Domenica 17 Dicembre 2017 - 10:50

Onda nera sull'Europa, avanza la destra

L'Austria va a destra. Il partito dei popolari 'Oevp' - guidato da Sebastian Kurz (31 anni, a breve il più giovane capo del governo in Europa) - ha ottenuto più del 31% dei voti, oltre sette punti in più rispetto alle ultime elezioni. I nazionalismi stanno però continuando a sedurre una parte della popolazione di diversi Paesi del Vecchio Continente, facendo di temi quali anti-immigrazione e anti-Europa il proprio punto fermo.

GERMANIA - A fine settembre l'ultradestra di 'Alternative fuer Deutschland' (Afd) guidata da Alexander Gauland è entrata in Parlamento dopo aver dimostrato di essere il terzo partito del Paese. L''Afd' - fondata appena 4 anni fa - è uscita dalle elezioni federali con il 12,6% dei voti, assicurandosi una rappresentanza di oltre 80 deputati al Bundestag.

UNGHERIA - Viktor Orban è stato eletto per il suo terzo mandato a maggio 2014 con i voti favorevoli dei 130 deputati del suo partito 'Fidesz' e degli alleati Cristiano-democratici; contrari i 57 deputati dell'opposizione. Il voto gli ha permesso di confermare la maggioranza dei due terzi dei seggi che ha usato nel precedente mandato.

FRANCIA - La presidente del 'Front National' Marine Le Pen - dopo aver sfidato Emmanuel Macron alle presidenziali (prendendo circa 3 milioni di voti al primo turno) - è entrata per la prima volta all'Assemblea nazionale, eletta nel seggio parlamentare di Pas-de-Calais con circa il 58% dei voti. In Assemblée Nationale, 'Fn' ha 7 seggi grazie agli oltre 2 milioni e 900mila voti presi alle elezioni.

REPUBBLICA CECA - Con il voto fissato al 20 e 21 ottobre per rinnovare la Camera dei deputati, come già avvenuto in Germania e Austria, sembra che anche nella Repubblica Ceca si stia avvicinando una svolta a destra con il partito 'Ano 2011' ('Azione dei Cittadini Insoddisfatti') sostenuto da una parte dell'opinione pubblica stanca dell'ondata migratoria degli ultimi anni. Fondato nel 2012 da Andrej Babis, ha ottenuto un ottimo risultato alle elezioni parlamentari del 2013 con il 18,7% e 47 deputati.

POLONIA - C'è il governo nazionalista di Beata Szydlo controllato da 'Diritto e Giustizia' (PiS), partito di destra ed euroscettico a cui appartiene il presidente polacco Andrzej Duda. Il movimento conservatore anti-Ue fondato nel marzo 2001 dai gemelli Lech e Jarosław Kaczynski si è imposto alle parlamentari dell'ottobre 2015 ottenendo circa il 39% dei voti.

Molestie sessuali, Trump citato in giudizio

Dopo Harvey Weinstein, tocca a Donald Trump. Il presidente americano è stato citato in giudizio da un'ex concorrente del reality show 'Apprentice', Summer Zervos, che lo scorso anno lo accusò di molestie sessuali. 

I legali della donna, riferiscono i media americani, hanno chiesto che sia messa a disposizione tutta la documentazione relativa al caso della loro assistita e a quello di altre donne, almeno una decina, che hanno denunciato abusi da parte del capo della Casa Bianca. La richiesta è stata presentata nel marzo 2017, ma è giunta all'attenzione della corte solo lo scorso mese.

Nell’ottobre del 2016, durante gli ultimi mesi della campagna elettorale per le presidenziali, Summer aveva rivelato pubblicamente che il tycoon, nel 2007, la baciò sulla bocca due volte durante un pranzo di lavoro nel suo ufficio di New York. Mentre in un’altra occasione, a Beverly Hills, oltre a baciarla aggressivamente, le toccò anche il seno.

Trump negò subito le accuse. "Per essere chiaro - aveva affermato - non l’ho mai incontrata in un albergo o accolta in modo inopportuno un decennio fa. Non sono una persona del genere e quella non è la mia condotta di vita. La Zervos, infatti, ha continuato a chiedermi aiuto. Lo scorso 14 aprile mi ha anche inviato una email per chiedermi di visitare il suo ristorante in California".

