Martedì 18 Dicembre 2018 - 22:01

Parco archeologico di Ercolano, via al primo Instameet con gli igers

ERCOLANO. La prossima domenica 11 febbraio il Parco Archeologico di Ercolano aprirà le porte alla community di Instagram organizzando il primo Instameet all’interno del sito.
Accompagnati da un esperto del Parco, gli igers (diminutivo di instagrammer) faranno visita al Parco Archeologico alla scoperta degli scatti più suggestivi dell’antica città romana per poi postarli sui canali ufficiali del Parco e della community. 

Nella stessa giornata tutti i visitatori del sito archeologico potranno andare  alla scoperta di “Volti e maschere nel Parco Archeologico di Ercolano”, e guidati da una semplice brochure in distribuzione alla biglietteria, potranno ritrarre il tema scelto nelle foto che poi posteranno con gli hashtag #ercolano_instameet e #PaErco

«È il virtuale che entra nel reale, nel concreto di questo Parco – dichiara il direttore Francesco Sirano – la ricerca all’interno del sito di un tema specifico sarà occasione per questa giornata della scoperta di angoli non visitati del Parco, e la circolazione delle immagini che gli istagramer pubblicheranno sulle loro pagine social permetterà di far conoscere alla comunità più allargata quanto questo sito possa stupire».

 Gli Igers sono utenti del social che hanno una forte propensione alla cultura e agli eventi e promuovono tramite i loro profili, che contano più di 10 mila fan, il luogo scelto per l’incontro.
L’evento è stato organizzato grazie alla collaborazione di IgersCamopania, IgersNapoli e della cooperativa Giancarlo Siani che offrirà ai membri della community un aperitivo con i prodotti del territorio dei beni confiscati e della rete antiracket. 

 

Domenica nei musei, boom Mann e Reggia di Caserta

NAPOLI. "Ancora un grande successo per la domenica al museo. Non solo turisti ma anche tante famiglie che sin dalle prime ore del mattino hanno visitato gli oltre 420 luoghi della cultura statali aperti gratuitamente come ogni prima domenica del mese". Così il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini presentando i dati definitivi delle affluenze di oggi nei principali Musei italiani. "La domenica gratuita - sottolinea Franceschini - si inserisce a pieno titolo tra le iniziative dell'anno europeo del patrimonio che puntano a aumentare la partecipazione e a far sentire le persone più strettamente coinvolte con il patrimonio culturale". Dalla prima edizione del luglio 2014 sono stati circa 12 milioni i visitatori accolti dai MUSEI statali, 3,5 milioni solo nello scorso anno. Quattro siti campani tra i primi 15. Boom del Mann (nella foto il direttore Paolo Giulierini) e della Reggia di Caserta.  Ecco i dati definitivi dei visitatori nei principali luoghi della cultura statali nella prima domenica di febbraio. 23.984 Parco archeologico del Colosseo; 8.434 Museo Nazionale Romano; 7.191 Reggia di Caserta;  7.173 Museo archeologico nazionale di Napoli; 7.164 Palazzo Pitti; 7.070 Galleria degli Uffizi; 6.534 Giardino di Boboli; 6.278 Pompei; 5.574 Galleria dell'Accademia di Firenze; 5.226 Castel Sant'Angelo; 5.082 Gallerie nazionali di arte antica di Roma; 4.826 Musei reali di Torino; 4.736 Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma; 4.049 Palazzo Reale di Napoli; 3.749 Pinacoteca di Brera

«Allah e San Gennaro? Ecco perché il dialogo è possibile»

NAPOLI. “Allah, San Gennaro e i tre Kamikaze”, edito da Mondadori , è il titolo del nuovo libro di Pino Imperatore. Napoli, nelle sue contraddizioni è la meravigliosa cornice in cui si evolve l'intrigante storia che vede protagonisti tre aspiranti Kamikaze. La maestria e il sottile umorismo che fanno di Pino Imperatore uno dei più prestigiosi e influenti autori del panorama culturale partenopeo, lasciano trapelare non solo la realtà cronicistica dell'attuale momento storico ma anche la simbologia contrastante di due culture che sotto altri aspetti possono, altresì, suggerire, punti di congiunzione che sfociano nella reciproca tolleranza e interazione.
Quale Napoli si vuol far emergere da questa storia?
«L’umorismo è un potentissimo strumento di denuncia e di riflessione. Io ho sempre cercato di raccontare Napoli con realismo, senza filtri e mezze misure: una città fatta di luci e ombre, densa di contraddizioni e di slanci creativi, viva e pulsante come nessun'altra realtà urbana al mondo».

