Venerdì 21 Settembre 2018 - 6:22

Caos in Libia, cosa rischia l'Italia

Il precipitare degli eventi in Libia, dove gli scontri tra milizie rivali a Tripoli hanno costretto il governo di Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, a proclamare lo stato di emergenza, potrebbe avere dei risvolti negativi anche per l'Italia. "La situazione si è deteriorata in questi ultimi giorni ma può ancora rientrare e stabilizzarsi", spiega all'Adnkronos Raffaele Marchetti, esperto in relazioni internazionali e docente alla Luiss di Roma, elencando alcuni rischi possibili per il nostro Paese. La crisi libica potrebbe far saltare gli accordi sui migranti, avere delle ricadute sul settore energetico e, nel peggiore degli scenari, richiedere un intervento militare sul territorio. C'è poi anche il pericolo di un ritorno dello spettro del terrorismo in quanto, sostiene il docente, "in un paese destabilizzato è facile che attecchiscano gruppi terroristici".

FLUSSI MIGRATORI - Con la crisi in Libia "è in ballo la questione dei flussi migratori - sostiene Marchetti - A stento siamo riusciti a instaurare un rapporto di cooperazione con il governo di Tripoli. Se questo cadesse i flussi ricomincerebbero". Il rischio è che gli sbarchi nel nostro Paese, diminuti di oltre l'80% rispetto al 2017, potrebbero tornare ai livelli precedenti. Inoltre, sottolinea il docente, "l'Italia dovrebbe trovare un nuovo interlocutore e avviare nuovi negoziati", dando così inizio ad un processo lungo e complesso.

RISCHIO ENERGETICO - L'instabilità libica potrebbe avere degli effetti negativi anche sul fabbisogno energetico italiano. "L'Italia importa parte delle risorse naturali dalla Libia. Se la situazione dovesse complicarsi anche le risorse verrebbero messe in discussione con ricadute finanziarie ed economiche sul nostro Paese", sottolinea Marchetti. "L'Italia ha delle scorte energetiche - aggiunge il docente - ma, nel caso in cui la crisi libica dovesse prolungarsi, dovrebbe trovare delle fonti alternative".

INTERVENTO MILITARE - Il governo italiano, riferisce una nota di palazzo Chigi, "continua a seguire con attenzione l'evolversi della situazione" in Libia e "ha già espresso pubblicamente preoccupazione nonché l'invito a cessare immediatamente le ostilità". Per il momento quindi è esclusa l'ipotesi di interventi militari sul territorio. Tuttavia "se la crisi libica diventasse una guerra vera e propria a livello internazionale - sostiene Marchetti, immaginando "uno scenario estremo", "l'Italia non potrebbe tirarsi indietro ma dovrebbe partecipare" al conflitto.

In fiamme il Museo Nazionale di Rio de Janeiro

In fiamme il Museo nazionale del Brasile di Rio de Janeiro, la più antica istituzione scientifica del Paese. I vigili del fuoco stanno tentando di contenere l'incendio nell'edificio, che ospita una collezione di oltre 20 milioni di oggetti. Le immagini aeree trasmesse dalla tv brasiliana mostrano come l'incendio, iniziato nella serata di domenica, dopo la chiusura del museo, si sia diffuso in tutto l'edificio. Il museo, che un tempo era la residenza della famiglia reale portoghese, ha celebrato quest'anno i suoi 200 anni di storia.

"Per il Brasile si tratta di una tragedia culturale", ha detto all'emittente GloboNews il direttore del museo, Paulo Knauss. "Duecento anni di lavoro, ricerca e conoscenza sono andati perduti. E' un giorno triste per tutti i brasiliani", ha commentato su Twitter il presidente Michel Temer. Il Museo Nazionale è il più antico museo del Sudamerica ed ospita una vasta collezione di reperti geologici, botanici, paleontologici e archeologici, oltre che alcune mummie egiziane, statue greche e manufatti etruschi.

