Sabato 19 Gennaio 2019 - 15:57

Esplosione a Parigi: 3 morti, grave un'italiana

È salito a 3 morti il bilancio della forte esplosione avvenuta questa mattina in una panetteria a Parigi, nei pressi dell'Opera. I feriti sono 47, 10 in gravi condizioni. Le vittime sono due vigili del fuoco e una cittadina spagnola, secondo quanto riporta il sito di El Pais citando fonti della prefettura della polizia e del ministero degli Esteri spagnolo. Le stesse fonti informano che tra i 37 feriti vi è un altro cittadino spagnolo le cui condizioni non risultano essere gravi.

Tra i feriti ci sono anche tre italiani, tra cui, secondo quanto apprende l'Adnkronos, una giovane donna in gravi condizioni, dipendente di un hotel delle vicinanze. Angela Grignano, cameriera all'Hotel Ibis, è di Trapani: si trovava proprio accanto al luogo dell'esplosione, quando è stata colpita. Gli altri due connazionali feriti, in modo lieve, sono un videomaker della trasmissione 'Cartabianca' e un inviato di Agorà, che si trovavano nella capitale francese per seguire la manifestazione dei gilet gialli.

L'ipotesi della fuga di gas è al momento la più accreditata per l'esplosione che si è verificata poco prima delle 9 in rue de Trévise, nel IX arrondissement.

"Il bilancio delle vittime è pesante", ha detto ai media francesi il ministro dell'Interno, Christophe Castaner, che si è recato sul luogo dell'esplosione, aggiungendo che "la situazione adesso è sotto controllo". L'esplosione ha interessato l'intero edificio. Sono rimasti danneggiati anche gli edifici vicini. Circa 200 pompieri sono intervenuti per domare le fiamme e si sono mobilitati anche un centinaio di poliziotti. Sul luogo dell'incidente è accorsa anche il sindaco di Parigi, Anne Hidalgo.

Le autorità hanno rassicurato i residenti della parigina rue de Trévise che la forte esplosione non è stata causata da un attentato., ha riferito a Le Parisien Paula Nagui, la receptionist dell'hotel Diva Opera, che si trova a una decina di metri dalla panetteria. C'è stata "un'enorme esplosione", ha detto la donna, e tutte le finestre e le vetrine circostanti sono andate in frantumi. I clienti dell'albergo sono stati "rassicurati", dopo avere pensato in un primo momento ad un attacco terroristico. 

ITALIANI FERITI - Gli italiani feriti nell'esplosione, oltre alla donna che lavora in un hotel nelle vicinanze, le cui condizioni sarebbero gravi, sono il videomaker di 'Cartabianca' Valerio Orsolini e l'inviato di Agorà Matteo Barzini. Orsolini "si trovava a Parigi per seguire la manifestazione di oggi dei gilet gialli - spiega la conduttrice di Cartabianca Bianca Berlinguer all'Adnkronos - al momento dell'esplosione era nella sua stanza d'albergo di fronte alla panetteria", investita dalla deflagrazione. "Valerio ha avuto un sangue freddo eccezionale - dice ancora l'ex direttrice del Tg3 - perché ha filmato tutto ". Il videomaker è rimasto ferito in modo lieve "sopra a un occhio, è stato medicato prima in albergo, perché non permettevano a nessuno di uscire - racconta infine Berlinguer - ora però è al Pronto soccorso". L'esplosione, ha raccontato ancora, "è avvenuta mentre Valerio si stava preparando per andare a girare". A Parigi c'era anche l'inviato Claudio Pappaianni, che è rimasto illeso.

Anche l'altro italiano ferito nell'esplosione, Barzini, inviato e filmaker di Agorà, era nella capitale francese per seguire la manifestazione dei gilet gialli. "Matteo si trovava nell'hotel Mercure, vicino alla panetteria, quando si è verificata l'esplosione - racconta all'Adnkronos Serena Bortone, conduttrice della trasmissione su Rai3 - E' stato investito da alcune schegge, fortunatamente nulla di grave, adesso è in ospedale, dove devono mettergli deipunti alla gamba e fare gli accertamenti necessari". "Da giornalista di razza qual è, Matteo ha ripreso tutto", conclude la Bortone.

