Mercoledì 22 Agosto 2018 - 8:00

Un ente di controllo per la spesa al Sud

Opinionista: 

Gianpiero Falco*

Pensando alle ultime consultazioni elettorali è chiaro che il voto di protesta ha invaso o, meglio, colorato con il giallo del M5S, tutto il Sud Italia. E questo perché la politica ormai non risponde più ai problemi della gente e si è arroccata su posizioni autoreferenziali inconcludenti. Il dato noto è che la campagna elettorale dei pentastellati si è incentrata sul reddito di cittadinanza e quindi, sia poi concretizzabile o meno tale politica, la risposta della speranza, anche sola in quanto tale, è stata semplice e forte allo stesso tempo nell'individuazione del soggetto politico da scegliere. Questo fenomeno è, dunque, la rappresentazione del fallimento di tutti: sì, anche di noi imprenditori che abbiamo permesso che ciò potesse accadere. Chiaramente, il fallimento non è riferito al fatto politico in sé, ma al fatto che i cittadini non hanno avuto possibilità di lavoro per colpa dell'intero sistema. Ebbene, la mancanza di lavoro endemica crea una classe sociale ampia di disadattati alle dinamiche dell'efficienza che è molto simile alle caratteristiche proprie del disoccupato scoraggiato. Se non coincidente. Di chi cioè non crede piú al proprio futuro. Inutile aggiungere che questo diventa il problema piú importante da risolvere in una Nazione che voglia considerarsi tale. Può quindi un Paese non rendersi conto che nel Mezzogiorno gran parte dei fondi pubblici e comunitari, oltre che degli investimenti dei privati, non viene spesa per incapacità e soprattutto per la burocrazia irresponsabile? Irresponsabile sia eticamente che civilmente e penalmente, direi. Qui ci colleghiamo al nostro progetto di proporre un ente di controllo partecipato, magari partecipato dal nostro MISE e dai privati con le loro associazioni datoriali, che sia in grado di controllare lo sviluppo dei programmi territoriali e la loro attuazione sia economica che tecnica. Le emergenze sono ormai gravissime ed ormai nessun partito rappresenta istanze sociali e territoriali. Ma perché allora non centralizzare un’attività di controllo in un organismo che possa essere anche sostitutivo degli enti inefficienti che non sanno spendere le proprie risorse per i propri investimenti programmati? Quale sarebbe lo scandalo? E, a ben vedere, vi è anche tra noi associazioni datoriali una grossa colpa che è quella di agire ognuno per conto suo, in ordine sparso, senza capire che siamo tutti parte del sistema economico e ognuno di noi ha una sua valenza. Farsi concorrenza e non implementare la nostra domanda di scenario efficiente ed efficace è una assurda concorrenza dell'apparire. Io mi auguro che i miei colleghi delle altre associazioni datoriali, che cercherò di sensibilizzare sulla proposta, mi diano una grande mano, come altresì mi auguro che le forze sindacali parimenti si associno al progetto discutendo su tutto criticamente. Per concludere mi permetto di fare una riflessione sul panorama dell'offerta politica che vede secondo me la mancanza di due soggetti che visto il bipolarismo passato si sono molto omologati e quindi fondibili in un unico movimento, poiché gli estremi si sono molto affievoliti. Parlo dei social democratici e dei liberali che sono sempre stati rappresentanti del nostro sviluppo e quindi ascoltatori delle istanze delle imprese. Ma non ci sarebbe secondo voi spazio per il partito liberal democratico nello scenario politico del nostro Paese? Un partito che discuta seriamente di programmazione economica, in modo tale da ridurre gli sdraiati... al sole, e che aiuti a vivere tutti meglio con la dignità che ognuno di noi merita. A noi, quindi e non ad altri, l'ardua sentenza. Con responsabilità e semplice fermezza.  

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