Venerdì 24 Novembre 2017 - 12:18

Per chi suona la campanella

Opinionista: 

Vincenzo Nardiello

La sentite? È la campanella. Quella dell’ultimo giro. Suona in Sicilia, ma l’ascolta tutta l’Italia. Lunedì sapremo se il Pd può davvero andare a casa e il centrodestra aspirare a governare, una possibilità concreta solo se quest’ultimo sarà davvero unito e alternativo alla sinistra. Cosa che oggi non è. La posta in gioco è troppo alta; enorme il rischio che le prossime Politiche ci consegnino un Governo di larghe intese grazie a una legge elettorale fatta apposta per favorirle. Sarebbe la tomba di qualsiasi possibilità di risollevare l’Italia. Una palude. Chi guarda alla Germania come esempio virtuoso, dimentica che Berlino non è Roma. Lì le grandi coalizioni funzionano per due motivi: hanno un programma preciso e s’inseriscono in un tessuto economico e sociale che funziona da sé. Col pilota automatico. Nessuna di queste condizioni esiste da noi. Qui, al contrario, le grandi intese sono grandi solo per la conflittualità politica, i danni procurati e gli affari su cui mettere le mani. La nostra storia insegna che il consociativismo, parlamentare e governativo, ha prodotto guasti inenarrabili. È stato grazie ad esso che il debito pubblico è esploso, che la spesa si è dilatata a dismisura e si è scaricato sulle generazioni successive il peso di scelte irresponsabili. C’è chi vorrebbe riportarci indietro, cancellare tutto ciò che è stato fatto perché anche in Italia si affermasse la democrazia dell’alternanza. Sognano un nuovo compromesso, che stavolta non avrebbe neanche nulla di storico. È necessario - dicono - per impedire la calata dei barbari a Cinque Stelle. Ma dimenticano che fu proprio col primo Esecutivo di larghe intese della Seconda Repubblica (Monti) che Grillo gonfiò il suo consenso. Tra i pentastellati, infatti, confluirono molti di coloro che rimasero schifati, a destra e a sinistra, da quell’esperienza devastante. Il resto preferì l’astensione. Fu grazie a un altro Esecutivo Pd-Fi, quello Letta, che il consenso al M5S si consolidò. È grazie alla prospettiva di un’esperienza analoga che oggi Grillo si candida ad esercitare la stessa funzione catalizzatrice di tutti gli indignati e i nauseati da schieramenti che si arroccano a difesa dell’esistente e rinunciano a governare, lasciando la Nazione in balia di poteri esterni e finanziari. Il tripolarismo, dunque, non è nato per caso, ma come reazione a un’alleanza innaturale. Con la sinistra frantumata e alla bancarotta, l’unica possibilità di evitare che l’Italia diventi terra di conquista per pirati anonimi e apolidi è che il centrodestra torni se stesso. Per farlo, oltre ad una coalizione vera, una cultura politica e un programma chiaro e credibile - cose che allo stato mancano -, occorrerà un impegno solenne: assicurare gli elettori che il loro voto sarà rispettato. Non puoi scegliere il centrodestra e trovarti il Pd al governo o viceversa. Altrimenti vince Grillo. Per fare tutto questo non basta una cena in un ristorante siciliano. Servono serietà e responsabilità. Fi deve smetterla di considerare possibile un accordo con Renzi dopo le elezioni; la Lega deve finirla di strizzare l’occhio a Grillo. Ovunque si voti, gli elettori europei indicano l’alleanza popolari-sovranisti come l’unica in grado di relegare la sinistra fallita all’opposizione: è questa la strada. La destra vince se fa la destra, praticando scelte identitarie e programmatiche coerenti. In fondo, se la sinistra è in crisi è perché essa ha abbandonato il proprio mondo di riferimento per allearsi con le forze finanziare della globalizzazione, riducendo la propria visione alla conquista di posizioni di potere. In una parola: il renzismo. Con quali esiti è chiaro in tutta Europa. Sarà chiaro anche in Italia?

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