Domenica 16 Dicembre 2018 - 4:44

Sorrento, dal primo giugno torna la ztl nel centro cittadino

 

SORRENTO. A partire dal primo giugno prossimo, e fino al 30 ottobre, nel centro cittadino di Sorrento torna la Ztl, la Zona a traffico limitato.

Nei giorni feriali dalle ore 19,30 alla mezzanotte, prefestivi dalle ore 19,30 alla mezzanotte e festivi, dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 19,30 alla mezzanotte, restano interdette alla circolazione veicolare i tratti di strada compresi tra piazza Tasso e l’incrocio con vico II Fuoro, tra l'incrocio con Vico II Fuoro e l’ospedale civile, lungo il corso Italia, dal civico 31 al civico 15, tra piazza Tasso e via Marziale. Ancora, in parco Tasso, via Fuorimura, viale Caruso, e infine da via Correale, nell’incrocio con via Califano, verso piazza Tasso.

«Con la chiusura del centro storico, puntiamo a ridurre i fattori di rischio conseguenti all'inquinamento - spiega l’assessore alla Mobilità Massimo Coppola - L’obiettivo è sempre quello di migliorare la vivibilità, a vantaggio dei cittadini e degli ospiti».

Per il Maresca 140 posti letto

TORRE DEL GRECO. Chirurgia generale 16 posti letto; Ematologia 8; Gastroenterologia 16; Medicina generale 20; Oncologia con Pl 16; Ortopedia e traumatologia 12; Pediatria 8, Terapia intensiva 8. E ancora recupero e riabilitazione funzionale 24 e lungodegenti 12. Per un totale di 140 posti letto. Sono i numeri che riguardano l’ospedale Maresca di Torre del Greco, inseriti nel nuovo piano della sanità campana proposto alla Regione e recepito dal Ministero per la Salute. “Questo risultato – afferma il sindaco di Torre del Greco, Ciro Borriello - premia la tenacia manifestata da tanti cittadini».

Scoperte 14 tonnellate di cozze pericolose

NAPOLI. I carabinieri del Nucleo Navale di Napoli, in collaborazione con personale del centro Riferimento Regionale Sicurezza Sanitaria del Pescato e con unità subacquee dei Vigili del fuoco, nel Golfo di Pozzuoli, ispezionando lo specchio acqueo marino di fronte i pontili ex Italsider,  hanno scoperto un enorme campo di mitili abusivo, costituito da circa 100 filari agganciati a galleggianti semisommersi in modo tale da non essere visibili. Più di 14 tonnellate di cozze che sarebbero finite a breve sulle tavole di migliaia di napoletani, andando a costituire un grave potenziale pericolo per la salute pubblica.

Omicidio Ciro Esposito, De Santis condannato a 26 anni

ROMA. I giudici della terza sezione della Corte di Assise di Roma hanno condannato l'ultrà della Roma Daniele De Santis a 26 anni di reclusione per l'omicidio del tifoso napoletano Ciro Esposito , ferito nella Capitale il 3 maggio 2014 prima della finale di Coppa Italia Fiorentina-Napoli e morto dopo 53 giorni di agonia al policlinico Gemelli. Per De Santis, presente in aula, i pm Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio avevano chiesto l'ergastolo.

Antonella Leardi, la madre di Ciro, dichiara: «La pena inflitta è congrua e giusta, per De Santis non provo odio perchè l'ho perdonato - le sue prime parole a caldo - La giustizia deve fare il suo corso, credo che qualsiasi pena serva da monito agli altri affinché quello che è successo a mio figlio non accada più. Ciro è sempre con noi». "Io credo che qualsiasi pena serva da monito perché non accada più quello che è successo a mio figlio", ha aggiunto la Leardi, la madre del tifoso napoletano, dopo la sentenza di condanna. "Non provo odio, ho sempre chiesto giustizia", ha poi aggiunto.

"Una sentenza esemplare, questo si aspetta non solo la famiglia di Ciro ma anche tutto il mondo ancora sano del calcio italiano - aveva sottolineato dal canto suo l'avvocato Angelo Pisani, legale della madre - Quanto sta ulteriormente emergendo in queste ore sul mondo del calcio - aveva aggiunto il legale - mostra ancora una volta il quadro di uno sport avvelenato, inquinato, sporco".