 

 

Perché l'America è in shutdown

Parchi e musei chiusi, centinaia di migliaia di dipendenti pubblici costretti a lavorare senza stipendio o a restare a casa. Paralizzata dallo shutdown più lungo della storia, l'America è ormai in stallo da 22 giorni. A farlo scattare lo stallo al Senato sulla legge di bilancio dovuto alla richiesta di 5,7 miliardi di dollari da parte del presidente Donald Trump per finanziare la costruzione del muro al confine con il Messico. I democratici sono categorici e si rifiutano di fare approvare dal Congresso il finanziamento chiesto da Trump, determinato a costruire il muro a ogni costo: "Riguarda la sicurezza per il nostro Paese. Non abbiamo scelta" ha ribadito il presidente statunitense.

Ma senza negoziati all'orizzonte, si fa sempre più concreta l'ipotesi che Trump dichiari lo stato di emergenza nazionale: un modo per bypassare l'opposizione dei democratici al Congresso. La mossa, comunque destinata a provocare un'alzata di scudi da parte dei democratici al Congresso e ricorsi legali (i democratici sostengono che l'attuale situazione al confine tra Usa e Messico non costituisce un'emergenza nazionale) potrebbe in realtà mettere fine alle tre settimane di shutdown delle attività del governo.

COS'È LO SHUTDOWN E COSA COMPORTA - La legge federale prevede, in caso di mancata approvazione della legge di spesa, il cosiddetto shutdown ovvero la serrata forzata delle attività governative con la paralisi di moltissimi servizi federali. Lo stop parziale che sta interessando l'America comporta la chiusura di nove dipartimenti a livello di governo e di decine di agenzie, tra cui quelle che gestiscono la sicurezza interna, le forze dell'ordine, la raccolta delle tasse, i trasporti e i parchi nazionali. Inoltre circa 800mila dipendenti pubblici saranno messi a riposo forzato e non saranno pagati.

I PRECEDENTI - Da quando è stato varato il nuovo sistema di approvazione delle legge finanziaria al Congresso, nel 1976, gli Stati Uniti hanno avuto diversi 'shutdown'. In particolare vanno ricordati gli "abortion shutdown" che sono stati 3, tra il settembre e il dicembre del 1977, quando, sotto la presidenza di Jimmy Carter, il Congresso, che era controllato dai democratici, non voleva abolire il divieto di usare i soldi del Medicaid, l'assistenza sanitaria per i ceti più poveri, per pagare gli aborti a meno che la vita della madre fosse a rischio.

Se Carter ha dovuto fronteggiare altri due shutdown, anche Ronald Reagan ha avuto diversi braccio di ferro con il Congresso per l'approvazione della legge finanziaria durante i suoi due mandati, che hanno portato a dei giorni di stop dell'attività del governo. La più curiosa risale al dicembre del 1987, quando si arrivò ad uno shutdown di un giorno per il mancato accordo sui fondi destinati ai "Contras" in Nicaragua e perché i democratici volevano reintrodurre la "Fairness Doctrine", vale a dire una sorta di par condicio che vigeva nei talk show politici Usa.

Negli anni di George Bush sr vi è stato un solo shutdown, e nessuno nei due mandati poi del figlio, ma i veri shutdown passati alla storia, il primo con 5 giorni di serrata nel novembre 1995 e il secondo con ben 22 a dicembre dello stesso anno, sono quelli della presidenza di Bill Clinton che si trovava a fare i conti con il Congresso controllato dai repubblicani.

Anche Barack Obama ha dovuto affrontare nell'ottobre del 2013 uno shutdown che ha semiparalizzato l'America senza però riuscire a bloccare l'entrata in vigore dell'Obamacare, vero obiettivo dell'offensiva repubblicana. In era Trump quello di oggi non è il primo stop. Lo scorso gennaio il braccio di ferro tra repubblicani e democratici sul destino dei 'dreamers' aveva infatti portato a uno shutdown delle attività del governo durato tre giorni.

 

Migranti, Ue apre all'Italia

Migranti, Italia e Ue: qualcosa si muove. Il commissario europeo alle Migrazioni, Dimitris Avramopoulos, "è pronto ad incontrare il governo italiano per discutere di qualsiasi ulteriore passo possa essere fatto per fare progressi su questo fronte". Lo ha detto la portavoce della Commissione per le Migrazioni, Natasha Bertaud, rispondendo in merito alla possibilità di un incontro con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte per parlare dei circa 200 migranti che attenderebbero di essere ricollocati dall'Italia in altri Paesi Ue.