Ma quella di Zervos fu solo una delle decine di accuse di molestie che arrivarono contro Trump dopo la pubblicazione sul magazine online 'Access Hollywood' di un audio shock risalente al 2005 in cui l'attuale inquilino della Casa Bianca, non sapendo di essere registrato, diceva al conduttore di una trasmissione tv: “Quando sei una star, le donne te lo lasciano fare. Puoi fare ogni cosa. Afferrale nelle parti intime, ovunque".

Queste donne, definite delle "bugiarde" dal tycoon, vengono menzionate nella citazione in giudizio avanzata da Zervos che ha denunciato Trump per diffamazione ed ora è assistita da una delle più famose donne avvocato, Gloria Allred. Secondo i difensori di Trump, le accuse sono "politicamente motivate" e la causa intentata dalla Zervos "non ha alcun merito legale" e quindi dovrebbe chiudersi rapidamente. Di parere contrario i legali della donna, secondo cui "questo caso non concerne un dibattito politico, né la Zervos era un avversario politico o un commentatore politico ingaggiato dall'opposizione". "Il convenuto ha usato la sua fama e il suo potere per abusare della nostra assistita una seconda volta", sostengono.

Barcellona prende tempo, Madrid: «Il limite è giovedì»

La spinta secessionista della Catalogna al centro di negoziati per "i prossimi due mesi". Questa la proposta - presentata in anticipo rispetto allo scadere dell'ultimatum di Madrid - del presidente della Generalitat catalana, Carles Puigdemont, che in una lettera inviata a Mariano Rajoy di fatto non chiarisce se ha proclamato o no l'indipendenza ma invita il premier spagnolo a vedersi e dialogare per "avviare un percorso negoziale".

Nella missiva, il presidente della Generalitat avanza due richieste: la prima è un'inversione di rotta rispetto "alla repressione contro il popolo e il governo di Catalogna" e la seconda una richiesta del dialogo da avviare con una riunione da fissare quanto prima.

Nella lettera Puigdemont insiste a più riprese sulla sincerità della sua richiesta di dialogo, "non una dimostrazione di debolezza ma una proposta onesta per trovare una soluzione tra lo stato spagnolo e la Catalogna", e si dice sorpreso dall'annuncio di Rajoy sul ricorso all'articolo 155: "Mi ha sorpreso" l'annuncio l'11 ottobre "della volontà del suo governo di attuare l'articolo 155 della Costituzione". Quindi insiste sulla necessità di dialogo: "Che tutte quelle istituzioni e personalità internazionali, spagnole e catalane, che hanno espresso la volontà di aprire una via negoziale abbiano la possibilità di esplorare" questa possibilità. "Proveremo in questo modo l'impegno di ciascuna delle parti a trovare una soluzione concordata".

In assenza di una risposta chiara sulla dichiarazione di indipendenza della Catalogna, che "non era difficile dare", la "data chiave" per il governo di Madrid è giovedì alle 10. Lo ha detto la vice premier spagnola Soraya Saenz de Santamaria, secondo la quale entro quel giorno il leader catalano dovrà "rettificare e dovrà farlo con chiarezza". E' "nelle sue mani" la possibilità di "evitare che si applichi la Costituzione", l'articolo 155 che, secondo quanto spiegato dalla vice premier, non sospende l'autonomia della Catalonia ma "ripristina la legalità e l'esercizio dell'autonomia d'accordo con gli standard costituzionali e statutari". "Non è difficile tornare alla ragionevolezza - ha insistito Santamaria - e dare una risposta chiara ai cittadini della Catalogna ed al resto della Spagna. Bisogna rispettare la legge".

Ophelia, prima vittima in Irlanda

Ophelia fa paura. In Irlanda viene segnalata la prima vittima provocata dall'uragano. Almeno 31 persone, invece, sono morte nelle ultime ore in Spagna e Portogallo nell'ondata di incendi, alimentati dalle alte temperature e dai forti venti causati dal passaggio dell'uragano. Il numero dei decessi potrebbe salire, poiché ci sono aree colpite che le autorità non sono ancora state in grado di raggiungere.

Irlanda - Una donna è morta nella località di Aglish, nel West Waterford. Come riferisce l'emittente RTE, un albero è crollato sull'auto della vittima, deceduta sul colpo. Le autorità irlandesi hanno ordinato la chiusura delle scuole e invitato i cittadini a rimanere in casa. "La sicurezza delle persone è la nostra maggiore preoccupazione", ha scritto su Twitter il premier Leo Varadkar. Circa 130 voli in partenza dall'aeroporto di Dublino sono stati cancellati, mentre oltre 22mila persone sono rimaste senza elettricità nelle aree meridionali del Paese.