I partenopei sono conosciuti come popolo ancorato alle superstizioni. Nell'accostamento di Allah a San Gennaro si potrebbero ipotizzare delle affinità culturali che anziché creare incomprensioni con i musulmani rendono invece più agevole la complicità e la collaborazione?
«È proprio ciò che accade nel mio romanzo. Feisal, uno dei tre aspiranti kamikaze, resta affascinato dalla religiosità partenopea, che unisce il sacro al profano in culti, usanze e credenze uniche nel loro genere. Anche credi religiosi molto distanti fra loro possono trovare, tramite la reciproca tolleranza e il dialogo interculturale, terreni fertili di contaminazione e di coesistenza».
Il retaggio culturale di impronta tradizionalista ancora presente al Sud potrebbe secondo lei tenere Napoli fuori dai giochi della radicalizzazione e di eventuali attacchi terroristici o limitarne almeno il rischio?
«Purtroppo i processi di radicalizzazione, che spesso sono rapidi e imprevedibili e conducono alla formazione dei cosiddetti "lupi solitari", non consentono alla nostra città di potersi ritenere al riparo da possibili attacchi. Mi auguro comunque che Napoli, e con essa tutte le città del pianeta, non entri mai nel mirino del terrorismo».
Per la stesura del libro da cosa ha colto ispirazione?
«Ho messo a confronto due opposti modi di pensare: la filosofia di morte dei terroristi, che conduce ai massacri e alla diffusione di un clima di paura immanente, e la filosofia di vita di Napoli e dei suoi abitanti, orientata verso le positività dell'esistenza. Dall'incontro-scontro fra questi due elementi è nata la trama del romanzo».
I popoli del Sud, e Napoli in particolar modo, sono noti per la loro accoglienza. Che ne pensa delle politiche di integrazione attuate da de Magistris? A Napoli c'è integrazione o coabitazione?
«Io parlerei piuttosto di interazione. Al di là di qualche isolato episodio di intolleranza, tutte le comunità etniche presenti sul territorio partenopeo interagiscono pacificamente con la città e con il suo tessuto sociale. Napoli è da sempre un melting pot di razze e culture differenti, che col passare del tempo hanno dato vita a un'identità forte e condivisa. E di questo, come di tante altre cose, come napoletani dobbiamo essere orgogliosi».

Il libro e la spada: un anno dopo Napoli ricorda Pietro Golia

di Vincenzo Nardiello

Il libro nella mano destra. La spada in quella sinistra. Il pensiero e l’azione. Poi le mani si avvicinano, fino a sovrapporsi. Nella convinzione che ciò che davvero vale nella vita non è la vita in quanto tale, bensì ciò che se ne fa. A un anno dalla morte di Pietro Golia, giornalista, editore e fondatore della casa editrice Controcorrente - un’intera esistenza trascorsa a viaggiare in direzione ostinata e contraria - le donne e gli uomini che ne hanno raccolto il testimone continuandone l’opera (primo tra tutti Mauro Finocchito), hanno avuto l’idea di ricordarlo presentando il libro di Dominique Venner, “Il Secolo del 1914. Utopie, guerre e rivoluzioni nell’Europa del XX secolo”. Un’intuizione brillante e azzeccata, non solo perché si tratta dell’ultimo volume al quale Golia si è dedicato nella sua veste di editore e pubblicato dopo la sua scomparsa, ma soprattutto perché probabilmente pochi intellettuali contemporanei come lo storico e saggista francese hanno dimostrato con i fatti di aver avuto la stessa idea di coerenza tra pensiero e azione che aveva Golia.