Per quanto riguarda il ricollocamento (cioè, il trasferimento di un richiedente asilo da un Paese Ue ad un altro Paese Ue) dei migranti sbarcati in Italia negli ultimi mesi, "a quanto ci risulta - afferma Bertaud, durante il briefing con la stampa a Bruxelles - dei 220 ricollocamenti promessi molti sono già stati effettuati. C'è un certo numero di casi pendenti, che vanno attribuiti a diversi motivi, compresa, in alcuni casi, l'irreperibilità del richiedente e, in un ristretto numero di casi, ragioni di sicurezza".

Brexit, nuova sconfitta per May

Ancora una sconfitta parlamentare per il governo guidato da Theresa May. La Camera dei Comuni ha approvato con una maggioranza di 308 voti favorevoli e 297 contrari un emendamento che obbliga la premier a presentare entro tre giorni un 'Piano B' per la Brexit, se il 15 gennaio l'accordo negoziato con Bruxelles verrà bocciato dall'aula. Per l'approvazione dell'emendamento, presentato da un gruppo di deputati pro Ue, dall'ex procuratore generale e oggi deputato conservatore Dominic Grieve, sono state determinanti le defezioni dai banchi della maggioranza.

M5S con i gilet gialli, Parigi: «Fate pulizia a casa vostra»

Il Movimento 5 Stelle si schiera dalla parte dei gilet gialli, il movimento francese di protesta, con in prima linea Luigi Di Maio. "Gilet gialli, non mollate!", scrive il vicepremier sul Blog delle Stelle, spiegando: "Dall'Italia stiamo seguendo la vostra battaglia dal giorno in cui siete comparsi per la prima volta colorando di giallo le strade di Parigi e di altre città francesi". "Il Movimento 5 Stelle - assicura - è pronto a darvi il sostegno di cui avete bisogno". Anche Matteo Salvini esprime "sostegno ai cittadini perbene che protestano contro un presidente che governa contro il suo popolo", sottolineando però "assoluta, ferma e totale condanna di ogni episodio di violenza".

Alla solidarietà espressa dai vice premier italiani ai gilet gialli risponde duramente il ministro francese per gli Affari europei, Nathalie Loiseau. "Salvini e Di Maio facciano pulizia a casa loro", scrive su Twitter. "La Francia - sottolinea - si guarda bene dal dare lezioni all'Italia".

Sul Blog delle Stelle Di Maio, esprimendo il suo sostegno alla causa dei gilet gialli, scrive: "Come voi, anche noi, condanniamo con forza chi ha causato violenze durante le manifestazioni, ma sappiamo bene che il vostro movimento è pacifico", dunque, rilancia il vicepremier e capo politico del M5S "possiamo mettere a vostra disposizione alcune funzioni del nostro sistema operativo per la democrazia diretta, Rousseau, per esempio, 'Call to action' per organizzare gli eventi sul territorio o il sistema di voto per definire il programma elettorale e scegliere i candidati da presentare alle elezioni". "E' un sistema pensato per un movimento orizzontale e spontaneo come il vostro e saremmo felici se voleste utilizzarlo", l'invito di Di Maio.

"Io ho letto le vostre rivendicazioni, le vostre 8 doleances, lamentele, e mi ha colpito il fatto che il primo punto è proprio la democrazia diretta. Una rivendicazione importante perché dà il senso a tutte le altre vostre richieste. Il governo di Macron non si sta rivelando all'altezza delle aspettative e alcune politiche portate avanti sono addirittura dannose non solo per i cittadini francesi, ma anche per l'Europa", scrive ancora Di Maio, in un passaggio della lettera diretta ai gilet gialli. "Penso per esempio alla questione dell'immigrazione - prosegue - che è causa anche della politica estera portata avanti in particolare in Nord Africa e che ha comportato una destabilizzazione di quell'area. Così come altri governi europei, quello francese in questo momento pensa in particolar modo a tutelare gli interessi delle elite, di chi ha vissuto di privilegi, ma non più del popolo".

