Venerdì 20 Ottobre 2017 - 1:58

«Hanno ucciso mia figlia e violentato mia moglie», parla l'ex ostaggio dei talebani

Josha Boyle, il canadese liberato nei giorni scorsi dalle forze pakistane sul confine con l'Afghanistan dove è stato tenuto in ostaggio insieme alla moglie e 3 figli per cinque anni, ha raccontato che i suoi rapitori hanno "assassinato la mia figlia neonata" e violentato la moglie, la cittadina americana Caitlan Coleman.

"Ora è estremamente importante per la mia famiglia poter costruire un rifugio sicuro che i nostri tre figli possano chiamare casa" ha dichiarato Boyle ai giornalisti subito dopo l'arrivo all'aeroporto di Toronto. "La stupidità e la malvagità mostrata dal gruppo di Haqqani nel rapire un pellegrino è stata superata dalla stupidità e malvagità nell'autorizzare l'assassinio di mia figlia neonata", ha aggiunto leggendo una dichiarazione.

Ha poi parlato dello "stupro di mia moglie, che non è stata un'azione isolata" ma condotta "sotto supervisione di un comandante". Boyle ha detto ancora che i crimini condotti contro la sua famiglia sono stati poi oggetto di un'indagine da parte dei talebani - che lui ha chiamato 'L'emirato islamico dell'Afghanistan' - che ha determinato la responsabilità della rete di Haqqani. "I talebani hanno assicurato alla mia famiglia la giustizia che si meritava", ha detto ancora, senza fornire ulteriori dettagli.

Battisti, il Brasile lo scarica

Cesare Battisti «ha rotto il patto di fiducia» con il Brasile e la sua vicenda «è un ostacolo ai rapporti fra Brasile e Italia, e al rapporto con tutta l'Unione europea». A dirlo, in una intervista alla Bbc, è il ministro brasiliano della Giustizia, Torquato Jardim, che espone gli argomenti per rivedere la decisione presa nel 2010 dall'ex presidente Lula di negare l'estradizione.

«Gli italiani non perdonano al Brasile di non aver rimandato indietro Battisti», ha aggiunto il ministro che per la prima volta parla dei negoziati per l'estradizione di Battisti. Secondo Jardim, il tentativo di Battisti di recarsi in Bolivia rappresenta «il fatto nuovo» su cui basare l'estradizione.

Il ministro raccomanda tuttavia che il presidente brasiliano Michel Temer aspetti la decisione del Tribunale Supremo Federale sull'habeas corpus preventivo, richiesto dalla difesa di Battisti. L'intenzione è di evitare che la decisione di Temer possa essere ribaltata dal Tribunale.

Pugno duro di Trump: «Fermiamo l'Iran»

Donald Trump non vuole affrontare l'Iran solo sulla questione nucleare, ma "sull'insieme delle malefiche attività" del regime di Teheran. Un documento diffuso dalla Casa Bianca anticipa i temi della nuova strategia a tutto campo contro Teheran che il presidente americano intende illustrare oggi, riferisce il sito The Hill.

"L'intero spettro delle malefiche attività del regime iraniano si estende ben oltre la minaccia nucleare che rappresenta", si legge nel documento, che cita lo sviluppo e la proliferazione di missili balistici, il sostegno materiale e finanziario a terrorismo ed estremismo, il sostegno al regime siriano, l'ostilità contro Israele, le minacce alla navigazione nel Golfo Persico, i cyberattacchi contro gli Usa, Israele e altri alleati, gli abusi dei diritti umani e la detenzione di cittadini stranieri.

"L'amministrazione Trump non ripeterà gli errori dei suoi predecessori", afferma il documento. Il testo accusa Barack Obama di essersi concentrato "in maniera miope" sulla questione nucleare e George Bush figlio di aver dato "priorità alla minaccia immediata delle organizzazioni estremiste sunnite rispetto alla minaccia a lungo termine della militanza sostenuta dall'Iran". La nuova strategia dell'amministrazione Trump, si legge, punterà invece "a neutralizzare e contrastare le minacce iraniane", comprese quelle del Corpo delle Guardie della Rivoluzione iraniana.

Secondo il documento, "lo sconsiderato comportamento del regime iraniano, e in particolare dell'Ircg (le guardie della rivoluzione, ndr.), pone una delle maggiori minacce agli interessi degli Stati Uniti e della stabilità della regione". Il testo diffuso dalla Casa Bianca non affronta la questione della decertificazione dell'accordo sul nucleare iraniano.

Secondo i media, Trump dichiarerà oggi la sua intenzione di non voler certificare il rispetto dell'accordo da parte dell'Iran, dando modo al Congresso di decidere se imporre nuove sanzioni. Per ora l'amministrazione Trump non intende tuttavia stracciare il trattato firmato nel 2015. L'idea è di porre una serie di paletti che potrebbero portare a nuove sanzioni. Trump, che ha sempre criticato il trattato, è stato costretto già due volte a certificarne il rispetto.

