Venerdì 18 Agosto 2017 - 12:34

Bruxelles, spari contro auto sospetta: falso allarme bomba

BRUXELLES. La polizia belga ha aperto il fuoco contro un'auto sospetta nel quartiere Molenbeck di Bruxelles . Il conducente è stato fermato e la zona vicino a Chaussee de Ninove isolata, secondo rende noto la procura della città, citata dall'agenzia Belga. L'uomo ha dichiarato alla polizia di "avere esplosivo" nell'auto che però non è stato trovato.Il conducente del veicolo sospetto bloccato a Molenbeek è stato identificato. Si tratta di un cittadino ruandese nato nel 1981, residente in Belgio fino al 2009 e successivamente in Germania. L'uomo è sconosciuto alla giustizia belga e secondo la procura di Bruxelles, parla incoerentemente e ha un comportamento squilibrato. Dopo gli accertamenti, gli artificieri intervenuti sul posto non hanno trovato esplosivo o altro di pericoloso all'interno del veicolo.

Il dittatore comunista minaccia l'Onu: «La pagherete cara»

WASHINGTON. Pyongyang promette vendetta contro gli Stati Uniti e si dice pronta a far pagare a "caro prezzo" le nuove sanzioni decise dal Consiglio di sicurezza dell’Onu. "Siamo pronti a rispondere con azioni molto più forti affinché gli Usa paghino a caro prezzo il loro violento crimine contro il nostro Paese e il nostro popolo", si legge in una dichiarazione del regime nordcoreano diffusa dalla Korean Central News Agency.

Sottolineando che non verrà scosso dalle nuove sanzioni, il Governo di Pyongyang ha avvertito che insisterà con il suo programma nucleare: "Se i nemici credono che la Corea del Nord possa essere frenata dalle sanzioni, non è altro che un'illusione. Fintanto che gli Stati Uniti continueranno con la loro politica ostile e il ricatto nucleare, non sposteremo un piede dal nostro cammino verso il rafforzamento della nostra forza nucleare".

A margine del forum dell'Asean a Manila il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, ha lanciato un monito: Pyongyang fermi i suoi lanci missilistici come segnale della volontà di riprendere i negoziati sulla denuclearizzazione. Sarebbe questo "il miglior segnale che la Corea del Nord possa inviare" per mostrare la volontà di dialogo, ha sostenuto.

Tillerson ha sottolineato che la decisione dell'Onu di inasprire le sanzioni contro la Corea del Nord è la prova che la comunità internazionale è unita contro la minaccia balistica di Pyongyang e nel suo obiettivo di denuclearizzare la penisola coreana.

Tillerson ha avuto ieri un faccia a faccia con i suoi omologhi cinese e russo, Wang Yi e Serguei Lavrov, i quali - a suo dire - sono entrambi per la linea dura da adottare rispetto alla minaccia nucleare nordcoreana.

Ieri c'è stato un colloquio telefonico tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la presidente sudcoreana Moon Jae In. Secondo quanto ha comunicato la Casa Bianca, i due leader hanno discusso le ultime sanzioni delle Nazioni Unite contro la Corea del Nord e hanno convenuto che la questione nucleare della penisola coreana è una "grave e crescente minaccia diretta agli Stati Uniti, alla Corea del Sud e al Giappone, come alla maggior parte dei Paesi del mondo".

"Appena terminata la telefonata con il presidente Moon. Molto felice e impressionato del voto delle Nazioni Unite 15-0 sulle sanzioni della Corea del Nord", ha scritto Trump su Twitter.

A richiedere il colloquio, ha dichiarato un funzionario della Casa Bianca, è stata la presidente sudcoreana.

Pyongyang ha di fatto rifiutato l'offerta di Seul per una soluzione pacifica alle tensioni nella penisola coreana, avvenuta in un breve incontro tra i due ministri degli Esteri, a margine del forum Asean. Lo ha riferito l'agenzia sudcoreana Yonhap, citando un responsabile del ministero degli Esteri di Seul.

Secondo Yonhap, il ministro nordcoreano Ri Hong-Yo avrebbe rifiutato le proposte del suo omologo Kang Kyung-Wha non ritenendole sincere. "Data la situazione attuale - ha dichiarato - e vista la collaborazione tra Seul e gli Stati Uniti per accentuare la pressione su Pyongyang, questa proposta non è sincera".