 

GOLIA, VENNER E IL CAVALIERE. Un uomo è ciò che pensa, d’accordo. Ma se poi ciò che pensa non lo fa o, peggio, fa l’opposto di ciò che pensa, allora ciò che pensa non vale nulla. In questo assunto di eco poundiano c’è tutta l’essenza del pensiero e dell’opera di un patriota del Sud e delle sue identità come Pietro Golia. L’intero arco delle sue mille battaglie, che furono culturali e metapolitiche innanzitutto, può essere riassunto all’interno del confine pensiero-azione-coerenza. Esattamente come Venner, che scelse il “Cavaliere, la morte e il diavolo” di Albrecht Dürer come copertina del suo libro testamento, prima di togliersi la vita in modo grande e tragico, alla maniera dei samurai. Un “Samurai d’Occidente”, appunto: «Reso immortale dalla stampa, il Cavaliere vivrà per sempre nel nostro immaginario, al di là del tempo - scriveva Venner -. Solitario, al passo fermo del suo destriero, la spada al fianco, il più celebre ribelle dell’arte occidentale cavalca verso il suo destino tra le foreste e i nostri pensieri, senza paura né preghiere. Incarnazione di una figura eterna in questa parte del mondo chiamata Europa». 

 

ANDARE AVANTI PER ANDARE PIU' AVANTI ANCORA. Ecco, tutti coloro che hanno conosciuto Golia, ne hanno condiviso o meno il pensiero, apprezzato la passione di idee e battaglie, hanno riconosciuto nel Cavaliere di Dürer l’incarnazione dell’essenza stessa del suo agire. Il suo motto, «andare avanti per andare più avanti ancora», si pone come didascalia ideale alla stampa di Dürer, icona eroica di una destra nobile e purtroppo smarrita nel mare in tempesta della postmodernità e del pensiero unico. Per questo la scelta di Controcorrente di presentare il libro di Venner - l’appuntamento è per il prossimo 3 febbraio, alle 17,30 presso l’hotel Napolit’amo, in via Toledo a Napoli - rappresenta quanto di meglio oggi quella destra ideale e per certi versi tragica, è ancora in grado di offrire e trasmettere a chi è in cerca di un pensiero ribelle e anticonformista, ma non per questo disancorato dalla realtà. O perduto nei fumi dell’utopia. Al contrario. Proprio come Venner ha insegnato, il pensiero alternativo non è pensiero utopico, ma saldamente ancorato a memorie, tradizioni, identità.

 

LA MEMORIA DEL SUD. A iniziare dal ruolo decisivo della memoria stessa nella ricostruzione dell’identità europea tragicamente perduta: «È grazie al vigore della sua “memoria”, trasmessa in seno alle famiglie, che una comunità può attraversare il tempo, a dispetto degli accidenti che tendono a dissolverla», scriveva lo storico francese. E proprio al valore della memoria storica, soprattutto di quella negata e occultata, Golia ha consacrato la sua intera opera pionieristica indirizzata al revisionismo postunitario. I lavori pubblicati da Controcorrente sono diventati punti di riferimento per chi voglia andare oltre le letture agiografiche dell’unità d’Italia, contestando le menzogne di una guerra di conquista condotta contro il Sud, uno scontro di civiltà spacciato per questione di ordine pubblico. Fu così - con l’abile uso della menzogna divenuta verità sulle baionette dei vincitori - che il saccheggio del Meridione divenne una luminosa storia di liberazione. Nei suoi scritti e nei libri pubblicati dalla sua casa editrice, il coraggioso editore napoletano mise sempre in evidenza il ruolo di quella borghesia risorgimentalista, anche meridionale, destinata a diventare il pilastro del trasformismo italico. Una iattura per il popolo del Sud, da quel momento - e solo da quel momento - costretto ad emigrare, aprendo una voragine d’intelligenze che contribuirà a fare dei meridionali una “questione”.