La soluzione cui si punta ora, scrive il New York Times, è che Trump "possa segnalare la sua disapprovazione dell'intesa senza porre gli Stati Uniti nella posizione di essere il primo firmatario a violarla. La soluzione è di dichiarare che Teheran viola 'lo spirito' dell'intesa e che l'accordo non è più nell'interesse della sicurezza nazionale americana, pur riconoscendo che Teheran ha rispettato l'accordo alla lettera".

LA POSIZIONE DELLA CINA - Pechino fa appello affinché possa essere salvato l'accordo sul nucleare che Teheran ha raggiunto nel 2015 con i Paesi del '5+1' (Cina, Francia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti più la Germania). "Riteniamo che questo accordo sia importante per garantire il principio di non proliferazione, la pace e la stabilità nella regione", ha detto la portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Hua Chunying.

L'UE - Un alto funzionario Ue ha spiegato che l'accordo sul nucleare con l'Iran, il Joint Comprehensive Plan Of Action (Jcpoa), "elimina non solo il rischio e il pericolo di una corsa agli armamenti nella regione, ma elimina anche il rischio di una proliferazione nucleare incontrollata, una cosa che purtroppo vediamo in Corea del Nord". "La nostra linea è sempre stata quella di una completa attuazione dell'accordo - ha continuato - che è per noi una questione chiave, in varie aree".

Usa e Israele escono dall'Unesco

NEW YORK. Stati Uniti e Israele via dall'Unesco. Gli Usa hanno notificato la loro uscita dall'organizzazione secondo quanto riferito il direttore generale dell'agenzia culturale dell'Onu, Irina Bokova. Gli Usa accusano l'Unesco di essere "anti Israele".

"Il primo ministro Netanyahu ha chiesto al ministero degli Esteri di preparare il ritiro di Israele dall'organizzazione in parallelo con gli Stati Uniti", ha dichiarato l'ufficio del primo ministro. Il premier israeliano aveva definito la decisione degli Stati Uniti di lasciare l'organizzazione delle Nazioni Unite come una scelta "coraggiosa ed etica, dato che l'Unesco è diventata un teatro dell'assurdo e perché, invece di preservare la storia, la distorce".

In una dichiarazione diffusa dalla portavoce Heather Nauert, il dipartimento di Stato Usa ha affermato che "la decisione non è stata presa alla leggera e riflette le preoccupazioni americane per i crescenti arretrati dell'Unesco, la necessità di riforme fondamentali per questa organizzazione e il continuo pregiudizio anti israeliano all'Unesco". Gli Stati Uniti, ha aggiunto, "rimangono impegnati come stato osservatore non membro per contribuire con le opinioni, prospettive e competenze americane".

Il ritiro americano, precisa il dipartimento di Stato, sarà effettivo a partire dal 31 dicembre 2018. Bokova ha espresso "profondo rincrescimento" per la decisione di Washington.

Gli Stati Uniti avevano già lasciato una volta l'Unesco negli anni Ottanta, quando era presidente Ronald Reagan. Vi sono rientrati vent'anni dopo sotto George Bush figlio. Nel 2011, con Barack Obama, gli Stati Uniti avevano smesso di erogare finanziamenti all'Unesco nel 2011 per protestare contro l'ingresso della Palestina come stato membro dell'organizzazione.

L'Unesco è stata recentemente criticata per una serie di risoluzioni controverse, dove venivano ignorati i legami storici e religiosi degli ebrei con siti a Gerusalemme ed Hebron.

Secondo il Foreign Policy, il segretario di Stato americano Rex Tillerson aveva stabilito il ritiro già da diverse settimane. E la decisione sarebbe anche legata al fatto che gli Stati Uniti devono all'Unesco circa 500 milioni di dollari, da quando hanno sospeso i pagamenti nel 2011. L'amministrazione di Donald Trump, e l'ambasciatore americano presso l'Onu, Nikki Haley, avevano già più volte accusato l'Unesco di pregiudizio anti israeliano.

L'annuncio del ritiro americano arriva mentre l'organizzazione dell'Onu sta cercando di eleggere il prossimo direttore generale.

Febbre alta, poi sviene: bimba muore in volo

MONACO. Una bambina taiwanese di sette anni è morta due giorni fa durante un volo da Dubai a Monaco dopo che l'aereo ha effettuato un atterraggio di emergenza in Kuwait. Lo ha riferito 'Central News Agency' di Taipei.

L'Emirates Airlines ha confermato l'espisodio avvenuto sul volo EK049 del 10 ottobre. "Il passeggero ha ricevuto un'attenzione medica immediata dopo l'atterraggio, ma purtroppo è stato dichiarato morto da un medico di emergenza", ha detto il vettore in una dichiarazione.

La bambina, che era in viaggio con la sua famiglia, soffriva di una febbre alta, ha riferito Cna, e circa 45 minuti dopo il decollo è svenuta.

Battisti fa la vittima: «Mi condannano a morte»

ROMA. "L'estradizione è una condanna a morte". Così Cesare Battisti in un'intervista a 'O Estado de Sao Paulo', sulla possibilità di una sua estradizione in Italia. Sul procedimento legale che dovrebbe portarlo a scontare la sua pena in Italia, l'ex terrorista afferma che i suoi legali ancora "non sanno niente", perché le autorità brasiliane ancora "non hanno fornito nulla".