Caos Venezuela, ira del Papa contro Maduro

La Santa Sede esprime nuovamente la sua "profonda preoccupazione per la radicalizzazione e l'aggravamento della crisi in Venezuela con l'aumento dei morti, dei feriti e dei detenuti" e attraverso una nota diramata dalla sala stampa si schiera apertamente contro l'Assemblea Costituente. Il Pontefice, direttamente e tramite la Segreteria di Stato, "segue da vicino tale situazione e i suoi risvolti umanitari, sociali, politici, economici ed anche spirituali e assicura la sua costante preghiera per il Paese e tutti i venezuelani, mentre invita i fedeli di tutto il mondo a pregare intensamente per questa intenzione". Il Vaticano chiede poi "a tutti gli attori politici, ed in particolare al Governo, che venga assicurato il pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, nonché della vigente Costituzione; si evitino o si sospendano le iniziative in corso come la nuova Costituente".  Iniziative che secondo la Santa Sede "anziché favorire la riconciliazione e la pace, fomentano un clima di tensione e di scontro e ipotecano il futuro". L'appello del Papa è che "si creino le condizioni per una soluzione negoziata in linea con le indicazioni espresse nella lettera della Segreteria di Stato del 1° dicembre 2016, tenendo presenti le gravi sofferenze del popolo per le difficoltà a procurarsi il cibo e le medicine, e per la mancanza di sicurezza". Il Vaticano rivolge, infine, "un accorato appello all'intera società affinché venga scongiurata ogni forma di violenza, invitando, in particolare, le Forze di sicurezza ad astenersi dall'uso eccessivo e sproporzionato della forza".

Scozia, ragazza italiana trovata morta

Una 25enne italiana è stata trovata morta nell'appartamento, dove viveva a Glasgow in Scozia. Si tratta di Debora Rastelli, una ragazza originaria di Cossato, in provincia di Biella, che era arrivata circa un anno fa per lavorare come operatrice sanitaria. A trovare il corpo senza vita della giovane, ieri mattina, una delle sue coinquiline, che ha poi chiamato le forze dell'ordine. Informati nel pomeriggio di ieri i genitori, raggiunti dai carabinieri del comando provinciale di Biella a cui era arrivata la comunicazione dalle autorità britanniche.

Ucciso napoletano in vacanza negli Stati Uniti

Un turista italiano di 31 anni, Carlo Marigliano, è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco in Arkansas nel fine settimana. La famiglia, hanno riferito i media statunitensi, si è recata nella città dove il fatto è accaduto, a Little Rock, mentre sulle circostanze della morte non c'è chiarezza. Marigliano, tassista di Napoli, era alla guida quando è stato colpito dagli spari ed è di conseguenza andato fuori strada. Secondo i familiari, stava viaggiando con degli amici negli Usa quando ha deciso di separarsi per visitare da solo alcune zone. Era di passaggio a Little Rock per raggiungere l'Arizona, con l'intenzione di trasferirsi a vivere oltreoceano. "Il popolo italiano, il governo italiano, la mia famiglia, tutti vogliamo risposte e ci aspettiamo che le autorità locali facciano tutto il possibile perché ciò accada", ha dichiarato il familiare Fabio Vizzaccaro all'emittente locale Thv11. La testata cita inoltre la polizia, secondo cui non si sarebbe trattato di una uccisione casuale e che si dice fiduciosa che i responsabili saranno individuati. La famiglia di Marigliano spera che la salma dell'uomo, padre di due bambini, possa rientrare in Italia la prossima settimana, perché possano svolgersi i funerali a Napoli. Thv11 sottolinea che nel fine settimana due sparatorie a Little Rock hanno fatto salire il numero di omicidi nella città quest'anno a 37 (cinque dei quali negli ultimi sette giorni), avvicinandosi al totale dello scorso anno, quando furono 42.

Attacco a resort sul Mar Rosso: 2 turiste uccise a coltellate, 4 ferite

Due turiste sono state uccise oggi da un uomo armato di coltello in un resort di Hurghada, in Egitto. Le due donne sarebbero di nazionalità tedesca, e non ucraina come precedentemente riportato da fonti della sicurezza egiziana. Lo ha riferito l'edizione online della Bild.

Nell'attacco altre quattro turiste - di diversa nazionalità - sono rimaste ferite. Lo ha reso noto il ministero degli Interni egiziano, citato dai media del Cairo, secondo cui l'assalitore, che è stato arrestato, sarebbe entrato nel resort arrivando a nuoto da una spiaggia vicina.

