e organizzatori disposti ad investire tempo e risorse per una così nobile (anche se non sempre adeguatamente riconosciuta) forma che è arte prima che intrattenimento.  

Marco Sica

09:02 15/12

di Redazione


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