Martedì 19 Febbraio 2019 - 10:09

D’Angelo ironico a “Domenica In”: «Avete parlato finora di Ultimo ed ora è finalmente arrivato l’ultimo»

SANREMO. Pomeriggio davvero complicato per Mara Venier alla conduzione dal palco dell’Ariston di “Domenica In”. Non per i problemi di voce, legati all’influenza del periodo, ma per il forfait di alcuni cantanti tra i quali Ultimo e la Bertè. Le scorie delle polemiche relative alla classifica finale del Festival di Sanremo si fanno ancora sentire. Ma non è tutto. Durante la trasmissione a complicare le cose sono stati anche i problemi tecnici che si sono verificati al momento dell’esibizione di Nino D’Angelo e Livio Cori (insieme nella foto). L’ex “caschetto biondo” appena arriva sul palco mostra subito un grande sorriso: «Avete parlato finora di Ultimo - riferendosi alle polemiche rispetto alla classifica finale - ed ora è finalmente arrivato l’ultimo», ricordando con ironia la posizione raggiunta alla 69ª edizione di Sanremo. Poi le difficoltà legate alla base musicale che non andava bene. A questo punto si decide di mandare la pubblicità ma al ritorno in studio la situazione è la stessa. L’orchestra prova ad intonare “’O surdato ‘nnammurato” ma l’imbarazzo è palpabile e Mara Venier tenta di distogliere l’attenzione con la sua contagiosa risata. Ma a prendere la scena è Nino D’Angelo che dice a Cori: «Pure qui hanno sbagliato - riferendosi ai problemi di audio avvenuti durante la prima serata - o corni non bastano, qui ci vuole San Gennaro». A questo punto la conduttrice propone di mandare in onda il filmato della loro esibizione, ma i due artisti napoletani decidono di andare via dicendo: «Continuate lo spettacolo, noi andiamo a comprare un cd e cantiamo». Insomma non una situazione felice. Poi dopo alcune esibizioni, Nino D’angelo e Livio Cori tornano sul palco e finalmente cantano “L’altra luce”. Al termine dell’esibizione la Venier fa alzare tutto l’Ariston in piedi e pace fatta. «Santa Mara», è così che Nino D’Angelo ha poi definito la conduttrice prima dei saluti. In conclusione solo la grande ironia dell’artista napoletano ha aiutato a superare dei momenti imbarazzanti. Il brano non avrebbe meritato l’ultimo posto e sui social gli apprezzamenti per lui e Cori sono tanti.

Baglioni e il Festival dei giovani: «Non escludo un tris nel 2020, ora torno alla mia musica»

SANREMO. È stato il Sanremo dei giovani. Un podio con l’età media di 25 anni: Mahmood vincitore, poi Ultimo e Il Volo. Ma al di là del posizionamento è stato anche il festival di Ghemon, Achille Lauro, Irama, Einar, Federica Carta e Shade, sconosciuti ai più prima delle serate dell’Ariston, ed ora sdoganati al grande pubblico. Una bella vittoria per Claudio Baglioni che può godersi il successo di una edizione al quale hanno partecipato anche tanti che il festival l’hanno già vinto in passato e sono tornati volentieri a mettersi in gioco.

«Sono veramente contento. Non vedevamo l'ora che finisse e ora che è finita abbiamo già un po' di senso di vuoto. Vi prego, continuate a mantenere il festival vicino alla musica, vicino ai giovani. Perché quello che è accaduto quest'anno a Sanremo è un po' epocale». Il direttore artistico nella tradizionale conferenza stampa finale definisce «una favola» la vittoria di Mahmood: «Un artista proveniente da Sanremo Giovani anzi da Area Sanremo. Da zero a tutta. Mi piacerebbe essere nei suoi panni. Anzi nel suo cuore. Mi ricordo la prima volta che capii che qualcosa stava cambiando nella mia vita». A Sanremo 69 si è parlato di musica: «Questa è la soddisfazione più grande. A volte si possono creare eventi giocando su polemiche o altro. Questo festival invece si è mantenuto sui suoi contenuti musicali. Spero che questo serva a far tornare a valorizzare in tv la musica, che spesso è utilizzata solo come contenuto gregario. Spero che questo festival di Sanremo possa suggerire un palinsesto più fitto di contenuti di musica live».