 

CONTRO GLI OLIGARCHI SENZA VOLTO. Ma Golia, arruolatosi giovanissimo nei reparti degli arditi della destra assediata e intellettualmente più audace, si impegnò a fondo anche nella lotta contro i padroni della globalizzazione mondialista e tecnocratica. E lo fece a suo modo: da antesignano e senza fare sconti a nessuno. Sfidando lo spirito del tempo. Una guerra scatenata diversi anni prima che Cristopher Lash, con il suo “La rivolta delle élite. Il tradimento della democrazia”, imponesse nel dibattito pubblico americano il tema di quella élite liberale e cosmopolita di tecnocrati, speculatori e manager che determinano le sorti delle società contemporanee. Molto prima che in Europa esplodessero i movimenti populisti, Golia mise a nudo il volto oscuro e tirannico di questi moderni oligarchi senza volto e senza Patria, propagandisti delle ideologie della disgregazione e dell’omologazione, e anche per questo si schierò contro la pseudo Unione europea. Ma ciò non gli impedì mai di continuare a coltivare il sogno di un’Europa nazione, un’Europa dei popoli agli antipodi di quella di Bruxelles. Nella convinzione che, come scriveva proprio Venner nella prefazione al libro di Gérard Dussouy “Fondare lo Stato europeo” pubblicato da Controcorrente, «contrariamente a quello che sostengono gli adoratori della globalizzazione, uno Stato forte, incarnazione della potenza, così come il grande spazio statale, restano gli unici, veri attori internazionali. Quando si è capito questo, si comprende altresì che non esisterà mai una potenza europea capace di garantire la sopravvivenza dei suoi popoli e delle sue nazioni culturali, finché non esisterà un autentico Stato europeo identitario, una robusta Repubblica europea di tipo federale che recuperi e protegga la sostanza delle antiche nazioni, strumento politico al servizio dei popoli e dei cittadini di origine europea». Diversamente, faremo rotta verso la dissoluzione della nostra antica civiltà e delle Nazioni che l’hanno fatta grande nel mondo. 

Ecco, il 3 febbraio Golia e Venner torneranno a parlare di questo e molto altro a chiunque abbia voglia di ascoltarli. Lo faranno a cavallo del loro destriero come nella stampa di Dürer. Eterni ribelli «tra le foreste e i nostri pensieri».

Per battere ancora una volta la morte e il diavolo.

 

 

 

NAPOLI, UNA MESSA E UN CONVEGNO PER RICORDARE L'EDITORE PIETRO GOLIA. 

Una messa e un convegno per ricordare Pietro Golia, il noto editore napoletano morto un anno fa. La celebrazione eucaristica avrà luogo domani 1° febbraio 2018, alle ore 18, nella chiesa di San Ferdinando a Napoli, dove si raccoglieranno familiari e amici. Sabato 3 febbraio, invece, presso l’Hotel Napolit’amo in via Toledo 148, alle ore 17:30, ci sarà la presentazione dell’ultimo libro al quale si è dedicato come editore Pietro Golia, dato alle stampe dopo la sua scomparsa nel mese di ottobre 2017. Il convegno è stato organizzato dall’associazione “Controcorrente” che ha raccolto l’eredità editoriale e culturale del fondatore della casa editrice napoletana. L’opera in questione è “Il Secolo del 1914. Utopie, guerre e rivoluzioni nell’Europa del XX secolo” di Dominique Venner. Interverranno Alessandro Sansoni, Gaetano Marabello, Marina Simeone, Edoardo Vitale ed Emidio Novi. L’incontro, dedicato a Pietro Golia, sarà moderato da Mauro Finocchito, presidente dell’associazione culturale Controcorrente.

 

Affluenza record, mostra “Antonio Ligabue" prorogata di un mese

NAPOLI. Record di visitatori per la mostra “Antonio Ligabue”, ospitata nella Cappella Palatina del Castel Nuovo – Maschio Angioino: con le sue sedicimila presenze, in solo quattro mesi (delle quali il quaranta per cento, costituite da turisti), l’esposizione si è rivelata un evento di punta della stagione culturale. Per questo incredibile afflusso, l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli e Alessandro Nicosia, organizzatore della mostra e presidente di Cor, hanno deciso di prorogare l’evento fino al 18 febbraio, spostando di un mese la chiusura. L’esposizione, curata da Sandro Parmiggiani e da Sergio Negri (e con la collaborazione della Fondazione Museo Antonio Ligabue di Gualtieri), presenta, attraverso oltre ottanta opere, tra cui cinquantadue oli, sette sculture in bronzo, una sezione dedicata alla produzione grafica con otto disegni e quattro incisioni e, una sezione introduttiva sulla sua incredibile vicenda umana, un excursus storico e critico sull’attualità dell’opera dell’artista, che rappresenta ancora oggi una delle vette più interessanti dell’arte del Novecento.