Nuovo agguato di camorra, in via Catone ucciso il 36enne Ivan Maietta

NAPOLI. Ennesimo agguato di camorra in città. Questa sera, in via Catone, tra Soccavo e il Rione Traiano, un uomo di 36 anni, Ivan Maietta, ritenuto vicino ai Sorianiello, è stato ucciso con quattro colpi di pistola all'addome. Trasportato al pronto soccorso dell'ospedale San Paolo, e sottoposto a un delicatissimo intervento chirurgico per cercare di arrestare la copiosa emorragia addominale, non c'è stato nulla da fare da parte dei medici che hanno potuto solo constatarne il decesso. I danni provocati agli organi interni dai quattro proiettili non hanno concesso ai medici di potergli salvare la vita. Erano circa le 19.45 quando è scattato l’allarme in via Catone. Ivan Maietta è stato avvicinato da due sicari su uno scooter: il 37enne non è morto all’sitante perché è riuscito a schivare con grande prontezza alcuni dei primi proiettili esplosi. Poi si è accasciato mentre i malviventi fuggivano e un automobilista di passaggio chiamava il 112. Poi la disperata corsa al nosocomio di Fuorigrotta, il tentativo di salvarlo e la morte sopraggiunta inesorabile. La vittima in passato era finita nel mirino delle forze dell’ordine per furto, rapina e droga. Nel 2008 Maietta fu arrestato proprio dai militari nel corso di un’operazione che pose fine a una fiorente attività di spaccio tra Fuorigrotta, il Rione Traiano e Pianura.

Moto contro auto a Terzigno, muore 20enne di Pompei

TERZIGNO. Stefano Maurino, 20 anni, ha perso la vita a Terzigno mentre, in località Boccia al Mauro, percorreva la strada dirigendosi, molto probabilmente, a Pompei, dove risiedeva. Studente universitario, Maurino si trovava in sella ad uno scooter ed ha avuto un impatto violentissimo con una Rover che giungeva dal senso opposto forse a causa di un malore. Il ragazzo ha riportato una serie di lesioni interne e si è rivelata inutile la corsa all’ospedale di Castellammare di Stabia dove è deceduto. La salma di Stefano Maurino è stata trasferita al policlinico di Napoli dove il magistrato della Procura di Nola che ha preso in carico l'incidente mortale potrebbe disporre l’autopsia.

Truccavano partite di serie B, 7 arresti nella "Vanella Grassi": coinvolto Izzo, ex Napoli e Avellino, ora al Genoa

 

 

NAPOLI. I carabinieri del nucleo investigativo di Napoli hanno dato esecuzione a un`ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP di Napoli a carico di 7 persone ritenute responsabili a vario titolo  di aver partecipato all`associazione di tipo mafioso della "Vanella Grassi", operante nei quartieri a Nord del capoluogo campano. Un`altra persona è indagata per il favoreggiamento di uno dei capi della consorteria camorristica. Altri 2 soggetti per aver alterato il risultato di partite di calcio professionistico a favore della stessa organizzazione, reati tutti aggravati da finalità mafiose. Nel corso di indagini coordinate dalla Dda di Napoli I militari dell`Arma hanno identificato i componenti la rete di affiliati vicina al capo clan Umberto Accurso (arrestato dai carabinieri l`11 maggio 2016) e individuato gli specifichi incarichi di “armiere”, “capo piazza”, “pusher” e "distributori di mesate” agli affiliati e ai familiari dei detenuti. Portata alla luce anche la capacità di influenzare alcune partite del campionato di serie B della stagione 2013-2014, in particolare di partite giocate in Campania nel maggio 2014: attraverso un "contatto" (un calciatore adesso in serie A,  Armando IZZO, ex Napoli e Avellino, ora al Genoa, indagato ma non raggiunto da misura cautelare) il capo clan e suoi sodali hanno attratto nell’orbita criminale altre persone. Queste ultime hanno messo a disposizione ingenti somme di denaro per corrompere giocatori di una squadra campana di serie B, influenzando direttamente 2 partite disputate nel maggio 2014.