Di fondamentale importanza, poi, sottolineare che in finale tra i Giovani tre anni fa c'erano Ermal Meta, Francesco Gabbani e Mahmood, artisti che poi hanno vinto in questi anni tra i big. Segno di un lavoro eccellente della rassegna che sta riprendendosi il ruolo di talent scout.

Fin qui le note positive. I testi degli autori troppo scontati, arrugginiti, tanto da far sembrare noiosi due mostri di comicità come Claudio Bisio e Virginia Raffaele. « C'era il rischio che potessi strafare – così Bisio - bel corso delle serate mi sono rilassato sempre di più, ma un piccolo rammarico ce l'ho ed è quello di non essere riuscito a fare più cose insieme a Virginia». «Baglioni è un caterpillar – ha dichiarato la Raffaele - professionista incredibile sia nel suo lavoro che come “boss” del festival, ho imparato tantissimo perché è una palestra incredibile in qualsiasi senso».

E Baglioni non esclude un ipotetico tris per il 2020, sebbene abbia molta voglia di tornare a dedicarsi alla sua carriera tra dischi e concerti: «Ora c'è tanto bisogno di ombra, quindi tornerò qualche settimana nell'ombra, per poi riaccendere i riflettori sul mio percorso individuale».

Festival di Sanremo, vince a sorpresa Mahmood. Ultimo è secondo, terzi Il Volo

SANREMO. Mahmood (nella foto) con il brano “Soldi” ha vinto il 69° festival di Sanremo. Il cantante di origine egiziana si è imposto nello spareggio finale su Ultimo, arrivato secondo, e su Il Volo. «Ragazzi è pazzesco, non ci sto credendo», ha dichiarato il vincitore. Fischi alla lettura della classifica dal 4° al 24° posto del 69° Festival di Sanremo. Il direttore artistico Claudio Baglioni con Claudio Bisio e Virginia Raffaele vistosamente in imbarazzo per le bordate di fischi che sono giunte dal pubblico del teatro Ariston. Nino D’Angelo e Livio Cori con il brano “Un’altra luce” si sono posizionati al 24° e ultimo posto. “Loredana-Loredana-Loredana” ha urlato il pubblico incitando la Bertè che, invece, ha concluso al 4° posto.

Sanremo, fischi alla lettura della classifica. Il pubblico voleva la Bertè vincitrice. Nino D’Angelo e Cori sono ultimi

SANREMO. Fischi alla lettura della classifica dal 4° al 24° posto del 69° Festival di Sanremo. Il direttore artistico Claudio Baglioni con Claudio Bisio e Virginia Raffaele vistosamente in imbarazzo per le bordate di fischi che sono giunte dal pubblico del teatro Ariston. Nino D’Angelo e Livio Cori (insieme nella foto) con il brano “Un’altra luce” si sono posizionati al 24° e ultimo posto. “Loredana-Loredana-Loredana” ha urlato il pubblico incitando la Bertè che, invece, ha concluso al 4° posto.

Tutto pronto per il gran finale

Tutto pronto per il gran finale del Festival di Sanremo, che vedrà i 24 cantanti in gara impegnati nel duello per la vittoria di questa 69ma edizione della kermesse. Superospiti della serata, Eros Ramazzotti, che duetterà anche con Luis Fonsi, ed Elisa.

Ad aprire la gara sarà Daniele Silvestri. Poi l'ordine di uscita dei cantanti proseguirà con Anna Tatangelo, Ghemon, Negrita, Ultimo, Nek, Loredana Bertè, Francesco Renga, Mahmood, Ex Otago, Il Volo, Paola Turci, The Zen Circus, Patty Pravo con Briga, Arisa, Irama, Achille Lauro, Nino D'Angelo e Livio Cori, Federica Carta con Shade, Simone Cristicchi, Enrico Nigiotti, Boomdabash, Einar e Motta.

La perizia fonica: «Livio Cori è Liberato»

Livio Cori è Liberato. È quanto dimostra un'analisi spettrografica realizzata dal professor Ugo Cesari, foniatra ed esperto di perizie foniche, per Fanpage. Cesari ha comparato la voce del misterioso cantautore senza volto a quella di altri 7 artisti. E, stando a quanto è emerso, solo quella di Livio Cori è completamente sovrapponibile a quella di Liberato. «Abbiamo lavorato sulle formanti delle vocali, ovvero quei parametri che formano il suono della vocale. Abbiamo misurato anche altri parametri come la durata delle consonanti» spiega Cesari a Fanpage. L’esperimento ha messo a confronto un estratto del brano Nove maggio di Liberato e un campione di Surdat di Cori. Ne è emerso che «le formanti di Livio Cori sono assolutamente sovrapponibili a quelle di Liberato, quindi da un punto di vista dell'analisi spettrografica, Livio Cori è Liberato, assolutamente sì».