Scontri in Libia: caos a Tripoli

Si fa sempre più alta la tensione in Libia. Gli scontri tra milizie rivali a Tripoli hanno costretto il governo di Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, a proclamare lo stato di emergenza. Alla base della decisione la volontà di proteggere la popolazione, gli impianti, le istituzioni. Le violenze scoppiate la scorsa settimana hanno provocato almeno 47 morti, tra cui numerosi civili, e 130 feriti. Lo ha comunicato il ministero della Sanità libico, secondo quanto riferito dai media locali. Gli scontri sono iniziati quando la Settima Brigata, di stanza a Tarhouna (città a 60 km da Tripoli), ha attaccato alcune aree della zona sud della capitale in mano a milizie che sostengono il governo di concordia nazionale.

DETENUTI EVASI - Approfittando della confusione dovuta agli scontri, circa 400 detenuti sono fuggiti da un carcere nei pressi della capitale libica. "I detenuti sono riusciti a forzare l'apertura delle porte" e a fuggire dallla prigione di Ain zara, ha riferito la polizia, secondo quanto riporta la Bbc. Molti dei detenuti del carcere di Ain Zara sarebbero sostenitori dell'ex leader libico Muammar Gheddafi, condannati per le violenze durante la rivolta del 2011.

AMBASCIATA ITALIANA - In seguito al deterioramento della situazione della sicurezza nella capitale libica, il personale che non è strettamente necessario a garantire l'operatività dell'ambasciata italiana a Tripoli sta facendo rientro in Italia in queste ore. Già stanotte, fonti della Farnesina riferivano che l'ambasciata "resta operativa con presenza più flessibile, che si sta valutando sulla base delle esigenze della situazione di sicurezza a Tripoli". Una formula per indicare il ridimensionamento del personale di servizio alla sede diplomatica.

SALTA VISITA A ROMA DEL VICE PREMIER LIBICO - A causa del perdurare degli scontri a Tripoli e della chiusura dell'aeroporto, il vice premier libico Ahmed Maitig, a quanto apprende l'Adnkronos, ha annullato la visita in Italia. Era atteso a Roma mercoledì per una serie di incontri. Maitig avrebbe dovuto essere ricevuto dal vice premier e ministro degli Interni Matteo Salvini e dal ministro degli Esteri Enzo Moavero.

SI MUOVE L'ONU- La Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) ha convocato per domani alle 12 ''in un luogo che verrà annunciato in seguito'' le varie parti coinvolte nella recente escalation di violenza a Tripoli. Nella nota diffusa da Unsmil si legge che l'obiettivo dell'incontro è quello di avviare un ''dialogo urgente sull'attuale situazione della sicurezza a Tripoli''. La convocazione segue quanto scritto nelle ''pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite'' e ''l'offerta del Segretario generale delle Nazioni Unite di mediare tra le varie parti libiche''.

LAPPELLO DELL'UE - Il portavoce per gli Affari Esteri della Commissione Europea Carlos Martin Ruiz de Gordejuela, durante il briefing con la stampa a Bruxelles, ha detto: "L'escalation di violenza in corso a Tripoli mina una situazione in Libia che è già fragile: la violenza porterà solo ad altra violenza, a danni del popolo libico. Porgiamo le nostre condoglianze alle famiglie delle vittime e auguriamo una pronta guarigione ai feriti. Facciamo appello a tutte le parti affinché cessino immediatamente ogni ostilità".