"Non sappiamo su cosa si baserà l'ufficio legale della presidenza in modo che io possa essere estradato", aggiunge Battisti. "Non so se il Brasile voglia macchiarsi sapendo che il governo e i media hanno creato questo mostro in Italia. Mi consegneranno alla morte", afferma l'ex terrorista condannato in Italia a quattro ergastoli.

Parla Weinstein: devastato, ho perso moglie e figli

WASHINGTON. "Sono profondamente devastato, ho perso mia moglie e i miei figli, ciò che amo più di ogni altra cosa". Il 65enne produttore americano Harvey Weinstein rompe il silenzio e, dopo la decisione della moglie Georgina Chapman di lasciarlo in seguito alle molte denunce di violenza sessuale, decide di parlare al magazine 'Page Six'.

"Appoggio pienamente la sua decisione - ha detto Weinstein - Quando abbiamo parlato della separazione, l'ho incoraggiata a fare ciò che era nel suo cuore. So che deve fare quello che è meglio per i bambini, per lei e per il suo lavoro", ha aggiunto il produttore, confessando di sperare "che un giorno mi possa riconciliare con Georgina, anche se in questo momento non so se sia possibile".

Il Brasile ne fa una giusta: via lo status di rifugiato a Battisti

ROMA. Sorpresa: il presidente del Brasile, Michel Temer, ha deciso di revocare lo status di rifugiato politico a Cesare Battisti e di procedere con l'estradizione se la Corte suprema federale (Stf) non confermera' l'habeas corpus preventivo richiesto dalla difesa di Battisti. 

Catalogna, Madrid chiede chiarimenti

MADRID. Il Governo spagnolo chiederà alla Generalitat catalana "di chiarire se ha dichiarato o no l'indipendenza". Lo ha detto oggi il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy. "Questa richiesta è necessaria per attivare l'articolo 155 della costituzione. Con questo vogliamo fornire certezze ai cittadini", ha spiegato Rajoy.

"La risposta del presidente della Generalitat segnerà le decisioni che prenderà il Governo nei prossimi giorni", ha detto il primo ministro spagnolo sottolineando che la richiesta di chiarimenti a Barcellona servirà a offrire "chiarezza e sicurezza" ai cittadini di fronte alla "confusione" generata dalle dichiarazioni fatte ieri dal presidente della Generalitat Carles Puigdemont.

Il testo dell'articolo 155 della Costituzione precisa che "se una comunità autonoma non rispetta gli obblighi imposti dalla Costituzione o altre leggi o agisce in modo da attentare gravemente agli interessi della Spagna", il Governo di Madrid, "previa una richiesta al presidente della Comunità autonoma, e in caso non sia ascoltato", possa "con l'approvazione della maggioranza del Senato, adottare i mezzi necessari per obbligarla al compimento forzoso di questi obblighi o per la protezione dell'interesse generale". L'articolo 155 aggiunge, senza altri dettagli, che, a questo fine, il governo può "dare istruzioni a tutte le autorità delle comunità autonome".

Minacciato nel 1989 contro il governo autonomo delle Canarie per una questione fiscale, l'articolo 155 non è finora mai stato applicato in Spagna.

Secondo costituzionalisti citati da El Pais, la richiesta al governo autonomo di ripristinare la legalità è un passo obbligatorio per attivare l'iter dell'articolo. Gli esperti sottolineano inoltre che la finalità del 155 "non è di privare la comunità autonoma delle sue competenze, ma di obbligarla ad utilizzarle in accordo con la Costituzione e le leggi". Si tratta di un intervento puntuale che può durare fino a quando non viene restaurata la legalità e che non permette lo scioglimento del governo o del parlamento locale. Secondo i costituzionalisti, l'articolo 155 può essere applicato in maniera progressiva e nei casi più gravi può far sì che un organo statale assuma temporaneamente le funzioni di un organo del'autonomia.

Tutti concordano infine, scrive El Pais, che l'articolo 155 non autorizza l'intervento dell'esercito. Per questo sarebbe necessario la proclamazione dello stato d'assedio, che deve essere autorizzato dalla camera dei deputati, secondo quanto prescrive l'articolo 116 della costituzione.

Jet americani in volo sulla Corea

SEUL. Due bombardieri strategici americani B-1B Lancers, decollati dalla base del Pacifico dell'Isola di Guam, hanno sorvolato la Penisola coreana in una dimostrazione di forza diretta a Pyongyang mentre aerei militari giapponesi e sudcoreani erano impegnati, in corrispondenza del Mar del Giappone, in una esercitazione notturna.

Nel frattempo, il sottomarino nucleare americano di classe Los Angeles "USS Tucson" è arrivato nel porto sudcoreano Jinhae sabato scorso, ha reso noto il comando del Pacifico Usa. Una fonte militare sudcoreana ha poi anticipato l'arrivo di un secondo sottomarino nucleare americano, il sottomarino di classe Ohio "USS Michigan" al porto di Busan, questo fine settimana.

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