Livio Cori, napoletano originario dei Quartieri Spagnoli, ha iniziato a scrivere all'età di 15 anni. Dal 2008 collabora con diversi nomi della scena hip-hop napoletana e pubblica sotto etichetta NoonStudios le sue prime canzoni. Nel 2017 il suo nome viene accostato per la prima volta alla vera identità di Liberato, ma ha sempre negato più volte la vicenda. In coppia con Nino D'Angelo è in gara a Sanremo con “Un'altra luce".

Bufera su Renga “sessista", arrivano le scuse

La polemica dell'ultimo giorno del Festival si consuma sulla voce delle donne. Venerdì notte, Francesco Renga, ospite del 'Dopofestival', ha citato, parlando del numero ridotto di cantanti donne a Sanremo 2019 (6 su 24, anzi su 27 contando i duetti) ha detto che "la voce maschile è più armoniosa e bella, quelle femminili belle, aggraziate e giuste sono meno di quelle maschili". Un'affermazione che ha imbarazzato Claudio Baglioni ("Potete dissociarvi da questo commento"), ospite anche lui del 'Dopofestival' e che ha scatenato reazioni polemiche sui social, dove in tanti lo accusano di sessismo.

Stamattina, il cantante si è scusato, anche sui sui social: "Ieri nel cercare di esprimere un concetto tecnico mi sono incartato e ho finito per dire una cosa sbagliata. Capita. E me ne scuso. Tengo solo a sottolineare che le donne sono il centro della mia vita e accusarmi di sessismo significa strumentalizzare un’opinione".
"Capisco che la polemica è il sale dei dibattiti - aggiunge Renga - e mi dispiace di averla incendiata esprimendo male un pensiero. Se dico che per una questione di frequenze una voce femminile sia più rara e per questo anche più preziosa, accetto che ci sia chi non la pensa come me ma mi ferisce chi va oltre tirando il ballo il sessismo. Ci tenevo a chiarire perché sul tema uomo/donna, che è decisamente più alto di un dibattito sulle frequenze vocali, non accetto strumentalizzazioni. Spero che le persone in buona fede capiranno che non c’è nulla di più lontano del maschilismo nel mio modo vedere le cose. Tutto qua".

Sanremo, Francesco Renga: «La musica è terapia: canto l'amore, le assenze, le presenze»

SANREMO. L’arte è terapia, è pharmacum. Lo sa bene Francesco Renga che per cauterizzare le sue ferite ha voluto ancora una volta cantare della madre. Lo fece con “Ancora di lei” che precedette quella “Tracce di te” con il quale si esibì per la prima volta tra i big di Sanremo. Oggi è alla sua settima partecipazione al Festival con “Aspetto che torni” e chi attendeva un’esplosione vocale sul palco dell’Ariston sarà rimasto sorpreso. Questa volta l’ago della bilancia della sua canzone si sposta sulla parola. 

Hai deciso di arrivare al pubblico puntando sull’intensità interpretativa, su di un testo che ti rappresenta, con il quale ti racconti

«È un testo che racchiude tutto quello che ho scritto in questi anni. Le mie assenze, ossia mia madre che ho perso 30 anni fa. Le mie presenze, quindi mio padre, malato di Alzheimer e che ricorda solo il suo grande amore per lei. Parla d’amore, che come qualsiasi sentimento prende forza e potere mentre lo stai aspettando. Un amore visto in maniera adulta, matura, discreta, semplice, con un grado di consapevolezza dettato dai miei 50 anni, che mi ha permesso di capire che la felicità è più vicina di quello che pensiamo e sta nelle piccole cose di tutti i giorni come guardare la tua compagna mentre dorme o immaginare di seguirla durante la sua giornata di lavoro. Tutte cose che diamo per scontate». 

Il tutto ha preso corpo grazie all’intesa con Tony Bungaro...