Due le partite di calcio finite nel mirino. La prima è Modena-Avellino 1-0 del 17 maggio del 2014 dove risultano indagati i fratelli Umberto e Antonio Accurso e gli ex calciatori Luca Pini, Francesco Millesi e Maurizio Peccaresi. La seconda partita è Avellino-Reggina 3-0 del 25 maggio del 2014. Qui risultano indagati il boss Antonio Accurso e gli ex calciatori Luca Pini e Francesco Millesi (arrestati) oltre ad Armando Izzo, che è nativo di Secondigliano. Fu pescato da Peppe Santoro dallo Scampia Calcio e portato nel settore giovanile del Napoli per poche migliaia di euro. Va detto che Izzo (nella foto), calciatore molto stimato oltre che bravo, è solo indagato perché coinvolto da altre persone ma nonj ci sarebbero prove dirette nei suoi confronti. 

 

Sanità, tagliati i reparti per i neonati a rischio

napoli. A Napoli e in Campania il tasso di mortalità dei nonati è più alto che nel resto d’Italia. Lo dice il “Rapporto sulla natalità in Campania” con tanto di dati scientifici. Ma nel nuovo piano ospedaliero cosa si fa? Si riducono le Terapie intensive neonatali. Il tasso di mortalità neonatale campano (19,15) è i quasi cinque punti più alto della media italiana (14,99). Tant’è che gli autori del “Rapporto”, coordinati dalla professoressa Maria Triassi, lanciano l’allarme: “Questi dati confermano - scrivono - che l’attuale modello organizzativo delle cure perinatali e neonatali in Campania produce risulati insoddisfacenti, nonostante la presenza di un numero elevato di centri di terapia intensiva neonatale (14) e la disponibilità di un efficiente servizio di servizio di trasporto neonatale (Sten). Appare urgente e non rinviabile - scrivono i ricercatori - l’accreditamento in Campania dei centri nascita e di assistenza neonatale, sia pubblici che convenzionati, secondo quanto stabilito dagli standard nazionali”. Insomma, si dice a chiare lettere che servono più centri, per intervenire tempestivamente su una tendenza che “negli ultimi dieci anni” ha visto un preoccupante peggioramento.

cosa dice il piano. Nel piano regionale si parte con una descrizione della situazione: “In Campania sono attivi tre Servizi di Trasporto di Emergenza Neonatale (Sten) che connettono i punti nascita di primo livello con le Terapie Intensive Neonatali (Tin) della regione lavorando in modo non uniforme. Nel settore occorre intervenire integrando il personale oggi carente per numero e molto spesso precario e avviando programmi di adeguamento delle dotazioni tecniche già esistenti (ambulanze, ventilatori) o per l’acquisizione delle nuove tecnologie ormai disponibili (ipotermia, ossido nitrico, ecc)”. E fino a qui, non fa una piega. Si dice che serve più personale e su questo, medici e infermieri che ogni giorno si affannano per salvare la vita ai bimbi appena nati sono pienamente d’accordo.
Poi si dice che “anche le Tin (Terapie intensive neonatali) sono numerose e sottodimensionate. La concentrazione dei punti nascita e delle unità neonatali e di terapia intensiva contribuirà efficacemente a contrastare la morbilità e mortalità neonatale. A tal fine col presente piano vengono ridotti i punti di accesso per neonatologia e Tin ma aumentati i posti letto”.

le contraddizioni. È evidente che riducendo le Tin, si carica ancora di più il trasporto neonatale, cioè sui trasferimenti dei neonati, per i quali, come si dice nello stesso piano, ci sono parecchi problemi e che rappresentano una delle cause di morte: “Si registrano diverse discrasie in merito all’efficacia della rete neonatologica e delle Terapie Intensive Neonatali (Tin), quali quelle relative alla elevata percentuale di trasferimenti di neonati pari a più di 1.600 all’anno (circa il 2,5% contro una media nazionale dell’1,5%), l’assenza di un Sistema di Trasporto Assistito Materno (Stam), il cosiddetto “trasporto in utero” e la scarsa capacità delle neonatologie a trattare neonati che necessitino di cure intermedie, con trasferimento alle Tin anche di neonati che non richiedono cure intensive”.
Insomma, da una parte si dice, come sostengono anche gli esperti del “Rapporto sulle nascite”, che ci sono troppi trasferimenti nelle Tin e che il trasporto è carente. Dall’altra si chiudono le Tin. Il risultato, sempre secondo la logica, è che i trasferimenti aumenteranno, così con i disagi e il rischio di mortalità. In realtà, si potrebbe creare un problema enorme. Chiudere una Tin, prima di raffrozarne un’altra significherebbe creare un vuoto pericolosissimo, che inciderebbe in maniera drammatiche sui numeri già negativi della mortalità neonatale. Tra l’altro il punto carente del piano è rappresentato dal fatto che i numeri che vengono riportati non sono affatto reali, in ogni presidio per la carenza di personale i posti letto disponibili sono costantemente inferiori a quelli dichiarati..