Portogallo - Il numero maggiore di vittime, salito a 27, è in Portogallo. Ad essere maggiormente colpiti sono il nord e il centro del Paese, secondo quanto ha comunicato la Protezione Civile. Le autorità hanno fatto appello a tutti i cittadini di tentare di combattere le fiamme dal momento che i vigili del fuoco non possono essere schierati in tutte le aree. Tra i distretti più colpiti quelli di Coimbra e Castela Branco e Viseu, nel nord. Nel mese di giugno, almeno 63 persone erano morte in un violento incendio che aveva devastato le foreste attorno a Pedrogao Grande, 160 km a nord di Lisbona. La protezione civile non sa quando sarà in grado di controllare la situazione e ha parlato di 65 focolai attivi, di cui 32 particolarmente intensi.

Galizia - Situazione critica anche nella regione della Galizia, nel nord della Spagna, dove le vittime sono almeno 4. Il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy ha espresso le sue condoglianze su Twitter e ha ringraziato "tutti coloro che lavorano per spegnere le fiamme e aiutare la popolazione". "Mi sto recando in Galizia", ha scritto sul social network. Secondo quanto reso noto dai media spagnoli, due donne sono morte ieri in un furgone mentre cercavano di sfuggire alle fiamme nel comune di Nigrán (Pontevedra). Una terza persona, un uomo di 67 anni, è invece deceduto a Carballeda de Ourense (Ourense) mentre cercava di spegnere le fiamme che avevano circondato la sua casa.

Complessivamente, durante il fine settimana, circa 200 incendi si sono sviluppati in Galizia, di cui 132 solo domenica. Attualmente sono 15 gli incendi che costituiscono un pericolo per la popolazione.

"Tutte le indagini" indicano che gli incendi in Galizia sono stati "provocati". Lo ha detto il delegato del governo spagnolo in Galizia, Santiago Villanueva, confermando che ci sono diverse persone "indagate" per i roghi che durante il fine settimana - ha comunicato ancora Villanueva - sono stati ben 200 nella regione, di cui 60 divampati ieri pomeriggio. "Gli incendi sono iniziati durante la settimana e si stanno intensificando ora perché la gente che li appicca conosce le condizioni favorevoli cioè il forte vento, le alte temperature e la siccità che in generale sta colpendo in Spagna, sottolinea il capo del governo regionale della Galizia, Alberto Nunez Feijoo.

«Hanno ucciso mia figlia e violentato mia moglie», parla l'ex ostaggio dei talebani

Josha Boyle, il canadese liberato nei giorni scorsi dalle forze pakistane sul confine con l'Afghanistan dove è stato tenuto in ostaggio insieme alla moglie e 3 figli per cinque anni, ha raccontato che i suoi rapitori hanno "assassinato la mia figlia neonata" e violentato la moglie, la cittadina americana Caitlan Coleman.

"Ora è estremamente importante per la mia famiglia poter costruire un rifugio sicuro che i nostri tre figli possano chiamare casa" ha dichiarato Boyle ai giornalisti subito dopo l'arrivo all'aeroporto di Toronto. "La stupidità e la malvagità mostrata dal gruppo di Haqqani nel rapire un pellegrino è stata superata dalla stupidità e malvagità nell'autorizzare l'assassinio di mia figlia neonata", ha aggiunto leggendo una dichiarazione.

Ha poi parlato dello "stupro di mia moglie, che non è stata un'azione isolata" ma condotta "sotto supervisione di un comandante". Boyle ha detto ancora che i crimini condotti contro la sua famiglia sono stati poi oggetto di un'indagine da parte dei talebani - che lui ha chiamato 'L'emirato islamico dell'Afghanistan' - che ha determinato la responsabilità della rete di Haqqani. "I talebani hanno assicurato alla mia famiglia la giustizia che si meritava", ha detto ancora, senza fornire ulteriori dettagli.

Battisti, il Brasile lo scarica

Cesare Battisti «ha rotto il patto di fiducia» con il Brasile e la sua vicenda «è un ostacolo ai rapporti fra Brasile e Italia, e al rapporto con tutta l'Unione europea». A dirlo, in una intervista alla Bbc, è il ministro brasiliano della Giustizia, Torquato Jardim, che espone gli argomenti per rivedere la decisione presa nel 2010 dall'ex presidente Lula di negare l'estradizione.