Attacco Tripoli, obiettivo l'ambasciata italiana

Uno degli obiettivi dell'attacco, sferrato stamane all'alba nella capitale libica, sarebbe stata la sede dell'ambasciata italiana. Lo riporta il sito 'Libya Times', secondo il quale "due missili Grad sono stati lanciati contro l'ambasciata italiana e gli uffici del primo ministro" libico, Fayez al-Serraj, colpendo invece il quarto piano del vicino Hotel al-Waddan. Testimoni oculari, citati da 'Libya Times', hanno riferito che il primo missile ha mancato l'ambasciata di "pochi metri" e ha colpito l'albergo, provocando tre feriti, come ha reso noto il ministero dell'Interno del governo di concordia nazionale. Il secondo missile ha mancato gli uffici di al-Serraj su al-Sikka Road centrando un'altra casa, senza provocare vittime. L'identità del gruppo che ha sferrato l'attacco, sottolinea il sito, resta ignota, ma "molti accusano la Settima Brigata" di Tarhuna, mentre altri le "milizie basate nelle caserme di Hamzah situate in un'area a ovest di Tripoli". Jamal al-Kafali, un giornalista che lavora per l'ambasciata libica in Tunisia, ha pubblicato una foto sulla sua pagina Facebook, confermando che i missili erano indirizzati contro l'ambasciata italiana e gli uffici di al-Serraj. Fonti diplomatiche hanno spiegato che l'ambasciata non è stata coinvolta nell'attacco e che il personale diplomatico italiano è rimasto illeso.

Intanto non regge il cessate il fuoco nella zona sud di Tripoli. Secondo quanto scrive su Twitter 'Libya Observer', i gruppi in conflitto hanno rotto la tregua lanciando "colpi di mortaio" in modo indiscriminato su diversi quartieri della capitale" libica. Tra questi uno ha colpito anche stamattina l'Hotel Waddan, poco distante dalla sede dell'Ambasciata italiana a Tripoli, in Libia. Lo ha riferito il sito d'informazione 'Libya Observer', che parla di un bilancio di tre feriti. Fonti diplomatiche hanno spiegato che l'ambasciata non è stata coinvolta nell'attacco e che il personale diplomatico italiano è illeso.

Sporadici scontri a fuoco e lanci di razzi hanno spinto le autorità libiche a chiudere per 48 ore l'aeroporto internazionale di Mitiga, a Tripoli, e a dirottare i voli sullo scalo di Misurata. Lo ha riferito il sito d'informazione 'Libya Herald', precisando che il provvedimento è entrato in vigore ieri dopo che gli scontri tra le milizie, inizialmente limitati alla zona sud della capitale, hanno interessato altre aree di Tripoli. Secondo le autorità locali, almeno 16 razzi sono caduti nei quartieri di Arada, Girgarish, Ghoat Shaal, Siyahia, Wadi Rabea, Furnaj, Sug Juma e Mitiga.

"I governi di Francia, Italia, Regno Unito e Stati Uniti condannano fermamente la continua escalation di violenza a Tripoli e nei suoi dintorni, che ha causato molte vittime e che continua a mettere in pericolo la vita di civili innocenti. Ribadiamo che il Diritto Internazionale Umanitario vieta di colpire la popolazione civile e di sferrare attacchi indiscriminati". E' quanto si legge in una nota diffusa dalla Farnesina in merito agli scontri degli ultimi giorni nella capitale libica. "Questi tentativi di indebolire le legittime autorità libiche e ostacolare il corso del processo politico sono inaccettabili - prosegue la nota - Esortiamo tutti i gruppi armati a cessare immediatamente ogni azione militare e avvertiamo coloro che compromettono la sicurezza a Tripoli o altrove in Libia, che saranno ritenuti responsabili di tali azioni". "Riaffermiamo il nostro forte e costante sostegno al piano d'azione delle Nazioni Unite, come ricordato dal Presidente del Consiglio di Sicurezza il 6 giugno e dal Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite Ghassan Salamé il 16 luglio - si conclude la nota -. Invitiamo tutte le parti ad astenersi da qualsiasi azione che possa mettere in pericolo il quadro politico stabilito con la mediazione dell'Onu, e pienamente sostenuto dalla comunità internazionale".

Il comunicato congiunto di Italia, Francia, Regno Unito e Usa segue l'escalation di violenza che in una settimana ha provocato 39 morti e oltre 100 feriti a Tripoli.

Uccisa dalla polizia Vanessa Marquez, ex star di E.R.