Intanto giovedì 18 gennaio, alle 16,30, è previsto un evento (al quale si può partecipare con prezzo ridotto) all’interno dell’esposizione al Maschio Angioino, che pone una particolare attenzione su Ligabue e il suo stretto rapporto con la natura e con gli animali: una vicenda artistica e personale, che rimanda a questioni etiche e scientifiche. L'associazione Animal Day di Napoli, che organizza a Napoli l'annuale manifestazione per i diritti degli animali, ha invitato come ospite d'onore l'ecologo animale Danilo Russo che parlerà di pipistrelli. Questi animali figurano tra quelli "letti" dall'artista, comparendo sulla scena in cui un gigantesco ragno attacca un leopardo. L'opera di Ligabue è spesso dedicata ai predatori e alla predazione, e i pipistrelli sono, infatti, predatori efficientissimi. In un confronto tra arte e scienza, interverrà, con Russo, il critico d'arte e membro dell'Animal Day, Stella Cervasio.

Al via le iscrizioni per il Salone del libro di Napoli

NAPOLI. Lunedì 15 gennaio si ufficializza il bando di iscrizione al Salone del libro di Napoli, in programma dal 24 al 27 maggio nel complesso di san Domenico Maggiore. Entro un paio di settimane si raccoglieranno le prime adesioni per la richiesta di stand e sale di presentazioni. Resi noti anche i prossimi appuntamenti per il "Salone off... in attesa di maggio". Il 25 gennaio alle 18 alla libreria Fetrinelli sarà presentato il nuovo romanzo di Antonella Cilento, "Morfisa o l'acqua che dorme" (Mondadori), mentre a febbraio l'ospite sarà Simonetta Agnello Hornby con il suo nuovo libro "Nessuno può volare" (Feltrinelli). A marzo l'ospite d'onore sarà Roddy Doyle, lo scrittore irlandese autore di libri che poi sono diventati film di successo, come "The Commitments" diretto da Alan Parker o "The Snapper" di Stephen Frears. Prende poi corpo la rete dei festival del Sud. Le prime adesioni sono arrivate da "Una marina di libri" di Palermo, "Women's Fiction Festival" di Matera, "La notte bianca del libro" di Potenza, "Salerno Letteratura", "Sabir Fest" di Messina, "Leggere & Scrivere" di Tropea, "Trame" di Lamezia Terme. Altre adesioni stanno per arrivare. Il Comitato Liber@Arte, promotore del Salone del libro di Napoli e di cui fanno parte Diego Guida, Alessandro Polidoro e Rosario Bianco, invita tutti gli editori ad intervenire con la propria partecipazione a questo importante momento culturale: recuperare il piacere della lettura e promuovere il libro quale miglior vettore di scambio di idee. Il Salone del Libro di Napoli sarà una importante opportunità e una occasione per organizzare eventi, incontri e iniziative per la promozione del Libro e della lettura e ha già ottenuto gli auspici del Centro per il Libro e la Lettura presso il Mibact. Saranno presenti grandi nomi della letteratura nazionale e internazionale, e ogni editore potrà mettere in calendario più di un'iniziativa: il complesso che ospiterà la quattro giorni per il libro è dotato di più sale per eventi e laboratori didattici. Innumerevoli attività sono previste anche in collaborazione con associazioni, enti pubblici, scuole, università e biblioteche. «La manifestazione di interesse che chiediamo a tutti gli editori dovrà pervenire entro il 20 gennaio 2018 con l'indicazione del modulo stand prescelto, mentre la prenotazione ufficiale degli spazi dovrà avvenire entro il 20 febbraio 2018, con la sottoscrizione del relativo contratto di noleggio stand inviato poi a seguito della prima manifestazione d'interesse con tutte le relative istruzioni d'uso», sottolineano gli organizzatori. 