«Gli italiani non perdonano al Brasile di non aver rimandato indietro Battisti», ha aggiunto il ministro che per la prima volta parla dei negoziati per l'estradizione di Battisti. Secondo Jardim, il tentativo di Battisti di recarsi in Bolivia rappresenta «il fatto nuovo» su cui basare l'estradizione.

Il ministro raccomanda tuttavia che il presidente brasiliano Michel Temer aspetti la decisione del Tribunale Supremo Federale sull'habeas corpus preventivo, richiesto dalla difesa di Battisti. L'intenzione è di evitare che la decisione di Temer possa essere ribaltata dal Tribunale.

Pugno duro di Trump: «Fermiamo l'Iran»

Donald Trump non vuole affrontare l'Iran solo sulla questione nucleare, ma "sull'insieme delle malefiche attività" del regime di Teheran. Un documento diffuso dalla Casa Bianca anticipa i temi della nuova strategia a tutto campo contro Teheran che il presidente americano intende illustrare oggi, riferisce il sito The Hill.

"L'intero spettro delle malefiche attività del regime iraniano si estende ben oltre la minaccia nucleare che rappresenta", si legge nel documento, che cita lo sviluppo e la proliferazione di missili balistici, il sostegno materiale e finanziario a terrorismo ed estremismo, il sostegno al regime siriano, l'ostilità contro Israele, le minacce alla navigazione nel Golfo Persico, i cyberattacchi contro gli Usa, Israele e altri alleati, gli abusi dei diritti umani e la detenzione di cittadini stranieri.

"L'amministrazione Trump non ripeterà gli errori dei suoi predecessori", afferma il documento. Il testo accusa Barack Obama di essersi concentrato "in maniera miope" sulla questione nucleare e George Bush figlio di aver dato "priorità alla minaccia immediata delle organizzazioni estremiste sunnite rispetto alla minaccia a lungo termine della militanza sostenuta dall'Iran". La nuova strategia dell'amministrazione Trump, si legge, punterà invece "a neutralizzare e contrastare le minacce iraniane", comprese quelle del Corpo delle Guardie della Rivoluzione iraniana.

Secondo il documento, "lo sconsiderato comportamento del regime iraniano, e in particolare dell'Ircg (le guardie della rivoluzione, ndr.), pone una delle maggiori minacce agli interessi degli Stati Uniti e della stabilità della regione". Il testo diffuso dalla Casa Bianca non affronta la questione della decertificazione dell'accordo sul nucleare iraniano.

Secondo i media, Trump dichiarerà oggi la sua intenzione di non voler certificare il rispetto dell'accordo da parte dell'Iran, dando modo al Congresso di decidere se imporre nuove sanzioni. Per ora l'amministrazione Trump non intende tuttavia stracciare il trattato firmato nel 2015. L'idea è di porre una serie di paletti che potrebbero portare a nuove sanzioni. Trump, che ha sempre criticato il trattato, è stato costretto già due volte a certificarne il rispetto.

La soluzione cui si punta ora, scrive il New York Times, è che Trump "possa segnalare la sua disapprovazione dell'intesa senza porre gli Stati Uniti nella posizione di essere il primo firmatario a violarla. La soluzione è di dichiarare che Teheran viola 'lo spirito' dell'intesa e che l'accordo non è più nell'interesse della sicurezza nazionale americana, pur riconoscendo che Teheran ha rispettato l'accordo alla lettera".

LA POSIZIONE DELLA CINA - Pechino fa appello affinché possa essere salvato l'accordo sul nucleare che Teheran ha raggiunto nel 2015 con i Paesi del '5+1' (Cina, Francia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti più la Germania). "Riteniamo che questo accordo sia importante per garantire il principio di non proliferazione, la pace e la stabilità nella regione", ha detto la portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Hua Chunying.

L'UE - Un alto funzionario Ue ha spiegato che l'accordo sul nucleare con l'Iran, il Joint Comprehensive Plan Of Action (Jcpoa), "elimina non solo il rischio e il pericolo di una corsa agli armamenti nella regione, ma elimina anche il rischio di una proliferazione nucleare incontrollata, una cosa che purtroppo vediamo in Corea del Nord". "La nostra linea è sempre stata quella di una completa attuazione dell'accordo - ha continuato - che è per noi una questione chiave, in varie aree".