Secondo fonti dell'Hurghada General Hospital ad Ahram Online, tra le donne ferite ce n'è una di nazionalità ceca, due sono armene, mentre non è ancora chiara la nazionalità della quarta. Lo stesso sito ha scritto che il resort dove è stato condotto l'attacco si chiama Sunny Days Palacio e la spiaggia è quella di Dahabia.

L'agenzia di notizie Interfax ha reso noto che tra le turiste ferite c'è una donna russa. Non è in condizioni critiche, come ha riferito il consolato russo.

L'uomo responsabile dell'attacco voleva intenzionalmente colpire stranieri. Così una fonte della sicurezza egiziana al “Washington Post". L'assalitore, un giovane sui 20 anni, avrebbe urlato in arabo durante l'attacco: «State lontani, non voglio egiziani».

In vacanza al Cairo, il governatore del governatorato del Mar Rosso, Ahmed Abdullah, è rientrato immediatamente in sede per seguire gli sviluppi.

Attacco a Gerusalemme, morti due agenti: uccisi gli assalitori

Attacco armato nella città vecchia di Gerusalemme. Due agenti di sicurezza israeliani sono morti e uno è rimasto ferito nei pressi della Porta dei Leoni. Gli assalitori, anch'essi in tre, sono stati uccisi dalle forze di polizia. Lo notizia del decesso dei due agenti arriva su Twitter dal portavoce della polizia, Micky Rosenfeld, citando i loro nomi: Hail Stawi, 30 anni, e Kaamil Snaan, 22. Secondo i media israeliani, appartenevano alla minoranza drusa.

Secondo quanto riferiscono i media israeliani, i tre terroristi sono arrivati al Monte del tempio armati con due fucili Carl Gustav e una pistola: mentre si avvicinavano alla Porta dei Leoni, hanno aperto il fuoco alla vista degli agenti israeliani. Sono quindi fuggiti verso le moschee nel complesso del Monte del Tempio, inseguiti dalla polizia, che li ha successivamente neutralizzati.

I due agenti feriti in modo grave - due 25enni - erano stati portati all'Hadassah University Medical Center; l'altro, 30 anni, ferito leggermente da alcune schegge, allo Shaare Zedek Medical Center.

CHIUSA SPIANATA MOSCHEE - A seguito dell'attacco le porte della Spianata delle Moschee, nella città vecchia di Gerusalemme, sono state chiuse dalla polizia e tutto il complesso è stato evacuato. Cancellata anche - è la prima volta da molti anni a questa parte - la preghiera del venerdì. Un video diffuso sui media israeliani mostra uno degli aggressori a terra al centro della Spianata, circondato da poliziotti: l'uomo si alza di scatto e cerca di fuggire ma viene abbattuto dagli agenti. Secondo i media, i tre aggressori erano cittadini israeliani della città araba di Umm al Fahm. L'attacco, avvenuto attorno alle 7 del mattino (ora locale), coinvolge l'area più sensibile della città santa, chiamata dai musulmani Spianata delle Moschee e dagli ebrei Monte del Tempio. Secondo luogo più santo dell'Islam, vi sorgono la Moschea di al Aqsa e la Cupola delle rocce. Ma in quello stesso luogo sorgeva in passato il tempio biblico degli ebrei, di cui rimane ora solo il muro del pianto alla base dell'altura. Intanto le forze israeliane "hanno arrestato il mufti di Gerusalemme, Sheikh Mohammad Husein". Lo riferisce l'agenzia di stampa palestinese Wafa. Secondo i media palestinesi, le forze israeliane lo hanno arrestato al termine del sermone del venerdì tenuto eccezionalmente davanti alla 'Porta delle Tribù', fuori dalla Spianata delle Moschee, chiusa dopo l'attacco. Il mufti aveva chiesto a Israele di consentire ai musulmani di pregare sulla Spianata delle Moschee. "Non ne accettiamo la chiusura", aveva detto Husein.

«Non c'è cura per Charlie», l'ospedale risponde sulle condizioni del piccolo

Una storia troppo triste e difficile per non farsi delle domande. Ma a chi chiedere notizie sul piccolo Charlie Gard? In tanti, almeno in Inghilterra, hanno deciso di prendere in mano il telefono e domandare direttamente alla fonte, il Great Ormond Street Hospital che ha in cura il bimbo malato terminale e che per primo ha preso la dolorosa decisione di staccare i macchinari che lo tengono in vita. Ed è così che in centinaia hanno contattato il reparto dove Charlie è ancora ricoverato: una manifestazione di affetto e vicinanza al bimbo e alla sua famiglia che tuttavia si è trasformata in breve tempo in una quantità di chiamate e mail eccessiva per poter essere gestita dal personale del nosocomio.