Favolosi Longobardi

E pensare che a scuola li chiamavamo barbari. Adesso, però, giustizia è fatta. I Longobardi hanno ritrovato la dignità che si meritano. Lo dimostra la splendida esposizione a loro dedicata che giunge al Mann dopo lo strepitoso successo al Castello Visconteo di Pavia. 
È la prima volta che il Museo archeologico Nazionale apre all’archeologia medievale e lo fa alla grande. 
Un percorso espositivo estremamente leggibile, anche grazie ai video didattici e ai pannelli esplicativi.  Il visitatore percorre il lungo corridoio realizzato tra le sale che affiancano il salone della meridiana, attraverso otto sezioni, che danno conto tanto della geopolitica degli insediamenti longobardi quanto della loro cultura materiale. 
Due momenti danno conto dell’arrivo dei Longobardi in Italia a metà del VI secolo, dopo essere emigrati in massa dall’Ungheria, che allora si chiamava Pannonia. Si prosegue con una panoramica sull’economia longobarda nell’Italia frammentata e sulle monete utilizzate non solo come mezzo di scambio ma anche come oggetti simbolo di ricchezza e prestigio, da sfoggiare a mo’ di gioiello. Uno sguardo molto ampio, favorito dai numerosi corredi funerari (nella foto un orecchino di sorprendente fattura) presenti in mostra, viene dedicato ai segni del culto e del potere. Ci sono poi le epigrafi e i libri: contrariamente a quanto si dice comunemente, nell’Italia altomedievale si scriveva, eccome. Lo testimoniano numerose le epigrafi, commissionate dalle élites laiche e religiose che afidavano proprio alla scrittura la celebrazone della propria identità sociale. Ma la scrittura proprio in Italia divenne parte essenziale dell’amministrazione e del governo: si pensi che, a partire dall’editto di Rotari, nel 643, le norme consuetudinarie furono tutte scrupolosamente annotate per iscritto. 
E quando Carlo Magno, sconfitti i Longobardi a Pavia, diede impulso agli scambi culturali fra i monasteri d’Oltralpe con quelli dell’Italia del Nord a Bobbio, Vercelli, Nonantola, il Sud Italia, in parte ancora longobardo, rispose con la messa a punto della scrittura beneventana nei monasteri di Montecassino e San Vincenzo al Volturno. Ed è proprio alla Langobardia minor che si deve la produzione di rotoli miniati con l’inno pasquale Exultet.
In Campania rimane autonomo il ducato di Benevento, che Arechi II eleva nel 774 al rango di principato: occupa tutto il Meridione, escluse le aree costiere di Gaeta e Napoli, il Salento e la Calabria, che rimangono sotto il dominio bizantino. In seguito Salerno e Capua si distaccarono da Benevento nel IX secolo e acquisirono il ruolo di capitali: è proprio qui che si trova la densità più alta in Italia di opere di matrice longobarda, non indifferenti alle influenze bizantine e arabe, che documentano quindi una originale sintesi fra i diversi stilemi 
Ed è ancora qui che avvenne la contaminazione religiosa, fra la cultura franca e quella longobarda: i reperti provenienti dal monastero di San Vincenzo al Volturno documentano la vitalità un centro culturale di altissimo livello. 
La mostra, che resterà al Museo Archeologico fino al 25 marzo e si trasferirà all’Hermitage di San Pietroburgo, è curata da Gian Pietro Brogiolo e Federico Marazzi ,  con la direzione scientifica di Susanna Zatti, Paolo Giulierini e Yuri Piotrovsky. Il progetto di allestimento è firmato da Alessandro Moradei. Il catalogo  è edito da Skira.