altri tagli. L’altra scure arriva sull’ospedale Annunziata, che sarà notevolmente ridimensionato. “Le attività di degenza attualmente svolte nel Presidio Ospedaliero S.S. Annunziata (ad eccezione della Terapia Intensiva Neonatale) vengono trasferite al Santobono-Pausilipon - è scritto nel piano -  con la conseguenza di riassegnare all’Asl Napoli 1 detto presidio a fini di riconversione in attività territoriale. Negli spazi dell’Annunziata dovrà essere realizzato un nuovo modello di integrazione ospedale territorio nell’area pediatrica, anche attraverso la costituzione di un Dipartimento funzionale Integrato Interaziendale Ospedale-Territorio per l’assistenza pediatrica, regolato da specifico protocollo d’intesa tra la Asl Napoli1 Centro e il Santobono-Pausilipon. Sarà così aggiornata alle attuali esigenze territoriali l’antichissima vocazione materno-infantile del presidio, anche attraverso una Uccp pediatrica, confermando e consolidando il legame storico dell’Annunziata con il suo territorio di riferimento, arricchito dalla nuova apertura alle tematiche dell’integrazione sociale, multi-culturale e multi-etnica”.

centri per le nascite. Viene confermata anche l’eliminazione dei punti nascita che erano sotto i mille parti all’anno.Nella rete pubblica, invece, restano attivi ancora dei punti nascita sotto soglia in deroga a quanto previsto dalla legge, assieme ad una rivisitazione dei volumi nel privato accreditato, permetteranno una complessiva definitiva analisi dei punti nascita che dovrà tendere al rispetto del nuovo standard fissato a 1000 parti/annui.

A Ponticelli nessuno più della famiglia Sarno

NAPOLI. La fine di un’epoca di camorra. La saga dei Sarno a Ponticelli è terminata con il ripristino della protezione, o in alcuni casi con l’avvio dopo il rifiuto iniziale, per i familiari dei collaboratori di giustizia. Una precauzione che lo Stato ha preso, a furor di popolo oltre che su basi razionali, in seguito all’ondata di vendette trasversali contro i ras del rione De Gasperi passati dalla parte dello Stato. E così, attualmente, nel popoloso quartiere orientale di Napoli non c’è nessuno con questo cognome se non omonimi, per i quali ovviamente il Servizio centrale di protezione non può fare nulla. L’ultimo ad alzare bandiera bianca è stato il padre di Giovanni Sarno, fratello dei ras pentiti che mai aveva partecipato al clan, ucciso il 7 marzo scorso. L’anziano genitore, di recente assegnatario di una casa popolare, ha lasciato il territorio a malincuore e ha seguito a ruota le due figlie con relative famiglie. Dei 40 nuclei familiari a rischio contattati da polizia e carabinieri negli ultimi mesi per il ripristino o l’avvio di un piano di protezione, ben 32 hanno accettato subito e hanno lasciato Ponticelli. Gli altri c’hanno messo un poco di più, ma alla fine hanno capito di essere in pericolo e hanno acconsentito. 
Nel quartiere non abita più nemmeno la madre di Raffaele Cirella, altro collaboratore di giustizia ex Sarno, vittima di un incendio doloso mentre dormiva nella sua abitazione. Si è salvata per miracolo e ora risiede lontano. Tra le persone emigrate (il termine “deportate” usato da qualcuno è orribile e non rispondente alla realtà) ci sono le due sorelle dei boss Sarno pentiti, scosse terribilmente dall’omicidio del fratello Giovanni, che era rimasto sempre estraneo agli affari di camorra. Così come inizialmente anche l’anziana madre di Cirella aveva detto no, sostenendo di non avere mai avuto minacce e di ritenersi al riparo da rischi. Invece la vendetta si è abbattuta anche su di lei. Dopo la morte violenta di Davide Montefusco, Mario Volpicelli, Giovanni Sarno e Manlio Barometro (vigile urbano incensurato che in passato aveva avuto contatti con i Sarno e la cui morte violenta potrebbe essere collegata ad altro) a Ponticelli era scattato il coprifuoco. Gradualmente la paura si è allargata a tutti coloro che in passato hanno avuto rapporti con gli ex ras del quartiere e perciò La procura antimafia, d’intesa con il ministero dell’Interno, ha fatto scattare un nuovo piano di protezione. Già dopo il primo delitto la polizia c’era stata una vigilanza saltuaria per i congiunti dei collaboratori di giustizia, con passaggi più frequenti delle Volanti nei pressi delle loro abitazioni, e la misura è stata rafforzata in attesa che i trasferimenti in località segreta si fossero completati. Ora sono tutti al sicuro, almeno per adesso. In casi del genere, spesso succede che alcuni decidano di tornare a Napoli ritenendosi di nuovo al sicuro.