Vanessa Marquez, nota per il suo ruolo dell'infermiera Wendy Godman nella famosa serie televisiva 'E.R.- Medici in prima linea' è stata uccisa dalla polizia californiana. L'attrice, 49 anni, sarebbe stata in preda a una crisi epilettica. "Abbiamo tentato di calmarla per un'ora e mezza, sembrava avere problemi mentali" spiegano gli agenti di South Pasadena, una città della Contea di Los Angeles, alla Cnn.

La polizia era stata chiamata alle 2 di notte da un vicino, preoccupato dalle urla e dai rumori, provenienti dalla casa di Fremont Avenue al civico 1100, ma certo non si aspettava un tale epilogo. La situazione è precipitata quando l'attrice, spiega la polizia, ha estratto un'arma. "Ha tirato fuori una pistola, l'ha puntata contro di noi e abbiamo sparato", raccontano precisando di aver capito soltanto dopo che l'arma era ad aria compressa.

La Marquez è morta poco dopo in ospedale. Da qualche anno soffriva di problemi psicologici. Secondo quanto riferisce Fox News l'attrice, nel cast di E.R. per tre stagioni dal '94 al '97, aveva accusato George Clooney di averla discriminata e di averla fatta mandare via dalla serie televisiva.

Trump: «Impeachment per me? Tutti più poveri»

WASHINGTON. Uno scenario apocalittico. E' quello descritto da Donald Trump in caso di impeachment. "Vi dico una cosa: se venissi messo in stato d'accusa, il mercato crollerebbe e tutti diventerebbero poveri" dice in un'intervista a Fox and Friends, rispondendo a una domanda sull'ipotesi di una richiesta in tal senso da parte dei democratici, dopo le elezioni di midterm. "Non so come si possa chiedere l'impeachment per qualcuno che ha fatto un ottimo lavoro", dice il presidente degli Stati Uniti. "Senza questo all'opera -dice indicando il suo cervello- vedreste numeri a cui non potreste credere". "Se fosse stata eletta Hillary Clinton -aggiunge Trump- avreste avuto dati negativi". Trump snocciola dati e provvedimenti, ''non solo la riforma fiscale'', e fa riferimento agli interventi per modificare i rapporti commerciali con la Cina. Per tutti questi motivi, dice, "merito come voto A+": il massimo, per i parametri americani. "Non credo che un altro presidente abbia fatto quello che ho fatto io in così poco tempo - conclude -. Il più massiccio taglio fiscale della storia, una Corte Suprema che sarà incredibile, l'economia migliore nella storia del Paese...".

Paura in Francia, attacco con coltello: 2 morti

PARIGI. Torna la paura in Francia. Due persone sono morte e una è rimasta ferita in un attacco con coltello a Trappes, sobborgo a una trentina di chilometri da Parigi. Lo riferisce l'emittente Rtl, secondo cui l'aggressore avrebbe urlato "Allah Akbar" durante l'intervento della polizia, a seguito del quale è stato ucciso.

L'uomo, nato nel 1982 e noto ai servizi di sicurezza, era stato condannato nel 2016 per apologia del terrorismo, tuttavia l'aggressione sarebbe riconducibile ad una controversia familiare. I media francesi riferiscono che le due vittime sarebbero la madre e la sorella dell'assalitore. L'Is rivendica la responsabilità dell'attacco. L'agenzia di stampa Amaq, affiliata allo Stato islamico, ha detto che l'aggressore era un "militante dell'Is".

Barcellona un anno dopo l'attentato

BARCELLONA. Barcellona ha ricordato oggi le 16 vittime dell'attentato di un anno fa, in una cerimonia senza incidenti, sulla quale hanno però pesato le tensioni per la crisi secessionista catalana. Arrivati a plaza Catalunya per la commemorazione, re Felipe VI e la regina Letizia sono stati accolti da grida di "viva il Re", ma sulla facciata di uno dei palazzi campeggiava uno striscione con la scritta "Il re di Spagna non è benvenuto nei paesi catalani".