Sabato delle Idee, al Mann il gran finale

Nove incontri in otto diversi luoghi della città e come sempre une bel bilancio di nuove idee progettuali raccolte. Si è chiusa stamane al Museo Archeologico Nazionale di Napoli la nona edizione del Sabato delle Idee, il pensatoio fondato dallo scienziato Marco Salvatore che riunisce alcune delle migliori eccellenze accademiche, scientifiche e culturali napoletane. Un’edizione che si è aperta e si è chiusa discutendo di Donald Trump con un Osservatorio permanente di riflessione sui mutamenti dello scenario geopolitico internazionale, avviato ormai da tre anni dal Sabato delle Idee che ha già dato vita anche ad una prima pubblicazione: “In che mondo viviamo?” (Editoriale Scientifica, 2016). Una riflessione di respiro internazionale che ripartirà da gennaio anche nell’edizione del decennale con la prosecuzione del ciclo “L’Italia del futuro in un mondo che cambia”. Ma sono arrivate soprattutto per Napoli e per il suo futuro alcune delle idee più interessanti di questa nona edizione.

L’idea di trasformare il grande successo del cinema partenopeo in un sistema economico integrato con un vero e proprio Polo industriale per il cinema. L’idea di mettere insieme con le Università e le eccellenze napoletane nella ricerca un Centro Campano per il coordinamento della progettazione europea per i finanziamenti alla ricerca. E numerose idee per rilanciare Scampia (dalla nascita di un Museo della Civiltà contadina al rilancio del Parco delle Colline) raccolte soprattutto tra i giovani studenti dell’ITIS Galileo Ferraris che è stata una delle varie sedi itineranti di quest’ultima edizione che ha fatto il giro della città dalla periferia al centro storico. Dal cinema Hart al Circolo Artistico Politecnico, da Villa Doria D’Angri alle sedi più belle delle Università napoletane che fanno parte della rete del Sabato delle Idee, come l’antica cittadella monastica di Suor Orsola e il Complesso dei Santi Marcellino e Festo dell’Università Federico II.

“C’è grande soddisfazione nel ripercorrere la ‘produttività’ di idee di quest’ultima edizione - sottolinea Marco Salvatore - perché nel 2009 quando è nato il Sabato delle Idee lo abbiamo da subito immaginato come un pensatoio dove la cultura fosse la base propulsiva per idee nuove e concrete in grado di generare quella progettualità operativa che è sempre mancata a Napoli e nel Mezzogiorno e che è invece la conditio sine qua non per l’effettiva crescita economica del nostro territorio. Una crescita che può avvenire solo ed esclusivamente se quelle grandi potenzialità che abbiamo la fortuna di possedere (in particolare nell’immenso patrimonio culturale, paesaggistico ed artistico e nelle grandi eccellenze scientifiche ed accademiche) riescono ad essere finalmente tradotte in una concreta valorizzazione anche economicamente produttiva”.

E nella nona edizione del Sabato delle Idee c’è stato il tempo anche per le grandi riflessioni sui temi etici. La ricerca di una religione a dimensione umana al tempo di Papa Francesco con l’intervento della scrittrice Susanna Tamaro e soprattutto un dibattito ‘profetico’ sulla nuova legge sul Testamento biologico che proprio in questi giorni ha visto la sua definitiva approvazione.

Da gennaio si riparte con nuovi incontri e nuove idee. Ma soprattutto con il monitoraggio dello stato delle proposte raccolte. C’è già un appuntamento fissato per maggio a Scampia per vedere se davvero, come aveva anticipato al Sabato delle Idee l’assessore all’Urbanistica del Comune di Napoli, Carmine Piscopo, sarà partito l’abbattimento delle Vele. Un abbattimento anche simbolico di un totem del degrado e dell’illegalità che potrà lasciare il posto al fiorire di nuove idee per tutta la città di Napoli.