Usa e Israele escono dall'Unesco

NEW YORK. Stati Uniti e Israele via dall'Unesco. Gli Usa hanno notificato la loro uscita dall'organizzazione secondo quanto riferito il direttore generale dell'agenzia culturale dell'Onu, Irina Bokova. Gli Usa accusano l'Unesco di essere "anti Israele".

"Il primo ministro Netanyahu ha chiesto al ministero degli Esteri di preparare il ritiro di Israele dall'organizzazione in parallelo con gli Stati Uniti", ha dichiarato l'ufficio del primo ministro. Il premier israeliano aveva definito la decisione degli Stati Uniti di lasciare l'organizzazione delle Nazioni Unite come una scelta "coraggiosa ed etica, dato che l'Unesco è diventata un teatro dell'assurdo e perché, invece di preservare la storia, la distorce".

In una dichiarazione diffusa dalla portavoce Heather Nauert, il dipartimento di Stato Usa ha affermato che "la decisione non è stata presa alla leggera e riflette le preoccupazioni americane per i crescenti arretrati dell'Unesco, la necessità di riforme fondamentali per questa organizzazione e il continuo pregiudizio anti israeliano all'Unesco". Gli Stati Uniti, ha aggiunto, "rimangono impegnati come stato osservatore non membro per contribuire con le opinioni, prospettive e competenze americane".

Il ritiro americano, precisa il dipartimento di Stato, sarà effettivo a partire dal 31 dicembre 2018. Bokova ha espresso "profondo rincrescimento" per la decisione di Washington.

Gli Stati Uniti avevano già lasciato una volta l'Unesco negli anni Ottanta, quando era presidente Ronald Reagan. Vi sono rientrati vent'anni dopo sotto George Bush figlio. Nel 2011, con Barack Obama, gli Stati Uniti avevano smesso di erogare finanziamenti all'Unesco nel 2011 per protestare contro l'ingresso della Palestina come stato membro dell'organizzazione.

L'Unesco è stata recentemente criticata per una serie di risoluzioni controverse, dove venivano ignorati i legami storici e religiosi degli ebrei con siti a Gerusalemme ed Hebron.

Secondo il Foreign Policy, il segretario di Stato americano Rex Tillerson aveva stabilito il ritiro già da diverse settimane. E la decisione sarebbe anche legata al fatto che gli Stati Uniti devono all'Unesco circa 500 milioni di dollari, da quando hanno sospeso i pagamenti nel 2011. L'amministrazione di Donald Trump, e l'ambasciatore americano presso l'Onu, Nikki Haley, avevano già più volte accusato l'Unesco di pregiudizio anti israeliano.

L'annuncio del ritiro americano arriva mentre l'organizzazione dell'Onu sta cercando di eleggere il prossimo direttore generale.

Febbre alta, poi sviene: bimba muore in volo

MONACO. Una bambina taiwanese di sette anni è morta due giorni fa durante un volo da Dubai a Monaco dopo che l'aereo ha effettuato un atterraggio di emergenza in Kuwait. Lo ha riferito 'Central News Agency' di Taipei.

L'Emirates Airlines ha confermato l'espisodio avvenuto sul volo EK049 del 10 ottobre. "Il passeggero ha ricevuto un'attenzione medica immediata dopo l'atterraggio, ma purtroppo è stato dichiarato morto da un medico di emergenza", ha detto il vettore in una dichiarazione.

La bambina, che era in viaggio con la sua famiglia, soffriva di una febbre alta, ha riferito Cna, e circa 45 minuti dopo il decollo è svenuta.

Battisti fa la vittima: «Mi condannano a morte»

ROMA. "L'estradizione è una condanna a morte". Così Cesare Battisti in un'intervista a 'O Estado de Sao Paulo', sulla possibilità di una sua estradizione in Italia. Sul procedimento legale che dovrebbe portarlo a scontare la sua pena in Italia, l'ex terrorista afferma che i suoi legali ancora "non sanno niente", perché le autorità brasiliane ancora "non hanno fornito nulla".

"Non sappiamo su cosa si baserà l'ufficio legale della presidenza in modo che io possa essere estradato", aggiunge Battisti. "Non so se il Brasile voglia macchiarsi sapendo che il governo e i media hanno creato questo mostro in Italia. Mi consegneranno alla morte", afferma l'ex terrorista condannato in Italia a quattro ergastoli.

Pagine


cronaca
sport
politica
spettacoli

Rubriche

ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
REPORTACI
di Automobile Club Napoli
LA SCIENZA PER TUTTI
di Michele Sanvitale
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
REPORTACI
di Automobile Club Napoli