«Non è stato facile scriverla questa canzone, ma la musica, la melodia di Tony Bungaro (con il quale ha duettato ieri sera, ndr) mi ha dato questa possibilità. Probabilmente era un testo che era dentro di me da tanto tempo ma che non prendeva forma, mancava la forma espressiva, la canzone. Volevo tornare ad una forma di scrittura un po’ più classica, più elegante, più matura. Ho fatto tante cose in questi anni e credo che questa sia un po’ più vicina a delle cose che ho fatto all’inizio». 

E per presentarlo hai scelto ancora una volta l’Ariston...

«Ho scelto questo palco per stigmatizzare dei momenti precisi, dei passaggi importanti, cruciali della mia vita, questo è uno di quelli. Perché per me la musica è questo, la canzone è un atto liberatorio, è una terapia, ho sempre pensato che la terapia si dovesse fare in gruppo, farlo su questo palcoscenico. Un palcoscenico difficile che può farti molto male ma che tu puoi puoi dominarlo, vincerlo, batterlo, domarlo solo se quello che stai facendo in quel momento ti impegna emotivamente più di quanto ti impegni l’idea di essere lì sopra».

Sanremo, il premio per i duetti va a Motta e Nada. Contestazione del pubblico in sala

SANREMO. La serata dei duetti viene vinta molto, ma molto, inaspettatamente da Motta con Nada (insieme nella foto con il Governatore della Liguria Giovanni Toti) per la canzone “Dov’è l’Italia”, con il pubblico in sala che ha contestato duramente la decisione e la consegna del premio da parte del Governatore della Liguria Giovanni Toti. E stasera - sabato 9 febbraio 2019 - gran finale con tutte le 24 canzoni di nuovi sul palco. Premio a mario lavezzi. Mario Lavezzi, ha ricevuto a Sanremo la “Targa Siae” per i 50 anni di carriera contenente lo spartito del brano “Primo giorno di primavera”, canzone d’esordio composta nel 1969. A premiarlo è stata Ornella Vanoni.

Bocelli fa il bis al San Carlo, c'è la seconda data

NAPOLI. Sold out in ventiquattr’ore: i biglietti per il concerto-evento di Andrea Bocelli al “San Carlo” di Napoli (previsto per lunedì 20 maggio) sono andati esauriti nel giro d’un giorno e di una notte. A grande richiesta il recital “Tre Secoli d’Amore” raddoppia: la direzione del teatro partenopeo ha chiesto al tenore toscano di poter replicare il recital lirico. Ed in extremis è stata aggiunta, in cartellone, una seconda data: mercoledì 22 maggio. Duplice, preziosa occasione, quindi, per ascoltare dal vivo la voce più amata nel mondo, alle prese con il repertorio che più gli sta a cuore: le grandi arie ed i grandi duetti tratti dai capolavori del melodramma italiano e francese. La Direzione del Teatro ha deciso di riservare la vendita dei biglietti per la replica dello spettacolo nelle giornate di venerdì 8, sabato 9 e domenica 10 febbraio 2019 esclusivamente agli abbonati alla Stagione 2018/19. Da lunedì 11 febbraio 2019 alle ore 10 la vendita verrà aperta al resto del pubblico: online sui canali ufficiali; presso la Biglietteria (da Lun. a Sab. dalle 10 alle 21; Dom. dalle 10 alle 18) e le rivendite autorizzate del circuito Vivaticket. Sarà una carrellata di titani – da Gaetano Donizetti a Giacomo Puccini, da Charles Gounod e Jules Massenet a Giuseppe Verdi – a comporre la straordinaria serata di musica e di intense emozioni, col supporto dell’orchestra del Teatro di San Carlo diretta da Eugene Kohn e la partecipazione del soprano Maria Aleida. «La presenza di Andrea Bocelli al Teatro San Carlo – afferma la Sovrintendente Rosanna Purchia – rafforza e dà ulteriore significato al progetto “Valore Cultura” di Generali Italia che ci affianca da diverso tempo nell’importante azione di coinvolgimento dei giovani alla vita culturale. Aprire le porte a centocinquanta studenti provenienti dall’hinterland napoletano, offrendo loro non solo la possibilità di assistere al concerto ma anche di avvicinare l’Artista, credo che sia un’esperienza unica per i ragazzi. E per questo ringrazio il Maestro Bocelli per la grande disponibilità e generosità dimostrata». Il programma del concerto “Tre secoli d’amore” è il medesimo che il tenore toscano proporrà nei prossimi giorni – il 10 e 17 febbraio – in due attesissimi recital, anch’essi da tempo sold out, sul palco del Metropolitan Opera House di New York.

 

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