Un altro striscione poco distante ritraeva Felipe mentre stringe la mano al sovrano saudita con il messaggio: "La vostra guerra, i nostri morti. Catalogna solidale con le vittime". 

Malta apre i porti ad Aquarius

Aquarius potrà attraccare a Malta. Si sblocca così la situazione di stallo per la nave di Sos Mediterranee ferma al largo tra Linosa e Malta nelle acque internazionali, con a bordo 141 persone. Dopo l'iniziale rifiuto, il governo maltese "farà una concessione", permettendo alla nave di entrare nei suoi porti, "malgrado non abbia l'obbligo legale di farlo". Questo quanto reso noto dal dipartimento delle Informazioni di Malta, spiegando che i migranti a bordo verranno poi ripartiti fra Francia, Germania, Portogallo e Spagna.

"In seguito a discussioni fra Francia e Malta, alcuni paesi membri dell'Ue, con il supporto della Commissione Europea, hanno convenuto su una responsabilità condivisa rispetto ai migranti salvati a bordo della nave Aquarius", spiega il comunicato maltese.

Il governo di la Valletta ricorda che altri 141 migranti sono stati salvati e portati ieri a Malta. Di questi, 60 verranno distribuiti in altri paesi membri dell'Ue. Il primo ministro maltese Joseph Muscat ha intanto ringraziato su Twitter il presidente francese Emmanuel Macron "per la comune iniziativa per risolvere la questione dell'Aquarius". A quanto scrive El Mundo, la Spagna accoglierà 60 migranti e il Portogallo 30.

Stamane anche la Corsica si era detta pronta ad aprire uno dei suoi porti all'imbarcazione. Secondo quanto riferito su Bfmtv da Jean-Guy Talamoni, il presidente dell'Assemblea della Corsica, si tratta dello stesso stato d'animo di giugno, quando alla nave era già stato negato l'attracco nei porti italiani e maltesi. "La Corsica ha già espresso il suo punto di vista, non è cambiato, ora è necessario che le autorità dello Stato garantiscano che queste persone siano accolte", ha spiegato Talamoni, sottolineando che i migranti a bordo della nave "non sono tutti in buona salute" e "c'è quindi una questione di urgenza". "Se i porti più vicini sono chiusi - ha insistito - gli altri devono essere aperti".

Ieri, dopo una giornata ad alta tensione, le autorità di Gibilterra hanno annunciato che ritireranno a partire dal 20 agosto i permessi che consentono all'Acquarius di navigare battendo bandiera di Gibilterra, sostenendo che l'imbarcazione si era registrata formalmente come barca di ricerche e non come nave di salvataggio.

Aquarius ancora in stallo

Ancora stallo per Aquarius, la nave dell'organizzazione non governative internazionale Sos Mediterrannée con a bordo 141 persone, che si trova attualmente in stand by tra Linosa e Malta nelle acque internazionali. Dopo le risposte negative da Malta e dall'Italia, si attende una soluzione per sbarcare le persone a bordo.

Intanto, la Corsica si è detta sempre pronta ad aprire uno dei suoi porti all'imbarcazione. Secondo quanto riferito su Bfmtv da Jean-Guy Talamoni, il presidente dell'Assemblea della Corsica, si tratta dello stesso stato d'animo di giugno, quando alla nave era già stato negato l'attracco nei porti italiani e maltesi.

"La Corsica ha già espresso il suo punto di vista, non è cambiato, ora è necessario che le autorità dello Stato garantiscano che queste persone siano accolte", ha spiegato Talamoni, sottolineando che i migranti a bordo della nave "non sono tutti in buona salute" e "c'è quindi una questione di urgenza". "Se i porti più vicini sono chiusi - ha insistito - gli altri devono essere aperti".

Ieri, dopo una giornata ad alta tensione, le autorità di Gibilterra hanno annunciato che ritireranno a partire dal 20 agosto i permessi che consentono all'Acquarius di navigare battendo bandiera di Gibilterra, sostenendo che l'imbarcazione si era registrata formalmente come barca di ricerche e non come nave di salvataggio.

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