"In Italia - sostiene ancora Di Maio - siamo riusciti a invertire questa tendenza e ora c'è un governo che ha più del 60% di consenso popolare perché le misure economiche che abbiamo messo nella legge di Bilancio mirano a migliorare la vita dei più deboli, dare un sostegno economico a chi non ha lavoro e inserirli in un piano per l'occupazione, aumentiamo le pensioni minime a mezzo milione di italiani che vivono in condizioni di povertà e non hanno una casa né risparmi in banca". "Permettiamo a chi ha lavorato di andare finalmente in pensione ribaltando la riforma fatta dal vecchio governo. Abbiamo abbassato le tasse per le piccole partite Iva e per i piccoli imprenditori. Le tasse le abbiamo aumentate alle banche, alle lobby dell'azzardo e agli assicuratori che finora erano sempre stati avvantaggiati dai governi. E' stata una manovra per il popolo", rivendica il ministro e capo politico del M5S.

 

 

Allarme Sea Watch: alcuni migranti rifiutano il cibo

"Diciassettesimo giorno in alto mare. A bordo di #SeaWatch stiamo registrando episodi di persone che rifiutano il cibo". La Ong denuncia in un tweet la condizione sempre più critica dei 32 migranti a bordo della Sea Watch 3, battente bandiera olandese, soccorsi in mare da oltre due settimane, il 22 dicembre scorso. "Temiamo che il loro stato psicologico e di salute - scrivono - possa peggiorare sensibilmente. Non possiamo credere - aggiungono - che tutto questo stia accadendo a poche miglia dalle coste europee".

La situazione è sempre più critica anche per la nave della Sea Eye. "Stiamo razionando rigidamente le riserve di acqua", segnala la Ong che opera sulla "Professor Albrecht Penck" e ha a bordo 17 migranti - tra cui una donna e due bambini - dal 29 dicembre. I rifugiati, sottolinea, dormono da oltre una settimana nell'infermeria e hanno un unico bagno a disposizione.

Intanto da fonti del governo si sottolinea che non c'è "nessuna polemica tra il ministro Matteo Salvini, il presidente Giuseppe Conte e altri componenti del governo sul caso Sea Watch e Sea Eye". "Il ministro dell'Interno - secondo quanto trapela - non cambia posizione e ribadisce la contrarietà a qualsiasi arrivo via mare in Italia, per bloccare una volta per tutte il traffico di esseri umani che arricchisce scafisti, mafiosi e trafficanti. La soluzione, si spiega, sono i corridoi umanitari via aereo per chi scappa davvero dalla guerra, già confermati dal ministro Salvini anche per il 2019.

 

 

Giovane italiano scomparso in Burkina Faso

È scomparso nel nulla in Burkina Faso il 30 dicembre scorso Luca Tacchetto. E con lui una cittadina canadese di 34 anni, Edith Blais. L’ambasciata d’Italia ad Abidjan segue con la massima attenzione il caso del connazionale, 30enne figlio dell'ex sindaco di Vigonza, e sin dal primo momento è intervenuta presso le autorità locali perché fossero attivate le opportune ricerche. Lo riferiscono fonti della Farnesina, secondo cui il ministero si mantiene in contatto con i familiari per fornire, in stretto raccordo con l’ambasciata, informazioni aggiornate e ogni altra possibile assistenza.

Secondo quanto rivelato oggi dal Gazzettino di Padova, quel giorno i due erano arrivati a Bobo-Dioulasso, la seconda più grande città del Burkina Faso, con un'auto, una Megan Scenic italiana, e diretti verso la capitale Ouagadougou. La destinazione finale di Luca ed Edith pare fosse il Togo perché il giovane aveva promesso a un amico conosciuto l'anno scorso in California di aiutarlo nella realizzazione di un villaggio per i disagiati. Per questo aveva scelto di partire in auto. Da Vigonza per migliaia di km era transitato dapprima in Francia e Spagna, poi in Marocco, Mauritania, Mali e Burkina Faso. Pare che alla frontiera Mauritania-Mali i due giovani avessero conosciuto una coppia francese che viveva in Burkina e che li aveva invitati a cena. "Stiamo vivendo giorni angoscianti. Tutti ci dicono di aver fiducia ma è dura'', ha commentato il padre Nunzio.