Lo Schiaccianoci costa, ma ne vale la pena

È un classico della danza ed è, per definizione, lo spettacolo del Natale. Ma dello Schiaccianoci che debutta il 23 dicembre  al San Carlo dove resterà fino al 30, sui social si parla perché costa troppo. Sono in tanti a lamentare il prezzo eccessivo del biglietto: «Peccato che i prezzi non siano proprio per le famiglie. Per una poltrona il prezzo oscilla dai 65 ai 75 euro e il bambino paga come l’adulto. Le riduzioni? Solo per alcuni palchi e non proprio adatti per i bambini. Nessuna riduzione per la platea. La cultura deve essere alla portata di tutti specie quella proposta dalle istituzioni pubbliche. Ma va bene così, proseguiamo pure ad allevare generazioni di ragazzini ignoranti e smartphone dipendenti». Lo ha postato la giornalista Donatella Bernabò Dilorata sul suo profilo Facebook ricevendo un centinaio di “like” e diversi commenti di assenso. Cosa risponde l’Istituzione? Ne parliamo con Emmanuela Spedaliere (nella foto a sinistra), direttore affari istituzionali e marketing al Teatro San Carlo. «Il primo e più importante aspetto da chiarire è che l’articolazione delle politiche di prezzo è solo una parte del lavoro di formazione del pubblico più giovane cui il Teatro di San Carlo si dedica con cura ed attenzione ormai da diversi anni: laboratori, incontri, spettacoli dedicati e progetti di formazione sono parte integrante delle nostre attività e coinvolgono un numero sempre crescente di ragazzi, anche i più piccoli». Sul balletto in questione, prosegue: «Gli spettatori under30 hanno la possibilità di acquistare i biglietti a 15 euro in posti di palco oppure in platea a 20 euro. Naturalmente essi sono disponibili in specifici settori all'interno del Teatro, ovvero palchi laterali ed ultime due file di platea». Certo, si tratta di sistemazioni piuttosto scomode per dei bambini. Tuttavia, bisogna adattarsi, conclude la Spedaliere: «I costi dello spettacolo sono altissimi e ci impongono comunque di allinearci alla politica di prezzi del San Carlo. Purtroppo, le limitazioni sono irrinunciabili. Perché il nostro obiettivo è andare incontro alle esigenze di tutte le categorie di spettatori, ma senza rinunciare a rimanere in linea con il sistema generale della gestione del teatro».

Nuova edizione della guida “Napoli insolita e segreta”, oltre 300 luoghi poco noti

Giovedì 14 dicembre alle ore 16 sarà la Sala affrescata di Villa Patrizi – accesso da via Manzoni 21, Napoli – ad ospitare la presentazione della seconda edizione della guida “Napoli insolita e segreta” edita da Jonglez, di Valerio Ceva Grimaldi, con testi tematici di Maria Franchini e foto di Fernando Pisacane.

Il volume, tradotto in inglese e francese e disponibile in tutte le librerie dei principali Paesi europei, Usa e Australia, contiene oltre 60 pagine di contenuti del tutto nuovi, con circa trenta luoghi “insoliti e segreti” in aggiunta agli oltre 250 già pubblicati.

Alla presentazione parteciperanno, tra gli altri, Alessandra Clemente, assessore comunale ai Giovani, Antonio Speranza, ispettore onorario del ministero dei Beni culturali, Fernando Pisacane e Valerio Ceva Grimaldi.

Villa Patrizi è un antico edificio al cui interno si nasconde l’unico esempio integro di teatro “di palazzo” settecentesco dell’Italia meridionale.

La cosiddetta Sala della musica, della seconda metà del XVIII secolo, stupisce per la raffinatezza delle decorazioni e gli affreschi a tempera in cui campeggiano spartiti, note e strumenti musicali la cui realizzazione fu affidata, nel 1771, a Giuseppe Funaro (soprannominato “Il Mancino”), Giuseppe Baldi e Fedele Fischetti. Al centro del salone si fronteggiano, sinuose, due muse.

Sul lato destro si trova il palcoscenico, dall’altro lato irrompe una splendida cantoria di legno dorato decorata con pregiate tele e altri affreschi.

“Il più piccolo 'museo della tipografia' del mondo, i depositi segreti del Museo Archeologico nazionale, o una comunità di frati che dal 1976 vive in alcune vecchie carrozze ferroviarie: sono solo alcuni dei luoghi più insoliti descritti nel libro”, spiega Valerio Ceva Grimaldi. “Napoli è una città ricchissima di chiese, chiostri, antichi palazzi, eleganti residenze, ma troppo spesso molti luoghi passano inosservati, sfuggono ad uno sguardo distratto o proprio non si conoscono. Questa guida li rivela al lettore, con testi descrittivi, foto e indicazioni per le visite. Ed in questa nuova edizione sono tantissime le sorprese e i luoghi inediti”.

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