Delitto Ciotola, c’è il movente: una partita di droga non pagata

NAPOLI. Soldi mancanti in un traffico di droga o un contrasto per una partita non pagata. Ecco la chiave dell’omicidio di Lucio Ciotola detto “Ciocio”, agli arresti domiciliari nell’abitazione dei genitori di cupa vicinale Terracina quando è stato trucidato da due killer, il 5 maggio scorso. Il 34enne aveva avuto in passato frequentazioni con esponenti del gruppo Iadonisi di Fuorigrotta e nell’ambito della camorra del quartiere flegreo, federata con il rione Traiano, si stanno cercando gli assassini. L’altra pista seguita, dei contatti tra il pregiudicato e il ras del don Guanella Walter Mallo in relazione alla guerra del rione Sanità, sembra ora meno battuta se non addirittura abbandonata. Lucio Ciotola, a giudicare dalla dinamica del delitto, doveva morire e doveva morire in maniera eclatante. Una punizione mortale e soprattutto, esemplare. Solo così si spiega l’accanimento del killer, che ha fatto fuoco ben 15 volte a ripetizione, rischiando così che qualcuno nel palazzo potesse sentire i colpi e dare l’allarme subito. Un rischio che il clan mandante fatto correre ai due affiliati incaricati dell’esecuzione, travestiti da carabinieri. Hanno bussato alla porta e Lucio Ciotola, abituati anche ai controlli notturni, ha aperto senza sospettare nulla. Al momento dunque, le ipotesi al vaglio dei carabinieri sono due, con la prima ritenuta più verosimile: un vecchio conto in sospeso collegato ai suoi precedenti penali per droga e rapina; uno “sgarro” a un ras della zona in cui abitava. Solo così si può spiegare un omicidio di chiaro stampo camorristico, compiuto con il classico stratagemma del controllo di finti carabinieri ai detenuti agli arresti domiciliari, del 34enne Lucio Ciotola. Uno dei due sicari gli ha sparato in faccia appena ha aperto la porta di casa, in cupa vicinale Terracina. Il rumore sordo di una pistola con il silenziatore ha preceduto di un attimo un solo terribile grido, che ha svegliato di soprassalto gli anziani genitori. Sono corsi con il cuore in gola, ma per il figlio non c’era più niente da fare. Alle 3 aveva pubblicato l’ultimo post su Facebook: “buone notizie”, riferendosi chissà a cosa; alle 4 e 45 si è verificato l’agguato. Lucio Ciotola era considerato una testa calda, ma senza legami con clan. E proprio dal profilo personale sono partiti i carabinieri per fare luce sulla morte del 34enne, che stava scontando un periodo di detenzione preventiva ai domiciliari per rapina: a maggio 2015 era stato arrestato dalla polizia, a luglio aveva ottenuto gli arresti in casa. Era un ex pugile, un tipo che non si faceva passare la mosca per il naso e proprio per questo gli investigatori non escludono che abbia dato fastidio a qualche ras della zona. La vendetta, se questa tesi risultasse attendibile, sarebbe scattata a freddo. Lui certo non temeva niente, altrimenti non avrebbe scritto “buone notizie”. O comunque, non avrebbe aperto con disinvoltura la porta dell’appartamento.
luisan

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