 

 

Attacco hacker in Germania, online dati dei politici

Attacco hacker in Germania. Secondo quanto riferito dalla radio tedesca Rbb i dati personali ed i documenti di centinaia di politici - tra cui quelli della cancelliera Angela Merkel - sono stati pubblicati su un account twitter. Lo stesso governo di Berlino ha confermato la notizia, ribadendo che politici "di tutti i livelli" sono rimasti vittima di un attacco hacker. Secondo la portavoce dell'esecutivo, Martina Fietz, sono stati colpiti politici federali, statali ed europarlamentari.

Per Rbb sono stati colpiti praticamente gli esponenti di tutti i partiti rappresentati al Bundestag, ad eccezione dei rappresentanti di Alternativa per la Germania (Afd), di estrema destra. Su twitter sono stati diffusi non solo numeri di cellulare e indirizzi, ma sono stati pubblicati anche carte d'indentità, contenuti di chat e informazioni su carte di credito. Secondo la portavoce dell'esecutivo, Martina Fietz, sono stati colpiti politici federali, statali ed europarlamentari.

Tra i dati della cancelliera tedesca diffusi online ci sarebbero il suo numero di fax, il suo indirizzo mail e corrispondenza a lei destinata e da lei inviata. Intanto il ministro della Giustizia tedesco, Katarina Barley, è intervenuta sulla questione definendo l'hackeraggio un "grave" attacco alla democrazia. "L'autore dell'attacco - ha denunciato il ministro - vuole danneggiare la fiducia nella nostra democrazia e nelle nostre istituzioni. Ai criminali e a quanti li sostengono non dovrebbe essere permesso di dettare il dibattito nel nostro Paese".

 

 

«Cesare Battisti è in Amazzonia»

Cesare Battisti sarebbe nascosto in Amazzonia. Ne è convinta la polizia federale brasiliana, a caccia dell'ex terrorista italiano dalla metà di dicembre, quando il giudice Luiz Fux, membro del Tribunale Supremo brasiliano, ha emesso un mandato di arresto. Secondo il quotidiano Estadao, gli inquirenti hanno fatto calare il silenzio sulla vicenda per indurre Battisti a pensare che le ricerche siano rallentate.
Nel frattempo la polizia federale brasiliana ha perquisito le ambasciate di Venezuela e Bolivia. Le rappresentanze diplomatiche a Brasilia hanno negato di aver offerto rifugio all'ex terrorista. Secondo il quotidiano Estadao, le indagini hanno coinvolto almeno due sedi diplomatiche. L'ormai ex presidente Michel Temer, prima di lasciare l'incarico, ha firmato il decreto per l'estradizione in Italia.

Incidente ferroviario in Danimarca: 6 morti

Sarebbero almeno 6 le vittime causate da un incidente ferroviario avvenuto questa mattina sul ponte della Grande Belt, in Danimarca. Lo ha reso noto la polizia. Il ponte che collega le isole di Selandia e Fionia è stato chiuso dopo l'incidente. Ancora sconosciute le cause del disastro, ma secondo le prime informazioni fornite dei media locali, sembra che alcuni vagoni di un treno merci si siano staccati a causa dei forti venti colpendo il convoglio passeggeri in viaggio verso Copenaghen.

A bordo del treno passeggeri, come confermato dalla polizia, erano presenti 131 viaggiatori e 3 membri dell'equipaggio. La compagnia ha finora rifiutato di commentare la causa dell'incidente, avvenuto alle 8 di mattina. Oltre ai sei morti, ci sono anche 16 feriti. Dalle immagini mostrate dai media danesi, si vede il telone di un treno merci, carico di casse di birra, strappato dai forti venti. Alcune parti avrebbero colpito un treno passeggeri che arrivava dalla direzione opposta, verso Copenaghen, spingendolo a frenare improvvisamente.

Conosciuto come ponte Est, il Great Belt Bridge, come il ponte di Oresund tra Danimarca e Svezia, era stato chiuso al traffico a causa dei forti venti portati dalla tempesta Alfrida. Da questa mattina era di nuovo percorribile almeno in una direzione. Nelle ultime ore il maltempo ha causato interruzioni di corrente e del traffico in gran parte della Scandinavia. E in Svezia più di 100mila famiglie sono rimaste senza luce.

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