Per questo, nel tentativo di spiegare a più persone possibili i dettagli del caso che sta facendo il giro del mondo, l'ospedale ha deciso di compilare un elenco di domande frequenti e relative risposte e di pubblicarlo sul suo sito internet. Delle vere e proprie FAQ studiate per non violare la privacy del piccolo e della sua famiglia, basate su informazioni già di pubblico dominio e il più possibile precise e inerenti ai fatti.

Who is Charlie Gard? Chi è Charlie, la prima domanda. L'ospedale riassume in alcune righe la terribile patologia del piccolo, spiegando a chi legge tutte le difficoltà della condizione in cui si trova: «Il cervello, i muscoli e la capacità di respirare sono tutti severamente compromessi. In più, Charlie soffre di una sordità congenita e di un grave disturbo epilettico. Anche il suo cuore, i reni e il fegato sono malati. Il bimbo soffre inoltre di un indebolimento muscolare progressivo - si legge ancora - e non può muovere le braccia o le gambe né respirare autonomamente. Charlie non riesce a tenere aperte le palpebre mentre gli occhi puntano in diverse direzioni a causa dell'indebolimento muscolare».

Un quadro tremendo, che tuttavia non finisce qui: «La retina di Charlie - si legge ancora - stenta a svilupparsi e le sue onde cerebrali suggeriscono che non sarà mai in grado di stabilire normali schemi visivi che dovrebbero invece essere appresi in età precoce».

There is no cure for Charlie's condition. Non c'è cura per la malattia di Charlie, che è in fase terminale. L'ospedale spiega quindi i passi fatti nel tentativo di salvare la vita al piccolo, le diverse terapie al quale è stato sottoposto e sottolinea come il trattamento sperimentale negli Usa che i genitori del bimbo avrebbero voluto provare come ultima spiaggia «non è una cura e non avrebbe migliorato la qualità della vita di Charlie».

Come si è arrivati alla decisione di spegnere le macchine? La domanda più difficile alla quale rispondere per il GOSH, che spiega come ogni tipo di trattamento non avrebbe migliorato la condizione del bimbo in alcun modo a causa del danno cerebrale a livello cellulare irreversibile, e che - nel solo interesse del bambino, così come ribadito dalla Corte europea nell'ultimo verdetto - lo staff di esperti dell'ospedale ha ritenuto opportuno non continuare oltre sospendendo la ventilazione assistita al piccolo e preferendo cure palliative a trattamenti sperimentali, purtroppo inutili.

Charlie, Londra dice no al Bambino Gesù

Il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson "ha espresso gratitudine ed apprezzamento per l'offerta italiana" di trasferire il piccolo Charlie Gard, ma ha spiegato che ragioni legali impediscono alla Gran Bretagna di accoglierla. È quanto si legge in una nota della Farnesina, diffusa dopo un colloquio telefonico tra Johnson ed il ministro degli Esteri Angelino Alfano, che al collega ha ribadito l'offerta dell'ospedale romano.

Anche la premier britannica Theresa May è intervenuta sulla vicenda. Durante il Question time alla Camera dei Comuni, rispondendo a una domanda sul caso di Charlie, May si è detta "fiduciosa" che il Great Ormond Street Hospital "abbia considerato e continuerà a considerare tutte le offerte o le nuove informazioni che sono state avanzate, in considerazione del benessere di un bambino disperatamente malato", come si legge sulla Bbc online.

Boston, taxi sulla folla: almeno nove feriti

«Diversi pedoni hanno riportato ferite» di «diversa gravità» vicino all'aeroporto della città di Boston, dove un'auto ha investito la folla. Lo riferisce la polizia del Massachusetts su Twitter. Secondo il Boston Globe ci sarebbero almeno 9 feriti. Due delle persone travolte sarebbero in gravi condizioni. L'auto, apparentemente un taxi, ha colpito i pedoni vicino alla fila dei taxi dell'aeroporto. Un membro delle forze dell'ordine, come si legge sull'edizione online del Globe, avrebbe escluso ogni ipotesi legata al terrorismo. L'incidente sarebbe legato ad un errore del conducente, un 56enne che non si è allontanato e che è a disposizione della polizia.

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